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venerdì 13 maggio 2011

Rapporto all'Italia

mercoledì 6 aprile 2011

Reportage dall'inferno

Dall'altra parte del Mediterraneo, nuove generazioni di giovan* dalla Tunisia fino alla Siria, passando per la Libia e l'Egitto stanno abbattendo, al grido di democrazia e più degne condizioni di vita, regimi dittatoriali, da troppo tempo foraggiati dagli interessi globali. ù Nuovi scenari di guerra li costringono nei campi profughi o alla fuga. La cronaca quotidiana dal carcere a cielo aperto dell'isola di Lampedusa, dove anche i cittadini solidali sono prigionieri, è la risposta cieca del Governo Italiano e dell'Unione Europea. E' tempo di interrogarci su nuove forme di accoglienza, su un reale diritto di asilo e di protezione europei, sul rifiuto della propaganda della paura orchestrata dai veri responsabili di questa crisi, da tutte e due le sponde del Mediterraneo. Uniti contro la Crisi. Uniti per la Liberta'.

Il resoconto di Pietro Fanesi e Stefano Re tornando da Lampedusa

In diretta seguiremo lo svolgersi della carovana in Tunisia Uniti per la Libertà

Uniti per la Libertà! Contro i bombardamenti in Libia

Al fianco delle rivolte in Maghreb e Mashrek

Con i profughi e i lampedusani ostaggio del governo. Per l'asilo politico europeo

A sostegno della carovana Uniti per la Libertà che dalla Tunisia raggiungerà la Libia

Esordio delle iniziative di Aprile e Maggio di Falkatraz Resiste 2011

--  LE PROSSIME INIZIATIVE X FALKATRAZ RESISTE 2011:
VENERDI' 15 APRILE CENTRO PERGOLI DI PIAZZA MAZZINI ORE 21 http://falkatraz.noblogs.org/files/2011/04/venerdi-15-aprile-2011-683x1024.jpg Uniti per i beni comuni: per l'acqua pubblica e contro il nucleare.

LUNEDI' 25 APRILE PARCO KENNEDY DALLE ORE 15 http://falkatraz.noblogs.org/files/2011/04/falkatraz-25aprile2011small-724x1024.jpg DEDICATO AL PARTIGIANO GIANFRANCO PISTOLA

martedì 15 febbraio 2011

Un giorno in pretura

Bbc: “Giudizio immediato per Berlusconi accusato di aver pagato per fare sesso con una 17enne”

Cnn: “Il premier, Silvio Berlusconi, sarà processato per aver fatto sesso con una prostituta minorenne e per abuso di potere”

Le Monde: “Affaire Ruby, la giustizia italiana decide per il ‘processo immediato’ a Berlusconi”

Sky News: “Berlusconi affronta il processo per il sesso con un’adolescente”.

Financial Times: “Il premier Silvio Berlusconi rinviato a giudizio con l’accusa di aver pagato una relazione sessuale con una teenager minorenne e tentato di coprire la vicenda”

The Wall Street Journal: “Berlusconi a processo per prostituzione minorile”

Abc News: “Berlusconi a processo in un’inchiesta sulla prostituzione”

Al-Jazeera: “Berlusconi sarà processato per aver pagato una relazione sessuale con una minorenne e aver abusato della sua posizione, tentando di coprire la vicenda”

Sueddeutsche: “Berlusconi in tribunale per gli scandali sessuali”

Bild: “Berlusconi a processo”

Stern: “Berlusconi in giudizio”

El Mundo: “Berlusconi sarà giudicato per abuso di potere e prostituzione minorile”

El Paìs: “Berlusconi sarà giudicato ad aprile per prostituzione minorile e concussione”

Foto: Wall street journal

giovedì 21 ottobre 2010

La divisa dell'assassino...


In questi giorni media mainstream e blog stanno parlando tanto della schifosa cricca di Alessio Burtone, il ventenne romano che ha causato la morte di Maricica Hahaianu. Un mix di sessismo e razzismo che è anche un significativo “quadretto” dell’Italia di oggi.
Ma pressoché NESSUNO ha nemmeno vagamente nominato la morte di un’altra donna romena, coetanea di Maricica, a Palermo lo scorso 4 ottobre.
Di questa donna è dato solo di sapere le iniziali del nome – R. T. – e che faceva la “badante”. E’ morta dopo essere stata mandata in coma da un maresciallo dei carabinieri – di cui ovviamente non è dato di sapere il nome, ma solo che era, in quel momento, “fuori servizio” – che l’ha investita all’alba del primo di ottobre e poi se n’è scappato.
Già la notizia dell’incidente aveva trovato spazio solo in qualche trafiletto marginale, ma la notizia della sua morte è stata sapientemente occultata/censurata agli occhi dei più.
Non siamo, ovviamente, così ingenue da chiederci il perché...

venerdì 11 giugno 2010

"La porta era aperta"

Immaginate di stare a dormire e vi svegliano delle divise blu alle 8 della mattina, che ti stanno già in camera, affianco al letto invitandoti ad alzarti. Ci metti qualche secondo per capire se è un incubo, uno scherzo o qualcosa di simile. Chiedendo agli altri compagni poi, ho scoperto che anche loro, sbalorditi hanno chiesto "ma è vero"?
Cosa ci fanno alle 8 della mattina a fianco al tuo letto? "Accertamenti". Sventola un distintivo, occhiali da sole e alcune panze. Prendo coscienza di me, sono davvero li, non so quanti in casa. Comincio a capire le parole ma c'è stata una frase, la prima, che subito ha suonato strano: "La porta era aperta". Per un' attimo, il mio cervello incosciente ha pensato che quei gendarmi siano entrati in casa perché preoccupati di una porta aperta e per l'incolumità dei ragazzi all'interno...che sciocco che sono, ancora credevo in loro.
In mutande, mi ritrovo questo sconosciuto che cerca droga in casa. Ci chiedono se vogliamo chiamare avvocati, ma non avendo nulla da nascondere, non ne sentivo il bisogno; anche se avrei dovuto farlo...
Sono in due, poi in tre. Sento voci dalle altre stanze...la casa è infestata.
"Cerchiamo canne, hashish, droga...se ce l'avete è meglio che ce lo dite perché tanto le troveremo".
Neghiamo serenamente con la certezza di avere la coscienza a posto e assistiamo alla scena. Aprono tutti i cassetti, svuotano portafogli, armadi, materassi, scatole. Tutti i vestiti sono mossi, ogni libro viene setacciato e alcuni diari e quaderni vengono letti.
La ragazza deve andare in bagno. "Un momento, prima devo controllarlo". Ok, adesso possiamo andare a pisciare nel bagno di casa, chiaramente squadrati e fissati per evitare scherzi.
I posaceneri vengono riuniti su una sedia e setacciati con guanti di lattice:
-"E queste cosa sono?!"
-"Sigarette" rispondiamo tranquillamente.
- "Non costringeteci a chiamare i cani"
Documenti sequestrati. La cucina è controllata a tappeto: ogni tovaglia spostata, ogni barattolo aperto, ogni dispenza setacciata. Poi via alle altre stanze che vengono spolverate da cima a fondo fin sotto i materassi...senza alcun esito. Non trovando niente, si buttano in qualche cd masterizzato, minacciando multe salatissime perché...ascoltiamo musica. Più le mani gli rimangono vuote e più le domande si fanno incalzanti, forse per coprire questo loro illegittimo e vergognoso flop senza senso.
- "Cosa studiate?" ci chiedono.
- "Biologia, informatica, niente...". Quindi nessuno studia diritto e conosce leggi in riguardo a perquisizioni in casa, buon per loro. Poche altre classiche battute sarcastiche e viscide e poi via a mani vuote. Appuntamento fra mezz'ora in caserma per firmare il "verbale negativo".
Ci prendiamo un caffé, ci sediamo un attimo a parlare. Sono passati 45 minuti in cui lo Stato c'ha violato, è entrato in casa di nascosto per cercare qualcosa che non c'é. Ancora non ci credo, mi sale una rabbia incredibile e un odio feroce verso di loro e verso la nostra impotenza a far si che esista giustizia nelle forze dell'ordine. Come è stato possibile? Come ci siamo arrivati? Chi ha permesso che si possa arrivare a tanto?
Non siamo riusciti ad entrare in caserma: c'hanno fermato in portineria dove una bollente saletta piena di mosche, ci offriva 4 divanetti in pelle puzzolenti di sudore e un mensile su San Antonio da Padova. In quell'ora abbondante d'attesa, siamo usciti nel piazzale interno per prendere un pò di ossigeno ma ci è stato "vietato passeggiare". Finalmente uno della cricca della mattinata arriva con un mazzo di fogli. Più volte ci si dice che il verbale è negativo, "tutto apposto" in modo che non rompiamo i coglioni e ce ne andiamo via felici e contenti senza fiatare.
Ma come potersi fidarsi di questa gente? Lo leggiamo riga per riga, parola per parola, nulla ci deve sfuggire né nulla deve essere permesso a loro. L'agente diventa nervoso.
Siamo pienamente coscienti che sono entrati in casa senza un regolare mandato e sarebbero perciò punibili per legge. In casa di illegale c'erano solo loro...
"Come siete entrati?" gli chiediamo.
"Chi"' risponde imbarazzato.
"Voi a casa come ci siete entrati?"
"La porta era aperta...dai su firma".

In nessun modo, con nessuna parata per strada, nessun calendario, nessun funerale di Stato potrebbero mai riacquistare la nostra fiducia.

venerdì 21 maggio 2010

Il tg degli aBusi

Dopo l'annunciato abbandono di Santoro alla Rai a causa delle profonde inimicizie creatosi in Rai solo per aver detto la pura verità, si annuncia un'altra batosta per il regime mediatico Berlusconiano, che a forza di insabbiare e falsificare la realtà pur di occultare il vero operato e spirito nefasto del governo; manda in rovina il prestigio decennale della Tv pubblica italiana. Infatti, la storica conduttrice del Tg1 Maria Luisa Busi, ha deciso di abbandonare la conduzione del telegiornale, a causa dell'indegno operato del suo direttore Minzolini, apertamente schierato a favore del governo Berlusconi. In una lettera sofferta, la giornalista quasi ammette di vergognarsi di far parte di una testata così falsa da aver perso credibilità e prestigio, obbiettività e contatto con la realtà. Numerosi sono le notizie e i fatti elencati dalla Busi sistematicamente evitati dal Tg. Chiaro è il progetto di occulto e raggiro; bugiarda è la realtà mostrata e raccontata.
Il gesto della conduttrice è certamente meritevole, tanto quanto è lodevole preferire la rete e non guardare più programmi come il Tg1, fin quando non tornino a offrire un'informazione oggettiva e veritiera.
Di seguito, alcuni suoi commenti e stralci della lettera spedita al direttore.

C'è chi dice che il tg1 è tg schierato. Cosa ne pensa?
"Mi chiedo come si possa dire il contrario. È sotto gli occhi di tutti, di milioni di spettatori. Sempre meno, tra l'altro. Abbiamo perso pubblico siamo attestati al 26 per cento di ascolto. Incontro continuamente gente che dice, "io non vi guardo più". La gente più disparata. Difficile credere che non dipenda da due ordini di problemi: il primo, gli editoriali. Il direttore ha diritto a farli, ma non credo debba dimenticare che si tratta del primo giornale del servizio pubblico. Che non si era mai schierato a questi livelli sui temi cari al governo e alla presidenza del consiglio. Il secondo, è la rappresentazione del Paese. Al tg1 non si parla più della vita reale, dei problemi dei cittadini, di chi ha perso il lavoro, di chi non ce la fa, dei cassintegrati, dei precari della scuola".

Voi conduttori ci mettete la faccia. Vi imbarazza la satira del Trio Medusa, che vi prende in giro per l'annuncio dei servizi leggeri del Tg1?
"Questo crea in me un grande imbarazzo. Esercito sempre il mio ruolo, come altri colleghi, nel cercare di evitare che l'infotainment (informazione-intrattenimento) dilaghi a dismisura come sta accadendo. Una volta, come sesta notizia abbiamo dato i cigni imprigionati dal ghiaccio in Ucraina e poche righe sullo sciopero generale in Sardegna. Senza nulla togliere ai colleghi che fanno quei pezzi cosiddetti leggeri, e cercano di farli al meglio, così non si può andare avanti. Ma il peggio è stato a L'Aquila, quando a protestare contro la troupe del Tg1 che guidavo, sono state centinaia di persone terremotate".

La lettera:
"Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E' stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola.

Oggi l'informazione del Tg1 è un'informazione parziale e di parte.
Dov'è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale".

"L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale".

"I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E' quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica".

martedì 23 marzo 2010

Massacrato, come da protocollo

Varese, 14 giugno 2008. Giuseppe Uva e Alberto Biggiogero vengono fermati a piedi in stato di ebbrezza verso le 3 del mattino da una volante dei carabinieri e una della polizia. I due cercano di fuggire ma vengono subito bloccati e spinti a forza in due auto diverse. In caserma, Biggiogero resta nella sala d’attesa controllato a vista, ma per un lunghissimo lasso di tempo, sente Uva urlare da un'altra stanza. Grida ai presenti di smettere di “massacrarlo” ma viene minacciato di subire la stessa sorte. Verso le 4:00, di nascosto chiama con il proprio cellulare il 118. Di seguito, si riporta quella telefonata e la successiva, fatta dal 118 al centralino della caserma.
Biggiogero (sottovoce): «Posso avere un’autolettiga qui alla caserma di via Saffi? Praticamente stanno massacrando un ragazzo».
Centralinista 118: «Ma in caserma?»
B.«Sì»
C. 118: «Ho capito. Va bene adesso la mando».
Dopo due minuti, Centralinista 118: «Mi hanno richiesto un’ambulanza. Non so mi ha chiamato un signore dicendo di mandare un’ambulanza lì da voi, me lo conferma?»
Carabinieri: «No, ma chi ha chiamato scusi?»
C. 118: «Un signore. Mi ha detto che lì stanno massacrando un ragazzo e che voleva un’ambulanza».
Carabinieri: «un attimo che chiedo…No guardi son due ubriachi che abbiamo qui in caserma, adesso gli tolgliamo il cellulare. Se abbiamo bisogno ti chiamiamo noi».
Biggiogero, prima che gli venga portato via il cellulare, riesce a chiamare il padre il quale giunge in caserma offrendosi di accompagnare il ragazzo in ospedale, ma i carabinieri rispondono che il medico presente nella struttura è già sufficiente. Alle 5 del mattino sono i carabinieri a chiamare un'ambulanza, richiedendo un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) per il ragazzo fermato. Uva viene portato quindi al pronto soccorso dell'ospedale di Circolo, viene richiesto il TSO e, verso le 8.30 , è trasferito nel reparto psichiatrico dello stesso ospedale.
Alle 10.30 viene constatato il decesso per arresto cardiaco e dagli esami tossicologici, risulta che la morte è riconducibile alla somministrazione di farmaci controindicati in caso di assunzione di alcol.
L'autopsia è stata fatta in maniere sbrigativa e parziale, senza gli esami radiologici necessari ad accertare fratture e minimizzando o ignorando l’importanza delle lesioni presenti sul suo corpo, in particolare sul dorso e nella regione anale.
Secondo il comandante di polizia ubicato presso il pronto soccorso dell'ospedale, dal referto medico si evinceva la non traumaticità dell'evento e ciò ha causato l'avvenuta conoscenza della morte di Uva in ritardo. Inoltre si legge che la salma di Uva giaceva «supina e senza abiti, con vistose ecchimosi rosso-bluastre nel naso e nel collo, e su tutta la parete dorsale...lesioni di cui non viene fatta menzione nel verbale medico di accettazione». Il comandante aggiunge: «che non vi è traccia degli slip del “de cuius” e su chi abbia provveduto alla loro rimozione dal corpo, indumento tra l'altro, neppure consegnato ai parenti» (probabilmente perché intrisi di sangue). Nel verbale di sequestro degli indumenti viene evidenziato come sui blue jeans del defunto, tra il cavallo e la zona anale, ci sia una «vistosa macchia di liquido rossastro».
Giunta la famiglia in ospedale, alla sorella gli hanno mostrato il ragazzo dicendole che stava dormendo tranquillamente e che si sarebbe svegliato nel pomeriggio. Saputo della morte e visto il cadavere, la ragazza ha chiesto spiegazioni ai medici per le numerose lesioni del fratello e questi le risposero che erano i segni fatti dagli infermieri nei tentativi di rianimarlo...
A distanza di 21 mesi dalla morte di Uva l'indagine sembra destinata all’inconcludenza: due medici sono indagati, ma per quanto riguarda la responsabilità di coloro che hanno trattenuto illegalmente Uva e lo hanno sottoposto a violenze, si procede contro ignoti. Due giorni fa l'Avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi e, prima, dei genitori di Federico Aldrovandi, ha assunto il patrocinio di Lucia Uva, sorella di Giuseppe, come persona offesa dal reato.
La madre: Continuerò a lottare per sapere che cosa è successo a Giuseppe e a tutti quei ragazzi, tutti, a incominciare da Stefano, Federico, Marcello, tutta questa gente che muore per un arresto cardiaco: chissà perché! Mi chiedo il perché! Alle favole non ci credo più, ormai ho 50 anni e ho smesso di credere alle favole quando avevo 6 anni: voglio sapere perché Giuseppe è morto!”
Il video e i racconti della famiglia.

martedì 16 marzo 2010

La notte dei cristalli

Raid di immigrati.
Il 14 marzo 2010 a Roma, nel quartiere Magliana, un tranquillo negozio di italiani è stato distrutto da una banda di immigrati i quali, a volto scoperto, hanno fatto irruzione nel locale distruggendolo a forza di sprange e bastoni. Sono entrati al'improvviso e senza motivo, colpendo violentemente vetrine, clienti e gestori che ora sono tutti ricoverati all'ospedale di S. Camillo. «Sono entrati in 15 forse 20, volto scoperto e bastone in mano, e hanno iniziato a spaccare tutto» racconta Cesare (il gestore) singhiozzando «Urlavano frasi come bastardi e sporchi italiani. Hanno anche aggredito i clienti e mio fratello. C’erano diversi giovanissimi tra i 17 e i 19 anni e qualcuno più grande, sui 30, 35 anni».
Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, il branco era composto da una quindicina di clandestini. Cesare dice di avere avuto sempre buoni rapporti con gli abitanti del quartiere «Non capisco il motivo dell'aggressione. Abbiamo collaborato col Pd, forse è questa la causa di tutto» si domanda. Un raid vero e proprio quindi, senza motivazioni ufficiali.
Il ministro Maroni si dice "esterefatto" e promette il "pugno di ferro per evitare che episodi del genere si ripetino". Alemanno si dice "sbalordito" e si augura che le forze dell'ordine trovino al più presto gli aggressori per "punirli in maniera esemplare".
Lo stesso Berlusconi, con una nota ha fatto sapere che "è seriamente preoccupato per la salute degli italiani feriti e augura una veloce cattura dei violenti"....

Bella questa notizia, no? Ce la dovevamo aspettare prima o poi una ribellione da parte degli immigrati per i continui sopprusi subiti da parte di un razzismo dilagante. Ora i politici inaspriranno le leggi, troveranno i colpevoli, scopriranno che dietro c'è un attacco programmato e che molti altri sono già in programma...la nostra nazione e la nostra razza sono in pericolo!
E invece no, non è andata così...
Provate a sostituire i termini "italiani" con "immigrati", e viceversa. Provate a sostituire "Cesare" con "Mohamed Masumia" e la storia cambia.
Il negozio in realtà è un internet point gestito da Mohamed, un pakistano doc e la banda fascista che è entrata distruggendo tutto al suon di sporchi stranieri, era composta da giovani e baldi italiani. Le parole di Maroni, Alemanno e Berlusconi non sono mai state pronunciate, come mai verranno inasprimite le leggi contro reati razzisti, come forse mai verranno puniti gli aggressori.
Questa fiaba terribile è vera e si chiama Italia.

lunedì 15 marzo 2010

Confessione di Mariangela

Di seguito, uno dei racconti contenuti nel libro di Vania Lucia Gaito, Viaggio nel silenzio, col quale l’autrice denuncia lo scandalo dei preti pedofili che ormai riguarda il mondo intero (solo negli Stati Uniti 5000 casi e altrettanti nella cattolica Irlanda). Un fenomeno taciuto per anni, coperto dal Vaticano, pronto a solidarizzare con chi è stato condannato dalla giustizia ordinaria, e, se proprio costretto, a risarcire la vittima comprandone il silenzio.
Col documento Crimen Solecitazionis del 1962 firmato del cardinal Ottaviani, allora capo del “Santo Ufficio”, il Vaticano obbliga clero e religiosi al silenzio sui crimini commessi dai preti pedofili. In questo documento, (sostanzialmente confermato nel 2001 da una nuova disposizione della “Congregazione per la Dottrina della Fede”, a firma dell'allora cardinale Ratzinger e dell’Arcivescovo Bertone) prete pedofilo e bambino violentato sono considerati peccatori entrambi allo stesso modo.
Dunque silenzio? NO, ecco le parole di Mariangela.

“Avevo dieci anni. Era il 1972, avevo appena fatto la prima comunione. ..ho conosciuto il sesso con don Cantini. Iniziai a frequentare la Regina Pacis perché mi piaceva cantare e mi avevano accettato nel coro…nel coro mi davano sempre qualche ruolo di primo piano, e questo mi lusingava. Poi don Cantini cominciò a farmi chiamare di sopra, nel suo studio o nella sua camera. La catechista veniva da me e mi diceva “il priore ti vuole su”. E allora io andavo su, entravo nello studio, lui chiudeva la porta a chiave, oppure metteva la sua sedia a contrasto con la porta, si metteva a sedere e mi faceva sedere sulle sue gambe. Era una persona molto alta, molto robusta, e io avevo solo dieci anni. Forse per questo mi sembrava più alto e più grosso di quel che era. Ho ancora un ricordo nitidissimo del mantello nero che portava. Mi copriva con questo mantello e cominciava a parlarmi della Madonna che a dodici anni aveva partorito Gesù e mi diceva: - tu devi essere una donna forte come la Madonna, vuoi esserlo?
E io rispondevo – certo E allora lui riprendeva – io sono un dono di Dio e quello che ti chiedo è il ministro di Dio che te lo chiede.
Io ero molto titubante, e vedendomi dubbiosa mi blandiva – ma non ti fidi di me? Guarda che io sono il ministro di Dio, quello che ti viene dato è un grande dono. Tu sei una persona speciale.
Sei la prediletta. Il tuo nome assomiglia al nome della Madonna, hai un nome importante.
E cominciava. Cominciava a palpeggiare, a toccare, a frugare. E io mi irrigidivo. Credevo che in quel modo mi sarei potuta alienare da quel che succedeva sotto il mantello. Pensavo: tanto non sento niente, tanto non sento niente, tanto non sento niente, tanto non sento niente, tanto finisce, tanto poi finisce.
E invece non è mai finita….E’ andato avanti per quasi quindici anni….Avevo paura di dirgli che avevo commesso un peccato con lui, che non credevo fosse tutto un dono di Dio. Allora dicevo che avevo paura a impegnarmi fino in fondo. E lui mi diceva – questo è un peccato perché ti devi disinibire, devi essere totale. E quindi mi faceva dire, a volte perfino durante le confessioni – io sono una puttana. Dillo! io sono una puttana! io sono una puttana.
Io lo dicevo. E lui mi assolveva…. Mi chiedeva anche rapporti orali e voleva che li facessi in modo completo. Diceva – è come l’eucarestia .E io dovevo ingoiare tutto…
Ogni volta che andavo a messa e facevo la comunione sentivo dei violenti conati di vomito, che mi scuotevano lo stomaco finché non vomitavo. E io pensai di essere indemoniata perché l’eucarestia mi faceva male.”

Da Ali spezzate

venerdì 12 marzo 2010

TV Regime

Per il magnate dei media italiani silvio berlusconi, si alternano buone e cattive notizie sul fronte televisivo. Ce l'ha messa tutta per oscurare gli avversari e censarare i nemici di partito come quei comunisti di Santoro, Floris e Dandini; ma proprio oggi il Tar del Lazio ha bocciato il regolamento sul blocco dei tolk show nel periodo elettorale, facendo così rischiare in Italia addirittura veri dibattiti democratici: un bel problema!
Per ora la mannaia censuratrice di B nei mass media sta funzionando alla perfezione: per quanto si legge su Repubblica, l' Authority ha richiamato le reti italiane Rai e Mediaset (una sotto il controllo di B. e l'altra di propietà di B. tanto per ricordare) perché nelle ultime settimane l'informazione dei telegiornali è stata "squilibrata" e palesemente in favore del centrodestra. Nella settimana compresa tra il 28 febbraio e il 6 marzo, il Tg1 guidato da Augusto Minzolini ha concesso alla maggioranza di governo ben il 56% dell'informazione politica contro un misero 18% all''opposizione (Pd, Idv, Radicali, Sel, Udc), con il Partito democratico al 9%. E nelle due settimane precedenti, dall'11 al 27 febbraio, i dati erano ancor più squilibrati con un rapporto di 69,5 a 18,5%. Sugli altri telegiornali le cose non vanno meglio: Al Tg2 il rapporto fra maggioranza e opposizione è 59 a 23%. Al Tg3 50 e 23. Tg4: 72%, Pd 1,7%. Tg5: 60,9 Pdl contro il 13,4 del Pd. Studio aperto 57 a 17. Solo SkyTg24 pare che rispetti alla perfeziona la Par condicio.
Ma un'altro mezzo di informazione molto pericoloso e sottovalutato è il telefono...
L'INCHIESTA: B ce l'ha sempre avuta contro le intercettazioni perché l'hanno sempre sgamato e continuano a farlo. L'ultima accusa che si aggiunge all'interminabile lista che interessa l'imputato Berlusconi proviene dalla Guardia di Finanza, la quale ha intercettato il premier mentre chiede a Innocenzi (Agcom) sanzioni contro Santoro. Nell’inchiesta Minzolini e Masi. Da un’indagine della procura di Trani emerge un giro di telefonate nelle quali B. vuole bloccare le puntate sul caso Mills e il pentito Spatuzza. Nel mirino anche Floris e la Dandini. Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero. Un membro dell'Agcom – dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 al telefono con il capo del governo annunciava d'aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati e le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi, sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni, e nel procedimento aperto dalla procura di Trani risulterebbero ora indagati (il resto della notizia sulle intercettazioni da Il Fatto)

venerdì 5 marzo 2010

Il Petrolio di Pasolini

Il 5 marzo 1922 a Roma nasceva il genio Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi poeti, scrittori e registi italiani. La sua fama non ha confini nel mondo e ancora tutt'oggi non si ha compreso completamente la profondità e la lungimiranza presente nel patrimonio intellettuale e artistico che ci ha lasciato. Pasolini era anche un grande intellettuale, un filosofo, un lucido pensatore e forse proprio per questo era un uomo troppo scomodo per mantenerlo in vita. Nel 75' stava scrivendo un romanzo particolare, "Petrolio" . Non riuscì a terminarlo, perché la notte del 2 novembre 1975 venne massacrato con bastoni, spranghe e catene per poi, inerme e stremato, essere investito nei pressi del lido di Ostia, vicino al mare, su un campetto da calcio. Tutt'oggi, i sicari non sono ancora stati trovati e quando questo accade, dietro c'è sempre lo Stato e come dice Giovanna Marini prima di cantare la sua meravigliosa canzone dedicata al poeta, "un paese capace di uccidere un genio è un paese malato". E' chiaro che una violenza disumana e mafiosa come quella subita, stava a significare che per qualcuno, quell'uomo sapeva troppo. La morte di Pasolini inoltre è macchiata di falle, errori, insabbiature giudiziarie, corruzione e false testimonianze; in modo da coprire i veri colpevoli e archiviare il caso in fretta. Per molti anni, l'unica persona accusata dell'omicidio fù Pino Pelosi, un ragazzo all'ora diciassettenne, che avrebbe ucciso il poeta inséguito a sue pressanti molestie sessuali. Il ragazzo si dichiarò colpevole e venne accusato d' omicidio, ma fu subito evidente che un giovane così esile, non sarebbe mai riuscito a macellare il corpo di Pasolini (fra l'altro esperto di arti marziali), e dall'analisi fatta sul bastone che il ragazzo sostenne di aver utilizzato per colpirlo, risultò addirittura la presenza di marciume nel legno. L'ipotesi del sabotaggio delle indagini è ancor più avvalorato dal fatto che già dalla mattina successiva, il luogo del delitto era aperto a telecamere, giornalisti e popolani che hanno curiosato e vagabondato nell'area, inquinando le prove e annullando ogni possibile ricerca di tracce e indizi.
Sul romanzo "Petrolio" (usando nomi di fantasia ma comunque molto intuibili sul panorama pubblico degli anni 70') Pasolini sosteneva che Mattei non era morto per un incidente d'aereo, bensì per un attentato legato al commercio del petrolio. Ad onor del vero, dopo il massacro del poeta, alcune parti del suo racconto vennero rubate, incluso l' appunto 21 intitolato "Lampi sull'Eni". In esso veniva sviluppato con precisione tutto il caso legato a Mattei, smascherando e rendendo pubblici i nomi dei responsabili del delitto. Ora, l'appunto 21 era scomparso da più di trent'anni e il suo contenuto avvolto dal mistero, finché non si sa come, un brav'uomo di Stato come il tristemente noto senatore Marcello Dell'Utri sostiene di possederlo. Conoscendo il suo passato mafioso e non lodevole, il fatto che sia lui ad averlo, dopo che lo stesso venne rubato inséguito all'omicidio del suo autore, non mi stupisce. Più che altro, se si pensa all'affidabilità e alla sincerità di un plurigiudicato come Dell'Utri, si rimane scettici sulla veridicità delle sue affermazioni, soprattutto ricordando l'infondata autenticità di presunti diari di Mussolini che il senatore sosteneva di possedere. Anche la stessa nipote di Pasolini, Graziella Chiarcossi si dice non convinta e il giudice Calia aggiunge «E' pazzesco, roba da matti, incredibile. Quel capitolo del romanzo “Petrolio” rappresenta un documento storico sulle stragi d’Italia e in termini giuridici è un corpo di reato». Ad ogni modo, il senatore sostiene di avere quelle 78 pagine scomparse che anticipa essere "inquietanti" e rimanda la loro presentazione in occasione dell'inaugurazione del suo 21° mercato del libro antico che aprirà l'11 Marzo a Milano, in concomitanza con una mostra fotografica di scatti inediti riguardanti il poeta.
Che sia vero o no, resta il fatto che un intellettuale grandioso come Pasolini sia stato barbaramente ucciso in modo che non parlasse e che i suoi mandanti e assassini siano stati volutamente nascosti e protetti. Prima o poi questo Appunto 21 verrà fuori, ma sarà certamente troppo tardi per giudicare i colpevoli che stanno dietro all'omicidio Mattei (che fra l'altro possiede evidenti correlazioni con questa ed altre stragi di Stato come quella di Piazza Fontana) e a quello dell'intellettuale. Quel "Petrolio" che Pasolini non è riuscito a smascherare, vive ancora nelle nostre istituzioni, nei governi corrotti e nell'economia, contaminando e avvelenando la democrazia di un paese malato.

martedì 2 marzo 2010

Profili da regime

Le democrazie sono, storicamente e statisticamente, i regimi più corrotti. I partiti, in competizione per il potere, hanno bisogno del consenso e non bastandogli la propaganda e il controllo, diretto o indiretto, dei media (che, non a caso, sono chiamati, spudoratamente, "gli strumenti del consenso", senza nemmeno più rendersi conto di quanto ciò li squalifichi) se lo comprano. E per comprarselo hanno bisogno di soldi, che si procurano con le tangenti, gli affari illegali e ruberie di vario genere.
L’altra via per procacciarsi il consenso è quella del clientelismo e delle affiliazioni paramafiose in cui il cittadino si vende in cambio di protezione, vantaggi, prebende. I sostenitori della democrazia sostengono che ciò è fisiologico, è il prezzo da pagare alla libertà.
(leggi il resto da "Il Fatto")

mercoledì 24 febbraio 2010

Colazione da Tiffany

Di Girolamo:"I fatti riferiti non mi appartengono". "C'è una tempesta sulla mia persona ma io non conosco le accuse che mi vengono contestate. Ho letto solo quello che mi avete comunicato voi ieri sera e che ho letto stamani sui giornali.
Ho il massimo rispetto per i magistrati ma non conosco le carte. Tutti i fatti contestatemi non mi appartengono" ha ribadito il senatore. "Non ho mai avuto contatti né con la mafia né con la 'ndrangheta né con la camorra. Sono stato una sola volta ospite in Calabria di un collega per una colazione elettorale e ci sono tornato, successivamente, per ringraziare dopo l'elezione".

Nella foto: il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo (a sinistra) insieme al boss della 'Ndrangheta Franco Pugliese.

giovedì 11 febbraio 2010

Round democratici

"Il parlamentare fà i gestacci". Al governo dovrebbe esserci un registro, come quelli a scuola, dove i professori annotano tutti i comportamenti scorretti dei bambini. Il parlamento è la sede della democrazia italiana, il posto dove si dibatte, ci si confronta, si impara dagli altri e si costruisce una società migliore. Così è scritto nei libri e nei depliant turistici di Palazzo Chigi.
Ieri il governo votava un ddl su questioni agricole e abbiamo ricevuto un'altra bella lezione di civiltà da chi gestisce la nostra moderna democrazia. Il clima era acceso, il governo viene battuto 3 volte e al terzo ko, Fabio Evangelisti (Idv) si rivolge al Ministro dell'agricoltura Zaia (lega): “Se avesse un po’ di dignità, si dimetterebbe”. La lega inizia ad urlare "scemi" e Evangelisti risponde mimando il “gesto della scimmia” (in giornata, il carroccio aveva criticato una mostra su Darwin) e dice che "quando si parla di scimmie, ecco che compaiono i cori da stadio". Scoppia la rissa alla Camera: la lega insorge e si lancia contro i banchi dell'Idv con tanto di insulti, parolacce, gestacci, minacce, lancio di oggetti. Fabio Rainieri (lega) ed Evangelisti si menano: risultato un pugno a testa, però pare che il carroccio sia ridotto peggio. Casini racconta: "Siamo allo squadrismo, non si può trasformare la Camera dei deputati nella Camera dei fasci". Fuori dall'aula, Evangelisti parla con i giornalisti. Passa il leghista Brigandì. "Ecco, Brigandì era uno di quelli che voleva menarmi...".Come se non bastasse, come se ancora non avessimo grattato il fondo, ecco la ciliegina democratica di uno dei nostri parlamentari e rappresentanti al governo: "Guarda che se vuoi posso farlo anche adesso", replica. Poi urla: "Guarda che a me non me ne fotte un cazzo. Non farti vedere in giro, perché se ti incontro e non c'è nessuno ti spacco la faccia. Dì una parola e ti spacco il culo". I commessi allertati, impediscono il contatto fisico, ma Brigandì, insiste. Chiede aiuto ad altri leghisti a mò di squadraccia. "Lo stronzo è lì, andiamolo a prendere", incita. Gli altri non lo seguono. Oggi i provvedimenti dell'Ufficio di presidenza.
Seduta sospesa e aggiornata a domani, per il secondo round.

lunedì 8 febbraio 2010

Compagni di merenda ad Arcore

"Nel 1994, l'ingegner Lo Verde, alias Bernardo Provenzano, mi fece avere una lettera destinata a Dell'Utri e Berlusconi. Io la portai subito a mio padre, in carcere. Mi disse che con quella lettera si voleva richiamare Berlusconi e Dell'Utri, perché ritornassero nei ranghi. Mio padre mi diceva che Forza Italia era nato grazie alla trattativa e che Berlusconi era il frutto di tutti questi accordi. Oggi è rimasta solo una parte di quella lettera, eppure fino a pochi giorni prima della perquisizione fatta dai carabinieri nel 2005 a casa mia, il documento era intero. Ne sono sicuro. Non so cosa sia successo dopo". In ciò che è rimasto nella lettera si legge: «... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento, onorevole Berlusconi, vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive». Massimo Ciancimino spiega: "Provenzano voleva una sorta di consulenza da parte di mio padre". Berlusconi aveva detto che "se un suo amico fosse sceso in politica, lui non avrebbe avuto problemi a mettere a disposizione una delle sue reti" e Provenzano era uno di questi suoi "amici". Secondo Massimo Ciancimino "A mio padre, nel rapporto con Cosa nostra, si sarebbe sostituito Marcello Dell'Utri". SERVIZI SEGRETI: Nell’audizione del pentito torna il misterioso “signor Franco”, l’agente dei servizi segreti che secondo Ciancimino junior sarebbe stato in contatto con il padre e con Provenzano. “Dopo un’intervista con Panorama, in cui emergeva in qualche modo un mio ruolo nell’arresto di Riina, il signor Franco mi invitò caldamente a tacere e a non parlare più di certe vicende perché tanto non sarei mai stato coinvolto e non sarei mai stato chiamato a deporre. Cosa che effettivamente avvenne – accusa Ciancimino junior - visto che fino al 2008, quando decisi di collaborare con i magistrati, nessuno mi interrogò mai”. Anche durante gli arresti domiciliari Massimo Ciancimino avrebbe ricevuto una strana visita: “Un capitano dei carabinieri – dice il testimone – mi invitò caldamente a non parlare della trattativa e dei rapporti con Berlusconi”.
Da Repubblica

Insomma un pentito di mafia, per la seconda volta, rivela i rapporti fra il Capo del Governo e la mafia. La stampa internazionale insorge, l'opinione pubblica tace. Solo Bondi parla: "Fango e calugne pre elettorali"

Video: Berlusconi e la Mafia

giovedì 4 febbraio 2010

"Legittimo un cazzo"

Oggi abbiamo scelto la linea dura perché non c'è alcun motivo per rispettare la morale. Come cittadini europei, ci riteniamo moralmente offesi per l'operato di un governo vergognoso, farabutto e corrotto. Ai personaggi del Pdl del nostro governo, in media spetta un processo ogni 3 giorni, ed è ovvio che in questo modo non si può governare...
Approvato al Parlamento il "Legittimo impedimento": una legge che, una volta superato Senato e Capo di Stato (Napolitano ha già fatto sapere in un colloquio con Alfano, che firmerà la legge), consentirà solo al Presidente del consiglio e ai suoi Ministri, di poter rinviare le date dei processi a loro carico, nel caso in cui siano impossibilitati ad assistervi. Dico solo perché il presidente della Repubblica e della Camera, si sono rifiutati di farsi inserire nella lista degli impunibili...gesto lodevole anche se teoricamente normale in una qualsiasi democrazia.
Oltre ad essere l'ennesima legge ad personam, un' aspetto davvero ridicolo è che i permessi sull'impossibilità ad andare in tribunale, sono firmati e certificati dallo stesso Berlusconi...geniale! Come quando alle superiori, non vediamo l'ora di diventare maggiorenni, così da poterci firmare da soli le assenze a scuola. Grazie a questa legge il processo potrà essere rinviato per un massimo di 18 mesi e la scusa ufficiale a sostegno della riforma è che si deve "assicurare il normale svolgimento del governo"; dove normale sta per proteggere quei ladri al Parlamento e permettergli di continuare a gestire loschi affari. Il legittimo impedimento quindi tranquillizza B. e i suoi almeno per un anno e si avrà tutto il tempo per preparare il processo breve e il lodo Alfano bis (già pronto fra una settimana, a detta del guarda sigilli) così da togliere ogni dubbio di condanna per quei farabutti della casta. Il popolo viola ha manifestato in questi giorni davanti a Palazzo Chigi con slogan del tipo "Legittimo un cazzo", per dimostrare che "la gente non è stufa: è incazzata. Berlusconi sistema i fatti suoi e si dimentica della gente". Già, B non ha tempo per i processi Mills e Mediaset, però pare che ce l'abbia il sabato mattina per andare in Prefettura a sistemare i 700 milioni di euro chiesti dalla moglie Veronica per il divorzio. E che dire di quel sant'uomo di Bertolaso (capo della protezione civile), che in realtà anche lui nasconde un capo d'accusa pendente: un rinvio a giudizio dalla procura di Napoli sulla presunta "gestione di rifiuti in violazione significativa delle autorizzazioni". Non è strano che proprio qualche giorno fà il Premier l'abbia tanto e stranamente lodato, annunciando di volerlo fare Ministro, come premio per i suoi "miracoli" all' Aquila? Forse sarebbe proprio il miracolo di diventare ministro che permetterebbe anche a quel brav'uomo di Bertolaso di cadere sotto l'immunità del "legittimo impedimento". Il nostro Capo di Governo e i suoi seguaci, guadagnano immunità giorno per giorno, sbattendosene del popolo e della figura che ci facciamo noi come italiani mel mondo. In questo modo si perde totalmente l'etica di civiltà ed è lo stesso governo e insegnarci ad essere egoisti e svincolare fra le leggi per godere di una impunità legislativa, ma non di certo morale...
Ecco perché il titolo di questo post che non è di certo immorale rispetto all'etica di ciò che oggi ha fatto il governo per il suo paese.
Non si salva nessuno...o meglio, si salvano tutti!

giovedì 28 gennaio 2010

I Muri del Pianto

Trascorso oramai da alcuni mesi l'anniversario del muro di Berlino che è stato abbattuto nel 9 novembre del 1989, dobbiamo ricordare anche gli altri muri del "pianto" che ancora oggi esistono nel mondo. . . . Buona Visione !!!


martedì 26 gennaio 2010

Licenziato perché laico

“O date ragione a me e rimuovete i crocifissi da tutte le aule di giustizia italiane, oppure non potete far altro che cacciarmi dalla magistratura”. Così sia.
Rimosso dall’ ordine giudiziario. La sezione disciplinare del Csm ha deciso il più pesante dei provvedimenti per Luigi Tosti, il giudice di Camerino che in nome della laicità dello Stato, si è rifiutato di tenere udienze nelle aule in cui è esposto il crocifisso. L’ organo di autogoverno delle toghe ha usato la mano pesante nei confronti del magistrato che, poco meno di un anno fa, aveva ottenuto in Cassazione, in sede penale, un risultato importante nella sua battaglia. I supremi giudici avevano annullato senza rinvio la condanna a sette mesi di reclusione per interruzione di pubblico servizio e di omissione di atti di ufficio perché per lo stesso motivo non aveva svolto le udienze dal maggio 2005 al gennaio 2006 (15 in tutto). La Procura inizialmente mise a disposizione del giudice un 'aula senza crocefisso, ma Tosti si rifiutò ugualmente di esercitare la sua carica fino a quando tutti i Tribunali italiani non fossero stati liberi dalle croci. Poiché ciò sarebbe impensabile nella cattolicissima Italia, il giudice ufficialmente fu rimosso per violazione dei " doveri istituzionali e professionali di diligenza e di laboriosità, con grave e reiterata inosservanza delle disposizioni relative alla prestazione del servizio giudiziario". Con la scusa della sua protesta, l'hanno fatto fuori: giustizia fatta. Impensabile un tribunale senza cristo, come un'officina d'auto senza i calendari Pirelli. Scherzi a parte, ancora una volta il crocefisso esce dal suo posto e si inchioda sempre più negli spazi pubblici, i quali (per quanto sancito dalla costituzione) dovrebbero essere liberi da riferimenti religiosi di qualsiasi tipo, essendo l'Italia uno stato (pseudo) democratico e libero (almeno sulla Carta). Non basta la Costituzione, non basta la sentenza del tribunale europeo che sancisce la necessità di togliere i crocefissi dalle scuole italiane. Proprio stamattina, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, ha fatto sapere che è pronto il ricorso alla sentenza di Strasburgo e già il cardinal Bagnasco ha espresso apprezzamento per l'iniziativa che mira ad abbattere "una sentenza contro la gente". Non bastavano gli interventi vergognosi di personaggi cattolicissimi come Castelli che propose di porre il crocefisso nella bandiera italiana, o il ministro La Russa con le sue cattolicissime parole "possono morire, ma il crocifisso non lo togliamo dalle scuole". Lo sbandierano come un simbolo di pace, di un ideale, di una tradizione. Giustificano la sua presenza ovunque come monito continuo di benevolenza e giustizia. Eppure lo difendono con arroganza e violenza...farebbero qualsiasi cosa pur di vedere appeso quel simbolo di "pace". De André, nella sua canzone Il testamento di Tito scriveva "Lo sanno a memoria il diritto divino, ma scordano sempre il perdono", come per dire che l'abito non fa il monaco e spesso le credenze religiose perdono il loro significato profondo per diventare davvero solo simboli con chiari e marcati lineamenti politici.
Niente da fare. Il crocifisso rimane in tutte le aule, sia giudiziarie che scolastiche, negli ospedali, alle poste, dal meccanico. Addirittura in edicola è uscita una collezione di "crocefissi d'autore". Finché vende, si cavalca l'onda. Proporrei di fare semafori a croce, col volto del diavolo che appare quando scatta il rosso.
Quale altra nazione (non dico europea ma del mondo intero), licenzierebbe un giudice per le sue posizioni troppo laiche?

Tempi stretti e processi brevi

Per due giorni abbiamo atteso smentite alle indiscrezioni pubblicate l’altroieri dal Pompiere della Sera sul presunto "patto Berlusconi-Fini": il "processo breve" approvato al Senato verrà congelato alla Camera fino al 25 febbraio, quando è prevista la sentenza della Cassazione su David Mills. Se la Cassazione annullerà la condanna a Mills per essere stato corrotto da Berlusconi, il processo a Berlusconi per avere corrotto Mills sarà virtualmente morto e dunque non sarà più necessario ammazzarlo per legge. Così la legge si inabisserà a Montecitorio e lì riposerà in pace per sempre, mentre a bloccare gli altri processi al premier provvederà l’immunità per le alte cariche (lodo Alfano costituzionale turbodiesel a trazione integrale) o per tutto il Parlamento (lodo Chiaromonte-Violante, dal nome degli astuti piddini che si danno un gran daffare per regalare l’impunità a B.).
Se invece la Cassazione dovesse condannare definitivamente Mills, segnando così il destino di B., il processo breve sarà approvato a tappe forzate, devastando definitivamente quel che resta della Giustizia. Né Berlusconi né Fini hanno smentito questa ricostruzione, anzi ieri Angelino Jolie (Angelino Alfano, ministro della Giustizia ndr) l’ha indirettamente confermata: fino a qualche ora prima giurava sull’irrinunciabilità del processo breve ("ce lo chiede l’Europa", "danneggerebbe appena l’1% dei processi"); ora ripete tutto giulivo, nella certezza di non poter perdere la reputazione essendosela già giocata da tempo, che "il processo breve non è il Vangelo".
Se dunque le cose stanno così, siamo di fronte a un plateale ricatto del governo alla Cassazione: o salva Berlusconi dal suo processo, o non si salva più nessun processo...

Leggi il resto dell'articolo "Tu chiamale se vuoi, estorsioni" di Marco Travaglio.