Visualizzazione post con etichetta regime. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta regime. Mostra tutti i post

giovedì 21 giugno 2012

Un mirino vale l'altro

 Una di queste foto è stata scattata in Afghanistan, l'altra in Siria. 
Da una parte c'è stato l'intervento militare di un presidente che ha detto che l'ha fatto per il bene della nazione, dall'altro c'è stato l'intervento militare di un presidente che ha detto che l'ha fatto per il bene della nazione.

Il gioco è indovinare quale dei due presidenti possiede il Nobel per la pace.
.
.
.
.
.

giovedì 16 febbraio 2012

Il quarto potere

Quello che segue è il discorso che John Swinton, l’allora redattore-capo del New York Times, pronunciò in occasione di un banchetto con i suoi colleghi presso l’American Press Association:
“In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so pure io.
Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti. Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro. Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata.
Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano. Lo sapete voi e lo so pure io. E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?
Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri. Noi siamo delle prostitute intellettuali".
[Fonte: Richard O. Boyer e Herbert M. Morais, Labor's Untold Story, United Electrical, Radio & Machine Workers of America, NY, 1955/1979]

venerdì 23 settembre 2011

Morte di una nazione

"Il linguaggio politico è concepito in modo che le menzogne suonino sincere e l'omicidio rispettabile, e per dare una parvenza di solidità all'aria" 
(G. Orwell)

mercoledì 4 maggio 2011

L'uccisione di Babbo Natale

C'è una canzone di De Gregori che si chiama "L'uccisione di Babbo Natale"...il contenuto del testo (teoricamente rivolto al sequestro di Aldo Moro) non c'entra niente con ciò di cui vorrei parlare ora; ma il titolo della canzone può tornarmi utile...
Ammetto che non ho cercato molte fonti a sostegno della mia idea, ma questa in quanto tale, penso abbia già una buona base credibile ed affidabile.

Zeitgaist è uno di quei film che ti cambiano davvero la vita...altro che "Via col vento" o "La vita è bella". Dopo che vedi Zeitgaist non sai più chi sei, non sai più dove sei: ti metti in discussione, apri davvero la testa e comprometti tutte le tue idee fondamentali...
Una cosa che risulta palese, che cresce in te stesso già dalle prime battute del film e che ti intacca indelebilmente da dentro, è il fatto di non fidarti più di ciò che senti e che hai sentito per tutta la vita... Questo sentimento triste che ti fa dubitare di qualsiasi cosa ti venga detta, arriva a rovinarti la vita, arriva a farti diventare schivo, dubbioso, malfidato per qualsiasi cosa.
Poi leggi anche "1984", qualcosa di più che un libro qualsiasi e hai delle conferme, hai nuove idee, colleghi un sacco di cose, vedi, apri gli occhi, hai paura e magari...ti organizzi.
Anche Winston, il protagonista, aveva paura: era terrorizzato perchè aveva delle idee in testa che cocciavano con la realtà.
Ma lui le aveva, e gli altri no.
Lui aveva delle idee "pericolose", idee intelligenti che divenivano "sovversive" perché andavano contro il sentimento comune, fuori dalle righe, fuori legge. E per questo non si fidava di nessuno, era molto premuroso e attento a parlare e soprattutto ad ascoltare...non assorbiva come una spugna ciò che diceva il partito ma setacciava, analizzava parola per parola e solo così vedeva oltre il muro, capiva il trucco e poteva pensare di oltrepassarlo o di smascherarlo...
Poi vedi anche "V per vendetta", altra mazzata per le tue certezze, e grazie all'ambientazione e alle immagini, tutto ti sembra ancora più chiaro, percettibile, palpabile e drammaticamente familiare.
Non posso più fidarmi di nessuno ora, non c'è scampo. Tutto mi appare così chiaro! C'è una nebbia che ancora tenta di offuscare pesantemente ogni orizzonte, ma ho gli strumenti per tracciarmi dei passaggi ed andare oltre la prima facciata. E non voglio sentirmi solo a fare questo.
Non posso fidarmi dei governi, tanto meno di quella Nazione quale gli USA, che ha una storia perennemente bagnata di sangue, più che segnata da belle notizie o eventi lodevoli...
Una Nazione conosciuta per enormi segreti, sopprusi, assassinii misteriosi, attentati, guerre ingiustificate, paradossi esemplari...
Come posso credere che tale Osama Bin Laden, capo di Al Qaida, sia stato ucciso?
Attenzione, non credo che non sia stato ucciso, ma credo che il personaggio "Bin Laden", capo dei terroristi e organizzatore dell'attentato all' america, non sia mai esistito.
Non ci posso credere perché la famiglia di Bin Laden è amica delle alte diplomazie degli USA come addirittura la famiglia Bush, la quale pare (vedi i film sul tema) abbia avvisato i Bin Laden di New York per metterli in salvo dall'attentato.
Io che sò che l'11 settembre tre grattacieli sono crollati non per due aerei ma a causa di immense quantità di esplosivo nascoste nelle intercapedini del Trade Center, e che tale materiale non poteva essere stato messo da qualche talebano estremista perchè ci vuole un sacco di tempo (almeno alcune settimane), un sacco di soldi e soprattutto dimmi come cazzo fai ad entrare sistematicamente nel Trade Center, in pieno centro di New York, e piazzare indisturbato tonnellate di dinamite nelle travi portanti... poi quegli altri 2 aerei cascati in Luisiana e nel Pentagono dei quali non si ritrovano più i pezzi...
Dopo che hanno accusato il dittatore Saddam di avere bombe atomiche e biologiche pronte all'uso ed aver poi ammesso davanti al mondo la loro inesistenza anche se già avevano "liberato" l'Iraq di un dittatore per installarne di nuovi dal nome "Shell", "Monsanto" e "Mc Donald"...
Dopo che minacciano l'Iran (guarda caso fra i primi produttori mondiali di petrolio), accusando il suo presidente e infischaindosi di tutti gli altri diddatori sanguinari che dilagano nel mondo...
Dopo aver ostacolato per anni lo sviluppo dell'unico paese socialista del mondo (Cuba) con un embargo terribile e organizzato numerosi golpe in sud america per favorire l'ascesa del capitalismo. Dopo che chiedono al mondo maggior attenzione verso i diritti umani spacciandosi per paladini della giustizia e della democrazia, mentre che sono i secondi per numero di giustiziati nelle carceri, nonché fautori della più immorale e illegittima prigione del mondo. Dopo che viene vista la mano dei servizi segreti americani nelle stragi italiane degli anni settanta per evitare l'ascesa del comunismo e per favorire Democrazia Cristiana...

Como posso credere? Se Obama non è mai esistito, se era una persona qualunque alla quale è stata addossata la responsabilità di tutto...un capo espiatorio, una scusa per fare la guerra. O magari si che è esistito, si che era un guerrigliero che ha allestito un immenso apparato di morte, ma non credo che dalle sue grotte o bunkers nel deserto del Pakistan, sia sempre riuscito ad organizzare tutto senza il prezioso aiuto dei suoi colleghi americani...
Si è sempre detto che Bin Laden sia un simbolo e questo è esatto. E' una bandiera, un eroe, un sogno che seguono migliaia di estremisti e che li guida contro l'occidente (e non dimentichiamoci che questi terroristi, per quanto di ideali diversi e discutibili dai nostri, non sono altro che guerriglieri che difendono il loro territorio dall'invasore....).
Diffondere la notizia di una sua uccisione fà comodo all'amministrazione Obama e all'occidente, non perché siamo in aria di elezioni e questo porterà un sacco di voti, ma perché l'uccisione di Osama ne fa un eroe...e gli eroi vanno vendicati.
C'è già chi può sostituirlo e che magari si sta già organizzando per un nuovo, mega, spettacolare attentato. E' questa la buona notizia per Obama, è per questo che l'America brinda.
Non ci sono foto di Bin Laden, nè video dell'uccisione, ne processo...ne addirittura il cadavere! Osama non esiste. Per provare il contrario faranno uscire una foto indecifrabile, un comunicato ufficiale e un test del DNA al quale dobbiamo solo che credere e non avere alcun riscontro scientifico o ulteriore prova postuma. Ci stanno dicendo che hanno ucciso il mostro di Lockness senza mostrarcelo mai, dicendoci che ci dobbiamo fidare delle loro parole.
Osama Bin Laden fra tre giorni risorgerà e i suoi fedeli tartasseranno l'occidente per anni e noi già tremiamo all'idea e daremo tutti i nostri soldi e tutti i nostri voti per la nostra sicurezza...
Perchè il governo governa sul terrore e ci fa passare di paura in paura senza dirci nulla di più. Loro ci danno lo spunto, e poi saremo noi ad applaudirgli.

Posso non credere a tutto ciò? Sono libero di farlo e non ci credo...ma non ho sentito voci simili in questi giorni ed un uomo solo non fa tanta strada.
Meditiamo. Spero di sbagliarmi, spero che il mondo non sia tutta una finzione, una terribile finta, un truman show perenne...
Spero di sbagliarmi, spero di non aver capito nulla...ma spero vivamente di no.

martedì 12 aprile 2011

Rivolte a Lampedusa

Lampedusa: le deportazioni e le rivolte. Cronaca in diretta
Continuano le operazioni di rimpatrio forzato dalla Sicilia alla Tunisia,
secondo quanto pattuito tra il governo italiano e Tunisi: poche decine di
persone al giorno, per mettere in scena questa crudele operazione "simbolica"
sulla pelle di alcuni migranti scelti a caso.
Alle 13:00 è partito il primo volo da Lampedusa a Tunisi. Le prime 30 persone
sono state fatte salire sull’aereo di linea con l’inganno: dalla mattina i
"prescelti" per il rimpatrio forzato erano stati separati da tutti gli altri e
tenuti all’oscuro di quanto sarebbe loro avvenuto.

Il primo aereo è infatti partito nella tranquillità perché i migranti erano
convinti di essere in viaggio verso l’Italia. Appena arrivati in Tunisia, però,
i rimpatriati a forza hanno avvertito tutti gli altri rimasti ancora in Italia:
i circa 1050 migranti tunisini che adesso si trovano di fatto detenuti nel
centro di Contrada Imbriacola, diventato ancora una volta CIE, hanno allora
iniziato la rivolta al grido di "libertà", "Ben Alì assassino", "No Tunisia".

Sono saliti sui tetti e hanno dato fuoco a qualcosa dentro l’edificio
centrale. Ben presto è partita una carica dei poliziotti in tenuta
antisommossa, ma all’arrivo dei pompieri i migranti hanno dato l’ssalto alla
recinzione e in un centinaio sono fuggiti.
Alcuni, stremati, sono caduti a terra in piena crisi respiratoria. Altri sono
dispersi nella campagna e da quel momento è iniziata una vera e propria caccia
all’uomo.
"Tre sono appena stati catturati per le vie del paese", ci dice Pietro
Milazzo, responsabile siciliano dell’immigrazione per la Cgil, che si trova a
Lampedusa e racconta tutto quello cui ha potuto assistere durante questa
concitata giornata.
"Stanno preparando il secondo imbarco di altre trenta persone" ci dice alle 19:
30 circa di questo lunedì 11 aprile.
Davanti l‘aeroporto un centinaio di poliziotti impediscono il contatto coi
migranti che questa volta gridano cercando di opporsi all’imbarco forzato: "non
torno in Tunisia" e "non siamo animali" sono le frasi che sentiamo scandire
nella confusione attraverso il telefono di Pietro.
L’aereo sta per partire. Le fiamme del centro di detenzione, per il momento
sono state spente.

Vedi anche:
http://www.meltingpot.org/articolo16691.html

mercoledì 6 aprile 2011

Dalle fogne al parlamento

Quando la merda getta la maschera...



Presentato al Senato un ddl costituzionale per l'abolizione della norma transitoria che vieta la "riorganizzazione del disciolto partito fascista". Firmatari: il senatore del Pdl Cristano De Eccher (Pdl), cofirmatari i senatori del Pdl Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin, Achille Totaro e il senatore Fli Egidio Digilio, che dopo un colloquio con il vicepresidente del suo gruppo Italo Bocchino ha deciso di ritirare la firma.

Il disegno di legge lascia "esterrefatto" anche Renato Schifani. Da ambienti vicini alla presidenza del Senato si è appreso oggi che è rimasto sorpreso dalla notizia della presentazione del ddl costituzionale che, qualora diventasse legge dello Stato, non porrebbe più divieti alla "riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista". Il presidente dell'assembl
ea di Palazzo Madama, pur nel rispetto delle loro prerogative costituzionali, auspicherebbe che i firmatari della proposta possano rivedere la loro iniziativa.Toni aspri anche in una nota del portavoce dell'Italia dei valori Leoluca Orlando: "Fascisti, avete gettato la maschera! Il Pdl sarà costretto a ritirare questa indegna proposta di legge, ma avrà mandato un segnale inquietante ed eversivo agli squadristi che lo sostengono. Ormai è allarme rosso per la democrazia".
De Eccher invece non commenta, anzi non parla proprio con i giornalisti "per principio". Il primo firmatario del disegno di legge, discendente di nobile famiglia trentina legata al Sacro Romano Impero e responsabile da giovane a Trento del gruppo di Avanguardia Nazionale, fu indagato da Gerardo D'Ambrosio per la strage di piazza Fontana. Mentre lascia la commissione Istruzione del Senato gli viene chesto se intende accogliere l'invito di Schifani a ritirarlo, si limita a rispondere: "Siccome non l'ho ricevuto in forma diretta..." e se ne va.

In seguito arriva una nota in cui i firmatari del disegno di legge difendono la loro iniziativa: "Nessuna battaglia ideologica" ma invece la v olontà di rendere coerente l'ordinamento che ha abolito i reati di opinione, ponendo fine a una norma costituzionale che il legislatore costituente stesso ha previsto come 'divieto temporaneo'. "Nessuno di noi - scrivono - ha mai pensato di avviare una battaglia di tipo ideologico fuori dal tempo e dalla storia. Il nostro ddl, infatti, si prefigge di intervenire su una norma transitoria che per sua stessa natura era quindi destinata, secondo la volontà dei padri costituenti, a valere per un tempo limitato. L'intendimento è semplicemente quello di intervenire su reati di opinione, tra l'altro non più attua

li, in conformità a quanto già proposto da tanti parlamentari liberali e antifascisti in tempi nei quali le passioni ideologiche erano assai più vive di oggi".

sabato 2 aprile 2011

Caos calmo

Il Fatto
Sull'emergenza profughi il governo è nel caos. Sia dal punto di vista organizzativo che politico. Il presidente del Consiglio annuncia che lunedì sarà in Tunisia. Poi dice che l'accordo con gli enti locali per l'istallazione delle tende è cosa fatta, a viene subito smentito dal presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani.
Intanto è giallo sul caso della nave Excelsior che è ancora nel porto di Taranto con 600 persone a bordo. Sono destinate al centro di Manduria che oggi è stato teatro di una clamorosa maxi-fuga grazie a un'apertura nella recinzione. Gli abitanti della cittadina pugliese giovedì catturavano e riportavano gli immigrati nel campo, venerdì li trasportavano alla stazione.
Eppure una soluzione ci sarebbe
: la possibilità di un decreto di protezione internazionale temporanea. Così facendo i migranti per un certo periodo potrebbero stare in Italia e circolare nell'area Schengen dirigendosi liberamente in Francia, Belgio e Germania. Una strada già battuta con successo in occasione delle emergenze profughi provenienti dall'Albania e dalla Bosnia.
Il governo però ha paura di perdere la faccia nei confronti del suo elettorato. Quindi la soluzione è all'italiana: da una parte si dice "rispediamoli a casa", dall'altra si ordina alle forze di Polizia di chiudere tutti e due gli occhi davanti ai migranti che evadono dai centri, occupano i treni e cercano in una maniera o nell'altra di raggiungere il nord Europa.

"Li picchiamo piano piano"...Da vedere il quadro raccolto da TeleRama

Testimonianze delle minacce ricevuta dai manifestanti contro Berlusconi

Ecco i tunisini che fuggono da regimi e guerre africane, per essere accolti (e respinti) dalla nostra "democrazia" occidentale



lunedì 28 marzo 2011

l'Aquila non esiste

Torna di moda il campeggio all'Aquila....
Nuovo esempio di TV-Regime ieri a Forum, solo che sta volta ci vanno di mezzo i morti e gli sfollati...

Da Il Fatto:
Che spesso a Forum ci siano attori a interpretare i protagonisti delle varie cause, è cosa nota e non fa notizia. Altro discorso è, tuttavia, quando questa prassi viene utilizzata per veicolare concetti cari al Governo. Come il presunto “miracolo aquilano”.
Ecco cosa va in onda nel corso della puntata di venerdì 25 marzo, la mattina, su Canale5 (la si può vedere per una settimana sul sito ufficiale).
Rita Dalla Chiesa presenta una causa di tal Marina, sedicente aquilana terremotata e titolare di un negozio di abiti da sposa. La signora chiede all’ex marito, da cui è separata, un contributo una tantum, in luogo degli alimenti, per far ripartire la propria attività. Nel corso del dibattito, la signora dice, fra l’altro, che dopo il terremoto «Hanno riaperto tutte le attività, manca solo la mia. Stanno pure ricostruendo. Anzi, dobbiamo ringraziare qualcuno che non ci ha fatto mancare niente.» Racconta la notte del 6 aprile, la descrive come «la fine del mondo. Si sono staccati persino i termosifoni dal muro.» Dice di non voler fare la terremotata a vita, di volersi rimboccare le maniche, poi ringrazia il Presidente, il Governo: «Tutti hanno le case, coi giardini, coi garage, nessuno sta in mezzo alla strada, le attività stanno riaprendo, voglio riaprire anche la mia.» Dell’emergenza abitativa all’Aquila si è già detto.
Dalla Chiesa la incalza: «So che adesso mi tirerò addosso gli strali, ma dovete ringraziare anche Bertolaso, perché ha fatto un grandissimo lavoro». Comincia a diventare chiaro il messaggio: la signora Marina, che vincerà la causa, rappresenta l’ottimismo e la gratitudine, l’ex marito invece è il pessimista ingrato. Una rappresentazione binaria della realtà aquilana, che naturalmente non corrisponde al vero.
Quando il giudice si ritira per deliberare, durante il talk show di commento, la cosa diventa ancora più evidente. La signora Marina dichiara, per esempio: «Sono rimaste fuori solo 300/400 persone, stanno in hotel perché gli fa pure comodo, mangiano, bevono e non pagano nulla, pure io ci vorrei andare.»
La cosa, come si può verificare dal sito ufficiale del Commissario per la ricostruzione, non risponde al vero e non rappresenta la realtà aquilana. Ma c’è dell’altro. La signora non è aquilana. Su Facebook, fra i terremotati, la notizia comincia a circolare: Marina sarebbe, in realtà, una fioraia di Popoli (in provincia di Pescara). Non una terremotata. E gli aquilani veri cominciano a protestare (e puoi farlo anche tu, per poi cliccare su "non mi piace più") sulla pagina Facebook del programma, in maniera veemente. I tentativi di riequilibrare il dibattito in studio vengono lasciati a poche voci disinformate: una ragazza sostiene di aver lavorato con la Protezione civile e dice che all’Aquila ci sono ancora le tendopoli. Ovviamente non è vero. Arriva persino un ragazzo veneto che propone la retorica del bisogna rimboccarsi le maniche. Il quadro si completa.

Da Il Centro
"Non immaginavo di scatenare questo putiferio, chiedo scusa all'Aquila e all'Abruzzo". Marina Villa, 50 anni di Popoli, chiede perdono per le frasi dette durante la trasmissione televisiva Forum, condotta da Rita Dalla Chiesa su Canale 5. La figurante interpretava la parte di una "terremotata aquilana e commerciante di abiti da sposa" in separazione dal marito. Marina, oltre che interpretare il ruolo assegnatole nella finta causa, è andata oltre e ha fatto il punto sulla ricostruzione: "L'Aquila è ricostruita"; "Ci sono case con giardini e garage"; "La vita è ricominciata"; e soprattutto quel "ringraziamo il presidente..." che ha fatto scappare le polemiche. Parole che, sostiene Rita: "Nessuno mi ha detto di dire queste cose, le ho dette di mia iniziativa per rendere la cosa più vera", ma di cui ora chiede scusa pubblicamente

lunedì 14 marzo 2011

O partigiano, portami via

Oggi è morto un Partigiano.
E' morto un eroe, è morto un pezzo di storia d'Italia.
Un pezzo della Nostra storia.
I Partigiani sono pietre preziose sempre più rare,
né d'oro n'è d'argento...
Il loro valore è quello della libertà e della sua difesa con la vita.
Un amore profondo per la Democrazia,
per la nostra Terra e per i suoi figli.
Un Partigiano è un dono per tutti. E' nostro amico e nostro amore per sempre.
A lui dobbiamo una libertà che nemmeno Dio ha mai avuto la forza di donarci: quella di vivere in un paese democratico.
"e questo è il fiore del partigiano morto per la libertà"
Facciamo in modo che i Partigiani non muoiano più, ma che anzi rinascano in noi, nei nostri figli e nelle nostre teste.

Caro Pistola...Bella ciao

sabato 12 marzo 2011

Salta il reattore, ma non i piani del regime

Il governo giapponese ha confermato l’esplosione del reattore 1 della centrale di Fukushima. Il portavoce di governo, Yukio Edano, ha invitato la popolazione a restare calma e ha fatto sapere che “il livello di radiazioni viene monitorato con attenzione” anche se ha ammesso che la situazione diventa sempre piu’ critica.

Il nostro governo invece, tramite quella specie di rospo del capogruppo Pdl Cicchitto, continua a sostenere il nucleare dicendo che l' incidente giapponese non cambierà la linea del governo. Anche quell' ipocrita cattolico leccaculo voltafaccia di Pier Ferdinando Casini si è detto “ancora favorevole” al nucleare "a meno che non lo voglia Dio"(questo potrebbe non essere vero). “Vorrei che il Governo dopo tante declamazioni passasse dalle parole ai fatti” (pure!), ha auspicato il leader dell’Udc. “Naturalmente il problema del Giappone è molto più complesso”, ha osservato. Si, perché il giapponese non lo capisce nessuno e alcuni politici del parlamento non sanno neanche dove stà nella cartina. Il leader della Lega Bossi, a chi gli chiedeva sui fatti del Giappone ha risposto: stiamo lavorando perché i giapponesi non arrivino sulle coste di Lampedusa" (questo potrebbe non essere vero).

A questi politici mezze seghe risponde pacatamente il geologo Mario Tozzi: “Sono degli irresponsabili. Parlassero di meno e studiassero di più. C’è da rimanere allibiti. Questi politici fanno finta di esser dei teorici di fisica nucleare. Non hanno nemmeno la decenza di usare la cautela che in situazioni come questa dovrebbe essere d’obbligo”. Secondo il conduttore di “Gaia, il pianeta che vive” (che tornerà in onda su Rai Tre a partire dal 31 marzo) le bugie più macroscopiche della lobby pro-atomo sono due: la sicurezza e l’economicità di questa fonte di energia, che la tragedia giapponese le sta drammaticamente mettendo a nudo. “Le centrali nucleari giapponesi – spiega Tozzi – sono state costruite per sopportare un terremoto di 8,5 gradi della scala Richter. Poi cos’è successo? E’ arrivato un sisma di 8,9 e le strutture non hanno retto”. Le centrali italiane saranno costruite per resistere a delle scosse di circa 7,1 gradi, ma, come sostiene Tozzi, “chi ci assicura che un giorno non arriverà un sisma più potente?”. Nessuno, solo Dio e Casini. Inoltre il disastro giapponese è avvenuto nel paese tecnologicamente più avanzato del mondo. A Tokio infatti è radicata una seria cultura del rischio che è frutto di una profonda conoscenza di questi fenomeni. “Con quale faccia i vari Cicchitto ci vengono a vendere l’idea che in Italia, in caso di terremoto, le cose possano andare meglio che in Giappone? Il terremoto dell’Aquila se si fosse verificato in Giappone non avrebbe provocato neanche la caduta di un cornicione. Da noi ha causato 300 morti. Chi può credere alle farneticazioni sulla sicurezza del nucleare italiano?”, chiede sarcasticamente Tozzi. E’ vero che l’incidente nucleare è più raro, ma è altrettanto vero che è mille volte più pericoloso. E il caso giapponese, secondo Tozzi, è da manuale: “Se a una centrale gli si rompe il sistema di raffreddamento diventa esattamente come un’enorme bomba atomica.

E poi c’è la questione della presunta economicità dell’energia prodotta dall’atomo. “I vari politici e presunti esperti – argomenta Tozzi – si riempono la bocca dicendo che il kilowattora prodotto dall’atomo è più economico di quello prodotto dalle altre fonti. Ma non è vero. Sapremo quanto costa realmente solo quando avremo reso inattivo il primo chilogrammo di scorie radioattive prodotto dalle centrali. E cioè fra 30mila anni”. Secondo il giornalista, la lobby che vuole il ritorno del nucleare propaganda la sua convenienza economica senza tenere conto dell’esternalità, e cioè dei costi aggiuntivi che ne fanno lievitare il prezzo. Che vanno dallo smaltimento delle scorie (problema che nessun paese al mondo ha ancora risolto definitivamente) ai costi sociali ed economici di un eventuale incidente. “Sono soldi che i nuclearisti non conteggiano – dice Tozzi – perché sono costi che ricadranno sui cittadini e sulle generazioni future”.

Nota personale:
Ultimamente in Italia si è riacceso il dibattito dopo che il regime mafioso e corrotto di Berlusconi ha auspicato la costruzione di reattori nucleari, usando impianti giudicati di 2°-3° mano, tecnologie già usate e abbandonate da altre nazioni quali Francia e paesi dell'Est. Insomma è probabile che faremo centrali nucleari "all'italiana", col timbro dei cannoli siciliani e la faccia di Apicella come marchio.
Il regime sta facendo di tutto per portarci nella melma del nucleare, per esempio con quel bel Forum sul nucleare, talmente fazioso e antidemocratico da far si che il suo spot da migliaia di euro, sia stato ritirato. Ce la sta mettendo tutta tagliando le gambe all'unico e davvero UNICO settore economico italiano in grandissima crescita quale quello delle energie rinnovabili, tramite il bastardo decreto Romani.
E' facile pensare che questo sia l'ennesimo inganno di quel puttaniere di Berlusconi che arricchirà di miliardi di euro qualche suo amico che lavora nel nucleare o direttamente l'amica Mafia, senza che queste centrali vedano mai la luce...Dopotutto dopo il ponte sullo stretto, le varie autostrade, per non parlare di ospedali, stadi ecc; di esempi di grandi opere con enormi finanziamenti (poi scomparsi) e mai finite, l'Italia ne è piena. E probabilmente le ideali centrali nucleari di Berlusconi faranno la stessa fine: verranno costruite e non entreranno mai in funzione (e ce lo auguriamo). Il problema è che le pagheremo noi, mentre loro non pagheranno mai nulla per i loro errori. come sempre è stato e come sempre sarà in questo fottutissimo bel Pae
se. E questi soldi verranno buttati, come giornalmente vengono buttati migliaia di NOSTRI euro, che invece di essere investiti su scuole, Università, ospedali , enti pubblici che ne hanno bisogno; vanno alle puttane di Berlusconi e alle mignotte che lucidano il pene finto e i denti nuovi di Berlusconi.
Ma questa è una fiaba che, (per citare "Le luci della centrale elettrica") racconteremo ai figli che non avremo.

Fonti: pezzi da Il Fatto
e da Ecquo

venerdì 11 marzo 2011

I 150 anni della prima Repubblica

"Il ddl costituzionale contiene la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, l'estensione della responsabilità civile del giudice, nonché due Csm separati, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica”
.
“Riforma della magistratura: divisione tra ruolo
del P.M. e del magistrato, responsabilità del CSM nei confronti del parlamento”

Che differenza c’è fra i due virgolettati qui sopra?
A livello dei contenuti nessuna, direbbe chiunque sappia leggere.
La differenza sta però nel contesto di cui queste frasi fanno parte.
La prima è estratta dall’articolo di oggi , 10/03/11, di Repubblica sulla Riforma della giustizia. Un semplice riassunto dei punti salienti della proposta di riforma costituzionale presentata dal governo.
La seconda è copiaincollata dalla pagina di wikipedia sul Piano di rinascita democratica, progetto essenziale del programma della P2, che consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro l'informazione.
Questa nuova, ulteriore mossa del Governo, altro non è che un ulteriore tassello di questa “rinascita democratica “, che, ideata dalla loggia massonica durante la prima repubblica, ha visto e sta vendendo una sua sempre più piena realizzazione nell’era berlusconiana:
Con la nascita di due partiti dai contorni sfocati e privi di un valido substrato ideologico come il PD e il PDL, con la bicamerale, con il controllo dei media, di cui siamo sempre più ignare e mansuete vittime.
Tutto avvenuto. Tutto presente nel documento sequestrato nel 1981 alla figlia di Gelli.
Tutto coincide cosi bene, che lo stesso Gelli , con un candore quasi bambinesco, ha dichiarato nel 2008 a Repubblica
«Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io».
E allora mi domando: come si puo prescindere da tutto questo nelle infinite analisi sul quindicennio berlusconiano, con tutti lì ad elogiare, nonostante tutto, le capacità imprenditoriali e mediatiche del premier?
A me sembra solo uno spettacolo da teatro dei burattini, in cui un Berlusconi, non sospetto in tempi non sospetti, è stato istruito e dotato dei mezzi necessari (magari anche facendo saltare in aria qualche pezzo di autostrada!), per passare cosi indisturbato il filtro di tangentopoli, e perpetuare una tradizione reazionaria che una guerra partigiana e una costituente non sono riusciti a cancellare.
E allora mi domando ancora, retoricamente forse: il fascismo in Italia è mai veramente finito?
Se si va indietro nella storia possiamo leggere che Gelli, cosi come Francesco Cosentino, l’effettivo stesore del “piano di rinascita democratica”, hanno avuto un’”infanzia” fascista: il primo aderendo direttamente alla repubblica di Salò, il secondo figlio di padre e a sua volta Fascista.
Un rigurgito nero, subdolo, e potente sopravvisse alla caduta del regime, più pericoloso, dell’ottusa violenza di ultra sedicenti fascisti, e si dipana, e insozza e si dimena senza sosta durante tutta la nostra storia repubblicana, e si reincarna nei volti perbene di imprenditori sbarbati, e si nasconde e muta e si dice democratico, liberale, popolare, penetra nelle parole e le svuota.
Ma l’analisi giornalistica, servile e prostrata, non ricostruisce mai le storie, non intreccia i fili, non presta orecchio alle corrispondenze, ma ci tartassa di fatti, continui e contrastanti, e ci abbaglia e ci fa dimenticare.
Di fronte a questo stagno politico, immobile e asfittico da 60, ma forse anche 150 anni, non ho altro da aggiungere se non questo:
¡ Que se vayan todos!
Ambra
.

domenica 20 febbraio 2011

I dittatori

I dittatori

È rimasto un odore tra i canneti:
un misto di sangue e carne, un penetrante
petalo nauseabondo.
Tra le palme da cocco le tombe sono piene
di ossa demolite, di ammutoliti rantoli.
Il delicato satrapo conversa
tra coppe, colletti e cordoni d'oro.
Il piccolo palazzo luccica come un orologio
e le felpate e rapide risate
attraversano a volte i corridoi
e si riuniscono alle voci morte
e alle bocche azzurre sotterrate di fresco.
Il dolore è celato, simile ad una pianta
il cui seme cade senza tregua sul suolo
e fa crescere al buio le grandi foglie cieche.
L'odio si è formato squama su squama,
colpo su colpo, nell'acqua terribile della palude,
con un muso pieno di melma e silenzio.

Pablo Neruda
.
.
.
.
Los Dictatores

Ha quedado un olor entre los cañaverales:
Una mezcla de sangre y cuerpo, un penetrante
Pétalo nauseabundo.
Entre los cocoteros las tumbas están llenas
De huesos demolidos, de estertores callados.
El delicado sátrapa conversa
Con copas, cuellos y cordones de oro.
El pequeño palacio brilla como un reloj
Y las rápidas risas enguatadas
Atraviesan a veces los pasillos
Y se reúnen a las voces muertas
Y a las bocas azules frescamente enterradas.
El llanto está escondido como una planta
cuya semilla cae sin cesar sobre el suelo
y hace crecer sin luz las grandes hojas ciegas.
El odio se ha formado escama a escama,
Golpe a golpe, en el agua terrible del pantano
Con un hocico lleno de légamo y silencio.
.
.
.

lunedì 24 gennaio 2011

Abbiate Fede

Le nostre preghiere sono state esaudite....

...adé ce se comincia un pò a strigne il culo?
Ma Berlusconi scampa dalle indagini di favoreggiamento della prostituzione, in quanto è riuscito a dimostrare che all'epoca dei fatti era minorenne e manco ce poteva arrivà in altezza.

lunedì 10 gennaio 2011

Cie...o ci fa

Fonte: Corriere Adriatico (5/01/11)
No, il Cie non è una scuola. Tanto meno un liceo per insegnare agli stranieri la lingua italiana. Inciampa e annaspa il sindaco socialista di Camerino Dario Conti che in un primo momento, salvo un rapido dietrofront, aveva dato l’ok ad ospitare il Centro di identificazione ed espulsione di cittadini stranieri che il ministero vuole realizzare nelle Marche e che nessuno vuole. Per camerino, invece, poteva essere un affare. Sì perché nella cittadina sta per sorgere il primo nuovo carcere del piano nazionale promosso dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: un istituto da 450 posti (spesa prevista 40 milioni di euro), che verrà costruito nella frazione Morro. Il Centro di identificazione ed espulsione di cittadini stranieri avrebbe potuto rientrare nelle opere connesse. E il primo cittadino era pronto già a fregarsi le mani.
“Avevamo chiesto di accogliere noi un centro di identificazione - aveva dichiarato -, ma sembrava che le preferenze degli ispettori del Viminale fossero cadute su Falconara. Se la nostra domanda venisse presa in considerazione ci attiveremmo subito per agevolare le pratiche”.
Poi il ripensamento. Con un giro di telefonate il sindaco apprende che non si tratta, come pensava, di una scuola-liceo per insegnare agli stranieri la lingua italiana, la Costituzione, le norme di comportamento e tutto il necessario per aiutare gli extracomunitari a inserirsi nella vita civile e nel mondo del lavoro. Ma di strutture atte ad ospitare, a volte per lunghi mesi, stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione o di respingimento. Dei veri centri di smistamento, spesso sovraffollati, dove le emergenze sono all’ordine del giorno, e per questo non
particolarmente graditi alla popolazione locale.
Il sindaco cade dalle nuvole. “Avevo visto questa scuola-liceo per stranieri - spiega
-come una risorsa in quanto ci sarebbero stati posti di lavoro per gli insegnanti, possibilità di mettere loro a disposizione piccoli appartamenti, affittacamere e quant'altro”. Ma la realtà è di tutt’altro genere. Ed è un brutto colpo da incassare. Anche perchè tutta la maggioranza senza tanti giri di parole gli chiede subito conto della questione. Ma il sindaco non si perde d’animo e , pronto, cambia tono. “Il Cie di accoglienza - spiega - è un corpo estraneo che difficilmente si inserisce nella nostra città, per non parlare di eventuali rischi per l’ordine pubblico. Per cui - taglia corto - se non si farà più questa struttura a Falconara, non si può sperare che la accolga Camerino”.
Passato di mano il cerino acceso, la questione ora si ripropone. Sullo sfondo l’opposizione netta del governatore Spacca e dell’Assemblea legislativa (che si è espressa con un voto bipartisan), “indisponibili” a condividere con il Governo la scelta di creare un Cie nelle Marche. Tanto più che alla base c’è una netta presa di posizione contro l’istituzione stessa dei centri, dalle condizioni
di vita proibitive, gravati da “promiscuità, insufficiente assistenza legale, sanitaria e psicologica”. Senza contare poi la lunga durata (fino a sei mesi) di trattenimento degli stranieri che trasformano queste strutture in vere e proprie polveriere. Non sono rari, infatti, gli episodi di protesta e i tentativi di fuga.
A dire l’ultima parola è il coordinatore regionale e deputato Pdl Remigio Ceroni. Il quale incassato il rifiuto, non può che riannodare il filo della questione assicurando che “sono allo studio altre soluzioni”. Ma il problema resta. Il principio generale, dice, “resta valido”. E perciò ci si dovrà rassegnare. “Contrastare l'immigrazione illegale è un problema di cui devono farsi carico tutte le regioni”, afferma Ceroni. Marche, Campania, Veneto e Toscana sono le uniche regioni ancora prive di centri di espulsione e nelle intenzioni del ministero la lacuna dovrà essere colmata entro il 2011.

giovedì 23 dicembre 2010

Vieni via con me

Da: "Italia dall'estero". Articolo del giornale "Pùblico"

“Tutto è diventato accettabile. E questo ha portato ad indifferenza e rassegnazione, in maniera tale che o accetti il compromesso o te ne vai “. Alberto è di Napoli, ha 38 anni, una laurea in economia e lavora in un call center a Barcellona. Parla con nostalgia, ma anche con speranza. “L’importante è la qualità della vita, e al mio paese non ne avevo”. Alberto, utente del Bicing [servizio comunale di biciclette, N.d.T.], amante del mare e della montagna da buon napoletano, è uno dei 22.946 italiani che ci sono a Barcellona, secondo il censimento del primo gennaio di quest’anno. Circa la metà di essi (il 48%) però, è nata in Sud America (soprattutto in Brasile, Uruguay e Argentina). Ma vi è anche un certo numero di italiani non censiti perché ancora residenti nel loro Paese. Per il secondo anno consecutivo, quella Italiana è la più numerosa comunità straniera nella capitale catalana. Lo dimostra il fatto che quando si sente parlare italiano a Barcellona non necessariamente si tratta di un turista o di un Erasmus. Camerieri, giornalisti, pony express, insegnanti, fotografi, medici, avvocati o muratori si sono stabiliti a Barcellona negli ultimi cinque o dieci anni. Alcuni, come Alberto, non fanno esattamente il lavoro per cui hanno studiato. “Non siamo di fronte a una fuga di cervelli, ma piuttosto ad una fuga di cuori” osserva Marcello Belotti, attore, traduttore e insegnante di 39 anni, negli ultimi cinque a Barcellona. La maggior parte di questi nuovi barcellonesi ha tra i 25 ei 45 anni e ha voluto cambiare aria perché non sopporta la situazione in Italia. La prima preoccupazione è di carattere politico. “Diciamo che la democrazia in Italia è molto limitata”, dice Marcello. Ma poi va oltre: “Non mi sento di ritornare in un paese fascistoide“.
Andrea De Lotto, 45 anni, insegnante alla scuola italiana, ha lasciato l’Italia nel 2001. È scandalizzato dal discorso della destra: “Dagli anni Novanta la situazione è diventata insostenibile. La Lega Nord ha iniziato a inviare il suo messaggio razzista contro i meridionali, ora lo fa contro gli stranieri” dice, ricordando “con vergogna” episodi come quello dei campi rom bruciati, la corruzione, le aggressioni, i gruppi neofascisti in aumento, le ronde dei cittadini per difendersi, le leggi ad-personam…[...]
La morale del Vaticano
Luna e Sara hanno 29 e 32 anni e sono una coppia di fatto. La prima è fotografa, la seconda designer grafica. Hanno lasciato l’Italia per ovvi motivi, non sopportavano la morale di un paese fortemente influenzato dal Vaticano che non le ha mai accettate fino in fondo. “Il paragone con la Spagna è brutale”, dice Luna.
Alberto, anche lui omosessuale, si lamenta della leggerezza con cui si affronta l’argomento: “Ne fanno riferimento esclusivamente i reality show, è vergognoso.”
E la Sinistra, che ruolo ha? Tutti gli intervistati concordano sul fatto che è complice della situazione. “Non ha creato un discorso unitario, ha consegnato il potere alla destra”, afferma Antonio Paolo Russo, professore presso l’Università Rovira i Virgili, 41 anni, che era legato al PCI e poi al PDS (Partito Democratico della Sinistra). De Lotto, l’insegnante elementare milanese, chiarisce questa valutazione: “La sinistra è andata perdendo contatto con la gente e molti lavoratori si sono fatti convincere dal linguaggio della destra, che ha giocato la carta della paura: “difendi casa tua dal marocchino, il tuo lavoro e la tua famiglia”, gli dicono.
“Non hai bisogno di un esercito per imporre una dittatura”, afferma Michele Tabucchi – figlio dello scrittore toscano Antonio Tabucchi -, fotografo di 39 anni che ammette che nel suo paese c’è stata una “rivoluzione culturale televisiva negli ultimi decenni che ha trasformato i cittadini in telespettatori.” Lui era piccolo, ma ricorda un’altra Italia: “Ho vissuto il terrorismo e la mafia, altri tempi, ma anche un’Italia più solidale, più sincera, più viva e più simpatica. Il potere dei mezzi di comunicazione è brutale.”
Ma che cosa fanno questi italiani? Se ne vanno, abbandonano la nave? “Non si tratta di un coniglio che fugge” spiega Claudia. “Andarsene non è sempre facile. La situazione di scoraggiamento è molto forte. Io non credo che sia un atto di codardia”. Non lo è. Lo dimostrano iniziative come Lo Sbarco o associazioni come AltraItalia, che mirano a far conoscere dal di fuori la situazione del paese. Parlano di cambiare l’Italia? “Non esageriamo…” dice Marcello, “semplicemente vogliamo spiegare problemi che dall’interno sono difficili da spiegare per via del terribile potere dei media”. L’insegnante della Scuola italiana fa un esempio per spiegare questa differenza: “Quando butti una rana in una pentola d’acqua bollente, quella salta e se ne va; quando l’acqua è tiepida però, e la fai scaldare lentamente fino a farla bollire, la rana non si rende conto di cosa sta succedendo e ci resta dentro finché muore”. Torneranno a casa? Per la maggior parte l’Italia sarà sempre il paese più bello del mondo, ma Barcellona è diventata la loro casa. “Ho poche speranze che tutto questo cambi: non vedo un altro Rinascimento al momento. E non è pessimismo, è realismo”.

venerdì 17 dicembre 2010

Violenti, volenti o nolenti

Non sono mai stata favorevole agli scontri , alla violenza gratuita , al distruggere oggetti visto che poi alla fine le cose verranno ricomprate, alché si aiuta solo a far girare questa maledetta economia...
Normalmente avrei storto il naso, avrei dissentito, avrei gridato di smetterla al ragazzino che davanti a me sfondava un bancomat. Mi sarei dissociata...
Questa volta però, questo sentimento dentro di me non è sorto. Non è scattato niente. Ero lì, a guardare la camionetta dalla finanza che andava a fuoco, attonita, come se fosse davvero quello il normale procedere delle cose. Guardavo incazzata invece la fila di blindati delle forze dell'ordine che sbarrava la strada ai pompieri...meglio picchiare qualche manifestante in più che evitare un incendio, vero? Quale altro esito, come si poteva rimanere a testa bassa quando per l'ennesima volta, la speranza di vedere l'inizio della fine di un' era che ha trasformato i più in meri spettatori televisivi, è stata spazzata via, comprata, venduta, derisa, infranta? Quale altro esito con un Berlusconi che subito dopo gli scontri, ha dischiarato di non essere a conoscenza di alcun italiano al quale il governo ha fatto del male...Quale altro esito per non essere di nuovo ingurgitati dal silenzio mediatico...senza scampo in un paese paradossale dove si lanciano oggetti anche contro la sede della protezione civile??

Via del corso, la desolazione e il silenzio che si è lasciato dietro lo scontro: madre e figlio camminano noncuranti. Gli acquisti nelle tante buste tra le mani...in lontananza il fumo dei lacrimogeni si confonde con le lucine degli addobbi natalizi...
A.

Alice: "Non è qui che ho preso le manganellate. Quelle me le hanno date alla schiena e alla testa. Però mi hanno spiegato che dopo un po' l'ematoma scende...". Le manca una scarpa da martedì Ha fame e freddo. "Abbiamo passato la notte in via Patini, dove fanno il fotosegnalamento. Ci hanno messo in uno stanzone senza una sedia o una panca in cui hanno tenuto sempre aperte le finestre. Niente da mangiare, niente da bere". Dopo l'arresto "ci hanno legato i polsi con le stringhe di plastica e un poliziotto ci ha detto che ci avrebbero fatto vedere cosa era successo a Bolzaneto. Finché non è arrivato un superiore che ha ordinato di non toccarci". Anche al commissariato "Trevi" ci sono stati momenti complicati. Alice ha una smorfia di pudore: "Diciamo che non ho voglia di ripetere cosa mi ha detto uno degli agenti che ci sorvegliavano".

Riccardo Li Calzi, palermitano e studente fuori sede a Bologna, è accusato di aver "selvaggiamente resistito all'arresto". Trasecola. Ha dei punti in testa e il mignolo fratturato. Giura di essere stato preso alle spalle da una carica in via del Corso. Che di "selvaggio" c'è stato solo l'accanimento di uno sfollagente sulla sua testa, mentre era ormai sull'asfalto. Il Tribunale lo ascolta perplesso. Finché l'avvocato Francesco Romeo non mostra su un notebook un video pescato su YouTube ("La Polizia si accanisce sui manifestanti"). Riccardo si distingue rannicchiato in posizione fetale. Non ha il volto coperto. Implora di non colpirlo ancora, mentre tenta di salvare gli occhiali che stringe nella mano sinistra. Il Tribunale acquisisce le immagini.

Anche Angelo De Matteis non si riconosce nella descrizione del brogliaccio di arresto che lo accusa di resistenza. È uno studente barese di lingue. Ha un bendaggio sulla testa che copre i tre punti che suturano la ferita aperta dallo sfollagente che lo ha abbattuto davanti alla saracinesca di un negozio di via del Corso, cui aveva bussato, implorando di aprire, quando le cariche erano cominciate. "Ricordo questo poliziotto corpulento con la maschera antigas e un braccio grande come la mia gamba che continuava a darmele. Ricordo anche che mi hanno sputato". Aggiunge: "In piazza non ho fatto niente. Non ho tirato neanche una carta per terra. E so che in piazza ci tornerò. Questa volta in mutande e a mani alzate, così vediamo".

Queste sono alcune delle testimonianze dei ragazzi arrestati e poi liberati, sostanzialmente per mancanza di prove, dato che non ci sono video né foto che li ritraggono nelle attività per le quali sono stati accusati. Maroni è indignato e li giudica come "veri e propri delinquenti", una "minoranza di professionisti della violenza che non vorranno perdere la prossima occasione per creare violenza e terrore" e che, secondo il ministro, hanno "preso in ostaggio" il grosso del corteo. Alfano invia gli ispettori dicendo di essere "dalla parte dei cittadini", come se gli studenti non fossero più cittadini. I partiti si dividono. Alemanno grida all' "ingiustizia". Le televisioni attaccano gli studenti. Poco si parla dei perché della protesta e ci si ferma al primo gradino, quello della normale critica alla violenza...la cosa più facile. Solo Santoro ieri sera, durante una puntata molto accesa di Annozero, ha giustamente suggerito che gli studenti, dopo 2 anni di inascolto da parte delle istituzioni, sono per forza giunti a tanto. E purtroppo solo grazie a questo si è parlato di loro, di noi, in questi giorni.
Quanta schifosa ipocrisia nell'aria: vorrei tanto vedere la stessa indignazione verso politici evasori, corrotti e mafiosi al governo. Solo allora potrei dar retta agli italiani
.

F.

Fonti:
La Repubblica1
IL DIBATTITO E' APERTO

mercoledì 15 dicembre 2010

I soliti ignoti

Ieri abbiamo visto tutti cosa è successo lungo Via del Corso a Roma. C'è chi ha paragonato la giornata di ieri agli anni di piombo, chi tristemente al G8...insomma cose che non si vedevano da davvero molto tempo. Tavoli smembrati, cabine distrutte, sanpietrini divelti, lancio di vernice, pietre, paletti. Una città nel caos totale con situazioni di tangibile tensione e vera e propria guerriglia urbana. Chi c'è stato ha detto che erano molti i manifestanti già partiti con caschi e scudi e che quindi avevano probabilmente messo in conto, se non di attaccare, almeno di poter essere attaccati. Daltronde si sa che chiudendo ai manifestanti un'ampia zona del centro storico, li si invita a nozze e indirettamente si facilitano gli scontri con le forze dell'ordine. Ma non stò qui a parlare del perché e del come degli scontri, se erano legittimi o meno, organizzati o imprevisti. La cosa gravissima non è il casino che gli studenti hanno fatto per le vie di Roma, perché finquì purtroppo la cosa è da considerarsi "normale" (succede già a Londra, ad Atene, Parigi ecc...) oltre he legittima. Purtroppo c'erano i Black-blok che, come ha detto ieri Michele Serra alla trasmissione Parla con me, lo fanno "per sport", nel senso di gioco, passatempo folle, senza alcun fondamento politico e ideale se non quello di fare casino e sfogarsi come durante una rissa o come la domenica allo stadio. No, niente di tutto questo. Una cosa gravissima che s'è vista ieri, è che in mezzo a quei "facinorosi", oggi ben denigrati dai più alti borghesi, dai più corrotti politici e dai più lecchini giornalisti; fra quei studenti della Sapienza, fra quei ricercatori incazzati e quei precari disperati con tutto il diritto di manifestare; c'erano polizziotti infiltrati in borghese. Subdoli, nascosti, irriconoscibili, falsi. Agenti in borghese a volto coperto, con spranghe e pale in mano, a caricare e colpire camionette e altri agenti. Aizzavano la folla, spingevano alla violenza, contribuivano al caos totale. Essendone partecipi e attivi protagonisti, anche loro ne sono responsabili, ma non credo che Emilio Fede & Co. questo l'abbiano detto.
Senza di loro, la guerriglia si sarebbe comunque creata, ma almeno io come cittadino italiano ed europeo, non mi sarei sentito dentro ad un falso e ipocrita regime, che paga coi soldi pubblici agenti di polizia per creare il caos anziché evitarlo. Questa assurdità non è Orwel, non è l'11 settembre, non è un regime sud-americano né uno sovietico; è l'Italia nel 2010, siamo noi adesso.
Questi agenti magari erano solo qualche decina, ma già abbastanza da rendere la cosa assolutamente immorale e incredibile. Che bisogno c'era di fare questo? Mi pare che la polizia aveva ben altro da fare e sia stata in enorme difficoltà per contenere una folla immane inferocita. Quale mente folle ha pensato di contribuire e alimentare il delirio già previsto? E comunque c'è bisogno di dire che sia profondamente ingiusto che il governo contribuisca agli scontri, alla violenza e all'instabilità di un popolo?
La risposta ufficiale della Guardia di Finanza (GdF) rasenta l'assurdo: se i manifestanti avevano radio e manette da agenti, era perchè le avevano rubate; e il giovane che soccorre un finanziere sotto shock con in mano una pistola, lo fa perchè vuole salvarlo dalla folla e non è in alcun caso un infiltrato della polizia...Inoltre, il ragazzo con manette e manganello in mano, oltre che indossare stranamente un giubbotto beige e perciò molto riconoscibile (solitamente i "facinorosi" si vestono tutti di nero per essere poco distinguibili nella mischia), indossa anche un guanto rosso, segni questi di voler essere ben distinto dai polizziotti per evitare qualche manganellata di troppo. In giornata tale persona è stata fermata e portata via dagli agenti, ma poi non risulta in alcun elenco di arrestati perché, si legge, "minorenne". Se guardate le foto, è davvero difficile da credere e da farci credere, che quell'uomo alto e piazzato, abbia 16-17 anni. Come se non bastasse, la GdF in giornata ha più volte ammesso la presenza di "agenti in abiti civili" per poi smentire subito dopo. Una bella barzelletta insomma. E purtroppo questi ormai fanno parte della scena, ce li dobbiamo aspettare alle manifestazioni, ci dobbiamo convivere, "tanto lo sai che ci sono gli infiltrati".
Sostenere ciò equivale a dargliela per vinta, accettarlo. No. E' questo che volevo dire con questo post. Questo fattaccio, questa tremenda ingiustizia, si ripresenta ogni volta, senza che noi gli dessimo il giusto peso, la giusta gravità. Anzi gravemente ce ne dimentichiamo sempre. Questo non deve passare, questo non deve più succedere. Questi infiltrati schifosi (come quelli di Genova, come quelli di Piazza Navona e chissà quante altre occasioni, ormai rientrate fra le vergogne e i segreti di Stato), che contribuiscono alla violenza di piazza, alla guerriglia, alla morte e al terrore, che offuscano le vere motivazioni della protesta e che infangano studenti e precari che lottano ogni giorno per avere un futuro; questi perenni impuniti, questi sudici soliti ignoti vanno presi, assieme ai loro mandanti, e trascinati in piazza per esser sottoposti a giudizio del popolo; e allora vorremo noi sentire davvero se le loro urla riusciranno a sovrastare quelle delle sirene della polizia.

Fonti:
La Repubblica

giovedì 21 ottobre 2010

La divisa dell'assassino...


In questi giorni media mainstream e blog stanno parlando tanto della schifosa cricca di Alessio Burtone, il ventenne romano che ha causato la morte di Maricica Hahaianu. Un mix di sessismo e razzismo che è anche un significativo “quadretto” dell’Italia di oggi.
Ma pressoché NESSUNO ha nemmeno vagamente nominato la morte di un’altra donna romena, coetanea di Maricica, a Palermo lo scorso 4 ottobre.
Di questa donna è dato solo di sapere le iniziali del nome – R. T. – e che faceva la “badante”. E’ morta dopo essere stata mandata in coma da un maresciallo dei carabinieri – di cui ovviamente non è dato di sapere il nome, ma solo che era, in quel momento, “fuori servizio” – che l’ha investita all’alba del primo di ottobre e poi se n’è scappato.
Già la notizia dell’incidente aveva trovato spazio solo in qualche trafiletto marginale, ma la notizia della sua morte è stata sapientemente occultata/censurata agli occhi dei più.
Non siamo, ovviamente, così ingenue da chiederci il perché...

mercoledì 6 ottobre 2010

truman dove sei

Dove arriveranno...cosa dobbiamo aspettarci ancora...quante cazzate dovremo ancora interpretare? non ho neanche voglia di scrivere che l' attentato a Belpietro è una bufala...è ovvio e così scontato da risultare superficiale e quasi divertente...un pò come quell'altro, quella scena tragi-comica in piazza...
Pensa a quando berlusconi è entrato in macchina dopo il souvenir del duomo, e si è messo quella roba rossa nella faccia. Pensa quanto sarebbe stato buffo essere li dentro, aiutarlo in gran fretta a svuotargli quel flaconcino nella faccia. Uno schizzo qua, una spennellata di là, una arruffata ai capelli ed è pronto. Quanto avrei riso a spruzzare una vernice nella faccia e nella bocca del presidente del consiglio. Che figata, e quando ti ricapita! Poi gran finale, scena tragica, commozione, in vecchio dolente e scioccato s'affaccia e porge l'ultimo estremo saluto alla folla disperata. La carrozza scompare nella nebbia e ci si prepara per il secondo atto.
Immaginate quando l'hanno portato all'ospedale, super scortato, sigillato e invisibile agli oochi di qualsiasi curioso o normale cittadino. E immaginate tutti i medici e gli infermieri corrotti, che già sapevano tutto, e l'aspettavano tranquilli in attesa di iniziare gli interventi di chirurgia plastica prenotati da tempo per ringiovanirlo un pò. Immaginate le guardie del corpo che, anche se sanno tutto, hanno mentito e nascosto queste e altre verità alle loro mogli, ai loro figli, ai loro amici...
E Tartaglia poveretto, la vera vittima. Chissà che penserà, chissà che avrà per la testa, che gli avranno dato per mentire, per dimenticare o per fare semplicemente la sua parte...
C'è chi sostiene che i nazisti abbiano creato un clone di Hitler dai suoi resti mai ritrovati; chi dice che Michael Jackson si sia in realtà ritirato in una tranquilla isola segreta. Un conto è credere che il vero Poul Mc Cartney sia morto e che quello vivo sia un suo sosia...e un conto è credere all'attentato di Belpietro!
Ma come si fa? Dai, seriamente...Chi credeva a Berlusconi quando giurava sulla costituzione? Chi al Papa quando prometteva di punire i pedofili? Chi a Maroni quando diceva di eliminare la mafia? Nessuno...neanche e soprattutto gli stessi che l'hanno votati e acclamati. Non prendiamoci in giro.
Cari direttori di giornali,TV,radio,chiese,comuni e governi; in questi 15 anni di banane, abbiamo visto cose che gli europei neanche si immaginano e ci siamo abituati a sentire delle oscenità talmente incredibili, che se un giorno scendesse Cristo all' adunata, gli chiederemmo un documento di certificazione.
Eppure, seppur sistematicamente truccate, le elezioni scorse parlano chiaro sul fatto che debba per forza esistere una fetta consistente di popolazione che, di nascosto, li vota. Come è possibile?
L'ultima volta che sono stato all'estero, in Europa, me l'hanno chiesto una trentina di persone. Io ero un "italiano", si quelli là da additare perché sono quei pazzi che stanno sotto una dittatura democratica. E badate che per noi, non hanno la stessa premura e pena che hanno per un nigeriano o un ugandese, perché noi il nostro dittatore ce lo siamo capato...e per 3 volte.
Rispondevo incolpando la televisione, perché col tempo e con le domande, ho notato che le poche persone che hanno apertamente ammesso di averlo votato e le persone per le quali ho sospettato questo loro piccolo segreto; vivono, parlano e pensano come i personaggi della televisione...la loro piccola grande televisione.
Chi sono? Quelli che credono, che non si fanno tante domande, che si fermano alla prima che arriva, e che alcune cose non le sanno perché sarebbe troppo faticoso. Scarsa furbizia, sottile prontezza, poca luce nei loro occhi. Che buone le caramelle giornliere delle istituzioni: non dobbiamo far altro che starcene seduti, scegliere il canale e apettare che loro ci imbocchino. La casa va a fuoco, ma finché non me lo dice la TV non è vero.
Cara compagna d'avventure, amica di merende, amore della vita, saggia speranza, eterna illusione. Inconsapevole ammirazione.
Oggi come oggi, la sua voce è innegabile e qualsiasi morte, nascita, guerra o miracolo, qualsiasi menzogna o verità per essere considerata reale e credibile, deve passare per forza da lei, al suo vaglio. E la televisione sappiamo tutti di chi è e da chi è gestita: lui decide cosa farti vedere e lui decide cosa farti votare. Se ci caschi, credi . Questo dovrebbe collegare un pò di meccanismi nelle teste più sveglie e ci dovrebbe far alzare queste braccine esili per cominciare a respingere un pò di cose...
Ma poco ancora si muove, e forse il grave è che la nostra consapevolezza "giornaliera" è diventata abitudine e, ancor peggio, accettazione. Abbiamo lasciato passare malefatte gravissime e ormai concediamo a un gruppo di criminali di manipolarci la realtà e le nostre mani, senza alzare un dito né un filo di voce. Cadendo in questo tranello, starai al loro gioco, penserai come loro, ti fiderai di loro. Li giustificherai anche dopo che t'avranno tradito e derubato e li vedrai stare tranquilli perché tu non te ne accorgerai né avrai un ricordo lucido del fatto...
Leggendo "1984" di Orweel, si trovano similitudini sul suo Partito, il quale anulla la coscienza e la ragione delle persone tramite il controllo totale dell'informazione, arrivando ad eliminare il passato, modificandolo o semplicemente cancellandolo...
Tutto questa apparente fantascienza, non è altro che l'Italia di oggi: chi ti dice che è successo? Chi non ti dice che è successo? Chi decide cosa insegnarti a scuola e cosa è meglio che tu non sappia? Hai più saputo niente di Tartaglia? E dei mandanti delle stragi di Milano, Roma, Bologna e Brescia? Che fine ha fatto Pasolini, è morto? E ci l'ha ucciso?
Nulla.
Il passato è cancellato, insabbiato, sospeso. Il presente è controllato, calibrato, coperto.
Il futuro...non è per noi.

Ero partito per scrivere un post sul falso attentato a Belpietro, ma mi sono dilungato su altri binari, ad ogni modo paralleli. Le informazioni che inizialmente avrei voluto dirvi e che smentiscono la veridicità dell'attentato, le trovate quì.