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venerdì 28 ottobre 2011

Il 15 ottobre degli anarchici

Il solito teatrino, con i soliti protagonisti e il solito copione: sempre gli stessi.
Gli stessi giornalisti che elogiano le “missioni di pace” in Afghanistan e gli “interventi umanitari”
in Libia, adesso parlano della “guerra” di San Giovanni.
Gli stessi politici che si preoccupano della lesione della privacy a causa delle intercettazioni
telefoniche effettuate mentre trafficano, con i soldi pubblici, in cocaina, escort e appalti per le
“grandi opere” e le piccole poltrone, oggi plaudono alla “brillante operazione” della polizia che, a meno di 24 ore dalla manifestazione, è andata a perquisire a casa centinaia di persone alla ricerca di improbabili armi ed esplosivi, calpestando qualsiasi parvenza di legalità borghese, visto che non c’era il minimo indizio a carico, neanche sulla presenza a Roma, per molti dei perquisiti.
Gli stessi magistrati tanto osannati da una certa “sinistra” fanno finta di non sapere che la pena massima per una rapina in banca è sette anni, mentre un minorenne incensurato che, forse, ha tirato un sasso a una vetrina di una banca rischia fino a 15 anni: per i “difensori delle libertà costituzionali e dei diritti”, l'arresto di improbabili, presunti e mai provati “terroristi” urbani è stata sempre un'occasione d'oro per fare carriera. Noi, a questo teatrino, non vogliamo prendere parte e caliamo il sipario su questa stomachevole commedia già vista troppe volte. Ci sembra che ognuno dei protagonisti abbia a cuore il proprio ruolo, cattivi compresi: NOI NO!
A noi sembra molto più serio precisare alcune cose sul 15 ottobre a cominciare dalla scelta di realizzare un corteo plurale dove le diverse componenti si potessero esprimere, ognuna con le proprie modalità. Condizione essenziale perché ciò avvenisse era che nessuna componente prevaricasse le altre. Riteniamo dunque autoritario che qualcuno abbia preso la testa del corteo ed abbia imposto a tutti gli altri le proprie pratiche, quali che fossero. Non ci scandalizziamo per la vetrina rotta, il SUV bruciato e condividiamo la madonna spaccata (con i soldi che non pagano di tasse, i preti se ne possono comprare ben altre) però riteniamo questi eventi velleitari ai fini di una rivoluzione sociale poiché non modificano in alcun modo i rapporti di forza tra sfruttati e sfruttatori. 
Indipendentemente dal merito, ci sembra opportuno sottolineare l'immediato uso strumentale che si è fatto del 15 ottobre per imporre una svolta autoritaria nella gestione dell'ordine pubblico.
Tutti - polizia, politici e giornalisti compresi - sapevano che il 15 a Roma sarebbe stata una giorna
ta difficile: sono perciò del tutto ipocrite e pretestuose la “sorpresa” e “l'indignazione” diffusi a mezzo stampa. Il divieto di manifestare nel centro della Città di Roma per un mese, imposto seduta stante da un sindaco di estrema destra, ricorda il Cile di Pinochet e l'Italia di Kossiga.
La proposta di ripristinare la legge Reale (peraltro mai abrogata) sintetizza le comunanze tra il fascismo razzista della Lega e lo stato di polizia di Di Pietro. La richiesta di garanzie patrimoniali per le manifestazioni di piazza vuole dare solo ai ricchi e ai partiti la possibilità di esprimere la loro opinione. Il divieto preventivo di partecipare alle manifestazioni, oltre ad essere del tutto inutile, è una misura abietta, degna del potere criminale che subiamo ogni giorno sulla nostra pelle. Registriamo la connivenza tra la stampa mainstream e questa casta al crepuscolo. In pieno clima di “guerra al nemico interno” tipico dei regimi autoritari, si invita alla delazione, anche con la pubblicazione di notizie false e alla schizofrenica condanna di chi si copre il volto per evitare di essere identificato. La stampa di regime racconta che cosiddetti “black block” - definizione tanto oscura quanto generica, spendibile quanto orecchiabile, perfetta per dire tutto e niente - avrebbero impedito la manifestazione. Noi c'eravamo a Piazza San Giovanni e abbiamo visto un’altra storia.
Abbiamo visto la polizia caricare, senza alcun motivo, con la massima violenza, noi e gli altri manifestanti a via Labicana e alla Basilica: prima con i lacrimogeni, poi a piedi, manganellando persone inermi (e a volto scoperto, visto che ci  tengono tanto) e infine con blindati lanciati all'impazzata sulla folla inerme per investire i compagni che non riuscivano a salire sui marciapiedi (tanto da riuscire a ferirne un paio).
La manifestazione è stata impedita dalla polizia, non da altri. Il tentativo di spaccare il movimento in buoni/cattivi non ha alcun senso: a Piazza San Giovanni, la risposta, collettiva e condivisa, della folla alle violente cariche della polizia si deve alla brutalità di reparti armati, addestrati e sicuri dell'impunità (come alla Diaz, a Bolzaneto, nel commissariato del Quadraro, nella stessa caserma dei NOCS e nei tanti posti dove abbiamo modo quotidianamente di vedere all’opera questi criminali).
Ci fanno schifo i politicanti alla Vendola che non riuscendo a mobilitare le folle per proprio conto (solo due settimane prima, a piazza Navona, Vendola aveva portato, pagandogli il viaggio, 5.000 persone da tutta Italia), si autoproclamano portavoce dei 150.000 manifestanti arrivati a Roma da tutta Italia a loro spese, pagandosi il viaggio in questi tempi di crisi economica, per cacciare lui e quelli come lui di cui non se ne può più. Ci fanno schifo tutti i partiti e partitini, come SEL, che per rassicurare sulla propria “bontà” accusano “gli anarchici” di essere coloro che attaccano i manifestanti.
Ci fa schifo l’ARCI che ha favorito l’infiltrazione nel corteo di inesistenti “giovani del PD” cioè del partito che ha inventato e promosso il precariato in Italia (con il pacchetto Treu e la legge Biagi) e che è uno dei maggiori responsabili dell'attuale situazione contro cui si esprimeva il corteo. A tutto questo, ai corifei dei potenti, agli strilloni di regime, alla tattica della paura, all'incessante rumore di sottofondo, a tutti coloro che tentano di coprire l'unica inaudita vera violenza padronale, partitica e poliziesca cui assistiamo, rispondiamo continuando il percorso di mobilitazione e protesta e proseguendo nel nostro progetto di autorganizzazione e comunalismo libertario: è questo, oggi, secondo noi, l'unico modo per evitare che tra qualche tempo del 15 ottobre non resti solo il ricordo di un brutto teatrino da quattro soldi.
Gruppo Anarchico Cafiero – FAI Roma
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mercoledì 18 maggio 2011

Quando l'Italia torna a dare il buon esempio...

Da: Unicommun

Giornata di mobilitazione in tutta la Spagna, migliaia in piazza contro il governo e la crisi. "Toma la calleel 15 de mayo, sin futuro y sin miedo" dicono gli striscioni che hanno aperto la manifestazione studentesca, che ha rilanciato la pratica del book block, lanciata a Roma nell'autunno e ripresa a Londra, in Olanda, in Austria e adesso anche in Svezia. Migliaia di giovani e studenti hanno chiesto welfare, reddito, esprimendo radicale contrarietà ai tagli e alle politiche di austerityche stanno colpendo con forza anche la Spagna.

"Violencia es cobrar 600 euros" ("violenza è pagare 600 euro" ndr.) dice un cartello alla manifestazione di Madrid, decine di migliaia in piazza (oltre trentamila) nella giornata di mobilitazione di Democracia real ya! e Juventud sin futuro. Cortei in decine di città, cariche e pestaggi violenti della polizia a Madrid, diversi feriti e 24 arresti.

Una manifestazione che rilancia le mobilitazioni di studenti e precari che già il 7 aprile avevano riempito le piazze lanciando la mobilitazione della rete Juventud sin futuro, un'esperienza composita che raccoglie collettivi, reti studentesche e precarie di tante città della Spagna e che attraverso facebook si èdiffusa in maniera capillare.

A breve comunicati, report multimediali e considerazioni da parte di Juventud sin Futuro da Madrid.

Altre info e VIDEO

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venerdì 13 maggio 2011

Rapporto all'Italia

mercoledì 6 aprile 2011

Reportage dall'inferno

Dall'altra parte del Mediterraneo, nuove generazioni di giovan* dalla Tunisia fino alla Siria, passando per la Libia e l'Egitto stanno abbattendo, al grido di democrazia e più degne condizioni di vita, regimi dittatoriali, da troppo tempo foraggiati dagli interessi globali. ù Nuovi scenari di guerra li costringono nei campi profughi o alla fuga. La cronaca quotidiana dal carcere a cielo aperto dell'isola di Lampedusa, dove anche i cittadini solidali sono prigionieri, è la risposta cieca del Governo Italiano e dell'Unione Europea. E' tempo di interrogarci su nuove forme di accoglienza, su un reale diritto di asilo e di protezione europei, sul rifiuto della propaganda della paura orchestrata dai veri responsabili di questa crisi, da tutte e due le sponde del Mediterraneo. Uniti contro la Crisi. Uniti per la Liberta'.

Il resoconto di Pietro Fanesi e Stefano Re tornando da Lampedusa

In diretta seguiremo lo svolgersi della carovana in Tunisia Uniti per la Libertà

Uniti per la Libertà! Contro i bombardamenti in Libia

Al fianco delle rivolte in Maghreb e Mashrek

Con i profughi e i lampedusani ostaggio del governo. Per l'asilo politico europeo

A sostegno della carovana Uniti per la Libertà che dalla Tunisia raggiungerà la Libia

Esordio delle iniziative di Aprile e Maggio di Falkatraz Resiste 2011

--  LE PROSSIME INIZIATIVE X FALKATRAZ RESISTE 2011:
VENERDI' 15 APRILE CENTRO PERGOLI DI PIAZZA MAZZINI ORE 21 http://falkatraz.noblogs.org/files/2011/04/venerdi-15-aprile-2011-683x1024.jpg Uniti per i beni comuni: per l'acqua pubblica e contro il nucleare.

LUNEDI' 25 APRILE PARCO KENNEDY DALLE ORE 15 http://falkatraz.noblogs.org/files/2011/04/falkatraz-25aprile2011small-724x1024.jpg DEDICATO AL PARTIGIANO GIANFRANCO PISTOLA

sabato 2 aprile 2011

Caos calmo

Il Fatto
Sull'emergenza profughi il governo è nel caos. Sia dal punto di vista organizzativo che politico. Il presidente del Consiglio annuncia che lunedì sarà in Tunisia. Poi dice che l'accordo con gli enti locali per l'istallazione delle tende è cosa fatta, a viene subito smentito dal presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani.
Intanto è giallo sul caso della nave Excelsior che è ancora nel porto di Taranto con 600 persone a bordo. Sono destinate al centro di Manduria che oggi è stato teatro di una clamorosa maxi-fuga grazie a un'apertura nella recinzione. Gli abitanti della cittadina pugliese giovedì catturavano e riportavano gli immigrati nel campo, venerdì li trasportavano alla stazione.
Eppure una soluzione ci sarebbe
: la possibilità di un decreto di protezione internazionale temporanea. Così facendo i migranti per un certo periodo potrebbero stare in Italia e circolare nell'area Schengen dirigendosi liberamente in Francia, Belgio e Germania. Una strada già battuta con successo in occasione delle emergenze profughi provenienti dall'Albania e dalla Bosnia.
Il governo però ha paura di perdere la faccia nei confronti del suo elettorato. Quindi la soluzione è all'italiana: da una parte si dice "rispediamoli a casa", dall'altra si ordina alle forze di Polizia di chiudere tutti e due gli occhi davanti ai migranti che evadono dai centri, occupano i treni e cercano in una maniera o nell'altra di raggiungere il nord Europa.

"Li picchiamo piano piano"...Da vedere il quadro raccolto da TeleRama

Testimonianze delle minacce ricevuta dai manifestanti contro Berlusconi

Ecco i tunisini che fuggono da regimi e guerre africane, per essere accolti (e respinti) dalla nostra "democrazia" occidentale



lunedì 7 febbraio 2011

Arresto ad Arcore!

Ma no, niente...falso allarme...

Inizialmente, alla notizia "Arresto ad Arcore" c'era qualche bolscevico maligno che aveva auspicato nell'arresto di un qualche Premier...uno qualunque...ma niente.
I più utopici speravano almeno in un arresto cardiaco, ma neanche quello.
Poveri comunistelli: l'unto dal Signore è immortale!
Poi adé con la protesi al cazzo...che je voi dì? Altro che Bossi.

Di seguito un'immagine dell' assalto di ieri al Palazzo San Marino.
Ad Arcore, le truppe bolsceviche hanno assaltato il Palazzo, fastosa residenza degli zar, divenuta poi sede del "Governo del farsi" e del "Bordello Liberty".
Dopo gli scontri, sono ancora in atto le ricerche del cosiddetto "letto di Putin", dove lo zar usa conservare parti importanti del suo membro per feste innocenti o proiezioni di Baarìa...
(Le immagini drammatiche dell' assalto di ieri al Palazzo dello Zar.
Le istituzioni unanimi sentenziano: "I manifestanti sono cattivi e brutti")
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lunedì 24 gennaio 2011

Abbiate Fede

Le nostre preghiere sono state esaudite....

...adé ce se comincia un pò a strigne il culo?
Ma Berlusconi scampa dalle indagini di favoreggiamento della prostituzione, in quanto è riuscito a dimostrare che all'epoca dei fatti era minorenne e manco ce poteva arrivà in altezza.

venerdì 17 dicembre 2010

Violenti, volenti o nolenti

Non sono mai stata favorevole agli scontri , alla violenza gratuita , al distruggere oggetti visto che poi alla fine le cose verranno ricomprate, alché si aiuta solo a far girare questa maledetta economia...
Normalmente avrei storto il naso, avrei dissentito, avrei gridato di smetterla al ragazzino che davanti a me sfondava un bancomat. Mi sarei dissociata...
Questa volta però, questo sentimento dentro di me non è sorto. Non è scattato niente. Ero lì, a guardare la camionetta dalla finanza che andava a fuoco, attonita, come se fosse davvero quello il normale procedere delle cose. Guardavo incazzata invece la fila di blindati delle forze dell'ordine che sbarrava la strada ai pompieri...meglio picchiare qualche manifestante in più che evitare un incendio, vero? Quale altro esito, come si poteva rimanere a testa bassa quando per l'ennesima volta, la speranza di vedere l'inizio della fine di un' era che ha trasformato i più in meri spettatori televisivi, è stata spazzata via, comprata, venduta, derisa, infranta? Quale altro esito con un Berlusconi che subito dopo gli scontri, ha dischiarato di non essere a conoscenza di alcun italiano al quale il governo ha fatto del male...Quale altro esito per non essere di nuovo ingurgitati dal silenzio mediatico...senza scampo in un paese paradossale dove si lanciano oggetti anche contro la sede della protezione civile??

Via del corso, la desolazione e il silenzio che si è lasciato dietro lo scontro: madre e figlio camminano noncuranti. Gli acquisti nelle tante buste tra le mani...in lontananza il fumo dei lacrimogeni si confonde con le lucine degli addobbi natalizi...
A.

Alice: "Non è qui che ho preso le manganellate. Quelle me le hanno date alla schiena e alla testa. Però mi hanno spiegato che dopo un po' l'ematoma scende...". Le manca una scarpa da martedì Ha fame e freddo. "Abbiamo passato la notte in via Patini, dove fanno il fotosegnalamento. Ci hanno messo in uno stanzone senza una sedia o una panca in cui hanno tenuto sempre aperte le finestre. Niente da mangiare, niente da bere". Dopo l'arresto "ci hanno legato i polsi con le stringhe di plastica e un poliziotto ci ha detto che ci avrebbero fatto vedere cosa era successo a Bolzaneto. Finché non è arrivato un superiore che ha ordinato di non toccarci". Anche al commissariato "Trevi" ci sono stati momenti complicati. Alice ha una smorfia di pudore: "Diciamo che non ho voglia di ripetere cosa mi ha detto uno degli agenti che ci sorvegliavano".

Riccardo Li Calzi, palermitano e studente fuori sede a Bologna, è accusato di aver "selvaggiamente resistito all'arresto". Trasecola. Ha dei punti in testa e il mignolo fratturato. Giura di essere stato preso alle spalle da una carica in via del Corso. Che di "selvaggio" c'è stato solo l'accanimento di uno sfollagente sulla sua testa, mentre era ormai sull'asfalto. Il Tribunale lo ascolta perplesso. Finché l'avvocato Francesco Romeo non mostra su un notebook un video pescato su YouTube ("La Polizia si accanisce sui manifestanti"). Riccardo si distingue rannicchiato in posizione fetale. Non ha il volto coperto. Implora di non colpirlo ancora, mentre tenta di salvare gli occhiali che stringe nella mano sinistra. Il Tribunale acquisisce le immagini.

Anche Angelo De Matteis non si riconosce nella descrizione del brogliaccio di arresto che lo accusa di resistenza. È uno studente barese di lingue. Ha un bendaggio sulla testa che copre i tre punti che suturano la ferita aperta dallo sfollagente che lo ha abbattuto davanti alla saracinesca di un negozio di via del Corso, cui aveva bussato, implorando di aprire, quando le cariche erano cominciate. "Ricordo questo poliziotto corpulento con la maschera antigas e un braccio grande come la mia gamba che continuava a darmele. Ricordo anche che mi hanno sputato". Aggiunge: "In piazza non ho fatto niente. Non ho tirato neanche una carta per terra. E so che in piazza ci tornerò. Questa volta in mutande e a mani alzate, così vediamo".

Queste sono alcune delle testimonianze dei ragazzi arrestati e poi liberati, sostanzialmente per mancanza di prove, dato che non ci sono video né foto che li ritraggono nelle attività per le quali sono stati accusati. Maroni è indignato e li giudica come "veri e propri delinquenti", una "minoranza di professionisti della violenza che non vorranno perdere la prossima occasione per creare violenza e terrore" e che, secondo il ministro, hanno "preso in ostaggio" il grosso del corteo. Alfano invia gli ispettori dicendo di essere "dalla parte dei cittadini", come se gli studenti non fossero più cittadini. I partiti si dividono. Alemanno grida all' "ingiustizia". Le televisioni attaccano gli studenti. Poco si parla dei perché della protesta e ci si ferma al primo gradino, quello della normale critica alla violenza...la cosa più facile. Solo Santoro ieri sera, durante una puntata molto accesa di Annozero, ha giustamente suggerito che gli studenti, dopo 2 anni di inascolto da parte delle istituzioni, sono per forza giunti a tanto. E purtroppo solo grazie a questo si è parlato di loro, di noi, in questi giorni.
Quanta schifosa ipocrisia nell'aria: vorrei tanto vedere la stessa indignazione verso politici evasori, corrotti e mafiosi al governo. Solo allora potrei dar retta agli italiani
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F.

Fonti:
La Repubblica1
IL DIBATTITO E' APERTO

mercoledì 15 dicembre 2010

I soliti ignoti

Ieri abbiamo visto tutti cosa è successo lungo Via del Corso a Roma. C'è chi ha paragonato la giornata di ieri agli anni di piombo, chi tristemente al G8...insomma cose che non si vedevano da davvero molto tempo. Tavoli smembrati, cabine distrutte, sanpietrini divelti, lancio di vernice, pietre, paletti. Una città nel caos totale con situazioni di tangibile tensione e vera e propria guerriglia urbana. Chi c'è stato ha detto che erano molti i manifestanti già partiti con caschi e scudi e che quindi avevano probabilmente messo in conto, se non di attaccare, almeno di poter essere attaccati. Daltronde si sa che chiudendo ai manifestanti un'ampia zona del centro storico, li si invita a nozze e indirettamente si facilitano gli scontri con le forze dell'ordine. Ma non stò qui a parlare del perché e del come degli scontri, se erano legittimi o meno, organizzati o imprevisti. La cosa gravissima non è il casino che gli studenti hanno fatto per le vie di Roma, perché finquì purtroppo la cosa è da considerarsi "normale" (succede già a Londra, ad Atene, Parigi ecc...) oltre he legittima. Purtroppo c'erano i Black-blok che, come ha detto ieri Michele Serra alla trasmissione Parla con me, lo fanno "per sport", nel senso di gioco, passatempo folle, senza alcun fondamento politico e ideale se non quello di fare casino e sfogarsi come durante una rissa o come la domenica allo stadio. No, niente di tutto questo. Una cosa gravissima che s'è vista ieri, è che in mezzo a quei "facinorosi", oggi ben denigrati dai più alti borghesi, dai più corrotti politici e dai più lecchini giornalisti; fra quei studenti della Sapienza, fra quei ricercatori incazzati e quei precari disperati con tutto il diritto di manifestare; c'erano polizziotti infiltrati in borghese. Subdoli, nascosti, irriconoscibili, falsi. Agenti in borghese a volto coperto, con spranghe e pale in mano, a caricare e colpire camionette e altri agenti. Aizzavano la folla, spingevano alla violenza, contribuivano al caos totale. Essendone partecipi e attivi protagonisti, anche loro ne sono responsabili, ma non credo che Emilio Fede & Co. questo l'abbiano detto.
Senza di loro, la guerriglia si sarebbe comunque creata, ma almeno io come cittadino italiano ed europeo, non mi sarei sentito dentro ad un falso e ipocrita regime, che paga coi soldi pubblici agenti di polizia per creare il caos anziché evitarlo. Questa assurdità non è Orwel, non è l'11 settembre, non è un regime sud-americano né uno sovietico; è l'Italia nel 2010, siamo noi adesso.
Questi agenti magari erano solo qualche decina, ma già abbastanza da rendere la cosa assolutamente immorale e incredibile. Che bisogno c'era di fare questo? Mi pare che la polizia aveva ben altro da fare e sia stata in enorme difficoltà per contenere una folla immane inferocita. Quale mente folle ha pensato di contribuire e alimentare il delirio già previsto? E comunque c'è bisogno di dire che sia profondamente ingiusto che il governo contribuisca agli scontri, alla violenza e all'instabilità di un popolo?
La risposta ufficiale della Guardia di Finanza (GdF) rasenta l'assurdo: se i manifestanti avevano radio e manette da agenti, era perchè le avevano rubate; e il giovane che soccorre un finanziere sotto shock con in mano una pistola, lo fa perchè vuole salvarlo dalla folla e non è in alcun caso un infiltrato della polizia...Inoltre, il ragazzo con manette e manganello in mano, oltre che indossare stranamente un giubbotto beige e perciò molto riconoscibile (solitamente i "facinorosi" si vestono tutti di nero per essere poco distinguibili nella mischia), indossa anche un guanto rosso, segni questi di voler essere ben distinto dai polizziotti per evitare qualche manganellata di troppo. In giornata tale persona è stata fermata e portata via dagli agenti, ma poi non risulta in alcun elenco di arrestati perché, si legge, "minorenne". Se guardate le foto, è davvero difficile da credere e da farci credere, che quell'uomo alto e piazzato, abbia 16-17 anni. Come se non bastasse, la GdF in giornata ha più volte ammesso la presenza di "agenti in abiti civili" per poi smentire subito dopo. Una bella barzelletta insomma. E purtroppo questi ormai fanno parte della scena, ce li dobbiamo aspettare alle manifestazioni, ci dobbiamo convivere, "tanto lo sai che ci sono gli infiltrati".
Sostenere ciò equivale a dargliela per vinta, accettarlo. No. E' questo che volevo dire con questo post. Questo fattaccio, questa tremenda ingiustizia, si ripresenta ogni volta, senza che noi gli dessimo il giusto peso, la giusta gravità. Anzi gravemente ce ne dimentichiamo sempre. Questo non deve passare, questo non deve più succedere. Questi infiltrati schifosi (come quelli di Genova, come quelli di Piazza Navona e chissà quante altre occasioni, ormai rientrate fra le vergogne e i segreti di Stato), che contribuiscono alla violenza di piazza, alla guerriglia, alla morte e al terrore, che offuscano le vere motivazioni della protesta e che infangano studenti e precari che lottano ogni giorno per avere un futuro; questi perenni impuniti, questi sudici soliti ignoti vanno presi, assieme ai loro mandanti, e trascinati in piazza per esser sottoposti a giudizio del popolo; e allora vorremo noi sentire davvero se le loro urla riusciranno a sovrastare quelle delle sirene della polizia.

Fonti:
La Repubblica

sabato 11 dicembre 2010

London calling

Da: Il Manifesto

«Che cosa diavolo è successo alla Harry Potter generation?», si chiede l'Inghilterra per bene sorpresa dall'esplosione di una rabbia giovanile che non si vedeva da decenni. «Chi semina vento raccoglie tempesta», risponde Jonas, un ragazzo di 17 anni che studia in un college di Hackney nella zona est di Londra. «Che cosa si aspettavano da ragazzi che stanno condannando ad una vita senza futuro?».
Una generazione disillusa e arrabbiata, politicizzata ma poco ideologica che sembra trovare nella violenza di piazza l'unico mezzo per esprimere il proprio dissenso contro la politica lacrime e sangue proposta dal governo del Tory Cameron e del Libdem Clegg. Ragazzi che per parafrasare un celebre proverbio arabo assomigliano molto di più ai tempi di crisi in cui sono cresciuti, piuttosto che ai propri genitori che ai loro tempi di proteste ne hanno fatte poche, per lo più pacifiche, e su problemi che non li toccavano direttamente come la fame nel terzo mondo o l'apartheid in Sudafrica. E che non si sentono rappresentati dal sindacato studentesco percepito come distante e parte del sistema, ma neppure dai gruppuscoli e partitini della sinistra antagonista che pure cercano di approfittare dell'ondata di mobilitazione per reclutare militanti.

Il vecchio motto punk «no compromise» è diventato non a caso uno degli slogan più popolari tra gli studenti che scendono in piazza con tanti cartelli ma poche bandiere. Con la testa incappucciata ed i volti coperti, ed al suono di musica drum'n'base come eravamo abituati a vedere in Germania, in Francia o in Italia. Certo non nel regno di Elisabetta II. E questo antagonismo si riflette nelle dichiarazioni dei leader del movimento per nulla intimiditi dall'attacco della stampa contro gli studenti che il Sun bolla «yobs», come i compagni di violenze di Alex in Arancia Meccanica. Per Clare Solomon presidente del sindacato degli studenti universitari londinesi «chi parla di violenza è un'ipocrita. Sono gli stessi che sostengono la guerra in Afghanistan. I violenti sono quelli che usano i fucili. Non chi rompe una vetrina». Sulla stessa linea Mark Bergfeld, carismatico leader della coalizione Education Activist Network che sostiene che la violenza è stato «il risultato delle condizioni orribili in cui sono stati tenuti gli studenti», finiti cordonati per ore dagli agenti nella zona del parlamento.

Aaron Porter, presidente del sindacato degli studenti universitari (Nus) che sin dall'occupazione di Millbank dello scorso novembre aveva criticato la «minoranza violenta» si ritrova un pastore senza gregge. La vigilia pacifica di protesta con tanto di candele organizzata a Embankment sulle sponde del Tamigi, è stata un flop. Solo 7.000 persone contro le oltre 30.000 che hanno partecipato alla manifestazione di fronte al parlamento in cui si sono visti scontri di massa tra studenti e polizia. Ed ora il fronte radicale degli studenti si sta organizzando per creare un nuovo sindacato degli studenti da opporre al sindacato unico Nus tacciato di moderazione e indecisione.
Il radicalismo che sta provocando una scissione tra moderati ed antagonisti nel movimento studentesco britannico è la spia di un risentimento largamente diffuso non solo tra gli studenti universitari ma anche tra i teenagers delle scuole superiori che gli hanno dato manforte delle proteste.
Alla base c'è la percezione di un futuro che rischia di essere senza lavoro come è quello del 17% dei giovani inglesi, dato destinato a crescere nei prossimi mesi a causa del blocco delle assunzioni in buona parte del pubblico impiego e a causa della stretta sull'economia prodotta dai tagli. E va pure peggio per i laureati: il 25% sono senza lavoro in un paese in cui fino a tre anni fa le compagnie facevano incetta di studenti freschi di laurea.
Se ai tempi della crisi continuare a studiare non sembra aumentare le possibilità di trovare un posto di lavoro, per gli studenti l'università continua a rappresentare un approdo dove provare a esaudire i propri sogni anche se non sfoceranno in un posto di lavoro. «Perché devo fare per forza ingegneria o fisica, come vuole il governo?», si chiede Camilla una studentessa di 16 anni che vuole studiare antropologia all'università. Sono queste aspirazioni frustrate che alimentano gli insulti contro i «Tory feccia», e quello che si può solo chiamare un'odio di classe contro i banchieri che come denuncia Thomas, uno studente di sociologia, «prima ci hanno rubato i soldi ed adesso ci vogliono rubare anche la speranza».

giovedì 21 ottobre 2010

La divisa dell'assassino...


In questi giorni media mainstream e blog stanno parlando tanto della schifosa cricca di Alessio Burtone, il ventenne romano che ha causato la morte di Maricica Hahaianu. Un mix di sessismo e razzismo che è anche un significativo “quadretto” dell’Italia di oggi.
Ma pressoché NESSUNO ha nemmeno vagamente nominato la morte di un’altra donna romena, coetanea di Maricica, a Palermo lo scorso 4 ottobre.
Di questa donna è dato solo di sapere le iniziali del nome – R. T. – e che faceva la “badante”. E’ morta dopo essere stata mandata in coma da un maresciallo dei carabinieri – di cui ovviamente non è dato di sapere il nome, ma solo che era, in quel momento, “fuori servizio” – che l’ha investita all’alba del primo di ottobre e poi se n’è scappato.
Già la notizia dell’incidente aveva trovato spazio solo in qualche trafiletto marginale, ma la notizia della sua morte è stata sapientemente occultata/censurata agli occhi dei più.
Non siamo, ovviamente, così ingenue da chiederci il perché...

giovedì 15 luglio 2010

Uno stato di polizia

Di solito non mi soffermo sulle pagine sportive de Il fatto quotidiano: spesso titoli d'impatto o colorate illustrazioni acchiappano lo sguardo, ma poi l'argomento non è di mio interesse. Nel numero di ieri (mercoledì 14 luglio), dopo una intervista a Nanni Moretti sul suo ultimo lavoro (Habemus papam), ecco apparire il titolo: "È uno stato di polizia". Incuriosito, sbircio la prima colonna. Una intervista a "Maurizio Zamparini, 70 anni a gennaio." Zamparini è l'attuale presidente della squadra di calcio del Palermo (serie A, ndr) e pare non sia nuovo a sfoghi ed urla su ciò che, secondo lui, non va.
L'intervista si apre con la tessera del tifoso; per chi non lo sapesse, ufficialmente si tratta di uno strumento di "fidelizzazione" adottato dalle società di calcio, con l’obiettivo di creare la categoria dei "tifosi ufficiali". La tessera viene rilasciata dalla società sportiva previo "nulla osta" della Questura competente che comunica l’eventuale presenza di motivi ostativi e fidelizza il rapporto tra tifoso e società stessa. In realtà, si rivela il classico strumento per permettere a banche, società sportive e agenzie di scommesse di censire nuovi potenziali consumatori, oltre che di chiedere più soldi a quelli tradizionali come gli abbonati. Ed è credenza comune che porterà ad un rapido svuotamento degli stadi.
Dice Zamparini, riguardo al problema delle tifoserie violente, invece di far "...guerra senza quartiere ai teppisti e contestuale libero spazio di espressione per i tifosi veri. Noi abbiamo preferito un compromesso all’italiana [...] Far pagare alla brava gente, il 99 per cento della popolazione sportiva, il prezzo dell’inazione. Filtraggi, controlli, vessazioni, ostacoli in nome della presunta sicurezza." Ne consegue "La costrizione della libertà individuale, senza ottenere la pace sociale. L’Italia è uno Stato di Polizia. Lo è sempre stata. I governanti conoscono solo la limitazione della libertà, l’aggressione del principio stesso di quel concetto...".
Sottolinea il fatto che le società sportive sono state costrette, tramite ricatti e intimidazioni da parte del ministro dell'interno Maroni, a fare le tessere; quindi incalza sulla sicurezza, affermando che "non si ottiene con i picchetti della polizia". E non risparmia il ministro Maroni: secondo Zamparini, il ministro "ha una cultura libertaria molto deficitaria. Il sale della nostra democrazia è trattare i cittadini da sudditi. Siamo gli ultimi della classe. Non solo in Europa, ma nel mondo." È preoccupato per gli atteggiamenti tenuti dai poliziotti, i quali "devono essere educati al colloquio e non allo scontro. [...] Ci sono tifosi che vengono malmenati senza colpe, da ragazzotti in divisa cui viene insegnato a odiare."
Conclude rincarando la dose: "È una finta democrazia, la nostra. [...] Al comando di questo paese, da troppo tempo, trionfano gli stupidi."

Ammirevole presa di posizione contro uno stato militarizzato, dove violenza, paura e intimidazioni vengono spacciate come le giuste soluzioni per garantire sicurezza.
Sicurezza....

venerdì 9 luglio 2010

Angeli e demoni aquilani

a) Molta strumentalizzazione. È questo il giudizio che il premier Silvio Berlusconi dà in merito agli incidenti, durante i quali due ragazzi sono rimasti feriti, avvenuti nel corso della manifestazione degli aquilani a Roma.
"Non ho ancora visto il resoconto delle forze dell'ordine - ha detto il cavaliere ai microfoni di Studio Aperto -, ma mi pare che ci sia stata molta strumentalizzazione. Noi abbiamo fatto come governo un intervento immediato ed efficace dopo il terremoto. La ricostruzione spetta agli enti locali, al Comune e alla Regione. Il governo doveva dare i finanziamenti, cosa che è stata fatta finora". Secondo Berlusconi, tutto quello che era nei compiti del governo è stato fatto: "Il governo - ha detto - ha fatto il miracolo per come è intervenuto subito dopo il terremoto, come nessun altro paese è riuscito a fare dopo una catastrofe naturale. In meno di 10 mesi abbiamo dato una casa a chi l'aveva persa".

b) Chiodi (presidente Regione abruzzo): infiltrati dietro gli incidenti. «Dalle notizie che ho, e che sono state confermate, la manifestazione era pacifica ma c'è stata l'infiltrazione di persone che preferiscono trovare tutte le occasioni per fare strumentalizzazioni».

c) Stefania Pezzopane, assessore della giunta Cialente al Comune di L’Aquila, stava in Piazza Navona con i 5 mila terremotati arrivati a Roma in pullman.
Mi dice della vergogna di essere caricati dalla polizia “come facinorosi, come furfanti”. Mi dice che non era mai successo nella storia d’Italia che i terremotati venissero presi a botte, “siamo primi anche in questo”. Dice che “a 15 mesi dal terremoto ci sono ancora 56 mila persone che vivono fuori casa”. Molti di loro in albergo, molti in case di parenti e amici sparpagliati in tutta la Regione, 18 mila nelle nuove abitazioni del progetto C.A.S.E.
“Ci hanno usato nei primi mesi della propaganda, ci hanno esibito tutti i giorni in televisione quando eravamo l’oggetto del miracolo berlusconiano. Ora che le cifre e la rabbia smentiscono tutta la propaganda che hanno costruito sul nostro dolore, i telegiornali davanti a noi scappano”. Ora i terremotati non fanno più notizia. Vengono nascosti come cenere sotto al tappeto, come residuo di una storia andata in onda tanto tempo fa e che adesso ha già stufato. Ancora i terremotati? Basta con questi terremotati. “Berlusconi è venuto a L’Aquila l’ultima volta a gennaio, sette mesi fa. Si è spaventato dei fischi. Da allora non si è più visto. Ha mandato un po’ di ministri, compresa la Prestigiacomo che ci diceva non preoccupatevi. Come no: e perché mai dovremmo preoccuparci? Durante la campagna elettorale sono venuti tutti, deputati, sottosegretari, ministri. Berlusconi ogni tanto telefonava”.
Ma quando è finita la campagna elettorale è finita anche la processione. Sono finite le promesse. Sono finite le telecamere. Ora tocca agli scudi, ai manganelli e a qualche ferito senza importanza.

d) Marco: "Vogliamo solo chiedere aiuto: siamo senza casa e senza lavoro, perché non ci lasciate il diritto di manifestare?", gridano in molti. Ma i manganelli spuntano quasi inaspettati. A qualche spinta un po' più corposa, gli agenti rispondono con gli sfollagente e ne fanno le spese due ragazzi. "Mi sono trovato davanti, inerme. Non ho detto e non ho fatto nulla, ma mi sono trovato schiacciato tra i pochi che spingevano e quelli che menavano - racconta Marco, che ha la testa fasciata e il volto dolorante e incredulo di chi non riesce a capire il perché di una reazione così forte -. Quello che mi dispiace è che da una manifestazione pacifica venga fuori questa immagine. Non siamo venuti a fare casino, ma solo a rivendicare i nostri diritti e a chiedere sostegno per la nostra città".

mercoledì 16 giugno 2010

Cartolina da Ponte Galeria

A tutte le persone che vivono in questo paese:
A tutti coloro che credono ai giornali e alla televisione. Qui dentro ci danno da mangiare il cibo scaduto, le celle dove dormiamo hanno materassi vecchi e quindi scegliamo di dormire per terra, molti fra di noi hanno la scabbia e la doccia e i bagni non funzionano. La carta igenica viene distribuita solo 2 giorni a settimana, chi fa lepulizie non fa nulla e lascia sporchi i posti dove ci costrigono a vivere. Il fiume vicino il parcheggio qui fuori è pieno di rane e zanzare che danno molto fastidio tutto il giorno, ci promettono di risolvere questo problema ma continua ogni giorno.Ci sono detenuti che vengono dai CIE e anche dal carcere che sono stati abituati a prendere la loro terapia ma qui ci danno sonniferi e tranquillanti per farci dormire tutto il giorno. Quando chiediamo di andare in infermeria perchè stiamo male, l’Auxilium ci costringe ad aspettare e se insistiamo una banda di 8-9 poliziotti ci chiude in una stanza con le manette, s’infilano i guanti per non lasciare traccia e ci picchiano forte. Per fare la barba devi fare una domandina e devi aspettare, 1 giorno a settimana la barba e 1 i capelli. Non possiamo avere la lametta. Ci chiamano ospiti ma siamo detenuti. Quello che ci domandiamo è perchè dopo il carcere dobbiamo andare inquesti centri e dopo che abbiamo scontato una pena dobbiamo stare 6 mesi in questi posti senza capire il perchè. Non ci hanno identificato in carcere? Perchè un’altra condanna di 6 mesi? Tutti noi non siamo daccordo per questa legge, 6 mesi sono tanti e non siamo mica animali per questo hanno fatto lo sciopero della fame tuttiquelli che stanno dentro il centro e allora, la sera del 3 giugno, è cominciata così: ci hanno detto: "se non mangi non prendi terapie" ma qui ci sono persone con malattie gravi come il diabete e se non mangiano e si curano muoiono.Uno di noi è andato a parlare con loro e l’hanno portato dentro una stanzadavanti l’infermeria dove non ci sono telecamere e l’hanno picchiato. Così la gente ha iniziato ad urlare di lasciarlo stare. In quel momento sono entrati quasi 50 poliziotti con il loro materiale e con un oggetto elettrico che quando tocca la gente, la gente cade per terra. Le guardie si sono tutte spostate sopra il tetto vicino la caserma deicarabinieri qui dentro, dove sta il campo da calcio. Dalla parte sinistra sono entrati altri 50 poliziotti. Quando abbiamo visto poliziotti, militari, carabinieri, polizia, finanza esquadra mobile ufficio stranieri (che sono i più infami) sui tetti, uno di noi ha cercato di capire perchè stavano picchiando il ragazzo nella stanza. «Vattene via sporco » un poliziotto ha risposto così. In quel momento siamo saliti tutti sopra le sbarre e qualcuno ha bruciatoun materasso e quindi i poliziotti si sono spavenati e sono andati fuori le mura per prendere qualcuno che scappava. Da quella notte non ci hanno fatto mangiare nè prendere medicine per due giorni. Abbiamo preso un rubinetto vecchio e abbiamo spaccato la porta per uscire e quando la polizia ha visto che la porta era aperta hanno preso caschi e manganelli e hanno picchiato il più giovane del centro, uno egiziano. L’hanno fatto cadere per terra e ci hanno picchiati tutti anche con il gas, hanno rotto la gamba di un algerino e hanno portato via un vecchio che la sua famiglia e i sui figli sono cresciuti qui a Roma, hanno lanciato lacrimogeni e hanno detto che noi abbiamo fatto quel fumo per non far vedere niente alle telecamere. Così hanno scritto sui giornali. Eravamo 25 persone e alcune uscivano dalla moschea lontano dal casino, ma i giornali sabato hanno scritto che era stato organizzato tutto dentro la moschea e ora vogliono chiuderla. La moschea non si può chiudere perchè altrimenti succederebbe un altro casino.
Veniamo da paesi poveri, paesi dove c'è la guerra e ad alcuni di noi gli hanno ammazzato le famiglie davanti gli occhi. Alcuni sono scappati per vedere il mondo e dimenticare tutto e hanno visto solo sbarre e cancelli.Vogliamo lavorare per aiutare le nostre famiglie solo che la legge è un po' dura e ci portano dentro questi centri. Quando arriviamo per la prima volta non abbiamo neanche idea di come è l'Europa. Alcuni di noi dal mare sono stati portati direttamente qui e non hanno mai visto l'Italia. La peggiore cosa è uscire dal carcere e finire nei centri per altri 6 mesi. Non siamo venuti per creare problemi, soltanto per lavorare e avere unavita diversa, perchè non possiamo avere una vita come tutti? Senza soldi non possiamo vivere e non abbiamo studiato perchè la povertà èil primo grande problema. Ci sono persone che hanno paura delle pene e dei problemi nel proprio paese. Per questi motivi veniamo in Europa. La legge che hanno fatto non è giusta perchè sono queste cose che ti fanno odiare veramente l'Italia. Se uno non ha mai fatto la galera nel paese suo, ha fatto la galera qua inItalia.Vogliamo mettere apposto la nostra vita e aiutare le famiglie che ci aspettano.
Speriamo che potete capire queste cose che sono veramente una vergogna.
Un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria

venerdì 11 giugno 2010

"La porta era aperta"

Immaginate di stare a dormire e vi svegliano delle divise blu alle 8 della mattina, che ti stanno già in camera, affianco al letto invitandoti ad alzarti. Ci metti qualche secondo per capire se è un incubo, uno scherzo o qualcosa di simile. Chiedendo agli altri compagni poi, ho scoperto che anche loro, sbalorditi hanno chiesto "ma è vero"?
Cosa ci fanno alle 8 della mattina a fianco al tuo letto? "Accertamenti". Sventola un distintivo, occhiali da sole e alcune panze. Prendo coscienza di me, sono davvero li, non so quanti in casa. Comincio a capire le parole ma c'è stata una frase, la prima, che subito ha suonato strano: "La porta era aperta". Per un' attimo, il mio cervello incosciente ha pensato che quei gendarmi siano entrati in casa perché preoccupati di una porta aperta e per l'incolumità dei ragazzi all'interno...che sciocco che sono, ancora credevo in loro.
In mutande, mi ritrovo questo sconosciuto che cerca droga in casa. Ci chiedono se vogliamo chiamare avvocati, ma non avendo nulla da nascondere, non ne sentivo il bisogno; anche se avrei dovuto farlo...
Sono in due, poi in tre. Sento voci dalle altre stanze...la casa è infestata.
"Cerchiamo canne, hashish, droga...se ce l'avete è meglio che ce lo dite perché tanto le troveremo".
Neghiamo serenamente con la certezza di avere la coscienza a posto e assistiamo alla scena. Aprono tutti i cassetti, svuotano portafogli, armadi, materassi, scatole. Tutti i vestiti sono mossi, ogni libro viene setacciato e alcuni diari e quaderni vengono letti.
La ragazza deve andare in bagno. "Un momento, prima devo controllarlo". Ok, adesso possiamo andare a pisciare nel bagno di casa, chiaramente squadrati e fissati per evitare scherzi.
I posaceneri vengono riuniti su una sedia e setacciati con guanti di lattice:
-"E queste cosa sono?!"
-"Sigarette" rispondiamo tranquillamente.
- "Non costringeteci a chiamare i cani"
Documenti sequestrati. La cucina è controllata a tappeto: ogni tovaglia spostata, ogni barattolo aperto, ogni dispenza setacciata. Poi via alle altre stanze che vengono spolverate da cima a fondo fin sotto i materassi...senza alcun esito. Non trovando niente, si buttano in qualche cd masterizzato, minacciando multe salatissime perché...ascoltiamo musica. Più le mani gli rimangono vuote e più le domande si fanno incalzanti, forse per coprire questo loro illegittimo e vergognoso flop senza senso.
- "Cosa studiate?" ci chiedono.
- "Biologia, informatica, niente...". Quindi nessuno studia diritto e conosce leggi in riguardo a perquisizioni in casa, buon per loro. Poche altre classiche battute sarcastiche e viscide e poi via a mani vuote. Appuntamento fra mezz'ora in caserma per firmare il "verbale negativo".
Ci prendiamo un caffé, ci sediamo un attimo a parlare. Sono passati 45 minuti in cui lo Stato c'ha violato, è entrato in casa di nascosto per cercare qualcosa che non c'é. Ancora non ci credo, mi sale una rabbia incredibile e un odio feroce verso di loro e verso la nostra impotenza a far si che esista giustizia nelle forze dell'ordine. Come è stato possibile? Come ci siamo arrivati? Chi ha permesso che si possa arrivare a tanto?
Non siamo riusciti ad entrare in caserma: c'hanno fermato in portineria dove una bollente saletta piena di mosche, ci offriva 4 divanetti in pelle puzzolenti di sudore e un mensile su San Antonio da Padova. In quell'ora abbondante d'attesa, siamo usciti nel piazzale interno per prendere un pò di ossigeno ma ci è stato "vietato passeggiare". Finalmente uno della cricca della mattinata arriva con un mazzo di fogli. Più volte ci si dice che il verbale è negativo, "tutto apposto" in modo che non rompiamo i coglioni e ce ne andiamo via felici e contenti senza fiatare.
Ma come potersi fidarsi di questa gente? Lo leggiamo riga per riga, parola per parola, nulla ci deve sfuggire né nulla deve essere permesso a loro. L'agente diventa nervoso.
Siamo pienamente coscienti che sono entrati in casa senza un regolare mandato e sarebbero perciò punibili per legge. In casa di illegale c'erano solo loro...
"Come siete entrati?" gli chiediamo.
"Chi"' risponde imbarazzato.
"Voi a casa come ci siete entrati?"
"La porta era aperta...dai su firma".

In nessun modo, con nessuna parata per strada, nessun calendario, nessun funerale di Stato potrebbero mai riacquistare la nostra fiducia.

venerdì 30 aprile 2010

Il passatempo del carabiniere

Tre uomini neri ammanettati, dei quali uno nudo; e un gruppo di carabinieri che li pestano a sangue, prendendoli a manganellate.
Una telecamera della caserma di via del campo a Ferrara riprende un'episodio shoccante di scandalosa e ordinaria violenza da parte dello Stato.
Uno dei carabinieri protagonisti del video è sotto giudizio. Le vittime sono uomini stranieri trattenuti per stato di ebbrezza e resistenza a pubblico ufficiale, e pare che questa sia stata la punizione scelta dagli uomini delle forze dell'ordine: ammanettati, umiliati, pestati, trattenuti per interminabili ore...Uno dei fermati in particolare ha subìto pesanti maltrattamenti, violenze e colpi inferti con manganello. Lo si vede ammanettato e indifeso, subire un pestaggio gratuito per poi essere scaraventato e trattenuto a forza per terra. Un altro viene denudato e selvaggiamente esposto ai divertimenti e ai sevizi dei gendarmi i quali pare lo facciano pregare inpiedi davanti ad un lenzuolo.
Si tratta, giova ricordarlo, di persone affidate a un apparato dello Stato italiano, all'interno di una caserma dello Stato, che ne deve garantire l'incolumità. Quanto ancora dovranno ripetersi fatti del genere prima che qualcuno intervenga? Quanto ancora potremmo preoccuparci per le nostre stesse vite e ancora chissà quanti fatti avvengono giornalmente nelle carceri, nei CPT, per le strade e nelle caserme italiane senza che se ne sappia nulla?
Come non ricordare Federico Aldrovandi, un ragazzo di 18 anni massacrato di botte per strada sempre a Ferrara dalla polizia per "un controllo finito male"; e che dire di Giuseppe Uva, ucciso nel 2008 dopo una notte d'inferno in caserma, massacrato e seviziato con brutale violenza per poi essere ricoverato in ospedale e morire per farmaci che palesemente sono incompatibili con l'alcol; o Stefano Cucchi, l'ennesima tragica ferita aperta.
Tutti morti accidentali, certo... Tutti morti da soli, chi per "overdose", chi per "eccessi autolesionistici" e "controlli finiti male", chi perché "era già ferito"... Erano tutti pazzi, ubriachi e drogati che si sono ammazzati di botte da soli mentre le forze dell'ordine stavano a guardare, innocenti...
Ma come fanno a raccontarci queste cose...Ma con che coraggio ci dicono queste menzogne...ma con che coraggio ce ne stiamo zitti ad aspettare che ammazzino a noi, un qualsiasi giorno in cui si sono svegliano male, un qualsiasi giorno di ordinario abuso di potere, un qualsiasi giorno qualsiasi, in questo paese così tanto particolare.

Link del video di Ferrara

martedì 23 marzo 2010

Massacrato, come da protocollo

Varese, 14 giugno 2008. Giuseppe Uva e Alberto Biggiogero vengono fermati a piedi in stato di ebbrezza verso le 3 del mattino da una volante dei carabinieri e una della polizia. I due cercano di fuggire ma vengono subito bloccati e spinti a forza in due auto diverse. In caserma, Biggiogero resta nella sala d’attesa controllato a vista, ma per un lunghissimo lasso di tempo, sente Uva urlare da un'altra stanza. Grida ai presenti di smettere di “massacrarlo” ma viene minacciato di subire la stessa sorte. Verso le 4:00, di nascosto chiama con il proprio cellulare il 118. Di seguito, si riporta quella telefonata e la successiva, fatta dal 118 al centralino della caserma.
Biggiogero (sottovoce): «Posso avere un’autolettiga qui alla caserma di via Saffi? Praticamente stanno massacrando un ragazzo».
Centralinista 118: «Ma in caserma?»
B.«Sì»
C. 118: «Ho capito. Va bene adesso la mando».
Dopo due minuti, Centralinista 118: «Mi hanno richiesto un’ambulanza. Non so mi ha chiamato un signore dicendo di mandare un’ambulanza lì da voi, me lo conferma?»
Carabinieri: «No, ma chi ha chiamato scusi?»
C. 118: «Un signore. Mi ha detto che lì stanno massacrando un ragazzo e che voleva un’ambulanza».
Carabinieri: «un attimo che chiedo…No guardi son due ubriachi che abbiamo qui in caserma, adesso gli tolgliamo il cellulare. Se abbiamo bisogno ti chiamiamo noi».
Biggiogero, prima che gli venga portato via il cellulare, riesce a chiamare il padre il quale giunge in caserma offrendosi di accompagnare il ragazzo in ospedale, ma i carabinieri rispondono che il medico presente nella struttura è già sufficiente. Alle 5 del mattino sono i carabinieri a chiamare un'ambulanza, richiedendo un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) per il ragazzo fermato. Uva viene portato quindi al pronto soccorso dell'ospedale di Circolo, viene richiesto il TSO e, verso le 8.30 , è trasferito nel reparto psichiatrico dello stesso ospedale.
Alle 10.30 viene constatato il decesso per arresto cardiaco e dagli esami tossicologici, risulta che la morte è riconducibile alla somministrazione di farmaci controindicati in caso di assunzione di alcol.
L'autopsia è stata fatta in maniere sbrigativa e parziale, senza gli esami radiologici necessari ad accertare fratture e minimizzando o ignorando l’importanza delle lesioni presenti sul suo corpo, in particolare sul dorso e nella regione anale.
Secondo il comandante di polizia ubicato presso il pronto soccorso dell'ospedale, dal referto medico si evinceva la non traumaticità dell'evento e ciò ha causato l'avvenuta conoscenza della morte di Uva in ritardo. Inoltre si legge che la salma di Uva giaceva «supina e senza abiti, con vistose ecchimosi rosso-bluastre nel naso e nel collo, e su tutta la parete dorsale...lesioni di cui non viene fatta menzione nel verbale medico di accettazione». Il comandante aggiunge: «che non vi è traccia degli slip del “de cuius” e su chi abbia provveduto alla loro rimozione dal corpo, indumento tra l'altro, neppure consegnato ai parenti» (probabilmente perché intrisi di sangue). Nel verbale di sequestro degli indumenti viene evidenziato come sui blue jeans del defunto, tra il cavallo e la zona anale, ci sia una «vistosa macchia di liquido rossastro».
Giunta la famiglia in ospedale, alla sorella gli hanno mostrato il ragazzo dicendole che stava dormendo tranquillamente e che si sarebbe svegliato nel pomeriggio. Saputo della morte e visto il cadavere, la ragazza ha chiesto spiegazioni ai medici per le numerose lesioni del fratello e questi le risposero che erano i segni fatti dagli infermieri nei tentativi di rianimarlo...
A distanza di 21 mesi dalla morte di Uva l'indagine sembra destinata all’inconcludenza: due medici sono indagati, ma per quanto riguarda la responsabilità di coloro che hanno trattenuto illegalmente Uva e lo hanno sottoposto a violenze, si procede contro ignoti. Due giorni fa l'Avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi e, prima, dei genitori di Federico Aldrovandi, ha assunto il patrocinio di Lucia Uva, sorella di Giuseppe, come persona offesa dal reato.
La madre: Continuerò a lottare per sapere che cosa è successo a Giuseppe e a tutti quei ragazzi, tutti, a incominciare da Stefano, Federico, Marcello, tutta questa gente che muore per un arresto cardiaco: chissà perché! Mi chiedo il perché! Alle favole non ci credo più, ormai ho 50 anni e ho smesso di credere alle favole quando avevo 6 anni: voglio sapere perché Giuseppe è morto!”
Il video e i racconti della famiglia.