Visualizzazione post con etichetta fascismo. Mostra tutti i post
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mercoledì 6 aprile 2011

Dalle fogne al parlamento

Quando la merda getta la maschera...



Presentato al Senato un ddl costituzionale per l'abolizione della norma transitoria che vieta la "riorganizzazione del disciolto partito fascista". Firmatari: il senatore del Pdl Cristano De Eccher (Pdl), cofirmatari i senatori del Pdl Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin, Achille Totaro e il senatore Fli Egidio Digilio, che dopo un colloquio con il vicepresidente del suo gruppo Italo Bocchino ha deciso di ritirare la firma.

Il disegno di legge lascia "esterrefatto" anche Renato Schifani. Da ambienti vicini alla presidenza del Senato si è appreso oggi che è rimasto sorpreso dalla notizia della presentazione del ddl costituzionale che, qualora diventasse legge dello Stato, non porrebbe più divieti alla "riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista". Il presidente dell'assembl
ea di Palazzo Madama, pur nel rispetto delle loro prerogative costituzionali, auspicherebbe che i firmatari della proposta possano rivedere la loro iniziativa.Toni aspri anche in una nota del portavoce dell'Italia dei valori Leoluca Orlando: "Fascisti, avete gettato la maschera! Il Pdl sarà costretto a ritirare questa indegna proposta di legge, ma avrà mandato un segnale inquietante ed eversivo agli squadristi che lo sostengono. Ormai è allarme rosso per la democrazia".
De Eccher invece non commenta, anzi non parla proprio con i giornalisti "per principio". Il primo firmatario del disegno di legge, discendente di nobile famiglia trentina legata al Sacro Romano Impero e responsabile da giovane a Trento del gruppo di Avanguardia Nazionale, fu indagato da Gerardo D'Ambrosio per la strage di piazza Fontana. Mentre lascia la commissione Istruzione del Senato gli viene chesto se intende accogliere l'invito di Schifani a ritirarlo, si limita a rispondere: "Siccome non l'ho ricevuto in forma diretta..." e se ne va.

In seguito arriva una nota in cui i firmatari del disegno di legge difendono la loro iniziativa: "Nessuna battaglia ideologica" ma invece la v olontà di rendere coerente l'ordinamento che ha abolito i reati di opinione, ponendo fine a una norma costituzionale che il legislatore costituente stesso ha previsto come 'divieto temporaneo'. "Nessuno di noi - scrivono - ha mai pensato di avviare una battaglia di tipo ideologico fuori dal tempo e dalla storia. Il nostro ddl, infatti, si prefigge di intervenire su una norma transitoria che per sua stessa natura era quindi destinata, secondo la volontà dei padri costituenti, a valere per un tempo limitato. L'intendimento è semplicemente quello di intervenire su reati di opinione, tra l'altro non più attua

li, in conformità a quanto già proposto da tanti parlamentari liberali e antifascisti in tempi nei quali le passioni ideologiche erano assai più vive di oggi".

mercoledì 16 marzo 2011

Viva l'Italia che...

Sulla scia della canzone di De Gregori, per questi 150 anni di questa donna stanca e sfrigiata; scriviamoci che cos'è l'Italia, per noi.

"Viva l'Italia che..."
Cosa ti piace di questo stivale, cosa va bene, cosa no, cosa vorresti,
cos'è che manca, cosa dovrebbe mancare...
Qual'è l' "Italia che conta", che cosa si può salvare di questa penisola, cosa si deve far affondare...che cosa ne fa un "bel paese", cosa ne fa una nazione famosa nel bene e nel male...
Pizza, pasta e mandolino. Che fine hanno fatto? Quali sono oggi i nostri simboli,
quali le nostre carattesirtiche.
Che cosa insegneremmo ai nostri figli?
Come descriveresti con una parola...la tua Terra madre ad uno straniero?
Non è certo nazionalismo, né amore per la patria.
E' piuttosto un qualcosa di dovuto, un gesto per chi, per questo fazzoletto di terra, ha combattuto. Per chi ha creduto in questo, per chi è morto perché noi stessimo quì ora.
E' un insulto per quelli che c'hanno pistato sopra
e la sporcano di guerra santa, corruzione, fascismo e capitalismo.
L'unico nostro modo come blog, di partecipare alle celebrazioni della vecchiaia
di questa Terra martoriata, sarà questo.
Scriviamoci questa Costituzione nuova,
questa smisurata preghiera a noi stessi, giovani...
Che sia un nostro grido di speranza e un piccolo appunto
per cambiare ciò che dev' essere cambiato. Scrivitelo per te, o
commenta quì, sul blog...dopotutto
libertà è partecipazione.
Viva l'Italia che...

lunedì 14 marzo 2011

O partigiano, portami via

Oggi è morto un Partigiano.
E' morto un eroe, è morto un pezzo di storia d'Italia.
Un pezzo della Nostra storia.
I Partigiani sono pietre preziose sempre più rare,
né d'oro n'è d'argento...
Il loro valore è quello della libertà e della sua difesa con la vita.
Un amore profondo per la Democrazia,
per la nostra Terra e per i suoi figli.
Un Partigiano è un dono per tutti. E' nostro amico e nostro amore per sempre.
A lui dobbiamo una libertà che nemmeno Dio ha mai avuto la forza di donarci: quella di vivere in un paese democratico.
"e questo è il fiore del partigiano morto per la libertà"
Facciamo in modo che i Partigiani non muoiano più, ma che anzi rinascano in noi, nei nostri figli e nelle nostre teste.

Caro Pistola...Bella ciao

venerdì 11 marzo 2011

I 150 anni della prima Repubblica

"Il ddl costituzionale contiene la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, l'estensione della responsabilità civile del giudice, nonché due Csm separati, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica”
.
“Riforma della magistratura: divisione tra ruolo
del P.M. e del magistrato, responsabilità del CSM nei confronti del parlamento”

Che differenza c’è fra i due virgolettati qui sopra?
A livello dei contenuti nessuna, direbbe chiunque sappia leggere.
La differenza sta però nel contesto di cui queste frasi fanno parte.
La prima è estratta dall’articolo di oggi , 10/03/11, di Repubblica sulla Riforma della giustizia. Un semplice riassunto dei punti salienti della proposta di riforma costituzionale presentata dal governo.
La seconda è copiaincollata dalla pagina di wikipedia sul Piano di rinascita democratica, progetto essenziale del programma della P2, che consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro l'informazione.
Questa nuova, ulteriore mossa del Governo, altro non è che un ulteriore tassello di questa “rinascita democratica “, che, ideata dalla loggia massonica durante la prima repubblica, ha visto e sta vendendo una sua sempre più piena realizzazione nell’era berlusconiana:
Con la nascita di due partiti dai contorni sfocati e privi di un valido substrato ideologico come il PD e il PDL, con la bicamerale, con il controllo dei media, di cui siamo sempre più ignare e mansuete vittime.
Tutto avvenuto. Tutto presente nel documento sequestrato nel 1981 alla figlia di Gelli.
Tutto coincide cosi bene, che lo stesso Gelli , con un candore quasi bambinesco, ha dichiarato nel 2008 a Repubblica
«Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io».
E allora mi domando: come si puo prescindere da tutto questo nelle infinite analisi sul quindicennio berlusconiano, con tutti lì ad elogiare, nonostante tutto, le capacità imprenditoriali e mediatiche del premier?
A me sembra solo uno spettacolo da teatro dei burattini, in cui un Berlusconi, non sospetto in tempi non sospetti, è stato istruito e dotato dei mezzi necessari (magari anche facendo saltare in aria qualche pezzo di autostrada!), per passare cosi indisturbato il filtro di tangentopoli, e perpetuare una tradizione reazionaria che una guerra partigiana e una costituente non sono riusciti a cancellare.
E allora mi domando ancora, retoricamente forse: il fascismo in Italia è mai veramente finito?
Se si va indietro nella storia possiamo leggere che Gelli, cosi come Francesco Cosentino, l’effettivo stesore del “piano di rinascita democratica”, hanno avuto un’”infanzia” fascista: il primo aderendo direttamente alla repubblica di Salò, il secondo figlio di padre e a sua volta Fascista.
Un rigurgito nero, subdolo, e potente sopravvisse alla caduta del regime, più pericoloso, dell’ottusa violenza di ultra sedicenti fascisti, e si dipana, e insozza e si dimena senza sosta durante tutta la nostra storia repubblicana, e si reincarna nei volti perbene di imprenditori sbarbati, e si nasconde e muta e si dice democratico, liberale, popolare, penetra nelle parole e le svuota.
Ma l’analisi giornalistica, servile e prostrata, non ricostruisce mai le storie, non intreccia i fili, non presta orecchio alle corrispondenze, ma ci tartassa di fatti, continui e contrastanti, e ci abbaglia e ci fa dimenticare.
Di fronte a questo stagno politico, immobile e asfittico da 60, ma forse anche 150 anni, non ho altro da aggiungere se non questo:
¡ Que se vayan todos!
Ambra
.

venerdì 29 ottobre 2010

BANDITE

Mercoledì 3 Novembre 2010
ore 21:30
Sala Conferenze d' Avack

INGRESSO GRATUITO

Nel contesto della Resistenza italiana, il documentario indaga l'esperienza delle donne che dal '43 al '45 hanno combattuto nelle formazioni partigiane, rivoluzionando il loro ruolo tradizionale e divenendo protagoniste della storia. In un racconto corale, donne di diverse estrazioni sociali, culturali e politiche, esprimono attraverso le interviste la consapevolezza di una lotta che va oltre la liberazione dal nazifascismo e che segna un momento decisivo nel percorso di emancipazione femminile. Il vissuto di queste donne ribelli si intreccia agli interventi delle storiche che ne sostengono la trama con le loro analisi e indagini di genere, alle pubblicazioni clandestine dell'epoca e alle immagini di repertorio, delineando così il contesto storico in cui quella lotta si è sviluppata e il riflesso di essa nel mondo attuale. Le partigiane hanno dato vita alla Repubblica, conquistato la cittadinanza, ma la piena uguaglianza, le pari opportunità, gli obiettivi da esse perseguiti si possono veramente ritenere raggiunti?

Chi erano le Bandite? Qual'è stato il ruolo delle donne nella resistenza italiana?Quanto sono state importanti? Perché di questo non se ne parla nei libri di storia?Senza il loro aiuto, l'Italia sarebbe uscita dal fascismo? Che ruolo riveste oggi la donna nella nostra società?

...partigiana, portami via...

mercoledì 22 settembre 2010

Libro e moschetto

Da Senza Soste

Lo chiamano "allenati per la vita" ed è un corso valido come credito formativo rivolto agli studenti dei licei. In realtà sembra un vero e proprio corso "paramilitare". Non è uno scherzo. E' un protocollo già firmato fra la Gelmini e La Russa. Ma cosa prevederà? Con grande pace della Gelmini, gli studenti dei licei impareranno a sparare con pistola (ad aria compressa), a tirare con l'arco, ad arrampicarsi, a eseguire perfettamente "percorsi ginnico-militari". E quale sarebbe l'assurda spiegazione (motivazione) di questa nuova trovata "geniale" del Ministro Gelmini? Ecco la laconica ed "ipocrita" risposta: "Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso". Si tratta, in buona sostanza, di veicolare la pratica del mondo militare in quello della scuola: roba da altri tempi, tempi bui e, speriamo, non riproponibili.
Ma la speranza "muore" leggendo, di fatto, in cosa consisterà la prova finale per il nuovo corso "allenati per la vita" (leggi corso "paramilitare", ndr): "una gara pratica tra pattuglie di studenti". No, non è un errore di battitura. La circolare parla proprio di "pattuglie" di studenti. A dir poco equivocabile e senza ritegno il termine utilizzato. Fosse solo il termine! E' un progetto "innovativo" passato nel silenzio assoluto delle opposizioni. Ma anche questa, purtroppo, non è una novità.
E con la nuova proposta Gelmini - La Russa , si allunga, di fatto, l'elenco degli incomprensibili provvedimenti del Ministro dell'Istruzione. I tagli alle elementari hanno eliminato qualsiasi potenzialità di realizzare il vero tempo pieno e ridotto gli spazi per progetti, uscite didattiche e laboratori. Non c'è un insegnante di sostegno ogni due studenti disabili, come prevede la legge, a tal punto che alcuni alunni vengono seguiti solo per cinque ore settimanali. Il provvedimento che prevede il numero maggiore di studenti per classe, da 27 a 35, viola apertamente il testo sulla sicurezza scolastica: Il D.M. Interno del 26/8/1992, recante "Norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica". Infatti al punto 5.0 ("Affollamento") stabilisce che, al fine dell'evacuazione delle aule, il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone/aula ed al punto 5.6 ("Numero delle uscite") che le porte devono avere larghezza di almeno m 1,20 ed aprirsi nel senso dell'esodo quando il numero massimo di persone presenti nell'aula sia superiore a 25 (quante scuole, in tutto il territorio nazionale, non sono in regola? La maggioranza). E la riduzione del tempo scuola nei licei artistici (11%) , nei licei linguistici (17%), negli istituti tecnici e professionali (diminuzione del 30% delle ore di laboratorio) a quale esigenza didattica di rinnovamento rispondono? Forse servono a far posto a pseudo-corsi di natura "paramilitare" come quello messo in campo dal duo Gelmini - La Russa? Tante sono le domande, poche le risposte e le certezze. Quello che appare chiaro, tuttavia, è che non basteranno anni di riforme e provvedimenti ad hoc per far risalire la china alla scuola italiana. E la trovata degli studenti soldato nei licei, a dir poco bizzarra, non va in quella direzione.
Siamo al punto più basso della scuola italiana? Peggio di così non può andare? Seppur infinitamente poco consolatoria, dateci almeno questa, di certezza.


Altri articoli: Famiglia Cristiana
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sabato 7 agosto 2010

Oggi è vivo un partigiano

A Luciano Taglianini. Partigiano

Oggi è morto un giovane ribelle

Un uomo generoso e onesto

Un compagno coraggioso

che ci ha narrato l’utopia, la libertà, l’uguaglianza tra uomini

Oggi è morto un partigiano!

“Per non dimenticare!”…abbiamo scritto anni fa su un volantino

e tu lo hai appeso nella tua sede.

“Per non dimenticare!” …abbiamo ascoltato le tue parole

che descrivevano la guerra e la lotta partigiana.

“Per non dimenticare!”…eravamo dietro il nostro striscione rosso

e insieme abbiamo alzato il pugno chiuso e cantato “bella ciao”.

“Per non dimenticare!”…quella sera abbiamo riso dei nuovi fascisti e dei nostrani razzisti,

pavidi e ridicoli come tutti i razzisti.

“Per non dimenticare!”…ci hai insegnato l’umiltà, la tenacia, la pazienza, il rispetto per le differenze.

“Per non dimenticare!”…abbiamo ascoltato le tue parole sulla guerra, contro tutte le guerre.

“Per non dimenticare!”…quella sera al Centro Sociale mentre ci preparavamo per Genova

e Carlo Giuliani non era ancora stato assassinato.

“Per non dimenticare!”… in quel giorno di sole e vento

eravamo sui tuoi monti e l’erba odorava di timo e di rugiada.

“Per non dimenticare!”…ogni 20 giugno saremo insieme a te al Cippo di Montecappone,

resteremo in silenzio e parleranno solo i nostri cuori.

“Per non dimenticare!”…quel pomeriggio che Maria Cervi, in Piazza a Jesi,

ha detto che tu rimanevi il suo comandante.

“Per non dimenticare!”…ti siamo per sempre grati

e ti doniamo le nostre lacrime che ci bagnano il viso.

“Per non dimenticare!”…quei ragazzi con il fazzoletto rosso al collo…

CIAO PRESIDENTE…CIAO LUCIANO!







Centro sociale autogestito “TNT”

Associazione Ya Basta!

Ambasciata dei diritti

Comunità Resistenti Marche

lunedì 12 luglio 2010

Chi ragiona(va) sul fascismo

Se qualcuno di voi (lettori) ha avuto l'immenso gusto e piacere di immergersi, fino ad affondare, nella lettura di "Cristo si è fermato a Eboli" di Carlo Levi, non può non aver provato una certa emozione incontrando le varie analisi sociologiche che affiorano come macchie di dalmata qua e la nel testo - in analogia con lo stile neorealista - tra la polvere ed il vento caldo risvegliati dalle trascinanti descrizioni.
Non sto qui a fare il plot del racconto, e per questo invito calorosamente chiunque a leggere il libro. Vorrei però riportare alcune righe (ovviamente senza rovinare lo spettacolo) riguardo una riflessione dell'autore: questo mi costringe ad accennare che il romanzo è il racconto del confino dell'autore per antifascismo. Siamo negli anni '30 ed egli viene spedito nel Mezzogiorno, lontano dal suo natale Piemonte, moderno e culturalmente vibrante. Viene mandato in Basilicata, in provincia di Matera, dove resterà per circa due anni. Durante il suo periodo di confino gli viene concesso di tornare per alcuni giorni a casa, a Torino, per la morte di un parente. Parla con vecchi amici e conoscenti della sua "prigionia" ma soprattutto del Mezzogiorno, della "questione meridionale". Non condivide le soluzioni e le conclusioni che via via ascolta, ed esibisce la personale analisi del problema. Quindi scrive: "[...] ma in un paese di piccola borghesia come l'Italia, e nel quale le ideologie piccolo-borghesi sono andate contagiando anche le classi popolari cittadine, purtroppo è probabile che le nuove istituzioni che seguiranno al fascismo, per evoluzione lenta o per opera di violenza, e anche le più estreme e apparentemente rivoluzionarie fra esse, saranno riportate a riaffermare, in modi diversi, quelle ideologie; ricreeranno uno Stato altrettanto, e forse più, lontano dalla vita, idolatrico e astratto, perpetueranno e peggioreranno, sotto nuovi nomi e nuove bandiere, l'eterno fascismo italiano."

Carlo levi scriveva questo nel 1945, circa 10 anni dopo il suo confino, dopo che, come scrive nel'incipit del romanzo, "Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare Storia". E cosa è successo negli anni a venire? Tutti, credo (e spero), sono al corrente della storia d'Italia dagli anni '50 ad oggi. Non credo che egli avesse pretese di chiaroveggenza o magia ma, quanto si discosta dalla realtà? e da quanto vediamo oggi?
"Ninte!" rispondevano i contadini a Levi quando lui chiedeva "Che cosa si può fare per cambiare le cose?". E noi, che gli rispondiamo?

domenica 11 luglio 2010

Un boccale di fascio

Per celebrare i mondiali, la Peroni si fa nera..

Da: Indymedia
Che il revisionismo sul ventennio sia imperante nell'italiatta del berlusconismo lo sapevamo già. Il razzismo populista serpeggia ormai in maniera per nulla celata nella cultura italiana. E se non fossero bastate le applicazioni per ipad coi discorsi del duce, i testi e i dvd che riscrivono la storia dipingendo il ciccione pelato come salvatore della Patria e il suo regime come una simpatica epopea finita male, ora ci si mette anche la Peroni.
Essi perchè i geni del marketing della marca di birra italica, sponsor dell'Italia ai mondiali, hanno deciso di creare delle etichette commemorative delle gesta calcistiche della nazionale italiana negli anni passati. Per l'edizione del '38 ecco che sull'etichetta appare la bandiera savoiarda accompagnata nientepopò di meno che dal fascio littorio, simbolo dell'italia fascista.
Che dire, abbiamo fascisti in Parlamento, nei media, nell'esercito e corpi di pubblica "sicurezza". La Peroni oggi come oggi è l'ultimo dei problemi, ma resta comunque un buon indice dei tempi che corrono. Su internet è già partita la mobilitazione e la campagna per il boicottaggio. “Invitiamo tutte e tutti a boicottare la birra Peroni” – si legge in facebook e altri siti che hanno diffuso la notizia – “In fondo in giro vi sono migliaia di birre buone, italiane e non, e certamente non si corre il rischio di bere qualcosa di “indigesto”.
Quello che possiamo fare è un gesto piccolo, ma molto forte: BOICOTTARE E FAR BOICOTTARE.

venerdì 7 maggio 2010

Cantando la Resistenza

Una splendida serata. Una serata di condivisione, di ascolto, di comunicazione, di memoria.

L' evento di ieri sera "Mille papaveri rossi" organizzato dal Pablo Neruda, è stata una splendida occasione di incontro generazionale, di scoperta e riscoperta, di passato e futuro nel segno della Resistenza.
La Resistenza legata non solo alla storica lotta partigiana, ma anche alla resistenza di oggi, contro tutti quei poteri che limitano la nostra personalità, la possibilità di scegliere, conquistare e difendere la propria indipendenza e autogestione.
Le musiche dei Controcanto e dei Vincanto, c'hanno immerso nelle pagine della nostra storia, dentro alle fabbriche in sciopero, fra i rastrellamenti fascisti, nelle proteste contadine, fino alle avventure dei briganti delle boscaglie. E che dire di Stefano Fabbroni, che coi suoi interventi teatrali struggenti (scritti da lui ascoltando racconti e testimonianze di anziani), c'ha coinvolto in tempi lontani e vicini, c'ha portato nelle piazze e nelle strade di guerra a parlare con chi fu protagonista di quei tempi cupi e terribili che terminarono col 25 Aprile.
Se oggi siamo noi, se oggi possiamo scendere in piazza e cantare, possiamo votare liberamente e soprattutto, se oggi possiamo scegliere...lo dobbiamo solo alle lotte fatte in passato contro chi voleva privarci di questa libertà.
A 150 anni dall' Unità nazionale e 65 anni dalla liberazione dal regime fascista, l'Italia deve ancora molto combattere, deve ancora farsi sentire e deve ancora cantare e urlare in faccia a chi ci minaccia.
In 65 anni, la memoria rischia d'offuscarsi se non viene rispolverata di continuo. Basta poco per ricadere nel buio, per ritornare sui propri passi, per precipitare in errori tragici dei quali purtroppo oggi rivediamo chiare somiglianze.
Abbiamo cantato affinché la storia non si ripeta, affinché le lotte di ieri siano lotte di oggi, per non dimenticare chi ha combattuto per noi. Abbiamo cantato soprattuto per imparare a seguire le loro orme, per difenderci e per far sentire la nostra voce; urlando quella parola essenziale, potente e cruda che è "libertà".
La storia siamo noi...la Resistenza esiste e resiste.
E lo diciamo cantando.





Un sincero grazie a chi è venuto e a chi ha collaborato alla realizzazione della serata.

martedì 20 aprile 2010

25 aprile - Libere Azioni

Che si fa il 25 Aprile?
Dati i tempi che corrono, è sempre più importante ricordare il passato per evitare il ripetersi di errori gravissimi...

Suggerisci eventi, consiglia dove andare...
Siamo la Rivoluzione.
Festeggiamo tutt* la Liberazione!


Falconara Marittima - csa Kontatto
























Corridonia - Sciarada
























Recanati - Liberiamoci

martedì 13 aprile 2010

La dignità d'un paese

“L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo…
Gli uomini erano vissuti fino ad allora in quella che io chiamo “ l’età del pane”. Erano cioè consumatori di beni estremamente necessari. Ed era questo, forse, che rendeva estremamente necessaria la loro povera e precaria vita. Mentre è chiaro che i beni superflui rendono superflua la vita. Questa ha finito per imporsi come una moda, una vera assuefazione, sostenuta dalla propaganda e dalla pubblicità. L’uomo nato da questa mutazione, quale che sia la sua rivendicazione di autonomia e di individualismo, non appartiene più a sé stesso. Quest’uomo non ha più radici, è una creatura mostruosa e lo ritengo capace di tutto. Quello che voglio dire in altre parole è che quello che non è riuscito al regime fascista, cioè trasformare la realtà millenaria, provinciale, rustica, paleoindustriale dell’Italia in una proiezione falsa, è riuscito ad un regime democratico. L’omologazione che il fascismo non è riuscito ad ottenere, il potere di oggi, che è il potere della società dei consumi, riesce a ottenerlo perfettamente. Il nostro sistema ha distrutto le varie realtà particolari. Questa omologazione ha ormai distrutto l’Italia. Voglio perciò dire che il vero fascismo è la società dei consumi. Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell’uomo, l’epoca della alienazione industriale."

Pieri Paolo Pasolini 1975

mercoledì 31 marzo 2010

Via Resistenza

Bollettino del regime democratico:
In questi giorni gloriosi, in cui la brezza atlantica e un sole virile scaldano i cittadini del bel paese, scacciando un inverno russo terribilmente lungo e nefasto, la insigne e italianissima ministro Mariastella Gelmini annuncia la primavera al popolo italiano con un colpo di mano, degno di un efficente neo-regime d'occidente. Infatti, in perfetta linea politica con il glorioso progetto del Duce di riammodernare la ormai decadente istruzione scolastica italiana (per troppo tempo lasciata in mano a infami comunisti bolscevichi), ha deciso di eliminare le parole Resistenza, Liberazione e Antifascismo dai programmi scolastici delle scuole superiori perché decisamente fuori moda e "sottintesi". I più nefandi ribelli che hanno obbiettato a questa suprema e indiscutibile decisione, hanno perfino parlato di fascismo puro e della volontà del regime di eliminare la resistenza dalla cultura e tradizione italiana.
Dal dicastero di viale Trastevere, la motivazione ufficiale è stata quella d'un tenace taglio del programma scolastico per evitare che non si arrivasse neanche a fare la II guerra mondiale. D'ora in poi, l'unica resistenza che i balilla potranno studiare nei banchi scolastici sarà quella elettrica.

I programmi non sono ancora definitivi. Genitori, insegnanti e associazioni possono dire la loro alla Gelmini sul forum dell' Indire. C'è tempo fino al 22 di aprile.

Per info:
San Precario
Repubblica

martedì 16 marzo 2010

La notte dei cristalli

Raid di immigrati.
Il 14 marzo 2010 a Roma, nel quartiere Magliana, un tranquillo negozio di italiani è stato distrutto da una banda di immigrati i quali, a volto scoperto, hanno fatto irruzione nel locale distruggendolo a forza di sprange e bastoni. Sono entrati al'improvviso e senza motivo, colpendo violentemente vetrine, clienti e gestori che ora sono tutti ricoverati all'ospedale di S. Camillo. «Sono entrati in 15 forse 20, volto scoperto e bastone in mano, e hanno iniziato a spaccare tutto» racconta Cesare (il gestore) singhiozzando «Urlavano frasi come bastardi e sporchi italiani. Hanno anche aggredito i clienti e mio fratello. C’erano diversi giovanissimi tra i 17 e i 19 anni e qualcuno più grande, sui 30, 35 anni».
Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, il branco era composto da una quindicina di clandestini. Cesare dice di avere avuto sempre buoni rapporti con gli abitanti del quartiere «Non capisco il motivo dell'aggressione. Abbiamo collaborato col Pd, forse è questa la causa di tutto» si domanda. Un raid vero e proprio quindi, senza motivazioni ufficiali.
Il ministro Maroni si dice "esterefatto" e promette il "pugno di ferro per evitare che episodi del genere si ripetino". Alemanno si dice "sbalordito" e si augura che le forze dell'ordine trovino al più presto gli aggressori per "punirli in maniera esemplare".
Lo stesso Berlusconi, con una nota ha fatto sapere che "è seriamente preoccupato per la salute degli italiani feriti e augura una veloce cattura dei violenti"....

Bella questa notizia, no? Ce la dovevamo aspettare prima o poi una ribellione da parte degli immigrati per i continui sopprusi subiti da parte di un razzismo dilagante. Ora i politici inaspriranno le leggi, troveranno i colpevoli, scopriranno che dietro c'è un attacco programmato e che molti altri sono già in programma...la nostra nazione e la nostra razza sono in pericolo!
E invece no, non è andata così...
Provate a sostituire i termini "italiani" con "immigrati", e viceversa. Provate a sostituire "Cesare" con "Mohamed Masumia" e la storia cambia.
Il negozio in realtà è un internet point gestito da Mohamed, un pakistano doc e la banda fascista che è entrata distruggendo tutto al suon di sporchi stranieri, era composta da giovani e baldi italiani. Le parole di Maroni, Alemanno e Berlusconi non sono mai state pronunciate, come mai verranno inasprimite le leggi contro reati razzisti, come forse mai verranno puniti gli aggressori.
Questa fiaba terribile è vera e si chiama Italia.

sabato 9 gennaio 2010

La rivolta degli schiavi

In un inverno caldo, a Rosarno (Reggio Calabria) si scatena il maggio degli schiavi. Migliaia di immigrati sfruttati regolarmente da imprenditori italiani per la raccolta di olive, pomodori e arance; stanchi delle penose condizioni in cui vivono, ora sono anche vittime di attacchi razzisti a stampo mafioso. Basta! Ecco la goccia che ha fatto traboccare il vaso: gli immigrati, esausti dopo un viaggio interminabile che li ha portati in uno stato che si finge europeo ma che invece presenta lineamenti classici di un regime libico o filo-sovietico. Accolti come cani randagi, insultati, derisi, ostacolati da leggi fasciste che li incastrano in impossibili gorghi burocratici in modo da rimanere clandestini a vita, vittime di sopprusi da parte dello Stato e delle forze dell'ordine, di vere e proprie torture nei CPT considerati illegali anche da Amnisty Internacional, soggetti ad una campagna diffamatoria disumana che va avanti da anni...Ma chi sono questi mostri da abbattere? Ma chi sono questi animali da cacciare, questi delinquenti feroci?...Sono ragazzi qualsiasi di 16, 20 anni, fuggiti da terre disastrate dalle guerre esportate da noi occidentali, venuti nell'idilliaco vecchio continente per trovare un inferno più subdolo e peggiore di quello lasciato. Alle manifestazioni di questa povera gente, gli italiani rispondono con fucilate. Il commento più vergognoso forse arriva da Maroni che sostiene addirittura che in passato c'è stata "troppa tolleranza" verso gli immigrati...come per dire siamo stati troppo buoni. Io credo che Maroni non abbia visto il video che riporto alla fine del post perché lì si vede chi fin'ora è stato troppo tollerante...
Dove siamo arrivati? Dov'è finita la società italiana? Siamo più persone? Che mostri siamo diventati? Questo significa proprio grattare il fondo, rosicchiare l'osso di una civiltà storica come quella italiana, ormai sepolta viva e guardata male da un europa che si vergogna di confinare con noi.
Che schifo mi faccio a calpestare questa terra.

VIDEO: La città di cartone di Gialuigi Lopez - Premio "L'anello debole" 2009 - Opera menzionata, sezione "TV"

lunedì 21 dicembre 2009

Beato il silenzio

A sorpresa ieri Josef Ratzinger ha firmato, insieme alla pratica riguardante Giovanni Paolo II, il decreto che riconosce «le virtù eroiche» di Eugenio Pacelli (Papa Pio XII dal 1939 al 1958) sbloccando così il suo processo di beatificazione fermo da tempo a causa delle polemiche sui suoi silenzi davanti all' Olocausto. Una parte del mondo ebraico, alcune organizzazioni ed autorevoli rabbini, hanno chiesto la moratoria alla beatificazione fino a quando non saranno pubblicati i documenti degli archivi vaticani relativi al pontificato pacelliano. Ratzinger ha deciso di non aspettare oltre...
Nel museo della Memoria a Gerusalemme, lo Yad Vashem, vi è una targa su Pio XII che il Vaticano ha chiesto inutilmente di rimuovere, anche in occasione della visita di Josef nel maggio scorso. Sotto la foto di Pacelli, la didascalia racconta che "eletto nel 1939, il Papa mise da parte una lettera contro l'antisemitismo e il razzismo preparata dal suo predecessore". Anche quando i resoconti sulle stragi degli ebrei raggiunsero il Vaticano, non reagì con proteste scritte o verbali. Nel 1942, non si associò alla condanna per l'uccisione degli ebrei espressa dagli Alleati. Quando avvennero le deportazioni da Roma ad Auschwitz, Pio XII non intervenne...
Evidentemente gli interessi politici, onnipresenti nella storia della santa sede più dei crocefissi, hanno spinto quel papa a rimanere in buoni rapporti coi regimi, tralasciando ancora una volta i precetti basilari cristiani che teoricamente parlerebbero di fratellanza, aiuto del più debole e ripudio della violenza, sostituiti da un bel pezzo col "Predica bene e razzola male". Una frase famosa dei fascisti è "O con noi o contro di noi", e pare che Pacelli non abbia voluto rischiare tanto, preferendo rimanere dalla parte più comoda per la chiesa...Mi chiedo come Ratzinger abbia il coraggio di accogliere nella frase "gesta eroiche" il silenzio di quel Papa che ha chiuso le finestre del Vaticano la notte in cui gli ebrei urlavano fra i rastrellamenti delle strade di Roma.