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giovedì 8 luglio 2010

libera VIVA VOCE

VIVA VOCE festival 2010

Dopo il successo della scorsa edizione quest’anno ci saranno ospiti scottanti a cominciare da:

giovedì 8 luglio – incontro dibattito con Marco Travaglio (giornalista, Il fatto quotidiano);

giovedì 15 luglio – incontro dibattito con Gioacchino Genchi (ex direttore del nucleo anticrimine della sicilia occidentale e consulente tecnico dell’autorità giudiziaria) e Bruno Tinti (ex magistrato della corte di cassazione, giornalista, il fatto quotidiano);

giovedì 22 luglio – presentazione del libro “Don Vito” di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata. Oltre agli autori sarà presente la giornalista Sandra Amurri.

Gli incontri avranno luogo dalle 21:00
presso il parco Rodari di Borghetto di Monte San Vito (AN).

Uscita autostrada Ancona Nord, superare Chiaravalle, direzione Monte San Vito.

venerdì 12 marzo 2010

TV Regime

Per il magnate dei media italiani silvio berlusconi, si alternano buone e cattive notizie sul fronte televisivo. Ce l'ha messa tutta per oscurare gli avversari e censarare i nemici di partito come quei comunisti di Santoro, Floris e Dandini; ma proprio oggi il Tar del Lazio ha bocciato il regolamento sul blocco dei tolk show nel periodo elettorale, facendo così rischiare in Italia addirittura veri dibattiti democratici: un bel problema!
Per ora la mannaia censuratrice di B nei mass media sta funzionando alla perfezione: per quanto si legge su Repubblica, l' Authority ha richiamato le reti italiane Rai e Mediaset (una sotto il controllo di B. e l'altra di propietà di B. tanto per ricordare) perché nelle ultime settimane l'informazione dei telegiornali è stata "squilibrata" e palesemente in favore del centrodestra. Nella settimana compresa tra il 28 febbraio e il 6 marzo, il Tg1 guidato da Augusto Minzolini ha concesso alla maggioranza di governo ben il 56% dell'informazione politica contro un misero 18% all''opposizione (Pd, Idv, Radicali, Sel, Udc), con il Partito democratico al 9%. E nelle due settimane precedenti, dall'11 al 27 febbraio, i dati erano ancor più squilibrati con un rapporto di 69,5 a 18,5%. Sugli altri telegiornali le cose non vanno meglio: Al Tg2 il rapporto fra maggioranza e opposizione è 59 a 23%. Al Tg3 50 e 23. Tg4: 72%, Pd 1,7%. Tg5: 60,9 Pdl contro il 13,4 del Pd. Studio aperto 57 a 17. Solo SkyTg24 pare che rispetti alla perfeziona la Par condicio.
Ma un'altro mezzo di informazione molto pericoloso e sottovalutato è il telefono...
L'INCHIESTA: B ce l'ha sempre avuta contro le intercettazioni perché l'hanno sempre sgamato e continuano a farlo. L'ultima accusa che si aggiunge all'interminabile lista che interessa l'imputato Berlusconi proviene dalla Guardia di Finanza, la quale ha intercettato il premier mentre chiede a Innocenzi (Agcom) sanzioni contro Santoro. Nell’inchiesta Minzolini e Masi. Da un’indagine della procura di Trani emerge un giro di telefonate nelle quali B. vuole bloccare le puntate sul caso Mills e il pentito Spatuzza. Nel mirino anche Floris e la Dandini. Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero. Un membro dell'Agcom – dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 al telefono con il capo del governo annunciava d'aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati e le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi, sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni, e nel procedimento aperto dalla procura di Trani risulterebbero ora indagati (il resto della notizia sulle intercettazioni da Il Fatto)

venerdì 5 marzo 2010

Il Petrolio di Pasolini

Il 5 marzo 1922 a Roma nasceva il genio Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi poeti, scrittori e registi italiani. La sua fama non ha confini nel mondo e ancora tutt'oggi non si ha compreso completamente la profondità e la lungimiranza presente nel patrimonio intellettuale e artistico che ci ha lasciato. Pasolini era anche un grande intellettuale, un filosofo, un lucido pensatore e forse proprio per questo era un uomo troppo scomodo per mantenerlo in vita. Nel 75' stava scrivendo un romanzo particolare, "Petrolio" . Non riuscì a terminarlo, perché la notte del 2 novembre 1975 venne massacrato con bastoni, spranghe e catene per poi, inerme e stremato, essere investito nei pressi del lido di Ostia, vicino al mare, su un campetto da calcio. Tutt'oggi, i sicari non sono ancora stati trovati e quando questo accade, dietro c'è sempre lo Stato e come dice Giovanna Marini prima di cantare la sua meravigliosa canzone dedicata al poeta, "un paese capace di uccidere un genio è un paese malato". E' chiaro che una violenza disumana e mafiosa come quella subita, stava a significare che per qualcuno, quell'uomo sapeva troppo. La morte di Pasolini inoltre è macchiata di falle, errori, insabbiature giudiziarie, corruzione e false testimonianze; in modo da coprire i veri colpevoli e archiviare il caso in fretta. Per molti anni, l'unica persona accusata dell'omicidio fù Pino Pelosi, un ragazzo all'ora diciassettenne, che avrebbe ucciso il poeta inséguito a sue pressanti molestie sessuali. Il ragazzo si dichiarò colpevole e venne accusato d' omicidio, ma fu subito evidente che un giovane così esile, non sarebbe mai riuscito a macellare il corpo di Pasolini (fra l'altro esperto di arti marziali), e dall'analisi fatta sul bastone che il ragazzo sostenne di aver utilizzato per colpirlo, risultò addirittura la presenza di marciume nel legno. L'ipotesi del sabotaggio delle indagini è ancor più avvalorato dal fatto che già dalla mattina successiva, il luogo del delitto era aperto a telecamere, giornalisti e popolani che hanno curiosato e vagabondato nell'area, inquinando le prove e annullando ogni possibile ricerca di tracce e indizi.
Sul romanzo "Petrolio" (usando nomi di fantasia ma comunque molto intuibili sul panorama pubblico degli anni 70') Pasolini sosteneva che Mattei non era morto per un incidente d'aereo, bensì per un attentato legato al commercio del petrolio. Ad onor del vero, dopo il massacro del poeta, alcune parti del suo racconto vennero rubate, incluso l' appunto 21 intitolato "Lampi sull'Eni". In esso veniva sviluppato con precisione tutto il caso legato a Mattei, smascherando e rendendo pubblici i nomi dei responsabili del delitto. Ora, l'appunto 21 era scomparso da più di trent'anni e il suo contenuto avvolto dal mistero, finché non si sa come, un brav'uomo di Stato come il tristemente noto senatore Marcello Dell'Utri sostiene di possederlo. Conoscendo il suo passato mafioso e non lodevole, il fatto che sia lui ad averlo, dopo che lo stesso venne rubato inséguito all'omicidio del suo autore, non mi stupisce. Più che altro, se si pensa all'affidabilità e alla sincerità di un plurigiudicato come Dell'Utri, si rimane scettici sulla veridicità delle sue affermazioni, soprattutto ricordando l'infondata autenticità di presunti diari di Mussolini che il senatore sosteneva di possedere. Anche la stessa nipote di Pasolini, Graziella Chiarcossi si dice non convinta e il giudice Calia aggiunge «E' pazzesco, roba da matti, incredibile. Quel capitolo del romanzo “Petrolio” rappresenta un documento storico sulle stragi d’Italia e in termini giuridici è un corpo di reato». Ad ogni modo, il senatore sostiene di avere quelle 78 pagine scomparse che anticipa essere "inquietanti" e rimanda la loro presentazione in occasione dell'inaugurazione del suo 21° mercato del libro antico che aprirà l'11 Marzo a Milano, in concomitanza con una mostra fotografica di scatti inediti riguardanti il poeta.
Che sia vero o no, resta il fatto che un intellettuale grandioso come Pasolini sia stato barbaramente ucciso in modo che non parlasse e che i suoi mandanti e assassini siano stati volutamente nascosti e protetti. Prima o poi questo Appunto 21 verrà fuori, ma sarà certamente troppo tardi per giudicare i colpevoli che stanno dietro all'omicidio Mattei (che fra l'altro possiede evidenti correlazioni con questa ed altre stragi di Stato come quella di Piazza Fontana) e a quello dell'intellettuale. Quel "Petrolio" che Pasolini non è riuscito a smascherare, vive ancora nelle nostre istituzioni, nei governi corrotti e nell'economia, contaminando e avvelenando la democrazia di un paese malato.

mercoledì 24 febbraio 2010

Colazione da Tiffany

Di Girolamo:"I fatti riferiti non mi appartengono". "C'è una tempesta sulla mia persona ma io non conosco le accuse che mi vengono contestate. Ho letto solo quello che mi avete comunicato voi ieri sera e che ho letto stamani sui giornali.
Ho il massimo rispetto per i magistrati ma non conosco le carte. Tutti i fatti contestatemi non mi appartengono" ha ribadito il senatore. "Non ho mai avuto contatti né con la mafia né con la 'ndrangheta né con la camorra. Sono stato una sola volta ospite in Calabria di un collega per una colazione elettorale e ci sono tornato, successivamente, per ringraziare dopo l'elezione".

Nella foto: il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo (a sinistra) insieme al boss della 'Ndrangheta Franco Pugliese.

martedì 23 febbraio 2010

L'antimafia a Tolentino

Sabato 27 febbraio, alle ore 21.00, presso l’Auditorium dell’Istituto d’Istruzione Superiore “F. Filelfo” di Tolentino, il magistrato Antonio Ingroia presenterà il suo libro “C’era una volta l’intercettazione telefonica”, edito da Nuovi Equilibri. La presentazione del libro di Ingroia costituisce una importante occasione per contribuire alla sensibilizzazione nel campo della cultura della legalità, del rispetto delle regole, dei comportamenti responsabili. Si tratta di un libro molto attuale: le intercettazioni sono nate e si sono evolute di pari passo con le tecnologie e i cambiamenti sociali. Il loro utilizzo è stato sottoposto a precise regole, la più importante delle quali è la richiesta da parte del pubblico ministero seguita dall'autorizzazione di un giudice per le indagini preliminari. Nel libro di Ingroia si va alla ricerca di fatti che dimostrino quanto il pericolo tanto gridato sia inesistente, rifacendosi alle intercettazioni per i reati di mafia e al valore che hanno in fase processuale. Chi e'? Antonio Ingroia, magistrato, si forma professionalmente a Palermo nel pool di Falcone e Borsellino. Quest'ultimo l'aveva espressamente voluto al proprio fianco. Sostituto procuratore a Palermo dal 1992 con Gian Carlo Caselli, diviene un importante pubblico ministero antimafia, si occupa di noti casi legati alla malavita organizzata e conduce processi di una certa rilevanza sui rapporti tra la mafia e il mondo della politica e dell'economia. Nel 2009 è stato nominato procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo.
L’incontro è promosso dall’Associazione Città del Sole di Tolentino con il patrocinio e sostegno del Comune.
Video: Ingroia sul processo breve
Video: Ingroia: la mafia e Berlusconi

lunedì 8 febbraio 2010

Compagni di merenda ad Arcore

"Nel 1994, l'ingegner Lo Verde, alias Bernardo Provenzano, mi fece avere una lettera destinata a Dell'Utri e Berlusconi. Io la portai subito a mio padre, in carcere. Mi disse che con quella lettera si voleva richiamare Berlusconi e Dell'Utri, perché ritornassero nei ranghi. Mio padre mi diceva che Forza Italia era nato grazie alla trattativa e che Berlusconi era il frutto di tutti questi accordi. Oggi è rimasta solo una parte di quella lettera, eppure fino a pochi giorni prima della perquisizione fatta dai carabinieri nel 2005 a casa mia, il documento era intero. Ne sono sicuro. Non so cosa sia successo dopo". In ciò che è rimasto nella lettera si legge: «... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento, onorevole Berlusconi, vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive». Massimo Ciancimino spiega: "Provenzano voleva una sorta di consulenza da parte di mio padre". Berlusconi aveva detto che "se un suo amico fosse sceso in politica, lui non avrebbe avuto problemi a mettere a disposizione una delle sue reti" e Provenzano era uno di questi suoi "amici". Secondo Massimo Ciancimino "A mio padre, nel rapporto con Cosa nostra, si sarebbe sostituito Marcello Dell'Utri". SERVIZI SEGRETI: Nell’audizione del pentito torna il misterioso “signor Franco”, l’agente dei servizi segreti che secondo Ciancimino junior sarebbe stato in contatto con il padre e con Provenzano. “Dopo un’intervista con Panorama, in cui emergeva in qualche modo un mio ruolo nell’arresto di Riina, il signor Franco mi invitò caldamente a tacere e a non parlare più di certe vicende perché tanto non sarei mai stato coinvolto e non sarei mai stato chiamato a deporre. Cosa che effettivamente avvenne – accusa Ciancimino junior - visto che fino al 2008, quando decisi di collaborare con i magistrati, nessuno mi interrogò mai”. Anche durante gli arresti domiciliari Massimo Ciancimino avrebbe ricevuto una strana visita: “Un capitano dei carabinieri – dice il testimone – mi invitò caldamente a non parlare della trattativa e dei rapporti con Berlusconi”.
Da Repubblica

Insomma un pentito di mafia, per la seconda volta, rivela i rapporti fra il Capo del Governo e la mafia. La stampa internazionale insorge, l'opinione pubblica tace. Solo Bondi parla: "Fango e calugne pre elettorali"

Video: Berlusconi e la Mafia