Visualizzazione post con etichetta razzismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta razzismo. Mostra tutti i post

venerdì 13 maggio 2011

Rapporto all'Italia

martedì 12 aprile 2011

Rivolte a Lampedusa

Lampedusa: le deportazioni e le rivolte. Cronaca in diretta
Continuano le operazioni di rimpatrio forzato dalla Sicilia alla Tunisia,
secondo quanto pattuito tra il governo italiano e Tunisi: poche decine di
persone al giorno, per mettere in scena questa crudele operazione "simbolica"
sulla pelle di alcuni migranti scelti a caso.
Alle 13:00 è partito il primo volo da Lampedusa a Tunisi. Le prime 30 persone
sono state fatte salire sull’aereo di linea con l’inganno: dalla mattina i
"prescelti" per il rimpatrio forzato erano stati separati da tutti gli altri e
tenuti all’oscuro di quanto sarebbe loro avvenuto.

Il primo aereo è infatti partito nella tranquillità perché i migranti erano
convinti di essere in viaggio verso l’Italia. Appena arrivati in Tunisia, però,
i rimpatriati a forza hanno avvertito tutti gli altri rimasti ancora in Italia:
i circa 1050 migranti tunisini che adesso si trovano di fatto detenuti nel
centro di Contrada Imbriacola, diventato ancora una volta CIE, hanno allora
iniziato la rivolta al grido di "libertà", "Ben Alì assassino", "No Tunisia".

Sono saliti sui tetti e hanno dato fuoco a qualcosa dentro l’edificio
centrale. Ben presto è partita una carica dei poliziotti in tenuta
antisommossa, ma all’arrivo dei pompieri i migranti hanno dato l’ssalto alla
recinzione e in un centinaio sono fuggiti.
Alcuni, stremati, sono caduti a terra in piena crisi respiratoria. Altri sono
dispersi nella campagna e da quel momento è iniziata una vera e propria caccia
all’uomo.
"Tre sono appena stati catturati per le vie del paese", ci dice Pietro
Milazzo, responsabile siciliano dell’immigrazione per la Cgil, che si trova a
Lampedusa e racconta tutto quello cui ha potuto assistere durante questa
concitata giornata.
"Stanno preparando il secondo imbarco di altre trenta persone" ci dice alle 19:
30 circa di questo lunedì 11 aprile.
Davanti l‘aeroporto un centinaio di poliziotti impediscono il contatto coi
migranti che questa volta gridano cercando di opporsi all’imbarco forzato: "non
torno in Tunisia" e "non siamo animali" sono le frasi che sentiamo scandire
nella confusione attraverso il telefono di Pietro.
L’aereo sta per partire. Le fiamme del centro di detenzione, per il momento
sono state spente.

Vedi anche:
http://www.meltingpot.org/articolo16691.html

mercoledì 6 aprile 2011

Reportage dall'inferno

Dall'altra parte del Mediterraneo, nuove generazioni di giovan* dalla Tunisia fino alla Siria, passando per la Libia e l'Egitto stanno abbattendo, al grido di democrazia e più degne condizioni di vita, regimi dittatoriali, da troppo tempo foraggiati dagli interessi globali. ù Nuovi scenari di guerra li costringono nei campi profughi o alla fuga. La cronaca quotidiana dal carcere a cielo aperto dell'isola di Lampedusa, dove anche i cittadini solidali sono prigionieri, è la risposta cieca del Governo Italiano e dell'Unione Europea. E' tempo di interrogarci su nuove forme di accoglienza, su un reale diritto di asilo e di protezione europei, sul rifiuto della propaganda della paura orchestrata dai veri responsabili di questa crisi, da tutte e due le sponde del Mediterraneo. Uniti contro la Crisi. Uniti per la Liberta'.

Il resoconto di Pietro Fanesi e Stefano Re tornando da Lampedusa

In diretta seguiremo lo svolgersi della carovana in Tunisia Uniti per la Libertà

Uniti per la Libertà! Contro i bombardamenti in Libia

Al fianco delle rivolte in Maghreb e Mashrek

Con i profughi e i lampedusani ostaggio del governo. Per l'asilo politico europeo

A sostegno della carovana Uniti per la Libertà che dalla Tunisia raggiungerà la Libia

Esordio delle iniziative di Aprile e Maggio di Falkatraz Resiste 2011

--  LE PROSSIME INIZIATIVE X FALKATRAZ RESISTE 2011:
VENERDI' 15 APRILE CENTRO PERGOLI DI PIAZZA MAZZINI ORE 21 http://falkatraz.noblogs.org/files/2011/04/venerdi-15-aprile-2011-683x1024.jpg Uniti per i beni comuni: per l'acqua pubblica e contro il nucleare.

LUNEDI' 25 APRILE PARCO KENNEDY DALLE ORE 15 http://falkatraz.noblogs.org/files/2011/04/falkatraz-25aprile2011small-724x1024.jpg DEDICATO AL PARTIGIANO GIANFRANCO PISTOLA

sabato 2 aprile 2011

Caos calmo

Il Fatto
Sull'emergenza profughi il governo è nel caos. Sia dal punto di vista organizzativo che politico. Il presidente del Consiglio annuncia che lunedì sarà in Tunisia. Poi dice che l'accordo con gli enti locali per l'istallazione delle tende è cosa fatta, a viene subito smentito dal presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani.
Intanto è giallo sul caso della nave Excelsior che è ancora nel porto di Taranto con 600 persone a bordo. Sono destinate al centro di Manduria che oggi è stato teatro di una clamorosa maxi-fuga grazie a un'apertura nella recinzione. Gli abitanti della cittadina pugliese giovedì catturavano e riportavano gli immigrati nel campo, venerdì li trasportavano alla stazione.
Eppure una soluzione ci sarebbe
: la possibilità di un decreto di protezione internazionale temporanea. Così facendo i migranti per un certo periodo potrebbero stare in Italia e circolare nell'area Schengen dirigendosi liberamente in Francia, Belgio e Germania. Una strada già battuta con successo in occasione delle emergenze profughi provenienti dall'Albania e dalla Bosnia.
Il governo però ha paura di perdere la faccia nei confronti del suo elettorato. Quindi la soluzione è all'italiana: da una parte si dice "rispediamoli a casa", dall'altra si ordina alle forze di Polizia di chiudere tutti e due gli occhi davanti ai migranti che evadono dai centri, occupano i treni e cercano in una maniera o nell'altra di raggiungere il nord Europa.

"Li picchiamo piano piano"...Da vedere il quadro raccolto da TeleRama

Testimonianze delle minacce ricevuta dai manifestanti contro Berlusconi

Ecco i tunisini che fuggono da regimi e guerre africane, per essere accolti (e respinti) dalla nostra "democrazia" occidentale



venerdì 14 gennaio 2011

Sui generis

VARIANTI DI GENERE

Laboratorio di analisi e approfondimenti verso il RomaEuroPride 2011
Sabato 15 e domenica 16 gennaio 2011 presso il circolo
di cultura omosessuale Mario Mieli, Via Efeso 3\a Roma.


Sabato 15

ore 11.30: “Da Stonewall al RomaEuroPride 2011, i percorsi del movimento lgbtiq”

a seguire presentazione dei workshop

ore 15: Workshop: “Depatologizzazione e transessualismi”

ore 17: Workshop: “Crisi economica: quali servizi e quali diritti”

ore 19: Workshop creativo...quali strumenti e quali azioni verso l'europride?


Domenica 16

ore 10: Workshop: “Lesbismo, familismo ed eterosessismo”

ore 12: Workshop: “Rapporti fra razzismo, colonialismo fondamentalismi e politiche securitarie”

ore 14.30: Sessione finale, report dei vari workshop, proposte di diba

ttito per la piazza dell'EuroPride, iniziative varie.


Da: Facciamo Breccia

venerdì 12 novembre 2010

DIRITTO A MIGRARE

Mercoledì 17 Novembre 2010
21:30
Museo Scienze Naturali - Camerino


proiezione:

"Hotel House"
immigrazione, sicurezza, clandestinità


Ingresso gratuito


Interverranno

Margherita Barocci
coautrice del libro "Il p
orto sequestrato"

Valentina Giuliodori
Ass. Ambasciata dei Diritti - Marche

Don Giovanni Varagona
Parroco del carcere di Barcaglione (AN), con un'idea


Ancona ha un porto che è tra i più importanti e antichi d'Italia. Ma se tu vuoi andarci, vuoi vedere il colore dell'acqua, un tramonto sul mare o portare tuo figlio a vedere le barche...non puoi farlo, perché il porto è dopo una telecamera, una sbarra, una dogana, un poliziotto, un finanziere e una rete alta 2 metri con un basamento in cemento, lungo qualche chilometro. Il porto è sequestrato, in nome della sicurezza...
Che significato ha acquisito questa parola? Di che cosa dobbiamo aver paura? Da che cosa dobbiamo proteggerci? Chi sono gli immigrati e cosa vogliono? Chi è un clandestino e quale trattamento gli viene riservato? Quanto ci riguardano i flussi migratori e come stanno cambiando? E' vero che in Italia si pratica la tortura? Che cosa accade nei CIE? Che cosa succede in Ancona quando un iracheno viene trovato
nascosto sotto un tir?


giovedì 21 ottobre 2010

La divisa dell'assassino...


In questi giorni media mainstream e blog stanno parlando tanto della schifosa cricca di Alessio Burtone, il ventenne romano che ha causato la morte di Maricica Hahaianu. Un mix di sessismo e razzismo che è anche un significativo “quadretto” dell’Italia di oggi.
Ma pressoché NESSUNO ha nemmeno vagamente nominato la morte di un’altra donna romena, coetanea di Maricica, a Palermo lo scorso 4 ottobre.
Di questa donna è dato solo di sapere le iniziali del nome – R. T. – e che faceva la “badante”. E’ morta dopo essere stata mandata in coma da un maresciallo dei carabinieri – di cui ovviamente non è dato di sapere il nome, ma solo che era, in quel momento, “fuori servizio” – che l’ha investita all’alba del primo di ottobre e poi se n’è scappato.
Già la notizia dell’incidente aveva trovato spazio solo in qualche trafiletto marginale, ma la notizia della sua morte è stata sapientemente occultata/censurata agli occhi dei più.
Non siamo, ovviamente, così ingenue da chiederci il perché...

domenica 12 settembre 2010

Il Miglio verde

Belli esempi di integrazione e democrazia firmati Lega-Chiesa

Da Il Fatto
Il simbolo della Lega sul cestino della raccolta differenziata, sullo zerbino d’ingresso, sui cartelli messi nel giardino, sul tetto e soprattutto impresso sui banchi. Sulle vetrate dell’ingresso della scuola materna, una decorazione di bambini uniti tra loro dal simbolo del partito di Umberto Bossi. Ieri è stata inaugurata la prima scuola padana. Un fatto senza precedenti che un polo scolastico italiano venisse pubblicamente definito federalista e leghista. Tutto ciò è accaduto ad Adro (il paese della vicenda della mensa del “non paghi non mangi”) con il beneplacito del ministro Mariastella Gelmini che in un messaggio, oltre ad esprimere vivo apprezzamento personale, ha parlato di “modello di riferimento. Un progetto encomiabile che crea benessere ed entusiasmo”. Materna, elementare e scuola media con le mense dedicate alla figura di Gianfranco Miglio, di cui c’è anche una raffigurazione all’ingresso del nuovo complesso realizzato con soldi di donazioni private fatte al Comune. Sulla facciata principale dell’edificio campeggia la scritta “Polo scolastico Gianfranco Miglio” nonostante non sia ancora pervenuto il permesso dell’Ufficio provinciale scolastico, nonostante le norme prevedano che il nome vada deciso dal collegio dei docenti e successivamente approvato dal consiglio comunale. L’ultimo passaggio poi spetterebbe alla Prefettura che deve comunicare l’intitolazione al ministero degli Interni. Tutto bypassato ad Adro nonostante, nelle scorse settimane, i rappresentanti della minoranza avessero presentato un esposto agli uffici del palazzo del governo di Brescia. Così, chi ieri era ad Adro ha assistito a una scena che ha riportato all’epoca delle inaugurazioni delle scuole fasciste. Dove il sentire comune, l’appartenenza politica e ideologica hanno ampiamente superato i confini di un luogo deputato alla formazione civile oltre che culturale dei bambini e dei ragazzi. Davvero tanta gente ad ascoltare i discorsi da campagna elettorale dell’onorevole leghista Davide Caparini, dell’assessore regionale (della Lega, ovviamente) alle Attività sportive Monica Rizzi. Poi il sindaco di Adro Oscar Lancini (che nel suo intervento ha detto di aver fissato i crocefissi al muro con delle viti per impedire che vengano rimossi o spostati e sul palco anche il parroco di Adro e il curato che ha benedetto la costruzione. Poco importa che il primo cittadino riguardo alla gestione mensa abbia già promesso: “A tavola si siede soltanto chi paga” e ancora: “Verrà servito menù padano e chi non vuole mangiare carne di maiale se ne può stare a casa”. Pasti della tradizione bresciana e chi, per motivi religiosi, non potrà mangiare pranzerà altrove. “I crocifissi li abbiamo avvitati alle pareti così nessuno potrà magari nasconderli dietro la cartina geografica”. Le ragioni della Chiesa al servizio della Lega nei discorsi in cui sono stati citati il papa bresciano Giovanni Montini, Giovanni Paolo II e pure il cardinale Carlo Maria Martini. Tutti a spiegare che quello sarà il luogo della crescita delle nuove generazioni e che Miglio, prima di essere ideologo leghista, era un uomo di scuola. Finiti i discorsi, la visita degli ambienti marchiati con quei simboli di partito sbattuti in faccia tutti i giorni agli alunni di quella scuola. Ovunque, anche sui piccoli totem dove ci sono le indicazioni delle aule, singolarmente intitolate ai benefattori che hanno contribuito alla realizzazione spendendo 6 milioni di euro: che sì, lo hanno finanziato da privati, ma nell’ambito di una grande operazione urbanistica. Tra il pubblico anche un rappresentante dell’ordine dei frati dei Carmelitani che gestiscono una scuola parificata (dalle elementari alle superiori) frequentata dalla Adro “bene” e che confina con la scuola pubblica italiana caratterizzata dal simbolo pagano leghista del “sole delle Alpi”. Sacro e profano insieme.
Come accaduto qualche giorno fa a Pontoglio, a pochi chilometri da Adro, dove il parroco e il curato hanno annunciato che verrà introdotto il divieto di accesso all’oratorio a chi non parla l’italiano. Accesso negato quindi a gruppetti di stranieri che parlano un lingua straniera “incomprensibile” per gli italiani e per le altre etnie. I genitori giovani e ragazzini non hanno problemi di integrazione. A non volere integrarsi, sono solo alcune “sacche” di stranieri.

mercoledì 16 giugno 2010

Cartolina da Ponte Galeria

A tutte le persone che vivono in questo paese:
A tutti coloro che credono ai giornali e alla televisione. Qui dentro ci danno da mangiare il cibo scaduto, le celle dove dormiamo hanno materassi vecchi e quindi scegliamo di dormire per terra, molti fra di noi hanno la scabbia e la doccia e i bagni non funzionano. La carta igenica viene distribuita solo 2 giorni a settimana, chi fa lepulizie non fa nulla e lascia sporchi i posti dove ci costrigono a vivere. Il fiume vicino il parcheggio qui fuori è pieno di rane e zanzare che danno molto fastidio tutto il giorno, ci promettono di risolvere questo problema ma continua ogni giorno.Ci sono detenuti che vengono dai CIE e anche dal carcere che sono stati abituati a prendere la loro terapia ma qui ci danno sonniferi e tranquillanti per farci dormire tutto il giorno. Quando chiediamo di andare in infermeria perchè stiamo male, l’Auxilium ci costringe ad aspettare e se insistiamo una banda di 8-9 poliziotti ci chiude in una stanza con le manette, s’infilano i guanti per non lasciare traccia e ci picchiano forte. Per fare la barba devi fare una domandina e devi aspettare, 1 giorno a settimana la barba e 1 i capelli. Non possiamo avere la lametta. Ci chiamano ospiti ma siamo detenuti. Quello che ci domandiamo è perchè dopo il carcere dobbiamo andare inquesti centri e dopo che abbiamo scontato una pena dobbiamo stare 6 mesi in questi posti senza capire il perchè. Non ci hanno identificato in carcere? Perchè un’altra condanna di 6 mesi? Tutti noi non siamo daccordo per questa legge, 6 mesi sono tanti e non siamo mica animali per questo hanno fatto lo sciopero della fame tuttiquelli che stanno dentro il centro e allora, la sera del 3 giugno, è cominciata così: ci hanno detto: "se non mangi non prendi terapie" ma qui ci sono persone con malattie gravi come il diabete e se non mangiano e si curano muoiono.Uno di noi è andato a parlare con loro e l’hanno portato dentro una stanzadavanti l’infermeria dove non ci sono telecamere e l’hanno picchiato. Così la gente ha iniziato ad urlare di lasciarlo stare. In quel momento sono entrati quasi 50 poliziotti con il loro materiale e con un oggetto elettrico che quando tocca la gente, la gente cade per terra. Le guardie si sono tutte spostate sopra il tetto vicino la caserma deicarabinieri qui dentro, dove sta il campo da calcio. Dalla parte sinistra sono entrati altri 50 poliziotti. Quando abbiamo visto poliziotti, militari, carabinieri, polizia, finanza esquadra mobile ufficio stranieri (che sono i più infami) sui tetti, uno di noi ha cercato di capire perchè stavano picchiando il ragazzo nella stanza. «Vattene via sporco » un poliziotto ha risposto così. In quel momento siamo saliti tutti sopra le sbarre e qualcuno ha bruciatoun materasso e quindi i poliziotti si sono spavenati e sono andati fuori le mura per prendere qualcuno che scappava. Da quella notte non ci hanno fatto mangiare nè prendere medicine per due giorni. Abbiamo preso un rubinetto vecchio e abbiamo spaccato la porta per uscire e quando la polizia ha visto che la porta era aperta hanno preso caschi e manganelli e hanno picchiato il più giovane del centro, uno egiziano. L’hanno fatto cadere per terra e ci hanno picchiati tutti anche con il gas, hanno rotto la gamba di un algerino e hanno portato via un vecchio che la sua famiglia e i sui figli sono cresciuti qui a Roma, hanno lanciato lacrimogeni e hanno detto che noi abbiamo fatto quel fumo per non far vedere niente alle telecamere. Così hanno scritto sui giornali. Eravamo 25 persone e alcune uscivano dalla moschea lontano dal casino, ma i giornali sabato hanno scritto che era stato organizzato tutto dentro la moschea e ora vogliono chiuderla. La moschea non si può chiudere perchè altrimenti succederebbe un altro casino.
Veniamo da paesi poveri, paesi dove c'è la guerra e ad alcuni di noi gli hanno ammazzato le famiglie davanti gli occhi. Alcuni sono scappati per vedere il mondo e dimenticare tutto e hanno visto solo sbarre e cancelli.Vogliamo lavorare per aiutare le nostre famiglie solo che la legge è un po' dura e ci portano dentro questi centri. Quando arriviamo per la prima volta non abbiamo neanche idea di come è l'Europa. Alcuni di noi dal mare sono stati portati direttamente qui e non hanno mai visto l'Italia. La peggiore cosa è uscire dal carcere e finire nei centri per altri 6 mesi. Non siamo venuti per creare problemi, soltanto per lavorare e avere unavita diversa, perchè non possiamo avere una vita come tutti? Senza soldi non possiamo vivere e non abbiamo studiato perchè la povertà èil primo grande problema. Ci sono persone che hanno paura delle pene e dei problemi nel proprio paese. Per questi motivi veniamo in Europa. La legge che hanno fatto non è giusta perchè sono queste cose che ti fanno odiare veramente l'Italia. Se uno non ha mai fatto la galera nel paese suo, ha fatto la galera qua inItalia.Vogliamo mettere apposto la nostra vita e aiutare le famiglie che ci aspettano.
Speriamo che potete capire queste cose che sono veramente una vergogna.
Un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria

giovedì 27 maggio 2010

welcome

IMMIGRAZIONE: MARONI, ANNUNCIA LA COSTRUZIONE DI NUOVI CIE.
Entro la fine dell'anno si avvieranno ilavori per la realizzazione di quattro nuovi Centri di identificazione ed espulsione (Cie) in Veneto, Toscana, Marche e Campania. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Roberto Maroni nel corso del question time alla Camera, sottolineando che l'obiettivo del governo è quello di realizzare un Cie in ogni regione italiana entro la fine della legislatura. Per un contrasto adeguato all'immigrazione clandestina, ha detto Maroni, «occorre potenziare i Cie. Oggi ce ne sono 13 in 9 regioni, con 1.811 posti» e che«sono insufficienti per gestire l'azione di contrasto». Dunque, ha proseguito Maroni, «entro quest'anno cominceremo la costruzione» nelle quattro regioni. «Abbiamo già individuato le aree, vicino agli aeroporti, in strutture dismesse che vanno ristrutturate. Nei prossimi giorni - ha concluso il titolare del Viminale - incontrerò i presidenti delle quattroregioni, per definire con loro le nostre proposte e decidere la sede piùidonea». (ANSA). GUI 26-MAG-10 15:43

martedì 30 marzo 2010

Conato post-elettorale

Berlusconi: «Ringrazio di cuore tutti gli elettori che ci hanno sostenuto con la loro fiducia e con il loro voto nonostante la terribile campagna di calunnie e di diffamazioni che ci è stata scagliata contro negli ultimi due mesi. Ancora una volta l'amore ha vinto sull'invidia e sull'odio. Grazie a tutti». «Gli elettori moderati si sono riconfermati anche nel Lazio nonostante sia stata impedita la presentazione del nostro simbolo». Bossi esulta: è stato uno "tsunami verde", ora "sono io l'arbitro della situazione". Renata Polverini: "Abbiamo vinto: ha prevalso la democrazia". Berlusconi, contro tutti i possibili pronostici, ha vinto. Nemmeno lui se lo aspettava. Non possiede la maggioranza delle regioni italiane, ma presenta chiaramente un avanzamento rispetto alle regionali del 2005. Ha vinto, e con lui ha vinto la privatizzazione dell'acqua, la legge bavaglio ad internet, il Lodo Alfano, la legge Cirami sul legittimo sospetto, il lodo Schifani, il condono fiscale, la "salva Previti", la "salva rete4", processo breve, la corruzione semplice, il lodo Mondadori, il caso Sme, il decreto sicurezza, le barzellette, gli insulti alle donne, le puttane di Villa certosa ecc ecc...
Che cosa ha fatto quest' uomo per l'Italia, per il suo Paese? Alla manifestazione flop del Pdl svoltasi a Roma una settimana fa, dei giornalisti dell'Unità chiedevano ai manifestanti quale fosse la loro legge preferita fatta dal premier...nessuno di loro ha saputo rispondere in maniera decente e ragionevole. Allora da dove viene questo successo? Perché questa necessità di mantenerlo al comando, questo appoggio elettorale continuo, questa adulazione e fiducia verso di lui...
La questione è seria, tremendamente seria.
Questo politico si è comprato un popolo intero grazie ad una campagna mediatica massiccia e continua, presente giornalmente su reti televisive e mass media da 20 anni. E' riuscito a conquistare fiducia e credibilità, facendosi così giustificare dal suo stesso popolo ammaliato, le centinaia di malefatte commesse, riuscendo perfino a cambiare l'animo, la coscienza e la mentalità della gente. Grazie a insistenti e pressanti messaggi a sua difesa, spesso basati su "verità" false e infondate, il popolo ha incominciato a credere alle sue parole, a fidarsi del suo sorriso e del suo ottimismo. Il personaggio "Berlusconi" è una maschera molto efficace che, giorno per giorno, è riuscita a conquistarsi una nazione intera, capace ormai di assecondare tutte le sue calunnie. La gente si fida di lui, delle sue promesse, dei suoi rinvii, delle sua parole, e Berlusconi si è ormai costruito una roccaforte efficace, protetta da un popolo molto affidabile, che cieco, lo difende a spada tratta. C'ha fatto credere che l'intero apparato giuridico vuole eliminarlo in modo che perda potere. Lui, poveretto, è vittima di un complotto colossale: i giornali, le televisioni, la finanza e i giudici ce l'hanno con lui. E a forza di dirlo, la gente ci crede davvero! Quanta sfiducia c'è oggi verso la giustizia italiana, quanta diffidenza è rivolta ai giornalisti...quelli che sono gli incarichi più oggettivi, affidabili e super partes vengono messi in discussione. Parole come "fazioso" e "facinoroso" sono diventate d'uso comune: quante volte sentiamo dire "uso criminoso della televisione" fino quasi a crederci, e quante volte la parola "democrazia" è stata violentata, usata e stravolta in qualsiasi occasione. "Comunista", "pubblico ministero" e "straniero". Sono tutte persone da diffidare, pericolosi nemici estremisti che fanno di tutto per colpirlo, infangarlo e annientare la sua immacolata figura. Questa manipolazione delle menti, questa è manomissione della realtà, è frode, truffa, falsità.
Il popolo acconsente. Il popolo è vittima e complice allo stesso tempo.
Quando a Luglio un autorevole giornale straniero quale "El Pais" pubblicò foto dove inequivocabilmente e senza alcun dubbio veniva ritratto il nostro Presidente del Consiglio in compagnia di prostitute; inizialmente Berlusconi ammise di aver partecipato a "feste innocenti"(e già questa nefandezza poteva bastare a farlo cadere), ma poi dopo un mese, negò tutto sostenendo che quelle foto erano false e calunniose. Il popolo gli crebbe. La tecnica del negare l'evidenza è ormai affermata e viene usata in decine di altre occasioni: le intercettazioni telefoniche sono false e non dovrebbero essere né pubblicate né ascoltate da nessuno. Dobbiamo tutelare la nostra privacy e quella degli onesti cittadini. La libera opinione in internet può essere usata per terrorismo ed insulti...va eliminata. La gestione idrica in Italia, l'istruzione e le ferrovie sono un disastro: non abbiamo i soldi per sistemarle e vanno tutte privatizzate. E che dire de la Lega? La grande falsa amica del Pdl, vince ogni anno di più nonostante i suoi rappresentati siano degli incivili arroganti e le loro ideologie anti-europee, anti-democratiche e palesemente xenofobe. Pur di vincere, hanno sospeso (per un pò) il loro animo regionalista, così da poter conquistare la tanto odiata Italia da nord fino al profondo sud.
Se qualcosa va male non è colpa nostra ma di quelli che c'erano prima di noi. Le parole di Di Pietro e dei pm sono fandonie inventate per attaccarci, e quelli che ce l'hanno con noi sono villani o coglioni che diffondono odio. Finché ci saremo noi andrà tutto bene, siamo il partito dell'amore e dei fatti...dateci la fiducia contro il partito dell'odio, dateci ancora tempo e faremo le grandi opere promesse. E la gente aspetta invano, il miracolo da tempo atteso dalla Madonna di Arcore e intanto ci si impoverisce, le fabbriche chiudono, franano le colline, deragliano i treni, crollano i tetti delle scuole decadenti, i cervelli fuggono all'estero, la comunità internazionale ci deride o ci richiama alle regole, al buonsenso...
L'immagine che io ho è quella di un paese in declino, avvelenato da istituzioni marce e corrotte. Eppure vince e vincono sempre gli stessi: i soliti impunibili responsabili.
Perché tutto questo? Come è possibile?
L'informazione è nelle sue mani. Ogni notizia, ogni fatto, ogni verità passa prima dal capo per essere rigirata a suo favore. Nulla si può dire né fare contro il capo, la sua coalizione, il suo operato. La gente deve sapere solo quello che vuole il capo e non deve attingere ad altre fonti che non stiano sotto il suo controllo.
Il piano è ben preciso:
1) La cultura. Hanno tagliato i fondi alla cultura e all'istruzione: la gente non deve ragionare, sapere, acculturarsi. Via soldi al Cinema, al Teatro, alla scuola...le cultura d'ora in poi sarà la mia. La televisione è controllata a vista ed è quella l'unica voce che dovete ascoltare.
2) La paura. In Italia c'è un'infestazione di stranieri che ora si chiamano extracomunitari o direttamente delinquenti. Sono pericolosi: ti rubano il lavoro, ti rubano a casa, ti stuprano prima la figlia e poi la moglie, ti accoltellano se ti trovano per strada. Poi ci sono i drogati dei centri sociali che girano con le siringhe infette e si impasticcano come dei forsennati. Quando prendi la metro o l'autobus, attento a quelle col burka o col turbante perché sono terroristi. Sono islamici o comunisti; se sei sfigato trovi comunisti musulmani e quelli ti ammazzano di sicuro.
Lasciate che le forze dell'ordine vi controllino anche il buco del culo, lasciateci mettere telecamere anche nel vostro cesso perché l'Italia non è più un posto sicuro. Non uscite, rimanete a casa a guardare la televisione..in piazza e alle manifestazioni si dicono tante cazzate da farci un libro.
Grazie per la vostra fiducia, verrete ricompensati.
Lasciateci fare...andate a letto...vi prepareremo noi la colazione domattina, quando vi sveglierete.

mercoledì 17 marzo 2010

ZOOM: CIE e CPT

COSA: Istituiti nel '98 dalla legge sull´immigrazione Turco Napolitano, i Centri di Permanenza Temporanea (CPT), oggi denominati Cie (Centri di identificazione ed espulsione) sono strutture detentive dove vengono reclusi i cittadini stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno. Nascono in Italia dal centro sinistra, sulla spinta dell´Europa di Shenghen che in un certo senso vuole evocare un immagine di "nemici della società" nei confronti degli immigrati.
GESTIONE: Il funzionamento dei CPT è di competenza del Prefetto, il quale ne affida la gestione a soggetti privati (cooperative, misericordia, croce rossa...). Le forze dell´ordine presidiano lo spazio esterno e possono entrarvi teoricamente solo su richiesta degli enti gestori o in casi di emergenza. in realtà le forze dell´ordine all´interno dei centri è pressoché costante.
CHI PUO' ENTRARE: L'accesso è generalmente vietato ad amministratori di enti pubblici, giornalisti, operatori di organizzazioni per i diritti umani e garanti per i diritti delle persone detenute, mentre che deputati e senatori possono visitarli liberamente. In nome della sicurezza, i centri sono costantemente pattugliati dall'esercito, sia fuori che dentro le stesse strutture, in pieno contrasto con le direttive comunitarie.
SCOPO: A detta di Maroni, questi centri "evitano la dispersione degli immigrati irregolari sul territorio e consentono l'esecuzione pratica dei provvedimenti di espulsione". I nuovi Cie vanno a sostituire/inglobare i centri di identificazione per i richiedenti asilo e ciò causa una confusionaria mescolanza di migranti appartenenti a diverse tipologie che anzi andrebbero considerate separatamente. I dati della Commissione De Mistura ci parlano di cifre reali: nel 2004, il tot dei transitati nei Cpt sono 16.605, quelli rimpatriati 8.943 (il 53,86%); nel 2005, il tot dei transitati nei Cpt sono 16.163, quelli rimpatriati 11.087 (il 69,59%); nel 2006, il tot dei transitati nei Cpt sono 5.666, quelli rimpatriati 3.489 (il 61,58%) - fino al 30 giugno. Il limite di permanenza all´interno di un Cie è stato recentemente prolungato da 2 a 6 mesi.
DOVE: I centri sorgono strategicamente in aree geografiche interessate dalla presenza di porti, aereoporti, autostrade, interporti, data la loro funzione di detenzione transitoria alla quale i migranti devono sottostare in ragione della loro identificazione, espulsione e richiesta di asilo. Falconara Marittima per esempio, è stata definita un località idonea data la vicinanza col porto di Ancona, per il suo Aereoporto civile e militare, per l´autostrada, la ferrovia e il vicino interporto.
CONCLUSIONI: Tutto questo per dire cosa? I Cpt-Cie non sono neanche utili ed efficaci ai fini della funzione che per legge devono espletare: hanno da sempre avuto un valore simbolico, sono un mezzo per far dire alla politica che "si fa sul serio" attraverso un pompaggio mediatico delle invasioni migratorie che garantisce paura e consenso politico. Ma non solo. Questi centri producono clandestinità, che in termini economici vuol dire lavoro e che in termini sociali vuol dire sfruttamento. Falconara diventerà la meta forzata dei migranti che vengono dall´Afghanistan, dall´Iraq, dalla Palestina, dal Kurdistan, ma anche dall´Africa del Marocco, della Tunisia, dell´Eritrea, dell´Etiopia e via dicendo..; la polizia di frontiera del porto di Ancona che ogni giorno respinge i migranti in mare disprezzando i diritti di chi viene per richiedere e trovare protezione all´interno di uno "stato di diritto" firmatario della Convenzione per i rifugiati, tradurrà un gran flusso continuo di donne e uomini, ragazzi e minori all´interno del centro di identificazione ed espulsione. Dal nostro Aeroporto decolleranno i voli della vergogna che sono costati all´ Italia aspre critiche e sanzioni dall´UE. Le famigerate deportazioni o espulsioni di massa che il Governo ha promesso di non eseguire ma che invece si ripercuotono frequentemente quando si decide di fare piazza pulita, di "sfoltire" un po´ la presenza dei migranti nel territorio, saranno frequenti. Come possiamo riuscire a dimenticare che nell´ottobre 2005 il Governo Italiano a più riprese espulse 1100 migranti con voli charter verso la Libia. L´allora Ministro dell´interno Pisanu, sollecitato in Parlamento a dimostrare che non si trattasse di rimpatri collettivi (e quindi di deportazioni) dichiarò che non si trattava dei suddetti perché "le persone erano state tradotte negli aerei una alla volta". L´Italia, per questo, è stata più volte richiamata dalla corte europea di Strasburgo per le espulsioni di massa eseguite a più riprese nell´ottobre 2005 e nel marzo 2006 direttamente da Lampedusa. E´ necessario comprendere che esiste un' alta possibilità che il nostro territorio, ospitando un Cie, diventi complice di aberranti violazioni dei diritti umani.
Pietro Fanesi

Video:
il tempo delle arance (interviste a immigrati durante il progrom di rosarno (con sottotitoli)
http://vimeo.com/8812128

martedì 16 marzo 2010

La notte dei cristalli

Raid di immigrati.
Il 14 marzo 2010 a Roma, nel quartiere Magliana, un tranquillo negozio di italiani è stato distrutto da una banda di immigrati i quali, a volto scoperto, hanno fatto irruzione nel locale distruggendolo a forza di sprange e bastoni. Sono entrati al'improvviso e senza motivo, colpendo violentemente vetrine, clienti e gestori che ora sono tutti ricoverati all'ospedale di S. Camillo. «Sono entrati in 15 forse 20, volto scoperto e bastone in mano, e hanno iniziato a spaccare tutto» racconta Cesare (il gestore) singhiozzando «Urlavano frasi come bastardi e sporchi italiani. Hanno anche aggredito i clienti e mio fratello. C’erano diversi giovanissimi tra i 17 e i 19 anni e qualcuno più grande, sui 30, 35 anni».
Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, il branco era composto da una quindicina di clandestini. Cesare dice di avere avuto sempre buoni rapporti con gli abitanti del quartiere «Non capisco il motivo dell'aggressione. Abbiamo collaborato col Pd, forse è questa la causa di tutto» si domanda. Un raid vero e proprio quindi, senza motivazioni ufficiali.
Il ministro Maroni si dice "esterefatto" e promette il "pugno di ferro per evitare che episodi del genere si ripetino". Alemanno si dice "sbalordito" e si augura che le forze dell'ordine trovino al più presto gli aggressori per "punirli in maniera esemplare".
Lo stesso Berlusconi, con una nota ha fatto sapere che "è seriamente preoccupato per la salute degli italiani feriti e augura una veloce cattura dei violenti"....

Bella questa notizia, no? Ce la dovevamo aspettare prima o poi una ribellione da parte degli immigrati per i continui sopprusi subiti da parte di un razzismo dilagante. Ora i politici inaspriranno le leggi, troveranno i colpevoli, scopriranno che dietro c'è un attacco programmato e che molti altri sono già in programma...la nostra nazione e la nostra razza sono in pericolo!
E invece no, non è andata così...
Provate a sostituire i termini "italiani" con "immigrati", e viceversa. Provate a sostituire "Cesare" con "Mohamed Masumia" e la storia cambia.
Il negozio in realtà è un internet point gestito da Mohamed, un pakistano doc e la banda fascista che è entrata distruggendo tutto al suon di sporchi stranieri, era composta da giovani e baldi italiani. Le parole di Maroni, Alemanno e Berlusconi non sono mai state pronunciate, come mai verranno inasprimite le leggi contro reati razzisti, come forse mai verranno puniti gli aggressori.
Questa fiaba terribile è vera e si chiama Italia.

martedì 2 marzo 2010

Il Ponte dei sospiri di Roma

Fonte: No-cie-roma.
Senza riscaldamenti e senza acqua calda: questo è l'inverno in gabbia tra le sbarre e il cemento del Cie Ponte Galeria a Roma. Due mesi interi senza assistenza sanitaria, ma i potenti sedativi (la terapia quotidiana che viene somministrata ai reclusi) curano perfettamente la sofferenza. "Diamo fondo alle scorte, dal 1° marzo finiscono i giochi" questa è stata la strategia degli operatori della Croce rossa negli ultimi giorni della loro gestione.
Nel lager della capitale, basta tentare il suicidio per cinque volte in un mese e alla fine un posto in ospedale lo si ottiene di sicuro... Questa è la triste storia di Boukili Wid, liberato tre giorni fa, dopo l'ennesimo e pericolosissimo tentativo di togliersi la vita. Concedere la libertà a una persona disperata è stato l'ultimo atto pietoso e caritatevole che la Croce Rossa ha compiuto all'interno del suo prezioso salvadanaio: il bottino di guerra è stato ridotto all'osso ed è ora di passare la palla al nuovo ente gestore: la cooperativa Auxilium (che gestisce il Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari). I migranti rinchiusi nella sezione maschile, dopo lo sciopero della fame
del 12 febbraio scorso, hanno ricevuto un amorevole consiglio dai medici del presidio sanitario: «Continuate a protestare perché dal 1° marzo arrivano quelli che stanno facendo un casino a Bari. Dovrete restare chiusi nelle celle tutto il giorno, avrete diritto solo a due ore d'aria, non esisterà più la mensa e mangerete rinchiusi nelle vostre gabbie».
(In questi anni di gestione dei Cpt da parte della Corce Rossa, sono venuti a galla mezzi terribili per placare gli animi dei reclusi, con tanto di massiccio uso di sedativi chimici e barbiturici nascosti nel cibo; tutt'oggi ritrovati nei pressi del Cpt bolognese, come si legge nel sito di BAZ ndr).
I giornalisti non aspettano il 1° marzo a Ponte Galeria: i riflettori sono spenti perché qui non c'è facebook e nemmeno la CGIL. Ma i reclusi della sezione maschile decidono comunque di organizzare la propria giornata di lotta...
28 febbraio 2010, ore 22.00:
Croce rossa e Auxilium s'incontrano per il passaggio delle consegne e la polizia è il contorno immancabile a questo importante avvenimento. Sono tutti troppo impegnati a stringersi le mani, troppo concentrati su questo grande affare... Dalla parte opposta, nell'ala inaugurata pochi mesi fa, si carica un bel respiro, si prende la rincorsa e...parte la fuga. Solo un ragazzo riesce a raggiungere il muro di cinta e a tentare il salto verso la libertà. Ma viene inseguito, pestato brutalmente e rispedito subito in cella come «un esempio per tutti gli altri reclusi». La rabbia esplode, non c'è altro da fare: «Ponte Galeria sta bruciando! Tutto va a fuoco, materassi e coperte, tutto va a fuoco!». Per due ore le fiamme si propagano nel lager, ma la polizia costringe tutti a tornare nelle celle, pestando chi si oppone.
Solo intorno alle 02.00 di notte la strategia cambia: tutti in fila per un'altra..."terapia" forzata.

Ascolta la corrispondenza andata in onda su Radio OndaRossa il 1° marzo
Come si muore al Cpt di Torino
Ponte Galeria...ci si entra, non si sa come ci si esce. La speranza muore al varcarne la soglia. C'è il terrore continuo, che ogni minuto sia l'ultimo spiraglio d'aria e luce, come quello che vedevano i detenuti al passare sul ponte dei sospiri di Venezia, prima di essere condannati...a morte.

lunedì 1 marzo 2010

Il giorno del Blaks Out

1° marzo 2010- Sciopero degli immigrati. Una giornata senza di noi": e "noi" sono i quasi 5 milioni di immigrati che vivono in Italia. La "rivoluzione in giallo" (dal colore ufficiale della giornata) è in contemporanea con Francia, Spagna e Grecia. In realtà, come spiega Stefania Ragusa, presidente del Comitato Primo marzo 2010 "ci sarà uno sciopero solo in alcune città come Trento, Trieste e Modena, dove le sigle sindacali hanno accolto questa richiesta che arrivava dal basso. Per il resto i grandi sindacati a livello nazionale non ci hanno supportato, eppure nessuno ha mai pensato di indire uno sciopero etnico. Sarebbe bello che in Italia si tornasse a fare scioperi per tutti i diritti, non solo per quelli contrattuali. Gli immigrati sono importanti per la nostra società e quando saltano i diritti per qualcuno, è tutta la società che diventa più debole". L'iniziativa dello sciopero nasce per protestare contro una serie di leggi e provvedimenti razzisti che il governo ha emanato come le ronde, le leggi contro l'immigrazione, i cavilli burocratici creati per ostacolare la regolarizzazione degli stranieri, la campagna razzista lanciata giornalmente dalle televisioni statali. Gli immigrati in Italia sono un tesoro prezioso per l'economia italiana e riversano annualmente nelle casse dello stato 6 miliardi di euro in tasse, senza ancora percepire alcuna pensione. "E' indubbio - dice Soldini, responsabile immigrazioni della Cgil - che senza immigrati ci sarebbe un black out. Settori quali l'edilizia e l'industria manifatturiera (tessile, metalmeccanica, alimentare) dove la manodopera straniera raggiunge punte del 50%, si fermerebbero di colpo. La raccolta in agricoltura è in mano a immigrati stagionali e irregolari. Le aziende zootecniche dipendono quasi totalmente da stranieri, come moltissimi ristoranti, alberghi e pizzerie che rimarrebbero in ginocchio. Se scomparirebbero badanti, colf e babysitter ,tra le famiglie si scatenerebbe il panico. Infine, ne risentirebbe la sanità dove lavorano quasi centomila infermieri stranieri ecc ecc . In queste ore è stato pubblicato il Manifesto contro il razzismo in Italia ("Non toccare il mio amico!") dell'associazione Sos Razzismo, per denunciare le leggi italiane sull'immigrazione e chiedere un risveglio della società civile contro la "deriva xenofoba" del Paese. Per sottoscrivere l'appello, simboleggiato dalla Gioconda in black di Oliviero e Lola Toscani, basta andare sul sito: http://www.nontoccareilmioamico.net/. Tra i primi firmatari Roberto Saviano, Dario Fo, Beppe Grillo. Sul web circola anche un prontuario curato, tra gli altri, da Andrea Civati e Ernesto Ruffini, che smonta punto per punto tutti i luoghi comuni più negativi sugli immigrati. Rubano il lavoro? Commettono più crimini degli italiani? Si prendono tutte le case popolari? Voterebbero a sinistra? Tutto falso, come dimostrano i numeri citati su http://www.civati.it/mandiamoliacasa.pdf.

domenica 7 febbraio 2010

Il gusto della democrazia

In Italia, esistono dei lager che una volta si chiamavano lager, poi Cpt e oggi sono stati aggiornati e chiamati Cie (Centri di Identificazione ed Espulsione). Gli immigrati irregolari, i richiedenti di asilo politico (che sono i rifugiati scappati da nazioni martoriate dalla guerra) e gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto, vengono rinchiusi là dentro per 6 mesi circa (giusto il tempo per qualche registrazione e manganellata), prima di essere rispeduti nelle loro terre d'origine. Tali centri sono stati più volte citati da organizzazioni umanitarie quali Amnesty Internacional e Medici senza frontiere come luoghi di violazione dei diritti fondamentali dell'uomo, in territorio europeo. In questi centri, gestiti da organizzazioni italiane (come Coop, Cei ecc...) o dal governo stesso, vengono sistematicamente commesse violenze, sopprusi e torture più volte documentate e comprovate. Nessun procedimento giudiziario evidente è stato messo in moto contro i responsabili di questi maltrattamenti. Fonti e testimonianze attendibili, fanno inoltre scoprire che nelle mense di alcuni Cie come in quelli di Torino e Bologna, si servono pasti avariati e aggiunti di psicofarmaci per calmare i detenuti. Di seguito, una lettera lasciata anonima (per evitare ritorsioni) spedita al gruppo "Anti Cie" di Bologna, il quale si è più volte battuto contro i sopprusi continui dentro a questi lager legalizzati del nostro Bel Paese.

Ciao, sono F. spero che questa lettera ti trovi bene. Ti scrivo questa lettera per chiedere una mano da qualcuno perché stiamo tutti a soffrire qui. Uno che soffre dentro ogni tanto pensa di fare una cosa male addosso e sarà quel che sarà perché siamo a cercare la libertà a questa vita. Non lo so perché sono qua. Una settimana fa ho fatto una corda però c’è qualcuno mi ha salvato la vita. Ho sveglio la mattina. Lo trovo mangiare con un gusto strano. Poi al pomeriggio lo stesso, cosa da mangiare fa schifo. Ho andare per la doccia, trovo acqua con una puzza lascia anche qualcosa bianca ai capelli e anche alla carne. E poi vedo tutta la stanza sporca. Questo centro ha 50 posti e ci sono 52 persone e tutti che fanno lavoro dentro trattano male, anche il medico. E se parli con loro,loro mandano a fanculo non lo so come si fa a farsi passare tutte queste cose. Finalmente, se c’è qualcuno che mi aiuta e mi serve una mano per farmi uscire fuori, sono stanco e sono a soffrire per tutte queste cose. E non c’è nessuno umano qui per me, loro mi trattano così. Siamo delle persone. Grazie.

domenica 31 gennaio 2010

Croci, crocifissi e farisei

Più di un milione e mezzo di disoccupati; persone che avevano a fatica iniziato a costruirsi una vita e a formare una famiglia, vedono vanificati tanti sacrifici. Ed ancora, quanti giovani passando da un contrattino a termine all’altro non trovano nemmeno il coraggio di formarla una famiglia? E quanti, dopo un titolo di studio ottenuto con il sacrificio economico dei genitori, continuano a collezionare corsi di formazione professionale o diplomi post laurea in attesa di trovare un lavoro qualsiasi? Quante tragedie piccole e grandi in questo mondo che mercifica tutto, le cose, la natura, la vita, l’amore, le persone! Quante croci addosso a questa umanità che guarda al futuro con turbamento ed apprensione! E quanti poveracci inchiodati a queste croci, quanti buchi nelle vene di siringhe che uccidono come chiodi sulla croce; e quel miliardo di uomini, donne e bambini crocifissi dalla fame e dall’odio. E quei bambini strappati alle strade violente di Rio e deportati in Italia, derubati del loro corpo e della loro anima, per il godimento del riccone o del potente di turno. Quegli immigrati che scappano dalla miseria e muoiono inghiottiti dal mare o dall’indifferenza. Quei bambini africani che muoiono senza avere neanche un nome da scrivere sulla loro croce perché mai iscritti all’anagrafe. E molto lunga sarebbe ancora questa lista. Non c’è bisogno di essere cristiani per capire cos' è la croce, chi sono i crocifissi e chi li ha inchiodati a quelle croci. Quel povero uomo di Nazareth di 2000 anni fa, che lo consideriate o meno figlio di Dio non importa, ad inchiodarlo furono i farisei, “sepolcri imbiancati, lindi e puliti all’esterno e dentro pieni di ossa e di ogni putredine”, ed oggi sono sempre loro, sotto le spoglie di odierni paladini della cristianità di cui è piena la nostra politica, gli stessi che organizzano festini orgiastici, o istigano all’odio verso i poveracci e gli immigrati, quelli dei respingimenti e delle guerre contro i lavavetri e gli zingari. Quelli che vedono solo il denaro, quello proprio, in nome del quale tutto è in vendita, anche la vita della gente, anche se i danari sono solo 30. Ma non sono soli; a loro si affiancano come allora i dottori della legge, che accecati dai loro formalismi non sanno più vedere questa foresta di crocifissi in carne ed ossa che sanguinano sangue vero.
Allora l’utopia di oggi può essere una sola. Sogno che nelle aule dove si educano i ragazzi, dove si prepara la società del futuro, siano presenti nelle parole di chi insegna questi crocifissi in carne ed ossa; e che siano presenti anche nei luoghi pubblici, soprattutto quelli della politica, dove si può decidere se togliere o aggiungere un chiodo a queste croci vere. Allora non avrà nessuna importanza la presenza o meno di un crocifisso di legno o metallo, impolverato, su un muro. Alla prossima utopia.

Tratto dal blog "Ecquo"

venerdì 29 gennaio 2010

Pace fratello

Sempre più dolci e cristiane le parole dei più alti esponenti del mondo cattolico italiano. Uno degli ultimi (e neanche tanto famosi) interventi è quello del monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto che ha rilasciato un'intervista sconvolgente al sito Pontifex.Roma. Parole davvero shoccanti degne più di una discussione da bar, più che da un'intervista ad un prelato di alto livello. Bibbia e il tanto sbandierato crocifisso come simbolo di pace, sembrano non avere importanza in questi casi e acquistano sempre più un ruolo di passepartout per potersi permettere di insultare qualsiasi istituzione, filosofia o gruppo sociale che non segua la dottrina socialmente imposta dal vaticano.
Si riportano di seguito alcuni degli stralci più significativi dell'intervista al vescovo, dalle quali parole (da buon cristiano) traspare il suo paradossale accanimento contro omosessuali, ebrei e musulmani, con tanto di subdoli riferimenti alla politica nazionale.
Incominciamo con gli omosessuali: " Mi fa ribrezzo parlare di queste cose e trovo la pratica omosessuale un peccato gravissimo e aberrante, come la legge sulla omofobia che di fatto incoraggia questo vizio contro natura. I Vescovi e i pastori devono parlare chiaro, guai al padre che non corregge suo figlio. Penso che dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, sia uno scandalo e colui che apertamente rivendica questa sua condizione dà un cattivo esempio [...] all'omosessuale praticante e conclamato, il ministro abbia il coraggio di tirare avanti e non amministrargli la comunione. Ad uno come Vendola io non amministrerei mai".
Altre minacce sono rivolte a quelli che si sposano in comune: "sappiano che opera la scomunica latae sententiae: si mettono fuori da soli dalla chiesa."
A pochi giorni dalla giornata della memoria, con tutto quello che hanno passato e continuano a subire, non risparmia neanche gli ebrei: "Non sono più i nostri fratelli maggiori da quando hanno abbandonato Cristo al suo arrivo. Loro sono contro la storia e dal Nuovo Testamento in poi hanno scelto di non essere nostri fratelli".
Poi la ciliegina coi musulmani: "Distinguere fra Islam moderato e estremo non ha senso. [...] Nazioni islamiche ricche non hanno mandato neppure un soldo ad Haiti. Bisogna svegliarsi dal letargo e difendersi dall ' Islam, prima di essere colonizzati". Insomma un bel coktail di omofobia e xenofobia sicuramente non lodevole per un pastore di questo livello, ascoltato ogni giorno da migliaia di...pecore che potrebbero prendere sul serio le sue parole.
Ben più onorevole e pacata è stata la risposta di Alessandro Iberi, (presidente arcigay Grosseto) agli attacchi aberranti del vescovo: "E' chiaro che per la Chiesa, l'omosessualità è ancora vista come una malattia, ma l'unica vera malattia che deve essere assolutamente guarita è l'omofobia della Chiesa stessa".
Quel simbolo di "pace e fratellanza" che per questi cattolici rappresenta il crocifisso, neanche da appeso al collo sembra dar loro una minima influenza.

domenica 17 gennaio 2010

Patto di sangue

Le mani nere sollevate ad afferrare l'aria, il vento passa sulla smorfia dell'ultimo respiro, la schiena piegata di un ragazzo in preghiera che non si è più rialzato... Muoiono così gli immigrati. Così finiscono gli uomini e le donne che non sbarcano più a Lampedusa, bloccati in Libia dall'accordo Roma-Tripoli e riconsegnati al deserto. Abbandonati sulla sabbia appena oltre il confine col Niger, a volte sono obbligati a proseguire a piedi fino al fortino militare di Madama a 80 Km più a sud, sotto al sole del deserto. Cadono a faccia in giù sfiniti, affamati, assetati, persi. Un filmato (molto forte) de l'Espresso, rivela una di queste operazioni di rimpatrio finite in strage. Undici morti: 7 uomini e 4 donne (da quanto è possibile vedere nelle immagini). Il video è stato girato con un telefonino da una persona in viaggio dalla Libia al Niger lungo la rotta degli schiavi di Berlusconi e Gheddafi, rimpatriati nel Sahara. Nei quattro mesi successivi all'accordo, c'erano già stati 106 morti ed erano soltanto le cifre ufficiali. 50 rimasero schiacciati da un camion sovraccarico che si è rovesciato, un ragazzo del Ghana mai identificato finì sbranato da un branco di cani selvatici durante una sosta a Madama. Tre ragazze nigeriane morirono di sete e 15 furono raccolte in fin di vita da un convoglio umanitario francese, dopo essere state abbandonate.
Tutti condannati a morte da chi aveva siglato il loro rimpatrio.