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mercoledì 22 giugno 2011

Gli incazzatos

Chiedono dove siano gli indignati italiani...
Tutti a parlarne nei giornali, su facebook, nelle catene di Sant'Antonio, raccolte firme...
Perché non reazionano, perché non fanno dei sit-in, perché non si organizzano in delle sfilate per strada o non aprono dei gazebo in piazza per dare dei volantini con scritto "siamo indignati"...
Gli italiani sono stati indignati per 20 anni...
Erano indignati quando lanciavano le monetine a Craxi e quando leggevano nei giornali che democrazia cristiana era un covo di pezzenti. Erano indignati quando scoprirono che il neo eletto presidente del consiglio possedeva 6 televisioni e altrettanti giornali, o quando scoprirono che il suo governo stava agendo per i mafiosi, per gli evasori e per i corrotti.
Abbiamo avuto tempo per essere "indignati", offesi e affranti...Lo siamo già stati per troppo tempo, ed ora siamo andati già un pezzo oltre.
Adesso in piazza a Montecitorio si stanno radunando spontaneamente centinaia di precari di tutti i settori, e non si sono seduti per terra a piazzare le tende e alzare cartelloni; hanno lanciato petardi, bombe carta, sputato ai polizziotti, lanciato uova e libri...
E' questa la nuova protesta, la rivoluzione è ora!
Basta sit-in, basta firme e dibattiti, basta indignazione...ora siamo davvero incazzati e dobbiamo TUTTI partecipare ovunque in Italia e seguire e sostenere le nostre lotte territoriali e nazionali.
Abbiamo già iniziato a reagire, ci siamo già svegliati da un pezzo e gli scontri a Roma del 14 Dicembre, dai quali sono ripartite tutte le proteste europee, sono la nostra nuova firma, devono essere il nostro nuovo volto.
Ad indignarsi non ci si guadagna nulla.
Se davvero cerchi una frase, uno stimolo a "svegliarti", una spinta a reagire; ce l'hai già nelle piazze, nei comitati, nei centri sociali. Scendi in strada, partecipa alla rivolta organizzata, collabora coi comitati, segui e sostieni le attività dei centri sociali. Informati, non aspettare la prossima mega manifestazione.
La rivoluzione è già nata! Il Referendum ha segnato un traguardo immenso: la fine del monopolio della televisione. E' questa la cosa terrificante per il potere: la televisione non ha più quel primato e quella forza che aveva 10 anni fa...la gente s'è svegliata, s'è accorta e si è organizzata...vincendo!
Non possiamo più aspettare, non possiamo più dargli fiato. Lascia a casa l'indignazione e scendi in piazza incazzat@. Cavalca l'onda, è questo il tuo momento!
Fa si che la loro fine sia il tuo inizio...

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martedì 12 aprile 2011

Rivolte a Lampedusa

Lampedusa: le deportazioni e le rivolte. Cronaca in diretta
Continuano le operazioni di rimpatrio forzato dalla Sicilia alla Tunisia,
secondo quanto pattuito tra il governo italiano e Tunisi: poche decine di
persone al giorno, per mettere in scena questa crudele operazione "simbolica"
sulla pelle di alcuni migranti scelti a caso.
Alle 13:00 è partito il primo volo da Lampedusa a Tunisi. Le prime 30 persone
sono state fatte salire sull’aereo di linea con l’inganno: dalla mattina i
"prescelti" per il rimpatrio forzato erano stati separati da tutti gli altri e
tenuti all’oscuro di quanto sarebbe loro avvenuto.

Il primo aereo è infatti partito nella tranquillità perché i migranti erano
convinti di essere in viaggio verso l’Italia. Appena arrivati in Tunisia, però,
i rimpatriati a forza hanno avvertito tutti gli altri rimasti ancora in Italia:
i circa 1050 migranti tunisini che adesso si trovano di fatto detenuti nel
centro di Contrada Imbriacola, diventato ancora una volta CIE, hanno allora
iniziato la rivolta al grido di "libertà", "Ben Alì assassino", "No Tunisia".

Sono saliti sui tetti e hanno dato fuoco a qualcosa dentro l’edificio
centrale. Ben presto è partita una carica dei poliziotti in tenuta
antisommossa, ma all’arrivo dei pompieri i migranti hanno dato l’ssalto alla
recinzione e in un centinaio sono fuggiti.
Alcuni, stremati, sono caduti a terra in piena crisi respiratoria. Altri sono
dispersi nella campagna e da quel momento è iniziata una vera e propria caccia
all’uomo.
"Tre sono appena stati catturati per le vie del paese", ci dice Pietro
Milazzo, responsabile siciliano dell’immigrazione per la Cgil, che si trova a
Lampedusa e racconta tutto quello cui ha potuto assistere durante questa
concitata giornata.
"Stanno preparando il secondo imbarco di altre trenta persone" ci dice alle 19:
30 circa di questo lunedì 11 aprile.
Davanti l‘aeroporto un centinaio di poliziotti impediscono il contatto coi
migranti che questa volta gridano cercando di opporsi all’imbarco forzato: "non
torno in Tunisia" e "non siamo animali" sono le frasi che sentiamo scandire
nella confusione attraverso il telefono di Pietro.
L’aereo sta per partire. Le fiamme del centro di detenzione, per il momento
sono state spente.

Vedi anche:
http://www.meltingpot.org/articolo16691.html

lunedì 7 febbraio 2011

Arresto ad Arcore!

Ma no, niente...falso allarme...

Inizialmente, alla notizia "Arresto ad Arcore" c'era qualche bolscevico maligno che aveva auspicato nell'arresto di un qualche Premier...uno qualunque...ma niente.
I più utopici speravano almeno in un arresto cardiaco, ma neanche quello.
Poveri comunistelli: l'unto dal Signore è immortale!
Poi adé con la protesi al cazzo...che je voi dì? Altro che Bossi.

Di seguito un'immagine dell' assalto di ieri al Palazzo San Marino.
Ad Arcore, le truppe bolsceviche hanno assaltato il Palazzo, fastosa residenza degli zar, divenuta poi sede del "Governo del farsi" e del "Bordello Liberty".
Dopo gli scontri, sono ancora in atto le ricerche del cosiddetto "letto di Putin", dove lo zar usa conservare parti importanti del suo membro per feste innocenti o proiezioni di Baarìa...
(Le immagini drammatiche dell' assalto di ieri al Palazzo dello Zar.
Le istituzioni unanimi sentenziano: "I manifestanti sono cattivi e brutti")
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sabato 11 dicembre 2010

London calling

Da: Il Manifesto

«Che cosa diavolo è successo alla Harry Potter generation?», si chiede l'Inghilterra per bene sorpresa dall'esplosione di una rabbia giovanile che non si vedeva da decenni. «Chi semina vento raccoglie tempesta», risponde Jonas, un ragazzo di 17 anni che studia in un college di Hackney nella zona est di Londra. «Che cosa si aspettavano da ragazzi che stanno condannando ad una vita senza futuro?».
Una generazione disillusa e arrabbiata, politicizzata ma poco ideologica che sembra trovare nella violenza di piazza l'unico mezzo per esprimere il proprio dissenso contro la politica lacrime e sangue proposta dal governo del Tory Cameron e del Libdem Clegg. Ragazzi che per parafrasare un celebre proverbio arabo assomigliano molto di più ai tempi di crisi in cui sono cresciuti, piuttosto che ai propri genitori che ai loro tempi di proteste ne hanno fatte poche, per lo più pacifiche, e su problemi che non li toccavano direttamente come la fame nel terzo mondo o l'apartheid in Sudafrica. E che non si sentono rappresentati dal sindacato studentesco percepito come distante e parte del sistema, ma neppure dai gruppuscoli e partitini della sinistra antagonista che pure cercano di approfittare dell'ondata di mobilitazione per reclutare militanti.

Il vecchio motto punk «no compromise» è diventato non a caso uno degli slogan più popolari tra gli studenti che scendono in piazza con tanti cartelli ma poche bandiere. Con la testa incappucciata ed i volti coperti, ed al suono di musica drum'n'base come eravamo abituati a vedere in Germania, in Francia o in Italia. Certo non nel regno di Elisabetta II. E questo antagonismo si riflette nelle dichiarazioni dei leader del movimento per nulla intimiditi dall'attacco della stampa contro gli studenti che il Sun bolla «yobs», come i compagni di violenze di Alex in Arancia Meccanica. Per Clare Solomon presidente del sindacato degli studenti universitari londinesi «chi parla di violenza è un'ipocrita. Sono gli stessi che sostengono la guerra in Afghanistan. I violenti sono quelli che usano i fucili. Non chi rompe una vetrina». Sulla stessa linea Mark Bergfeld, carismatico leader della coalizione Education Activist Network che sostiene che la violenza è stato «il risultato delle condizioni orribili in cui sono stati tenuti gli studenti», finiti cordonati per ore dagli agenti nella zona del parlamento.

Aaron Porter, presidente del sindacato degli studenti universitari (Nus) che sin dall'occupazione di Millbank dello scorso novembre aveva criticato la «minoranza violenta» si ritrova un pastore senza gregge. La vigilia pacifica di protesta con tanto di candele organizzata a Embankment sulle sponde del Tamigi, è stata un flop. Solo 7.000 persone contro le oltre 30.000 che hanno partecipato alla manifestazione di fronte al parlamento in cui si sono visti scontri di massa tra studenti e polizia. Ed ora il fronte radicale degli studenti si sta organizzando per creare un nuovo sindacato degli studenti da opporre al sindacato unico Nus tacciato di moderazione e indecisione.
Il radicalismo che sta provocando una scissione tra moderati ed antagonisti nel movimento studentesco britannico è la spia di un risentimento largamente diffuso non solo tra gli studenti universitari ma anche tra i teenagers delle scuole superiori che gli hanno dato manforte delle proteste.
Alla base c'è la percezione di un futuro che rischia di essere senza lavoro come è quello del 17% dei giovani inglesi, dato destinato a crescere nei prossimi mesi a causa del blocco delle assunzioni in buona parte del pubblico impiego e a causa della stretta sull'economia prodotta dai tagli. E va pure peggio per i laureati: il 25% sono senza lavoro in un paese in cui fino a tre anni fa le compagnie facevano incetta di studenti freschi di laurea.
Se ai tempi della crisi continuare a studiare non sembra aumentare le possibilità di trovare un posto di lavoro, per gli studenti l'università continua a rappresentare un approdo dove provare a esaudire i propri sogni anche se non sfoceranno in un posto di lavoro. «Perché devo fare per forza ingegneria o fisica, come vuole il governo?», si chiede Camilla una studentessa di 16 anni che vuole studiare antropologia all'università. Sono queste aspirazioni frustrate che alimentano gli insulti contro i «Tory feccia», e quello che si può solo chiamare un'odio di classe contro i banchieri che come denuncia Thomas, uno studente di sociologia, «prima ci hanno rubato i soldi ed adesso ci vogliono rubare anche la speranza».

martedì 30 novembre 2010

Studenti senza tetto

Elenco dei pensieri di una ricercatrice sul tetto dell’Università di Roma
(legge Francesca Coin, uno dei ricercatori che manifestano contro la riforma dell’Università)

1. Almeno da quassù riesco a vedere l’orizzonte
2. Ci hanno detto che difendiamo i baroni. Ma qui sul tetto non se ne vede uno
3. Dopo dieci anni che faccio ricerca, devo ancora spiegare a tutti a cosa serve il mio lavoro
4. Dicono che i concorsi sono truccati. Per capire se è vero, mi piacerebbe poterne fare almeno uno
5. L’Università di Stato deve dimagrire, così può ingrassare l’Università privata
6. Gli scippi mi hanno sempre fatto paura. Ma non sapevo che si potessero scippare anche le Borse di studio
7. Sui tetti si sogna. Si sogna un’università pubblica, libera e aperta
8. Sono stanca di sentirmi dire che sono troppo giovane, che sono troppo vecchia, che ho pubblicato poco, che ho pubblicato troppo, che sono troppo autonoma, che sono troppo dipendente, che sono stata troppo all’estero, che non ci sono stata abbastanza.
9. Forse vado via da questo paese. Perché non posso più sentirmi inutile dopo tanti anni di ricerca
10. Forse rimango qui. Perché se se ne vanno i ricercatori, portano via il futuro. E senza futuro, il mio paese muore

Il Pablo Neruda sostiene e promuove le proteste degli studenti contro l'approvazione della riforma Gelmini.

giovedì 15 luglio 2010

Continua la protesta (di nascosto)

I problemi all'Università non sono stati affatto risolti (come numerosi simpatizzanti del regime e delle varie associazioni come la filo-clericale Diritto allo studio sostenevano anni fa) anzi, restano e si moltiplicano a causa degli ulteriori problemi dati dalla manovra finanziaria di questo regime notoriamente contrario al diritto al sapere, alla conoscenza, alla ragione e allo sviluppo sociale e culturale del popolo. Le Università continuano a protestare e non ricevendo alcun appoggio dal criminoso, corrotto e venduto sistema mediatico italiano, non riesce facilmente a far sentire la sua voce. Per questo docenti, studenti e ricercatori cercano altri metodi di protesta per rompere il vergognoso muro di silenzio che li circonda.

Da Il Fatto:

A La Sapienza di Roma, il Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia, ha stabilito insieme agli studenti, di realizzare gli esamisi nelle strade della città universitaria e, durante la notte, “al buio” nei locali della facoltà. “Quest’iniziativa estrema – spiegano gli insegnanti de La Sapienza – intende indicare anche simbolicamente che un’università indebolita nel finanziamento e negli investimenti da parte dello stato è destinata a vivere periodi bui e a finire in strada, perdendo anche le sue strutture fondamentali”. Il Consiglio di Facoltà ha espresso le difficoltà di sostenere l’offerta formativa del prossimo anno accademico e dei successivi, in presenza di un quadro normativo e finanziario così penalizzante come quello prefigurato dalla riforma Gelmini e dalla legge 133.

SCIOPERO DELLA FAME: Il taglio di 1,5 miliardi di euro in 5 anni, infatti, è inaccettabile anche per gli atenei considerati “virtuosi” come Padova, dove i professori e i ricercatori hanno cominciato ieri lo sciopero della fame in piazza. Afferma Casarin, professore in sciopero: “Molte persone non hanno chiaro che si sta andando verso la negazione di un diritto, tutti i ragazzi dovrebbero frequentare un’università degna di questo nome. Quest’anno ci hanno detto di fare il tifo per gli evasori, così avremmo avuto dei soldi dai capitali rientrati con lo scudo fiscale. E non ci daranno neanche quelli, di quattrini. E' inaccettabile”. Ricercatori e docenti saranno colpiti anche da un altro taglio presente in manovra, il blocco stipendiale: “Abbiamo appena saputo – spiega ancora– che l’emendamento della Finanziaria che prevedeva lo stop agli scatti d’anzianità per una serie di categorie, come i magistrati, i diplomatici, la polizia, docenti e ricercatori, ormai riguarda solo la nostra categoria e i diplomatici. Perché il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è battuto per i poliziotti, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha fatto eliminare dalla norma i togati mentre per noi non si preoccupa nessuno. Specialmente per i ricercatori, che prendono 1.200 euro al mese e senza progressioni di carriera faranno la fame. Ci danno un colpo in testa e, se la alziamo, ne è pronto un altro”.

CORSI A RISCHIO A Torino il senato Accademico del Politecnico ha deciso di ritardare l’inizio dell’anno accademico al 4 ottobre per la protesta dei ricercatori che hanno deciso di non accettare la docenza dal prossimo anno, perché non riconosciuta con la nuova riforma. Lo slittamento potrà anche causare la sospensione della sessione di laurea estiva. Lo stesso problema si sta ponendo in tutte le università italiane, e per adesso non ci sono novità per quanto riguarda l’annunciata cancellazione della terza fascia docente.

giovedì 10 giugno 2010

Niente programmi per stasera

In casa abbiamo molti oggetti affascinanti e utili: c'è la lavatrice, la libreria, il cesso, il frullatore...Ma ce n'è uno, molto importante, che li raccoglie tutti. La Televisione è un elettrodomestico molto potente, capace di tutto: può essere un 'intera libreria, una luce che in passato ha mostrato il mondo a chi non poteva permettersi di uscire dal proprio quartiere. Una voce che c'ha insegnato a leggere nel dopoguerra, c'ha fatto sognare la conquista della luna e vedere il crollo del muro; il tutto fermi nel nostro salottino. Un volto di famiglia che da consigli, insegna, spiega, ci accompagna a dormire...e come non potersi fidare di questa "madre" bella e squadrata, progettata e perfetta?
Per questo la televisione può anche amalgamarsi, mimetizzarsi e inquinarsi, assumendo le sembianze di tanti altri oggetti di casa: un cesso pieno di libri fradici, una lavatrice sciacqua anime o un frullatore di cervelli.
Oggi come oggi il mestiere della Tv sta violentemente cambiando per assumere sembianze sempre più mostruose e oscure. Che sia la causa di molti mali (almeno in Italia), non c'è dubbio...La sua forza è acclamata, la sua potenza quasi irraggiungibile. A causa di un progetto ben riuscito di tv spazzatura avvicinata sempre più ai piccoli in modo da assicucarsi intere generazioni di persone ammaestrate; la televisione è riuscita ad accaparrarsi la fiducia, l'attenzione e il tempo della gente. Il lavoro che una volta spettava alla Bibbia, oggi tocca a lei, ormai capace di far nascere dei in terra, scoppiare guerre, odiare un popolo o santificare un ladro. "Il cinema è l'arma più forte" parola di Mussolini, e i dittatori di oggi l'hanno preso alla lettera.
Un tempo i potenti governavano la gente con le minacce, e quando il popolo era stufo, andava a palazzo e sapeva bene quale testa tagliare. Oggi con la televisione, il padrone è già in casa, la gente ha difficoltà a riconoscerlo e finisce per accopparsi da solo. E' questa la vera fantascienza e allo stesso tempo la pura triste realtà.
Sarà pure una finestra sul mondo, ma è chiusa da una tenda a maglie molto strette.
26 e 27 Giugno 2010: SCIOPERO DEI TELESPETTATORI
Spegni la Tv, accendi il cervello...
Esci, distraiti, conosciamoci in piazza.

Lo sciopero prevede iniziative ed eventi...partecipa e/o creali...
Assapora la libertà di movimento ed espressione.

domenica 30 maggio 2010

Naufraghi d'Italia

Siamo un gruppo di italiani/e che vivono a Barcellona.
Insieme ad amici (non solo italiani) assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia. Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale.
Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi.
In Spagna, negli ultimi mesi, sono usciti molti articoli raccontando quello che avviene in Italia, a volte in toni scandalistici, più spesso in toni perplessi, preoccupati, sconcertati. Si è parlato dei campi Rom bruciati, dei provvedimenti di chiusura agli immigrati, delle aggressioni, dell’aumento dei gruppi neofascisti, delle ronde, dell’esercito nelle strade, della chiusura degli spazi di libertà e di democrazia, delle leggi ad personam. Dall’estero abbiamo il vantaggio di non essere quotidianamente bombardati da un’informazione (??) volgare e martellante, da logiche di comunicazione davvero malsane.
E allora: che fare? Prima di tutto capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute.
Al termine di un percorso che abbiamo appena iniziato, vogliamo quindi organizzare una nave che parta da Barcellona il 25 giugno 2010 e arrivi a Genova.
Sarà la nave dei diritti, che ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio. Ricorderà che il pianeta che abbiamo è uno, è questo, questo è il nostro mare, di tutti i popoli. Che chiunque ha diritto di esistere, spostarsi, viaggiare, migrare, come ha diritto che la sua terra non sia sfruttata, depredata. Ricorderà che le menzogne immobilizzano, mentre la verità è rivoluzionaria. Ricorderà che cultura e arte sono i punti più alti del genere umano, sono fonte di gioia e piacere per chi li produce e per chi ne beneficia, non sono fatte per il mercato.
Ricorderà che esistere può voler dire resistere, difendere la propria e l’altrui dignità, conservare la lucidità, il senso critico e la capacità di giudizio.
Creiamo ponti, non muri.
È un grido di aiuto e solidarietà, che vogliamo unisca chi sta assistendo da fuori a un imbarbarimento pericoloso a coloro che già stanno resistendo e non devono essere lasciati/e soli/e. Non siamo un partito, non siamo una fondazione, non sventoliamo bandiere, tanto meno bianche. Siamo piuttosto un movimento di cittadini/e che non gode di alcun finanziamento.
Potete contattarci fin da subito all’indirizzo e-mail: contatto@losbarco.org

giovedì 13 maggio 2010

La protesta ritorna

Università, una settimana di blocco.

I ricercatori: "Per noi nessun futuro".
Dal 17 al 22 maggio è previsto uno stop della didattica in tutti gli atenei italiani.
Il 19 una manifestazione davanti al Parlamento

Ad Ancona:

Da LUNEDI' a VENERDI'
Negli spazi d'ingresso di tutte le Facoltà e nel porticato del Rettorato: sessione poster sul DdL e sulle nostre richieste con presenza di Ricercatori.
Durante le lezioni (tranne il martedì, vedi punto seguente) proiezione di slides sul DdL e le nostre richieste per 10 minuti all'inizio o durante la pausa.

MARTEDI' 18
Sospensione di tutte le attività didattiche, per consentire la libera partecipazione di tutto il personale e degli studenti all'occupazione simbolica del Rettorato.
Dalle 10 alle 12 in Rettorato, durante “l'occupazione”, si terrà assemblea generale, i Ricercatori consegneranno simbolicamente le loro INDISPONIBILITA' ALLA DIDATTICA ed eleggeranno i propri referenti per il Coordinamento Nazionale.

MERCOLEDI' 19
Partecipazione alla manifestazione nazionale a Roma, viaggio in pulman appositamente organizzato.

SABATO 22
In Piazza Roma dalle 10 alle 12: “Researcher Corner” con distribuzione di materiale informativo, posters e possibilità di interazione diretta pubblico-ricercatori.


Mandateci info su proteste in altre sedi!

mercoledì 7 aprile 2010

Fai un break, spezza un orango

Da Greenpeace.

KIT KAT -
UN CROCCANTE CIOCCOLATO CHE DISTRUGGE LE FORESTE.
Nei suoi spot, Nestlé ti invita a fare un break, mangiando un Kit Kat. Ma ogni volta che dai un morso al tuo Kit Kat potresti - senza saperlo - prendere a morsi un pezzo di foresta e contribuire all’estinzione degli ultimi oranghi. Nestlé, infatti, acquista olio di palma da aziende che stanno devastando la foresta pluviale indonesiana e minacciando la sopravvivenza delle popolazioni locali e degli oranghi. Per chiedere a Nestlé di non acquistare mai più olio di palma dal “campione” della deforestazione Sinar Mas, abbiamo lanciato una campagna internazionale sul web. In migliaia hanno partecipato in tutto il mondo e perciò, poche ore dal lancio, Nestlé ha dichiarato pubblicamente l’intenzione di cancellare i propri contratti con Sinar Mas. Di fatto, però, continuerà a utilizzare olio di palma di Sinar Mas, acquistandolo da aziende terze come Cargill. Nestlé, inoltre, intrattiene accordi commerciali anche con la multinazionale della carta Asian Pulp and Paper (APP) che è una società sussidiaria proprio di Sinar Mas. Anche APP ha preso la cattiva abitudine di distruggere le foreste per sostituirle con piantagioni intensive da cui si ricava carta che Nestlè utilizza per il packaging dei prodotti. Nestlé deve ripulire tutta la propria filiera di produzione. È arrivato il momento di concedere un break anche agli oranghi e alle foreste indonesiane! Per convincere Nestlé dobbiamo essere sempre di più: abbiamo bisogno del tuo aiuto.
Ecco cosa puoi fare:
Firma una lettera per l’amministratore delegato di Nestlé
Contatta il servizio sostenitori Nestlé

Aiuta a salvare le foreste!

Guarda il video shock di Greenpeace

sabato 6 marzo 2010

California: Università in rivolta

I conti della California sono in profondo rosso a causa della crisi economica, così il governatore Arnold Schwarzenegger ha ordinato tagli drastici all'istruzione pubblica. Le rette sono aumentate del 32%, superando i diecimila dollari, una cifra mai raggiunta in passato. «Mettete i soldi dove sono i nostri cervelli», «Niente tagli, l'istruzione deve essere libera». Centinaia di studenti e genitori si sono riuniti ieri a Berkeley, alle porte di San Francisco, per protestare contro i tagli ai finanziamenti all'istruzione, anche se non è stato il successo che speravano gli organizzatori e molti studenti han preferito andare a lezione dati gli esami imminenti e la paura di perdere la borsa di studio. La protesta, che si sta ampliando a tutto il Golden State, è nata lo scorso autunno proprio nelle aule di Berkeley ed in pochi mesi si è estesa anche alle altre università pubbliche del circuito UC, University of California. Accanto alle dimostrazioni sul campus, circa un migliaio di persone sono salite sui pullman diretti verso la capitale, Sacramento, per partecipare alla marcia verso il Campidoglio Statale. «È più importante far arrivare la nostra voce ai palazzi del Governo, invece che rimanere a protestare nel campus -spiega Richard Walker, insegnante a Berkeley esponente dell'organizzazione Save the University, salviamo l'Università -. I soldi ci sono, ma vengono spesi nel modo sbagliato». Le forze dell'ordine, tra cui decine di poliziotti in bicicletta, erano numerose, pronte ad intervenire, dopo gli incidenti di venerdì scorso, quando la Ucdp (University of California Police Department), si era trovata impreparata dopo gii scontri che avevano coinvolto circa duecento manifestanti, dopo una festa all'interno del campus. Manifestazioni in diverse città della California. Ad Oakland 150 persone sono state arrestate dopo aver bloccato un'autostrada nell'ora di punta. Ai cortei, organizzati da sindacati e organizzazioni studentesche, hanno partecipato anche moltissimi genitori per protestare contro l'aumento delle tasse a carico degli studenti, la riduzione delle classi e dei docenti.

martedì 2 marzo 2010

Profili da regime

Le democrazie sono, storicamente e statisticamente, i regimi più corrotti. I partiti, in competizione per il potere, hanno bisogno del consenso e non bastandogli la propaganda e il controllo, diretto o indiretto, dei media (che, non a caso, sono chiamati, spudoratamente, "gli strumenti del consenso", senza nemmeno più rendersi conto di quanto ciò li squalifichi) se lo comprano. E per comprarselo hanno bisogno di soldi, che si procurano con le tangenti, gli affari illegali e ruberie di vario genere.
L’altra via per procacciarsi il consenso è quella del clientelismo e delle affiliazioni paramafiose in cui il cittadino si vende in cambio di protezione, vantaggi, prebende. I sostenitori della democrazia sostengono che ciò è fisiologico, è il prezzo da pagare alla libertà.
(leggi il resto da "Il Fatto")

Il Ponte dei sospiri di Roma

Fonte: No-cie-roma.
Senza riscaldamenti e senza acqua calda: questo è l'inverno in gabbia tra le sbarre e il cemento del Cie Ponte Galeria a Roma. Due mesi interi senza assistenza sanitaria, ma i potenti sedativi (la terapia quotidiana che viene somministrata ai reclusi) curano perfettamente la sofferenza. "Diamo fondo alle scorte, dal 1° marzo finiscono i giochi" questa è stata la strategia degli operatori della Croce rossa negli ultimi giorni della loro gestione.
Nel lager della capitale, basta tentare il suicidio per cinque volte in un mese e alla fine un posto in ospedale lo si ottiene di sicuro... Questa è la triste storia di Boukili Wid, liberato tre giorni fa, dopo l'ennesimo e pericolosissimo tentativo di togliersi la vita. Concedere la libertà a una persona disperata è stato l'ultimo atto pietoso e caritatevole che la Croce Rossa ha compiuto all'interno del suo prezioso salvadanaio: il bottino di guerra è stato ridotto all'osso ed è ora di passare la palla al nuovo ente gestore: la cooperativa Auxilium (che gestisce il Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari). I migranti rinchiusi nella sezione maschile, dopo lo sciopero della fame
del 12 febbraio scorso, hanno ricevuto un amorevole consiglio dai medici del presidio sanitario: «Continuate a protestare perché dal 1° marzo arrivano quelli che stanno facendo un casino a Bari. Dovrete restare chiusi nelle celle tutto il giorno, avrete diritto solo a due ore d'aria, non esisterà più la mensa e mangerete rinchiusi nelle vostre gabbie».
(In questi anni di gestione dei Cpt da parte della Corce Rossa, sono venuti a galla mezzi terribili per placare gli animi dei reclusi, con tanto di massiccio uso di sedativi chimici e barbiturici nascosti nel cibo; tutt'oggi ritrovati nei pressi del Cpt bolognese, come si legge nel sito di BAZ ndr).
I giornalisti non aspettano il 1° marzo a Ponte Galeria: i riflettori sono spenti perché qui non c'è facebook e nemmeno la CGIL. Ma i reclusi della sezione maschile decidono comunque di organizzare la propria giornata di lotta...
28 febbraio 2010, ore 22.00:
Croce rossa e Auxilium s'incontrano per il passaggio delle consegne e la polizia è il contorno immancabile a questo importante avvenimento. Sono tutti troppo impegnati a stringersi le mani, troppo concentrati su questo grande affare... Dalla parte opposta, nell'ala inaugurata pochi mesi fa, si carica un bel respiro, si prende la rincorsa e...parte la fuga. Solo un ragazzo riesce a raggiungere il muro di cinta e a tentare il salto verso la libertà. Ma viene inseguito, pestato brutalmente e rispedito subito in cella come «un esempio per tutti gli altri reclusi». La rabbia esplode, non c'è altro da fare: «Ponte Galeria sta bruciando! Tutto va a fuoco, materassi e coperte, tutto va a fuoco!». Per due ore le fiamme si propagano nel lager, ma la polizia costringe tutti a tornare nelle celle, pestando chi si oppone.
Solo intorno alle 02.00 di notte la strategia cambia: tutti in fila per un'altra..."terapia" forzata.

Ascolta la corrispondenza andata in onda su Radio OndaRossa il 1° marzo
Come si muore al Cpt di Torino
Ponte Galeria...ci si entra, non si sa come ci si esce. La speranza muore al varcarne la soglia. C'è il terrore continuo, che ogni minuto sia l'ultimo spiraglio d'aria e luce, come quello che vedevano i detenuti al passare sul ponte dei sospiri di Venezia, prima di essere condannati...a morte.

venerdì 26 febbraio 2010

La rivolta delle cariole

A quasi un anno dal terremoto, a quasi un anno di spot elettorali, promesse, campeggi, G8, puntate di porta a porta, piani casa e tanti spettacoli...6000 persone vivono ancora negli alberghi della riviera con un costo dello stato di 384000 euro al giorno.
A quasi un anno dal terremoto dell'aquila la gente continua a protestare, scende in piazza, appende le chiavi delle loro case ancora sigillate e aspetta solo di vederle abbattere, marciano su quella che è diventata una città fantasma mentre c'è gente che ancora ride felice per i soldi che il sisma gli ha portato...
Segnaliamo quella che è stata definita "La rivolta delle cariole", una forma di protesta efficace e forte, che nasce dal popolo stremato che urla e segnala una situazione ormai insostenibile, con gravi responsabilità istituzionali.
DOMENICA 28 FEBBRAIO
ORE 10 PIAZZA DUOMO - AQUILA
LIBERO L'AQUILA
È passato quasi un anno, ma in centro sembra essere passato un solo giorno. È passato quasi un anno, le transenne e i militari sono sempre là. È passato quasi un anno, nei centri storici abbandonati si odono latrati di sciacalli gelatinosi. È passato quasi un anno, pochi ridono e ingrassano, molti non hanno più casa, più lavoro, più affetti, più lacrime.
È passato quasi un anno, il cuore della città è ancora fermo e freddo È passato quasi un anno, non trovo tanti amici, sono stati costretti ad andare via. È passato quasi un anno, LE MACERIE, prima pietre della mia storia STANNO SEMPRE LA’, non si sa chi, come, quando le toglierà, non si sa ancora dove metterle.
Dopo quasi un anno, dopo tante promesse, ordinanze, spettacoli, televisioni, ho capito che devo fare qualcosa.
Dopo quasi un anno, da questa domenica e per ogni domenica metto la tuta, i guanti e la mascherina. Non per andare a sciare.
LA DOMENICA VADO A RIMUOVERE LE MACERIE DAL CENTRO STORICO CI PORTO FAMIGLIA ED AMICI
Se non le tolgono quelli che le dovrebbero togliere, allora LE TOLGO IO.
Supererò tutte le barriere. Se ancora non si sa dove metterle, allora le porto davanti casa di quelli che dovrebbero decidere dove metterle, il Consiglio Regionale alla Villa Se qualcuno crede che lo faccio per le telecamere allora non ha capito nulla. Degli spettacoli televisivi non ne posso più. Non mi fermerò fino a quando non avrò tolto l’ultima pietra. Con la mia famiglia, i miei amici, insieme a tutti gli altri liberiamo la nostra città. Insieme faremo scappare avvoltoi e sciacalli.
Insieme metteremo a nudo le responsabilità di chi doveva prevenire e Ricostruire e non l’ha fatto.
Domenica 28 alle 10.00 vado a Piazza Duomo.
Ho tute, guanti, attrezzature e carriole per tutti quelli che verranno.

mercoledì 10 febbraio 2010

Avatar non e' solo fantasia, e' anche realta'


Inizia cosi' l'appello al regista James Cameron lanciato da Survival International, organizzazione che difende i diritti dei popoli indigeni. In India, nello stato di Orissa, la tribu' dei Dongria Kondh sta combattendo una battaglia molto simile a quella raccontata nel film per difendere la propria terra da una compagnia mineraria che vuole distruggere la montagna sacra.

Per maggiori informazioni http://www.survival.it/film/mine

(Fonte: Lanuovaecologia)

domenica 7 febbraio 2010

Il gusto della democrazia

In Italia, esistono dei lager che una volta si chiamavano lager, poi Cpt e oggi sono stati aggiornati e chiamati Cie (Centri di Identificazione ed Espulsione). Gli immigrati irregolari, i richiedenti di asilo politico (che sono i rifugiati scappati da nazioni martoriate dalla guerra) e gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto, vengono rinchiusi là dentro per 6 mesi circa (giusto il tempo per qualche registrazione e manganellata), prima di essere rispeduti nelle loro terre d'origine. Tali centri sono stati più volte citati da organizzazioni umanitarie quali Amnesty Internacional e Medici senza frontiere come luoghi di violazione dei diritti fondamentali dell'uomo, in territorio europeo. In questi centri, gestiti da organizzazioni italiane (come Coop, Cei ecc...) o dal governo stesso, vengono sistematicamente commesse violenze, sopprusi e torture più volte documentate e comprovate. Nessun procedimento giudiziario evidente è stato messo in moto contro i responsabili di questi maltrattamenti. Fonti e testimonianze attendibili, fanno inoltre scoprire che nelle mense di alcuni Cie come in quelli di Torino e Bologna, si servono pasti avariati e aggiunti di psicofarmaci per calmare i detenuti. Di seguito, una lettera lasciata anonima (per evitare ritorsioni) spedita al gruppo "Anti Cie" di Bologna, il quale si è più volte battuto contro i sopprusi continui dentro a questi lager legalizzati del nostro Bel Paese.

Ciao, sono F. spero che questa lettera ti trovi bene. Ti scrivo questa lettera per chiedere una mano da qualcuno perché stiamo tutti a soffrire qui. Uno che soffre dentro ogni tanto pensa di fare una cosa male addosso e sarà quel che sarà perché siamo a cercare la libertà a questa vita. Non lo so perché sono qua. Una settimana fa ho fatto una corda però c’è qualcuno mi ha salvato la vita. Ho sveglio la mattina. Lo trovo mangiare con un gusto strano. Poi al pomeriggio lo stesso, cosa da mangiare fa schifo. Ho andare per la doccia, trovo acqua con una puzza lascia anche qualcosa bianca ai capelli e anche alla carne. E poi vedo tutta la stanza sporca. Questo centro ha 50 posti e ci sono 52 persone e tutti che fanno lavoro dentro trattano male, anche il medico. E se parli con loro,loro mandano a fanculo non lo so come si fa a farsi passare tutte queste cose. Finalmente, se c’è qualcuno che mi aiuta e mi serve una mano per farmi uscire fuori, sono stanco e sono a soffrire per tutte queste cose. E non c’è nessuno umano qui per me, loro mi trattano così. Siamo delle persone. Grazie.

sabato 1 novembre 2008

Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos

La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE

AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. [...]

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