Gli stessi giornalisti che elogiano le “missioni di pace” in Afghanistan e gli “interventi umanitari”
in Libia, adesso parlano della “guerra” di San Giovanni.
telefoniche effettuate mentre trafficano, con i soldi pubblici, in cocaina, escort e appalti per le
“grandi opere” e le piccole poltrone, oggi plaudono alla “brillante operazione” della polizia che, a meno di 24 ore dalla manifestazione, è andata a perquisire a casa centinaia di persone alla ricerca di improbabili armi ed esplosivi, calpestando qualsiasi parvenza di legalità borghese, visto che non c’era il minimo indizio a carico, neanche sulla presenza a Roma, per molti dei perquisiti.
Gli stessi magistrati tanto osannati da una certa “sinistra” fanno finta di non sapere che la pena massima per una rapina in banca è sette anni, mentre un minorenne incensurato che, forse, ha tirato un sasso a una vetrina di una banca rischia fino a 15 anni: per i “difensori delle libertà costituzionali e dei diritti”, l'arresto di improbabili, presunti e mai provati “terroristi” urbani è stata sempre un'occasione d'oro per fare carriera. Noi, a questo teatrino, non vogliamo prendere parte e caliamo il sipario su questa stomachevole commedia già vista troppe volte. Ci sembra che ognuno dei protagonisti abbia a cuore il proprio ruolo, cattivi compresi: NOI NO!
Indipendentemente dal merito, ci sembra opportuno sottolineare l'immediato uso strumentale che si è fatto del 15 ottobre per imporre una svolta autoritaria nella gestione dell'ordine pubblico.Tutti - polizia, politici e giornalisti compresi - sapevano che il 15 a Roma sarebbe stata una giornata difficile: sono perciò del tutto ipocrite e pretestuose la “sorpresa” e “l'indignazione” diffusi a mezzo stampa. Il divieto di manifestare nel centro della Città di Roma per un mese, imposto seduta stante da un sindaco di estrema destra, ricorda il Cile di Pinochet e l'Italia di Kossiga.
La proposta di ripristinare la legge Reale (peraltro mai abrogata) sintetizza le comunanze tra il fascismo razzista della Lega e lo stato di polizia di Di Pietro. La richiesta di garanzie patrimoniali per le manifestazioni di piazza vuole dare solo ai ricchi e ai partiti la possibilità di esprimere la loro opinione. Il divieto preventivo di partecipare alle manifestazioni, oltre ad essere del tutto inutile, è una misura abietta, degna del potere criminale che subiamo ogni giorno sulla nostra pelle. Registriamo la connivenza tra la stampa mainstream e questa casta al crepuscolo. In pieno clima di “guerra al nemico interno” tipico dei regimi autoritari, si invita alla delazione, anche con la pubblicazione di notizie false e alla schizofrenica condanna di chi si copre il volto per evitare di essere identificato. La stampa di regime racconta che cosiddetti “black block” - definizione tanto oscura quanto generica, spendibile quanto orecchiabile, perfetta per dire tutto e niente - avrebbero impedito la manifestazione. Noi c'eravamo a Piazza San Giovanni e abbiamo visto un’altra storia.
La manifestazione è stata impedita dalla polizia, non da altri. Il tentativo di spaccare il movimento in buoni/cattivi non ha alcun senso: a Piazza San Giovanni, la risposta, collettiva e condivisa, della folla alle violente cariche della polizia si deve alla brutalità di reparti armati, addestrati e sicuri dell'impunità (come alla Diaz, a Bolzaneto, nel commissariato del Quadraro, nella stessa caserma dei NOCS e nei tanti posti dove abbiamo modo quotidianamente di vedere all’opera questi criminali)..
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