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venerdì 28 ottobre 2011

Il 15 ottobre degli anarchici

Il solito teatrino, con i soliti protagonisti e il solito copione: sempre gli stessi.
Gli stessi giornalisti che elogiano le “missioni di pace” in Afghanistan e gli “interventi umanitari”
in Libia, adesso parlano della “guerra” di San Giovanni.
Gli stessi politici che si preoccupano della lesione della privacy a causa delle intercettazioni
telefoniche effettuate mentre trafficano, con i soldi pubblici, in cocaina, escort e appalti per le
“grandi opere” e le piccole poltrone, oggi plaudono alla “brillante operazione” della polizia che, a meno di 24 ore dalla manifestazione, è andata a perquisire a casa centinaia di persone alla ricerca di improbabili armi ed esplosivi, calpestando qualsiasi parvenza di legalità borghese, visto che non c’era il minimo indizio a carico, neanche sulla presenza a Roma, per molti dei perquisiti.
Gli stessi magistrati tanto osannati da una certa “sinistra” fanno finta di non sapere che la pena massima per una rapina in banca è sette anni, mentre un minorenne incensurato che, forse, ha tirato un sasso a una vetrina di una banca rischia fino a 15 anni: per i “difensori delle libertà costituzionali e dei diritti”, l'arresto di improbabili, presunti e mai provati “terroristi” urbani è stata sempre un'occasione d'oro per fare carriera. Noi, a questo teatrino, non vogliamo prendere parte e caliamo il sipario su questa stomachevole commedia già vista troppe volte. Ci sembra che ognuno dei protagonisti abbia a cuore il proprio ruolo, cattivi compresi: NOI NO!
A noi sembra molto più serio precisare alcune cose sul 15 ottobre a cominciare dalla scelta di realizzare un corteo plurale dove le diverse componenti si potessero esprimere, ognuna con le proprie modalità. Condizione essenziale perché ciò avvenisse era che nessuna componente prevaricasse le altre. Riteniamo dunque autoritario che qualcuno abbia preso la testa del corteo ed abbia imposto a tutti gli altri le proprie pratiche, quali che fossero. Non ci scandalizziamo per la vetrina rotta, il SUV bruciato e condividiamo la madonna spaccata (con i soldi che non pagano di tasse, i preti se ne possono comprare ben altre) però riteniamo questi eventi velleitari ai fini di una rivoluzione sociale poiché non modificano in alcun modo i rapporti di forza tra sfruttati e sfruttatori. 
Indipendentemente dal merito, ci sembra opportuno sottolineare l'immediato uso strumentale che si è fatto del 15 ottobre per imporre una svolta autoritaria nella gestione dell'ordine pubblico.
Tutti - polizia, politici e giornalisti compresi - sapevano che il 15 a Roma sarebbe stata una giorna
ta difficile: sono perciò del tutto ipocrite e pretestuose la “sorpresa” e “l'indignazione” diffusi a mezzo stampa. Il divieto di manifestare nel centro della Città di Roma per un mese, imposto seduta stante da un sindaco di estrema destra, ricorda il Cile di Pinochet e l'Italia di Kossiga.
La proposta di ripristinare la legge Reale (peraltro mai abrogata) sintetizza le comunanze tra il fascismo razzista della Lega e lo stato di polizia di Di Pietro. La richiesta di garanzie patrimoniali per le manifestazioni di piazza vuole dare solo ai ricchi e ai partiti la possibilità di esprimere la loro opinione. Il divieto preventivo di partecipare alle manifestazioni, oltre ad essere del tutto inutile, è una misura abietta, degna del potere criminale che subiamo ogni giorno sulla nostra pelle. Registriamo la connivenza tra la stampa mainstream e questa casta al crepuscolo. In pieno clima di “guerra al nemico interno” tipico dei regimi autoritari, si invita alla delazione, anche con la pubblicazione di notizie false e alla schizofrenica condanna di chi si copre il volto per evitare di essere identificato. La stampa di regime racconta che cosiddetti “black block” - definizione tanto oscura quanto generica, spendibile quanto orecchiabile, perfetta per dire tutto e niente - avrebbero impedito la manifestazione. Noi c'eravamo a Piazza San Giovanni e abbiamo visto un’altra storia.
Abbiamo visto la polizia caricare, senza alcun motivo, con la massima violenza, noi e gli altri manifestanti a via Labicana e alla Basilica: prima con i lacrimogeni, poi a piedi, manganellando persone inermi (e a volto scoperto, visto che ci  tengono tanto) e infine con blindati lanciati all'impazzata sulla folla inerme per investire i compagni che non riuscivano a salire sui marciapiedi (tanto da riuscire a ferirne un paio).
La manifestazione è stata impedita dalla polizia, non da altri. Il tentativo di spaccare il movimento in buoni/cattivi non ha alcun senso: a Piazza San Giovanni, la risposta, collettiva e condivisa, della folla alle violente cariche della polizia si deve alla brutalità di reparti armati, addestrati e sicuri dell'impunità (come alla Diaz, a Bolzaneto, nel commissariato del Quadraro, nella stessa caserma dei NOCS e nei tanti posti dove abbiamo modo quotidianamente di vedere all’opera questi criminali).
Ci fanno schifo i politicanti alla Vendola che non riuscendo a mobilitare le folle per proprio conto (solo due settimane prima, a piazza Navona, Vendola aveva portato, pagandogli il viaggio, 5.000 persone da tutta Italia), si autoproclamano portavoce dei 150.000 manifestanti arrivati a Roma da tutta Italia a loro spese, pagandosi il viaggio in questi tempi di crisi economica, per cacciare lui e quelli come lui di cui non se ne può più. Ci fanno schifo tutti i partiti e partitini, come SEL, che per rassicurare sulla propria “bontà” accusano “gli anarchici” di essere coloro che attaccano i manifestanti.
Ci fa schifo l’ARCI che ha favorito l’infiltrazione nel corteo di inesistenti “giovani del PD” cioè del partito che ha inventato e promosso il precariato in Italia (con il pacchetto Treu e la legge Biagi) e che è uno dei maggiori responsabili dell'attuale situazione contro cui si esprimeva il corteo. A tutto questo, ai corifei dei potenti, agli strilloni di regime, alla tattica della paura, all'incessante rumore di sottofondo, a tutti coloro che tentano di coprire l'unica inaudita vera violenza padronale, partitica e poliziesca cui assistiamo, rispondiamo continuando il percorso di mobilitazione e protesta e proseguendo nel nostro progetto di autorganizzazione e comunalismo libertario: è questo, oggi, secondo noi, l'unico modo per evitare che tra qualche tempo del 15 ottobre non resti solo il ricordo di un brutto teatrino da quattro soldi.
Gruppo Anarchico Cafiero – FAI Roma
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mercoledì 22 giugno 2011

Gli incazzatos

Chiedono dove siano gli indignati italiani...
Tutti a parlarne nei giornali, su facebook, nelle catene di Sant'Antonio, raccolte firme...
Perché non reazionano, perché non fanno dei sit-in, perché non si organizzano in delle sfilate per strada o non aprono dei gazebo in piazza per dare dei volantini con scritto "siamo indignati"...
Gli italiani sono stati indignati per 20 anni...
Erano indignati quando lanciavano le monetine a Craxi e quando leggevano nei giornali che democrazia cristiana era un covo di pezzenti. Erano indignati quando scoprirono che il neo eletto presidente del consiglio possedeva 6 televisioni e altrettanti giornali, o quando scoprirono che il suo governo stava agendo per i mafiosi, per gli evasori e per i corrotti.
Abbiamo avuto tempo per essere "indignati", offesi e affranti...Lo siamo già stati per troppo tempo, ed ora siamo andati già un pezzo oltre.
Adesso in piazza a Montecitorio si stanno radunando spontaneamente centinaia di precari di tutti i settori, e non si sono seduti per terra a piazzare le tende e alzare cartelloni; hanno lanciato petardi, bombe carta, sputato ai polizziotti, lanciato uova e libri...
E' questa la nuova protesta, la rivoluzione è ora!
Basta sit-in, basta firme e dibattiti, basta indignazione...ora siamo davvero incazzati e dobbiamo TUTTI partecipare ovunque in Italia e seguire e sostenere le nostre lotte territoriali e nazionali.
Abbiamo già iniziato a reagire, ci siamo già svegliati da un pezzo e gli scontri a Roma del 14 Dicembre, dai quali sono ripartite tutte le proteste europee, sono la nostra nuova firma, devono essere il nostro nuovo volto.
Ad indignarsi non ci si guadagna nulla.
Se davvero cerchi una frase, uno stimolo a "svegliarti", una spinta a reagire; ce l'hai già nelle piazze, nei comitati, nei centri sociali. Scendi in strada, partecipa alla rivolta organizzata, collabora coi comitati, segui e sostieni le attività dei centri sociali. Informati, non aspettare la prossima mega manifestazione.
La rivoluzione è già nata! Il Referendum ha segnato un traguardo immenso: la fine del monopolio della televisione. E' questa la cosa terrificante per il potere: la televisione non ha più quel primato e quella forza che aveva 10 anni fa...la gente s'è svegliata, s'è accorta e si è organizzata...vincendo!
Non possiamo più aspettare, non possiamo più dargli fiato. Lascia a casa l'indignazione e scendi in piazza incazzat@. Cavalca l'onda, è questo il tuo momento!
Fa si che la loro fine sia il tuo inizio...

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mercoledì 18 maggio 2011

Quando l'Italia torna a dare il buon esempio...

Da: Unicommun

Giornata di mobilitazione in tutta la Spagna, migliaia in piazza contro il governo e la crisi. "Toma la calleel 15 de mayo, sin futuro y sin miedo" dicono gli striscioni che hanno aperto la manifestazione studentesca, che ha rilanciato la pratica del book block, lanciata a Roma nell'autunno e ripresa a Londra, in Olanda, in Austria e adesso anche in Svezia. Migliaia di giovani e studenti hanno chiesto welfare, reddito, esprimendo radicale contrarietà ai tagli e alle politiche di austerityche stanno colpendo con forza anche la Spagna.

"Violencia es cobrar 600 euros" ("violenza è pagare 600 euro" ndr.) dice un cartello alla manifestazione di Madrid, decine di migliaia in piazza (oltre trentamila) nella giornata di mobilitazione di Democracia real ya! e Juventud sin futuro. Cortei in decine di città, cariche e pestaggi violenti della polizia a Madrid, diversi feriti e 24 arresti.

Una manifestazione che rilancia le mobilitazioni di studenti e precari che già il 7 aprile avevano riempito le piazze lanciando la mobilitazione della rete Juventud sin futuro, un'esperienza composita che raccoglie collettivi, reti studentesche e precarie di tante città della Spagna e che attraverso facebook si èdiffusa in maniera capillare.

A breve comunicati, report multimediali e considerazioni da parte di Juventud sin Futuro da Madrid.

Altre info e VIDEO

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venerdì 14 gennaio 2011

Sui generis

VARIANTI DI GENERE

Laboratorio di analisi e approfondimenti verso il RomaEuroPride 2011
Sabato 15 e domenica 16 gennaio 2011 presso il circolo
di cultura omosessuale Mario Mieli, Via Efeso 3\a Roma.


Sabato 15

ore 11.30: “Da Stonewall al RomaEuroPride 2011, i percorsi del movimento lgbtiq”

a seguire presentazione dei workshop

ore 15: Workshop: “Depatologizzazione e transessualismi”

ore 17: Workshop: “Crisi economica: quali servizi e quali diritti”

ore 19: Workshop creativo...quali strumenti e quali azioni verso l'europride?


Domenica 16

ore 10: Workshop: “Lesbismo, familismo ed eterosessismo”

ore 12: Workshop: “Rapporti fra razzismo, colonialismo fondamentalismi e politiche securitarie”

ore 14.30: Sessione finale, report dei vari workshop, proposte di diba

ttito per la piazza dell'EuroPride, iniziative varie.


Da: Facciamo Breccia

martedì 21 dicembre 2010

Kennedy risponde a Gasparri

Massima gratitudine ai noti statisti per avere spiegato agli studenti anti-Gelmini che cosa il governo si aspetta dalla loro manifestazione di martedì: il sangue. Per questo la banda avanza proposte impraticabili: vietare le piazze a persone incensurate con provvedimenti da stadio, minacciare i tribunali per cambiare le sentenze a proprio uso e consumo, arrestare preventivamente qualcuno perché Gasparri pensa che potrebbe commettere reati, cazzate così. Roba che una persona normale si vergognerebbe non dico di enunciarla, ma pure di pensarla. Però utilissima a soffiare sul fuoco, nella speranza che domani si scateni il caos, magari con l'aiuto di qualche reduce di quella manovalanza della violenza da sempre pronta a "destabilizzare per stabilizzare". Chi gli farà questo regalo sa fin d'ora che non solo la porcata Gelmini, ma altre e ancor peggiori porcate verranno grazie a quella violenza. Chi invece vuole contrastare il regime sa quel che deve fare: il contrario di quel che si aspetta il regime. Una manifestazione oceanica e pacifica, addirittura beffarda nella sua imperturbabile legalità.
Marco Travaglio

Intanto, è lo stesso Kennedy a rispondere alle irripetibili parole di Gasparri...

venerdì 17 dicembre 2010

Violenti, volenti o nolenti

Non sono mai stata favorevole agli scontri , alla violenza gratuita , al distruggere oggetti visto che poi alla fine le cose verranno ricomprate, alché si aiuta solo a far girare questa maledetta economia...
Normalmente avrei storto il naso, avrei dissentito, avrei gridato di smetterla al ragazzino che davanti a me sfondava un bancomat. Mi sarei dissociata...
Questa volta però, questo sentimento dentro di me non è sorto. Non è scattato niente. Ero lì, a guardare la camionetta dalla finanza che andava a fuoco, attonita, come se fosse davvero quello il normale procedere delle cose. Guardavo incazzata invece la fila di blindati delle forze dell'ordine che sbarrava la strada ai pompieri...meglio picchiare qualche manifestante in più che evitare un incendio, vero? Quale altro esito, come si poteva rimanere a testa bassa quando per l'ennesima volta, la speranza di vedere l'inizio della fine di un' era che ha trasformato i più in meri spettatori televisivi, è stata spazzata via, comprata, venduta, derisa, infranta? Quale altro esito con un Berlusconi che subito dopo gli scontri, ha dischiarato di non essere a conoscenza di alcun italiano al quale il governo ha fatto del male...Quale altro esito per non essere di nuovo ingurgitati dal silenzio mediatico...senza scampo in un paese paradossale dove si lanciano oggetti anche contro la sede della protezione civile??

Via del corso, la desolazione e il silenzio che si è lasciato dietro lo scontro: madre e figlio camminano noncuranti. Gli acquisti nelle tante buste tra le mani...in lontananza il fumo dei lacrimogeni si confonde con le lucine degli addobbi natalizi...
A.

Alice: "Non è qui che ho preso le manganellate. Quelle me le hanno date alla schiena e alla testa. Però mi hanno spiegato che dopo un po' l'ematoma scende...". Le manca una scarpa da martedì Ha fame e freddo. "Abbiamo passato la notte in via Patini, dove fanno il fotosegnalamento. Ci hanno messo in uno stanzone senza una sedia o una panca in cui hanno tenuto sempre aperte le finestre. Niente da mangiare, niente da bere". Dopo l'arresto "ci hanno legato i polsi con le stringhe di plastica e un poliziotto ci ha detto che ci avrebbero fatto vedere cosa era successo a Bolzaneto. Finché non è arrivato un superiore che ha ordinato di non toccarci". Anche al commissariato "Trevi" ci sono stati momenti complicati. Alice ha una smorfia di pudore: "Diciamo che non ho voglia di ripetere cosa mi ha detto uno degli agenti che ci sorvegliavano".

Riccardo Li Calzi, palermitano e studente fuori sede a Bologna, è accusato di aver "selvaggiamente resistito all'arresto". Trasecola. Ha dei punti in testa e il mignolo fratturato. Giura di essere stato preso alle spalle da una carica in via del Corso. Che di "selvaggio" c'è stato solo l'accanimento di uno sfollagente sulla sua testa, mentre era ormai sull'asfalto. Il Tribunale lo ascolta perplesso. Finché l'avvocato Francesco Romeo non mostra su un notebook un video pescato su YouTube ("La Polizia si accanisce sui manifestanti"). Riccardo si distingue rannicchiato in posizione fetale. Non ha il volto coperto. Implora di non colpirlo ancora, mentre tenta di salvare gli occhiali che stringe nella mano sinistra. Il Tribunale acquisisce le immagini.

Anche Angelo De Matteis non si riconosce nella descrizione del brogliaccio di arresto che lo accusa di resistenza. È uno studente barese di lingue. Ha un bendaggio sulla testa che copre i tre punti che suturano la ferita aperta dallo sfollagente che lo ha abbattuto davanti alla saracinesca di un negozio di via del Corso, cui aveva bussato, implorando di aprire, quando le cariche erano cominciate. "Ricordo questo poliziotto corpulento con la maschera antigas e un braccio grande come la mia gamba che continuava a darmele. Ricordo anche che mi hanno sputato". Aggiunge: "In piazza non ho fatto niente. Non ho tirato neanche una carta per terra. E so che in piazza ci tornerò. Questa volta in mutande e a mani alzate, così vediamo".

Queste sono alcune delle testimonianze dei ragazzi arrestati e poi liberati, sostanzialmente per mancanza di prove, dato che non ci sono video né foto che li ritraggono nelle attività per le quali sono stati accusati. Maroni è indignato e li giudica come "veri e propri delinquenti", una "minoranza di professionisti della violenza che non vorranno perdere la prossima occasione per creare violenza e terrore" e che, secondo il ministro, hanno "preso in ostaggio" il grosso del corteo. Alfano invia gli ispettori dicendo di essere "dalla parte dei cittadini", come se gli studenti non fossero più cittadini. I partiti si dividono. Alemanno grida all' "ingiustizia". Le televisioni attaccano gli studenti. Poco si parla dei perché della protesta e ci si ferma al primo gradino, quello della normale critica alla violenza...la cosa più facile. Solo Santoro ieri sera, durante una puntata molto accesa di Annozero, ha giustamente suggerito che gli studenti, dopo 2 anni di inascolto da parte delle istituzioni, sono per forza giunti a tanto. E purtroppo solo grazie a questo si è parlato di loro, di noi, in questi giorni.
Quanta schifosa ipocrisia nell'aria: vorrei tanto vedere la stessa indignazione verso politici evasori, corrotti e mafiosi al governo. Solo allora potrei dar retta agli italiani
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F.

Fonti:
La Repubblica1
IL DIBATTITO E' APERTO

mercoledì 15 dicembre 2010

I soliti ignoti

Ieri abbiamo visto tutti cosa è successo lungo Via del Corso a Roma. C'è chi ha paragonato la giornata di ieri agli anni di piombo, chi tristemente al G8...insomma cose che non si vedevano da davvero molto tempo. Tavoli smembrati, cabine distrutte, sanpietrini divelti, lancio di vernice, pietre, paletti. Una città nel caos totale con situazioni di tangibile tensione e vera e propria guerriglia urbana. Chi c'è stato ha detto che erano molti i manifestanti già partiti con caschi e scudi e che quindi avevano probabilmente messo in conto, se non di attaccare, almeno di poter essere attaccati. Daltronde si sa che chiudendo ai manifestanti un'ampia zona del centro storico, li si invita a nozze e indirettamente si facilitano gli scontri con le forze dell'ordine. Ma non stò qui a parlare del perché e del come degli scontri, se erano legittimi o meno, organizzati o imprevisti. La cosa gravissima non è il casino che gli studenti hanno fatto per le vie di Roma, perché finquì purtroppo la cosa è da considerarsi "normale" (succede già a Londra, ad Atene, Parigi ecc...) oltre he legittima. Purtroppo c'erano i Black-blok che, come ha detto ieri Michele Serra alla trasmissione Parla con me, lo fanno "per sport", nel senso di gioco, passatempo folle, senza alcun fondamento politico e ideale se non quello di fare casino e sfogarsi come durante una rissa o come la domenica allo stadio. No, niente di tutto questo. Una cosa gravissima che s'è vista ieri, è che in mezzo a quei "facinorosi", oggi ben denigrati dai più alti borghesi, dai più corrotti politici e dai più lecchini giornalisti; fra quei studenti della Sapienza, fra quei ricercatori incazzati e quei precari disperati con tutto il diritto di manifestare; c'erano polizziotti infiltrati in borghese. Subdoli, nascosti, irriconoscibili, falsi. Agenti in borghese a volto coperto, con spranghe e pale in mano, a caricare e colpire camionette e altri agenti. Aizzavano la folla, spingevano alla violenza, contribuivano al caos totale. Essendone partecipi e attivi protagonisti, anche loro ne sono responsabili, ma non credo che Emilio Fede & Co. questo l'abbiano detto.
Senza di loro, la guerriglia si sarebbe comunque creata, ma almeno io come cittadino italiano ed europeo, non mi sarei sentito dentro ad un falso e ipocrita regime, che paga coi soldi pubblici agenti di polizia per creare il caos anziché evitarlo. Questa assurdità non è Orwel, non è l'11 settembre, non è un regime sud-americano né uno sovietico; è l'Italia nel 2010, siamo noi adesso.
Questi agenti magari erano solo qualche decina, ma già abbastanza da rendere la cosa assolutamente immorale e incredibile. Che bisogno c'era di fare questo? Mi pare che la polizia aveva ben altro da fare e sia stata in enorme difficoltà per contenere una folla immane inferocita. Quale mente folle ha pensato di contribuire e alimentare il delirio già previsto? E comunque c'è bisogno di dire che sia profondamente ingiusto che il governo contribuisca agli scontri, alla violenza e all'instabilità di un popolo?
La risposta ufficiale della Guardia di Finanza (GdF) rasenta l'assurdo: se i manifestanti avevano radio e manette da agenti, era perchè le avevano rubate; e il giovane che soccorre un finanziere sotto shock con in mano una pistola, lo fa perchè vuole salvarlo dalla folla e non è in alcun caso un infiltrato della polizia...Inoltre, il ragazzo con manette e manganello in mano, oltre che indossare stranamente un giubbotto beige e perciò molto riconoscibile (solitamente i "facinorosi" si vestono tutti di nero per essere poco distinguibili nella mischia), indossa anche un guanto rosso, segni questi di voler essere ben distinto dai polizziotti per evitare qualche manganellata di troppo. In giornata tale persona è stata fermata e portata via dagli agenti, ma poi non risulta in alcun elenco di arrestati perché, si legge, "minorenne". Se guardate le foto, è davvero difficile da credere e da farci credere, che quell'uomo alto e piazzato, abbia 16-17 anni. Come se non bastasse, la GdF in giornata ha più volte ammesso la presenza di "agenti in abiti civili" per poi smentire subito dopo. Una bella barzelletta insomma. E purtroppo questi ormai fanno parte della scena, ce li dobbiamo aspettare alle manifestazioni, ci dobbiamo convivere, "tanto lo sai che ci sono gli infiltrati".
Sostenere ciò equivale a dargliela per vinta, accettarlo. No. E' questo che volevo dire con questo post. Questo fattaccio, questa tremenda ingiustizia, si ripresenta ogni volta, senza che noi gli dessimo il giusto peso, la giusta gravità. Anzi gravemente ce ne dimentichiamo sempre. Questo non deve passare, questo non deve più succedere. Questi infiltrati schifosi (come quelli di Genova, come quelli di Piazza Navona e chissà quante altre occasioni, ormai rientrate fra le vergogne e i segreti di Stato), che contribuiscono alla violenza di piazza, alla guerriglia, alla morte e al terrore, che offuscano le vere motivazioni della protesta e che infangano studenti e precari che lottano ogni giorno per avere un futuro; questi perenni impuniti, questi sudici soliti ignoti vanno presi, assieme ai loro mandanti, e trascinati in piazza per esser sottoposti a giudizio del popolo; e allora vorremo noi sentire davvero se le loro urla riusciranno a sovrastare quelle delle sirene della polizia.

Fonti:
La Repubblica

domenica 17 ottobre 2010

Nella mischia

Una piccola parte del Pablo era a Roma ieri, insieme al milione di persone che ha letteralmente invaso la Capitale e riempito come un uovo piazza San Giovanni. Il colore rosso primeggiava per le strade ed i cori rimbombavano per chilometri. Gli acquazzoni non sono serviti a scoraggiare o rallentare la fiumana di persone.

In prima fila gli operai di tutta Italia, per urlare contro un governo che vuole distruggere quei diritti che i lavoratori hanno conquistati con dure battaglie. E  che ora un Marchionne qualunque, con l'appoggio del governo, pensa di poter ignorare fino ad eliminarli, disponendo della vita e delle sorti dei lavoratori.
Al loro fianco insegnanti studenti e ricercatori (più di 10.000 si sono ritrovati davanti alla Sapienza), che non si rassegnano al triste decadimento a cui l'istruzione nazionale sta andando incontro, sempre più rapidamente. Contrari al progetto di ridimensionamento dell'Università pubblica ed alla precarizzazione del lavoro della conoscenza.
I precari di tutta Italia erano in strada, per reclamare quegli stessi diritti per cui combattono da sempre gli operai, che loro rischiano di non avere mai. Perché non si può vivere in un paese che nega le minime garanzie sociali ai lavoratori dipendenti, del sapere e della conoscenza.
Gli immigrati erano in strada, per chiedere che si metta fine allo sfruttamento ed al lavoro nero. Perché finisca il clima di odio verso il "clandestino" - abilmente costruito dal governo palesemente razzista e dai media servitori - che mette i lavoratori migranti nella pericolosa condizione di essere facilmente ricattati, quotidianamente, per un lavoro sottopagato.
I centri sociali erano in strada, con un carico di musica e colori, slogan e striscioni. Incazzati, ovviamente, ma senza nessun "sassolino" per il leghista/fascista Maroni. E forse il triste Sacconi, che alla vigilia si augurava che nessuno si facesse male (e sotto sotto sperava ci scappasse il morto), è rimasto un po' deluso.
Migliaia e migliaia di cittadini erano per strada, grandi e piccoli, vecchi e nuovi compagni, indignati per un governo fantoccio, inutile e populista, il quale ha come obiettivi la repressione di dissensi e la ricerca di consensi e potere, allontanandosi pericolosamente da qualsivoglia idea di democrazia.


Grave assenza - se posso concedermi una riga politica - quella del PD, che se non ricordo male è il partito di opposizione, che dovrebbe dar voce a tutte le migliaia di cittadini indignati.
"Degni di nota i 3 eroi con altrettante bandiere del PD" (citaz. da Il Manifesto di oggi).


È stato bello esserci, nella mischia, camminare sotto la pioggia, manifestare insieme, essere parte di una voce, una piazza rossa, una realtà consapevole che questa società merita di più e di meglio di quanto questo triste governo sa offrire. Un governuccio di delinquenti e approfittatori, che si preoccupa di appartamenti, escort e fughe dalle aule tribunale. Tanti sono gli italiani stanchi di tutto questo.


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giovedì 15 luglio 2010

Continua la protesta (di nascosto)

I problemi all'Università non sono stati affatto risolti (come numerosi simpatizzanti del regime e delle varie associazioni come la filo-clericale Diritto allo studio sostenevano anni fa) anzi, restano e si moltiplicano a causa degli ulteriori problemi dati dalla manovra finanziaria di questo regime notoriamente contrario al diritto al sapere, alla conoscenza, alla ragione e allo sviluppo sociale e culturale del popolo. Le Università continuano a protestare e non ricevendo alcun appoggio dal criminoso, corrotto e venduto sistema mediatico italiano, non riesce facilmente a far sentire la sua voce. Per questo docenti, studenti e ricercatori cercano altri metodi di protesta per rompere il vergognoso muro di silenzio che li circonda.

Da Il Fatto:

A La Sapienza di Roma, il Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia, ha stabilito insieme agli studenti, di realizzare gli esamisi nelle strade della città universitaria e, durante la notte, “al buio” nei locali della facoltà. “Quest’iniziativa estrema – spiegano gli insegnanti de La Sapienza – intende indicare anche simbolicamente che un’università indebolita nel finanziamento e negli investimenti da parte dello stato è destinata a vivere periodi bui e a finire in strada, perdendo anche le sue strutture fondamentali”. Il Consiglio di Facoltà ha espresso le difficoltà di sostenere l’offerta formativa del prossimo anno accademico e dei successivi, in presenza di un quadro normativo e finanziario così penalizzante come quello prefigurato dalla riforma Gelmini e dalla legge 133.

SCIOPERO DELLA FAME: Il taglio di 1,5 miliardi di euro in 5 anni, infatti, è inaccettabile anche per gli atenei considerati “virtuosi” come Padova, dove i professori e i ricercatori hanno cominciato ieri lo sciopero della fame in piazza. Afferma Casarin, professore in sciopero: “Molte persone non hanno chiaro che si sta andando verso la negazione di un diritto, tutti i ragazzi dovrebbero frequentare un’università degna di questo nome. Quest’anno ci hanno detto di fare il tifo per gli evasori, così avremmo avuto dei soldi dai capitali rientrati con lo scudo fiscale. E non ci daranno neanche quelli, di quattrini. E' inaccettabile”. Ricercatori e docenti saranno colpiti anche da un altro taglio presente in manovra, il blocco stipendiale: “Abbiamo appena saputo – spiega ancora– che l’emendamento della Finanziaria che prevedeva lo stop agli scatti d’anzianità per una serie di categorie, come i magistrati, i diplomatici, la polizia, docenti e ricercatori, ormai riguarda solo la nostra categoria e i diplomatici. Perché il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è battuto per i poliziotti, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha fatto eliminare dalla norma i togati mentre per noi non si preoccupa nessuno. Specialmente per i ricercatori, che prendono 1.200 euro al mese e senza progressioni di carriera faranno la fame. Ci danno un colpo in testa e, se la alziamo, ne è pronto un altro”.

CORSI A RISCHIO A Torino il senato Accademico del Politecnico ha deciso di ritardare l’inizio dell’anno accademico al 4 ottobre per la protesta dei ricercatori che hanno deciso di non accettare la docenza dal prossimo anno, perché non riconosciuta con la nuova riforma. Lo slittamento potrà anche causare la sospensione della sessione di laurea estiva. Lo stesso problema si sta ponendo in tutte le università italiane, e per adesso non ci sono novità per quanto riguarda l’annunciata cancellazione della terza fascia docente.

mercoledì 14 luglio 2010

Parole sante

Una perizia disposta dal gip di Roma sulle emissioni prodotte da Radio Vaticana e Maritele confermerebbe un nesso tra l’elettrosmog e l’aumento del numero di tumori mortali e leucemie nella zona circostante. La perizia, firmata dal professor Andrea Micheli, evidenzierebbe che c’é stata “un’associazione importante, coerente e significativa, tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini”. La direzione della Radio Vaticana, scrive l’Agenzia SIR, ha espresso “stupore” per la notizia, in quanto la perizia non sarebbe ancora stata depositata in tribunale.

La battaglia giudiziaria contro le onde elettromagnetiche di Radio Vaticana è durata anni, con la Santa Sede che invocava vigliaccamente l'extraterritorialità e il diritto a non essere giudicata dallo Stato italiano. E' buffo notare quanto in situazioni giudiziarie e penali, il Vaticano reclami la sua estraneità e indipendenza dallo Stato italiano, mentre che in materia di istruzione e legislazione, non fa altro che occuparsi della vita e della politica della nostra società . I i cittadini di Roma nord e di Cesano, vicini all'antenna di Santa Maria di Galeria, si lamentano e denunciano dal 1999 le molestie date dalle potenti antenne che causano interferenze della radio nei telefoni, nei citofoni e perfino in alcuni elettrodomestici. Denuncie cui successivamente si aggiunsero gli esposti per le malattie gravi che sarebbero state provocate dal superamento dei limiti di emissione delle onde elettromagnetiche. Citati in giudizio nel luglio 2000, gli imputati ottennero prima la sospensione del processo per un difetto di giurisdizione legato a questioni di procedibilità disciplinate dai Patti Lateranensi, poi fu la Corte di Cassazione nell'aprile 2003 a riconoscere il diritto dello Stato italiano a svolgere il processo. Nel 2005 la sentenza storica, con condanne simboliche, per il reato 674 del codice penale, "gettito pericoloso di cose".

Ma ben più grave restava l'altro ramo dell'inchiesta, quello per gli eccessivi «casi di leucemia e morte di una decina di bambini» tutti attorno ai 14 anni di età, in una fascia di vicinanza alle antenne dai 6 ai 12 Km. Questa inchiesta va avanti con sei gli indagati, in riguardo alle morti sospette e i decessi per leucemia avvenuti tra il 1994 e il 2000, per cui ipotizza il reato di omicidio colposo. Cinque anni fa il gip Zaira Secchi commissionò la perizia per accertare il possibile nesso di causalità tra l'inquinamento elettromagnetico e l'incremento di tumori e leucemia a Cesano e a La Storta, aree vicine agli impianti della radio. Oggi i risultati.

Nelle 140 pagine di accertamento peritale gli esperti danno conto degli aspetti anagrafici della popolazione investigata, della storia di tabagismo (fumo attivo e passivo), dell'esposizione da alcol sulle patologie familiari e sui decessi complessivamente avvenuti negli ultimi anni nelle aree vicine a Radio Vaticana (137 morti) e a Maritele (141). L'inchiesta della procura, prima che venisse affidata la perizia, chiamava in causa Roberto Tucci, Pasquale Borgomeo e Costantino Pacifici (responsabili dell'emittente della Santa Sede) e Gino Bizzarri, Vittorio Emanuele Di Cecco e Emilio Roberto Guarini, della Marina militare. I primi tre, erano finiti sotto processo per 'getto pericoloso di cose', in relazione all'emissione nociva di onde elettromagnetiche provenienti dagli impianti radiofonici di Santa Maria di Galeria. Pacifici, però, era stato assolto in primo grado, mentre per Tucci e Borgomeo (poi deceduto) la corte d'appello, dopo una prima assoluzione annullata dalla Cassazione, aveva dichiarato il 'non doversi procedere' per prescrizione del reato.

Fonti: Repubblica

venerdì 9 luglio 2010

Angeli e demoni aquilani

a) Molta strumentalizzazione. È questo il giudizio che il premier Silvio Berlusconi dà in merito agli incidenti, durante i quali due ragazzi sono rimasti feriti, avvenuti nel corso della manifestazione degli aquilani a Roma.
"Non ho ancora visto il resoconto delle forze dell'ordine - ha detto il cavaliere ai microfoni di Studio Aperto -, ma mi pare che ci sia stata molta strumentalizzazione. Noi abbiamo fatto come governo un intervento immediato ed efficace dopo il terremoto. La ricostruzione spetta agli enti locali, al Comune e alla Regione. Il governo doveva dare i finanziamenti, cosa che è stata fatta finora". Secondo Berlusconi, tutto quello che era nei compiti del governo è stato fatto: "Il governo - ha detto - ha fatto il miracolo per come è intervenuto subito dopo il terremoto, come nessun altro paese è riuscito a fare dopo una catastrofe naturale. In meno di 10 mesi abbiamo dato una casa a chi l'aveva persa".

b) Chiodi (presidente Regione abruzzo): infiltrati dietro gli incidenti. «Dalle notizie che ho, e che sono state confermate, la manifestazione era pacifica ma c'è stata l'infiltrazione di persone che preferiscono trovare tutte le occasioni per fare strumentalizzazioni».

c) Stefania Pezzopane, assessore della giunta Cialente al Comune di L’Aquila, stava in Piazza Navona con i 5 mila terremotati arrivati a Roma in pullman.
Mi dice della vergogna di essere caricati dalla polizia “come facinorosi, come furfanti”. Mi dice che non era mai successo nella storia d’Italia che i terremotati venissero presi a botte, “siamo primi anche in questo”. Dice che “a 15 mesi dal terremoto ci sono ancora 56 mila persone che vivono fuori casa”. Molti di loro in albergo, molti in case di parenti e amici sparpagliati in tutta la Regione, 18 mila nelle nuove abitazioni del progetto C.A.S.E.
“Ci hanno usato nei primi mesi della propaganda, ci hanno esibito tutti i giorni in televisione quando eravamo l’oggetto del miracolo berlusconiano. Ora che le cifre e la rabbia smentiscono tutta la propaganda che hanno costruito sul nostro dolore, i telegiornali davanti a noi scappano”. Ora i terremotati non fanno più notizia. Vengono nascosti come cenere sotto al tappeto, come residuo di una storia andata in onda tanto tempo fa e che adesso ha già stufato. Ancora i terremotati? Basta con questi terremotati. “Berlusconi è venuto a L’Aquila l’ultima volta a gennaio, sette mesi fa. Si è spaventato dei fischi. Da allora non si è più visto. Ha mandato un po’ di ministri, compresa la Prestigiacomo che ci diceva non preoccupatevi. Come no: e perché mai dovremmo preoccuparci? Durante la campagna elettorale sono venuti tutti, deputati, sottosegretari, ministri. Berlusconi ogni tanto telefonava”.
Ma quando è finita la campagna elettorale è finita anche la processione. Sono finite le promesse. Sono finite le telecamere. Ora tocca agli scudi, ai manganelli e a qualche ferito senza importanza.

d) Marco: "Vogliamo solo chiedere aiuto: siamo senza casa e senza lavoro, perché non ci lasciate il diritto di manifestare?", gridano in molti. Ma i manganelli spuntano quasi inaspettati. A qualche spinta un po' più corposa, gli agenti rispondono con gli sfollagente e ne fanno le spese due ragazzi. "Mi sono trovato davanti, inerme. Non ho detto e non ho fatto nulla, ma mi sono trovato schiacciato tra i pochi che spingevano e quelli che menavano - racconta Marco, che ha la testa fasciata e il volto dolorante e incredulo di chi non riesce a capire il perché di una reazione così forte -. Quello che mi dispiace è che da una manifestazione pacifica venga fuori questa immagine. Non siamo venuti a fare casino, ma solo a rivendicare i nostri diritti e a chiedere sostegno per la nostra città".

mercoledì 16 giugno 2010

Cartolina da Ponte Galeria

A tutte le persone che vivono in questo paese:
A tutti coloro che credono ai giornali e alla televisione. Qui dentro ci danno da mangiare il cibo scaduto, le celle dove dormiamo hanno materassi vecchi e quindi scegliamo di dormire per terra, molti fra di noi hanno la scabbia e la doccia e i bagni non funzionano. La carta igenica viene distribuita solo 2 giorni a settimana, chi fa lepulizie non fa nulla e lascia sporchi i posti dove ci costrigono a vivere. Il fiume vicino il parcheggio qui fuori è pieno di rane e zanzare che danno molto fastidio tutto il giorno, ci promettono di risolvere questo problema ma continua ogni giorno.Ci sono detenuti che vengono dai CIE e anche dal carcere che sono stati abituati a prendere la loro terapia ma qui ci danno sonniferi e tranquillanti per farci dormire tutto il giorno. Quando chiediamo di andare in infermeria perchè stiamo male, l’Auxilium ci costringe ad aspettare e se insistiamo una banda di 8-9 poliziotti ci chiude in una stanza con le manette, s’infilano i guanti per non lasciare traccia e ci picchiano forte. Per fare la barba devi fare una domandina e devi aspettare, 1 giorno a settimana la barba e 1 i capelli. Non possiamo avere la lametta. Ci chiamano ospiti ma siamo detenuti. Quello che ci domandiamo è perchè dopo il carcere dobbiamo andare inquesti centri e dopo che abbiamo scontato una pena dobbiamo stare 6 mesi in questi posti senza capire il perchè. Non ci hanno identificato in carcere? Perchè un’altra condanna di 6 mesi? Tutti noi non siamo daccordo per questa legge, 6 mesi sono tanti e non siamo mica animali per questo hanno fatto lo sciopero della fame tuttiquelli che stanno dentro il centro e allora, la sera del 3 giugno, è cominciata così: ci hanno detto: "se non mangi non prendi terapie" ma qui ci sono persone con malattie gravi come il diabete e se non mangiano e si curano muoiono.Uno di noi è andato a parlare con loro e l’hanno portato dentro una stanzadavanti l’infermeria dove non ci sono telecamere e l’hanno picchiato. Così la gente ha iniziato ad urlare di lasciarlo stare. In quel momento sono entrati quasi 50 poliziotti con il loro materiale e con un oggetto elettrico che quando tocca la gente, la gente cade per terra. Le guardie si sono tutte spostate sopra il tetto vicino la caserma deicarabinieri qui dentro, dove sta il campo da calcio. Dalla parte sinistra sono entrati altri 50 poliziotti. Quando abbiamo visto poliziotti, militari, carabinieri, polizia, finanza esquadra mobile ufficio stranieri (che sono i più infami) sui tetti, uno di noi ha cercato di capire perchè stavano picchiando il ragazzo nella stanza. «Vattene via sporco » un poliziotto ha risposto così. In quel momento siamo saliti tutti sopra le sbarre e qualcuno ha bruciatoun materasso e quindi i poliziotti si sono spavenati e sono andati fuori le mura per prendere qualcuno che scappava. Da quella notte non ci hanno fatto mangiare nè prendere medicine per due giorni. Abbiamo preso un rubinetto vecchio e abbiamo spaccato la porta per uscire e quando la polizia ha visto che la porta era aperta hanno preso caschi e manganelli e hanno picchiato il più giovane del centro, uno egiziano. L’hanno fatto cadere per terra e ci hanno picchiati tutti anche con il gas, hanno rotto la gamba di un algerino e hanno portato via un vecchio che la sua famiglia e i sui figli sono cresciuti qui a Roma, hanno lanciato lacrimogeni e hanno detto che noi abbiamo fatto quel fumo per non far vedere niente alle telecamere. Così hanno scritto sui giornali. Eravamo 25 persone e alcune uscivano dalla moschea lontano dal casino, ma i giornali sabato hanno scritto che era stato organizzato tutto dentro la moschea e ora vogliono chiuderla. La moschea non si può chiudere perchè altrimenti succederebbe un altro casino.
Veniamo da paesi poveri, paesi dove c'è la guerra e ad alcuni di noi gli hanno ammazzato le famiglie davanti gli occhi. Alcuni sono scappati per vedere il mondo e dimenticare tutto e hanno visto solo sbarre e cancelli.Vogliamo lavorare per aiutare le nostre famiglie solo che la legge è un po' dura e ci portano dentro questi centri. Quando arriviamo per la prima volta non abbiamo neanche idea di come è l'Europa. Alcuni di noi dal mare sono stati portati direttamente qui e non hanno mai visto l'Italia. La peggiore cosa è uscire dal carcere e finire nei centri per altri 6 mesi. Non siamo venuti per creare problemi, soltanto per lavorare e avere unavita diversa, perchè non possiamo avere una vita come tutti? Senza soldi non possiamo vivere e non abbiamo studiato perchè la povertà èil primo grande problema. Ci sono persone che hanno paura delle pene e dei problemi nel proprio paese. Per questi motivi veniamo in Europa. La legge che hanno fatto non è giusta perchè sono queste cose che ti fanno odiare veramente l'Italia. Se uno non ha mai fatto la galera nel paese suo, ha fatto la galera qua inItalia.Vogliamo mettere apposto la nostra vita e aiutare le famiglie che ci aspettano.
Speriamo che potete capire queste cose che sono veramente una vergogna.
Un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria

martedì 16 marzo 2010

La notte dei cristalli

Raid di immigrati.
Il 14 marzo 2010 a Roma, nel quartiere Magliana, un tranquillo negozio di italiani è stato distrutto da una banda di immigrati i quali, a volto scoperto, hanno fatto irruzione nel locale distruggendolo a forza di sprange e bastoni. Sono entrati al'improvviso e senza motivo, colpendo violentemente vetrine, clienti e gestori che ora sono tutti ricoverati all'ospedale di S. Camillo. «Sono entrati in 15 forse 20, volto scoperto e bastone in mano, e hanno iniziato a spaccare tutto» racconta Cesare (il gestore) singhiozzando «Urlavano frasi come bastardi e sporchi italiani. Hanno anche aggredito i clienti e mio fratello. C’erano diversi giovanissimi tra i 17 e i 19 anni e qualcuno più grande, sui 30, 35 anni».
Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, il branco era composto da una quindicina di clandestini. Cesare dice di avere avuto sempre buoni rapporti con gli abitanti del quartiere «Non capisco il motivo dell'aggressione. Abbiamo collaborato col Pd, forse è questa la causa di tutto» si domanda. Un raid vero e proprio quindi, senza motivazioni ufficiali.
Il ministro Maroni si dice "esterefatto" e promette il "pugno di ferro per evitare che episodi del genere si ripetino". Alemanno si dice "sbalordito" e si augura che le forze dell'ordine trovino al più presto gli aggressori per "punirli in maniera esemplare".
Lo stesso Berlusconi, con una nota ha fatto sapere che "è seriamente preoccupato per la salute degli italiani feriti e augura una veloce cattura dei violenti"....

Bella questa notizia, no? Ce la dovevamo aspettare prima o poi una ribellione da parte degli immigrati per i continui sopprusi subiti da parte di un razzismo dilagante. Ora i politici inaspriranno le leggi, troveranno i colpevoli, scopriranno che dietro c'è un attacco programmato e che molti altri sono già in programma...la nostra nazione e la nostra razza sono in pericolo!
E invece no, non è andata così...
Provate a sostituire i termini "italiani" con "immigrati", e viceversa. Provate a sostituire "Cesare" con "Mohamed Masumia" e la storia cambia.
Il negozio in realtà è un internet point gestito da Mohamed, un pakistano doc e la banda fascista che è entrata distruggendo tutto al suon di sporchi stranieri, era composta da giovani e baldi italiani. Le parole di Maroni, Alemanno e Berlusconi non sono mai state pronunciate, come mai verranno inasprimite le leggi contro reati razzisti, come forse mai verranno puniti gli aggressori.
Questa fiaba terribile è vera e si chiama Italia.

venerdì 5 marzo 2010

Il Petrolio di Pasolini

Il 5 marzo 1922 a Roma nasceva il genio Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi poeti, scrittori e registi italiani. La sua fama non ha confini nel mondo e ancora tutt'oggi non si ha compreso completamente la profondità e la lungimiranza presente nel patrimonio intellettuale e artistico che ci ha lasciato. Pasolini era anche un grande intellettuale, un filosofo, un lucido pensatore e forse proprio per questo era un uomo troppo scomodo per mantenerlo in vita. Nel 75' stava scrivendo un romanzo particolare, "Petrolio" . Non riuscì a terminarlo, perché la notte del 2 novembre 1975 venne massacrato con bastoni, spranghe e catene per poi, inerme e stremato, essere investito nei pressi del lido di Ostia, vicino al mare, su un campetto da calcio. Tutt'oggi, i sicari non sono ancora stati trovati e quando questo accade, dietro c'è sempre lo Stato e come dice Giovanna Marini prima di cantare la sua meravigliosa canzone dedicata al poeta, "un paese capace di uccidere un genio è un paese malato". E' chiaro che una violenza disumana e mafiosa come quella subita, stava a significare che per qualcuno, quell'uomo sapeva troppo. La morte di Pasolini inoltre è macchiata di falle, errori, insabbiature giudiziarie, corruzione e false testimonianze; in modo da coprire i veri colpevoli e archiviare il caso in fretta. Per molti anni, l'unica persona accusata dell'omicidio fù Pino Pelosi, un ragazzo all'ora diciassettenne, che avrebbe ucciso il poeta inséguito a sue pressanti molestie sessuali. Il ragazzo si dichiarò colpevole e venne accusato d' omicidio, ma fu subito evidente che un giovane così esile, non sarebbe mai riuscito a macellare il corpo di Pasolini (fra l'altro esperto di arti marziali), e dall'analisi fatta sul bastone che il ragazzo sostenne di aver utilizzato per colpirlo, risultò addirittura la presenza di marciume nel legno. L'ipotesi del sabotaggio delle indagini è ancor più avvalorato dal fatto che già dalla mattina successiva, il luogo del delitto era aperto a telecamere, giornalisti e popolani che hanno curiosato e vagabondato nell'area, inquinando le prove e annullando ogni possibile ricerca di tracce e indizi.
Sul romanzo "Petrolio" (usando nomi di fantasia ma comunque molto intuibili sul panorama pubblico degli anni 70') Pasolini sosteneva che Mattei non era morto per un incidente d'aereo, bensì per un attentato legato al commercio del petrolio. Ad onor del vero, dopo il massacro del poeta, alcune parti del suo racconto vennero rubate, incluso l' appunto 21 intitolato "Lampi sull'Eni". In esso veniva sviluppato con precisione tutto il caso legato a Mattei, smascherando e rendendo pubblici i nomi dei responsabili del delitto. Ora, l'appunto 21 era scomparso da più di trent'anni e il suo contenuto avvolto dal mistero, finché non si sa come, un brav'uomo di Stato come il tristemente noto senatore Marcello Dell'Utri sostiene di possederlo. Conoscendo il suo passato mafioso e non lodevole, il fatto che sia lui ad averlo, dopo che lo stesso venne rubato inséguito all'omicidio del suo autore, non mi stupisce. Più che altro, se si pensa all'affidabilità e alla sincerità di un plurigiudicato come Dell'Utri, si rimane scettici sulla veridicità delle sue affermazioni, soprattutto ricordando l'infondata autenticità di presunti diari di Mussolini che il senatore sosteneva di possedere. Anche la stessa nipote di Pasolini, Graziella Chiarcossi si dice non convinta e il giudice Calia aggiunge «E' pazzesco, roba da matti, incredibile. Quel capitolo del romanzo “Petrolio” rappresenta un documento storico sulle stragi d’Italia e in termini giuridici è un corpo di reato». Ad ogni modo, il senatore sostiene di avere quelle 78 pagine scomparse che anticipa essere "inquietanti" e rimanda la loro presentazione in occasione dell'inaugurazione del suo 21° mercato del libro antico che aprirà l'11 Marzo a Milano, in concomitanza con una mostra fotografica di scatti inediti riguardanti il poeta.
Che sia vero o no, resta il fatto che un intellettuale grandioso come Pasolini sia stato barbaramente ucciso in modo che non parlasse e che i suoi mandanti e assassini siano stati volutamente nascosti e protetti. Prima o poi questo Appunto 21 verrà fuori, ma sarà certamente troppo tardi per giudicare i colpevoli che stanno dietro all'omicidio Mattei (che fra l'altro possiede evidenti correlazioni con questa ed altre stragi di Stato come quella di Piazza Fontana) e a quello dell'intellettuale. Quel "Petrolio" che Pasolini non è riuscito a smascherare, vive ancora nelle nostre istituzioni, nei governi corrotti e nell'economia, contaminando e avvelenando la democrazia di un paese malato.

martedì 2 marzo 2010

Il Ponte dei sospiri di Roma

Fonte: No-cie-roma.
Senza riscaldamenti e senza acqua calda: questo è l'inverno in gabbia tra le sbarre e il cemento del Cie Ponte Galeria a Roma. Due mesi interi senza assistenza sanitaria, ma i potenti sedativi (la terapia quotidiana che viene somministrata ai reclusi) curano perfettamente la sofferenza. "Diamo fondo alle scorte, dal 1° marzo finiscono i giochi" questa è stata la strategia degli operatori della Croce rossa negli ultimi giorni della loro gestione.
Nel lager della capitale, basta tentare il suicidio per cinque volte in un mese e alla fine un posto in ospedale lo si ottiene di sicuro... Questa è la triste storia di Boukili Wid, liberato tre giorni fa, dopo l'ennesimo e pericolosissimo tentativo di togliersi la vita. Concedere la libertà a una persona disperata è stato l'ultimo atto pietoso e caritatevole che la Croce Rossa ha compiuto all'interno del suo prezioso salvadanaio: il bottino di guerra è stato ridotto all'osso ed è ora di passare la palla al nuovo ente gestore: la cooperativa Auxilium (che gestisce il Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari). I migranti rinchiusi nella sezione maschile, dopo lo sciopero della fame
del 12 febbraio scorso, hanno ricevuto un amorevole consiglio dai medici del presidio sanitario: «Continuate a protestare perché dal 1° marzo arrivano quelli che stanno facendo un casino a Bari. Dovrete restare chiusi nelle celle tutto il giorno, avrete diritto solo a due ore d'aria, non esisterà più la mensa e mangerete rinchiusi nelle vostre gabbie».
(In questi anni di gestione dei Cpt da parte della Corce Rossa, sono venuti a galla mezzi terribili per placare gli animi dei reclusi, con tanto di massiccio uso di sedativi chimici e barbiturici nascosti nel cibo; tutt'oggi ritrovati nei pressi del Cpt bolognese, come si legge nel sito di BAZ ndr).
I giornalisti non aspettano il 1° marzo a Ponte Galeria: i riflettori sono spenti perché qui non c'è facebook e nemmeno la CGIL. Ma i reclusi della sezione maschile decidono comunque di organizzare la propria giornata di lotta...
28 febbraio 2010, ore 22.00:
Croce rossa e Auxilium s'incontrano per il passaggio delle consegne e la polizia è il contorno immancabile a questo importante avvenimento. Sono tutti troppo impegnati a stringersi le mani, troppo concentrati su questo grande affare... Dalla parte opposta, nell'ala inaugurata pochi mesi fa, si carica un bel respiro, si prende la rincorsa e...parte la fuga. Solo un ragazzo riesce a raggiungere il muro di cinta e a tentare il salto verso la libertà. Ma viene inseguito, pestato brutalmente e rispedito subito in cella come «un esempio per tutti gli altri reclusi». La rabbia esplode, non c'è altro da fare: «Ponte Galeria sta bruciando! Tutto va a fuoco, materassi e coperte, tutto va a fuoco!». Per due ore le fiamme si propagano nel lager, ma la polizia costringe tutti a tornare nelle celle, pestando chi si oppone.
Solo intorno alle 02.00 di notte la strategia cambia: tutti in fila per un'altra..."terapia" forzata.

Ascolta la corrispondenza andata in onda su Radio OndaRossa il 1° marzo
Come si muore al Cpt di Torino
Ponte Galeria...ci si entra, non si sa come ci si esce. La speranza muore al varcarne la soglia. C'è il terrore continuo, che ogni minuto sia l'ultimo spiraglio d'aria e luce, come quello che vedevano i detenuti al passare sul ponte dei sospiri di Venezia, prima di essere condannati...a morte.

lunedì 22 febbraio 2010

Papale papale

«E Gesù entrò nel Tempio di Dio, e scacciò tutti coloro che compravano e vendevano nel tempio, rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie di coloro che vendevano le colombe» [Matteo 21:12]. Iniziamo con una citazione addirittura biblica per commentare l'angelus di ieri, nel quale Ratzinger (non so con quale coraggio) ha detto che "potere e fame di beni materiali sono tentazioni di Satana". Detta dal papa una frase del genere ci fa un pò sorridere. Proprio lui, capo della religione più diffusa e senza dubbio l'uomo più potente del mondo, che ogni giorno riesce a muovere milioni di cittadini dei 5 continenti facendoli obbedire e pendere dalle sue labbra, umilmente sotto le spoglie di Dio in terra. Con che faccia Josef pronuncia tali parole se si pensa al potere e ai beni materiali che possiede il Vaticano. Ma andiamo ad analizzarli: il 20% del patrimonio nazionale italiano appartiene alla chiesa e un quarto di Roma è della Curia. Solo nella capitale infatti esistono 400 istituti di suore, 300 parrocchie, 250 scuole cattoliche, 200 chiese non parrocchiali, 200 case generalizie, 90 istituti religiosi, 65 case di cura, 50 missioni, 43 collegi, 30 monasteri, 20 case di riposo, altrettanti seminari, 18 ospedali, 16 conventi, 13 oratori, 10 confraternite, sei ospizi e molto altro ancora. Sono quasi 2000 gli enti religiosi residenti a Roma e risultano proprietari di circa 20 mila terreni e fabbricati, suddivisi tra città e provincia; senza contare le proprietà all’estero. «A metà degli anni ‘90 i beni delle missioni si aggiravano intorno ai 800-900 miliardi di vecchie lire, oggi dovrebbero valere dieci volte di più», osserva l’immobiliarista Vittorio Casale, massone conclamato che all’epoca era stato chiamato dal cardinale Jozef Tomko a partecipare ad un progetto di ristrutturazione del patrimonio di Propaganda Fide, il ministero degli Esteri del Vaticano. A Roma, solo i pellegrini che alloggiano nelle strutture ecclesiastiche, portano al Vaticano 5 miliardi di euro l'anno, alle quali è da aggiungere i milioni di euro derivanti dall'8 per mille, gli sgravi fiscali, l'esanzione dall' Ici, le milioni di offerte private e altre migliaia di forme di investimento che fanno del Vaticano lo stato più ricco della Terra. E che dire della Banca Vaticana o IOR (Istituto Opere Religiose e carità... fra l'altro proprietario anche di alberghi di lusso e fino a poco tempo fa, legato all'industria farmaceutica svizzera Serono, produttrice di anticoncezionali) il cui patrimonio sfiora i 6 miliardi. E che dire dei loschi avvenimenti legati al Vaticano come rapporti omosessuali segreti, pedofilia, numerosi morti molto sospette con tratti massonici come il falso suicidio di Roberto Calvi, finanziere del Vaticano trovato impiccato a Londra nel '82 e il coinvolgimento addirittura di Licio Gelli, fondatore della loggia P2, indagato per legami con il Banco Ambrosiano ecclesiastico. Il papa ci viene a raccontare di potere quando è a capo dell'istituzione più potente del mondo, che smuove le masse, che orienta le elezioni, i governi, comanda i politici, i medici, gli economisti, banchieri e mercanti. Ratzinger è l'unico azionista della Banca Vaticana, e ciò ne fa praticamente l'uomo più ricco del pianeta e il proprietario di quel tempio citato da Matteo.

lunedì 1 febbraio 2010

Contro una democrazia cristiana...

In Italia è appena nato un partito che farà sicuramente discutere: "Democrazia Atea". Indipendente, non ha legami con altri partiti già costituiti e soprattutto, pare che non cerchi appoggi da parte della Chiesa... Da dove viene l'idea? Sembra paradossale (o forse no...) ma tutto è partito proprio dalla cattolicissima Camerino.
La presentazione ufficiale del partito si è svolta a Roma il 19 Gennaio 2010, presso la sede della Stampa Estera Italiana, davanti ad un gremito gruppo di giornalisti italiani e stranieri. Il segretario nazionale, l'Avv. Carla Corsetti ha presentato il programma politico di Democrazia Atea i quali punti, abbastanza "scottanti" per un italiano medio avvezzo alle imboccate vaticane e berlusconiane dal telecomando; mirano all'abbattimento di molti pilastri della politica italiana. Nei 66 punti del programma, si spazia dalle tematiche del lavoro alla scuola, dai diritti del cittadino all'immigrazione, fino all'ambiente; incentrando spesso l'attenzione sulle pesanti e forti influenze che lo stato Vaticano esercita sullo Stato italiano. Ad esempio, tra gli "Obbiettivi fondamentali" si legge: "Abrogazione dei Patti Lateranensi e di tutti i profitti e le facilitazioni economico-finanziarie che la chiesa vaticana riceve dai cittadini e dallo Stato italiano. Testamento Biologico, Conflitto d'interesse, adozioni, eutanasia etc. Si attaccano i veri e propri tabù storicamente imposti dalla Chiesa cattolica e pare proprio che D.A. voglia sradicarli dall'interno. Vengono criticate leggi e decreti del Ministro Gelmini che continua a martoriare la scuola pubblica e la ricerca in Italia; e neanche le assurde "Missioni di Pace" e la legge Biagi sul precariato vengono risparmiate. Insomma, un programma talmente innovativo che, in uno stato vecchio come il nostro, sembra un'utopia. Invece non è così: questo è l'ennesimo esempio di come il popolo, in diverse forme, si stia organizzando (ora finalmente anche nella stessa intricata e corrotta politica italiana); stanco degli attacchi al Diritto dell'uomo e alla Costituzione, da parte di organizzazioni quali la Chiesa che sembrano non accettare l' attuale sistema democratico e continuano imperterrite (aiutate dalle stesse istituzioni) a minare la nostra libertà individuale.
Nella foto, Carla Corsetti e il giudice Tosti

lunedì 21 dicembre 2009

Beato il silenzio

A sorpresa ieri Josef Ratzinger ha firmato, insieme alla pratica riguardante Giovanni Paolo II, il decreto che riconosce «le virtù eroiche» di Eugenio Pacelli (Papa Pio XII dal 1939 al 1958) sbloccando così il suo processo di beatificazione fermo da tempo a causa delle polemiche sui suoi silenzi davanti all' Olocausto. Una parte del mondo ebraico, alcune organizzazioni ed autorevoli rabbini, hanno chiesto la moratoria alla beatificazione fino a quando non saranno pubblicati i documenti degli archivi vaticani relativi al pontificato pacelliano. Ratzinger ha deciso di non aspettare oltre...
Nel museo della Memoria a Gerusalemme, lo Yad Vashem, vi è una targa su Pio XII che il Vaticano ha chiesto inutilmente di rimuovere, anche in occasione della visita di Josef nel maggio scorso. Sotto la foto di Pacelli, la didascalia racconta che "eletto nel 1939, il Papa mise da parte una lettera contro l'antisemitismo e il razzismo preparata dal suo predecessore". Anche quando i resoconti sulle stragi degli ebrei raggiunsero il Vaticano, non reagì con proteste scritte o verbali. Nel 1942, non si associò alla condanna per l'uccisione degli ebrei espressa dagli Alleati. Quando avvennero le deportazioni da Roma ad Auschwitz, Pio XII non intervenne...
Evidentemente gli interessi politici, onnipresenti nella storia della santa sede più dei crocefissi, hanno spinto quel papa a rimanere in buoni rapporti coi regimi, tralasciando ancora una volta i precetti basilari cristiani che teoricamente parlerebbero di fratellanza, aiuto del più debole e ripudio della violenza, sostituiti da un bel pezzo col "Predica bene e razzola male". Una frase famosa dei fascisti è "O con noi o contro di noi", e pare che Pacelli non abbia voluto rischiare tanto, preferendo rimanere dalla parte più comoda per la chiesa...Mi chiedo come Ratzinger abbia il coraggio di accogliere nella frase "gesta eroiche" il silenzio di quel Papa che ha chiuso le finestre del Vaticano la notte in cui gli ebrei urlavano fra i rastrellamenti delle strade di Roma.

sabato 1 novembre 2008

Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos

La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE

AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. [...]

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