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venerdì 17 dicembre 2010

Violenti, volenti o nolenti

Non sono mai stata favorevole agli scontri , alla violenza gratuita , al distruggere oggetti visto che poi alla fine le cose verranno ricomprate, alché si aiuta solo a far girare questa maledetta economia...
Normalmente avrei storto il naso, avrei dissentito, avrei gridato di smetterla al ragazzino che davanti a me sfondava un bancomat. Mi sarei dissociata...
Questa volta però, questo sentimento dentro di me non è sorto. Non è scattato niente. Ero lì, a guardare la camionetta dalla finanza che andava a fuoco, attonita, come se fosse davvero quello il normale procedere delle cose. Guardavo incazzata invece la fila di blindati delle forze dell'ordine che sbarrava la strada ai pompieri...meglio picchiare qualche manifestante in più che evitare un incendio, vero? Quale altro esito, come si poteva rimanere a testa bassa quando per l'ennesima volta, la speranza di vedere l'inizio della fine di un' era che ha trasformato i più in meri spettatori televisivi, è stata spazzata via, comprata, venduta, derisa, infranta? Quale altro esito con un Berlusconi che subito dopo gli scontri, ha dischiarato di non essere a conoscenza di alcun italiano al quale il governo ha fatto del male...Quale altro esito per non essere di nuovo ingurgitati dal silenzio mediatico...senza scampo in un paese paradossale dove si lanciano oggetti anche contro la sede della protezione civile??

Via del corso, la desolazione e il silenzio che si è lasciato dietro lo scontro: madre e figlio camminano noncuranti. Gli acquisti nelle tante buste tra le mani...in lontananza il fumo dei lacrimogeni si confonde con le lucine degli addobbi natalizi...
A.

Alice: "Non è qui che ho preso le manganellate. Quelle me le hanno date alla schiena e alla testa. Però mi hanno spiegato che dopo un po' l'ematoma scende...". Le manca una scarpa da martedì Ha fame e freddo. "Abbiamo passato la notte in via Patini, dove fanno il fotosegnalamento. Ci hanno messo in uno stanzone senza una sedia o una panca in cui hanno tenuto sempre aperte le finestre. Niente da mangiare, niente da bere". Dopo l'arresto "ci hanno legato i polsi con le stringhe di plastica e un poliziotto ci ha detto che ci avrebbero fatto vedere cosa era successo a Bolzaneto. Finché non è arrivato un superiore che ha ordinato di non toccarci". Anche al commissariato "Trevi" ci sono stati momenti complicati. Alice ha una smorfia di pudore: "Diciamo che non ho voglia di ripetere cosa mi ha detto uno degli agenti che ci sorvegliavano".

Riccardo Li Calzi, palermitano e studente fuori sede a Bologna, è accusato di aver "selvaggiamente resistito all'arresto". Trasecola. Ha dei punti in testa e il mignolo fratturato. Giura di essere stato preso alle spalle da una carica in via del Corso. Che di "selvaggio" c'è stato solo l'accanimento di uno sfollagente sulla sua testa, mentre era ormai sull'asfalto. Il Tribunale lo ascolta perplesso. Finché l'avvocato Francesco Romeo non mostra su un notebook un video pescato su YouTube ("La Polizia si accanisce sui manifestanti"). Riccardo si distingue rannicchiato in posizione fetale. Non ha il volto coperto. Implora di non colpirlo ancora, mentre tenta di salvare gli occhiali che stringe nella mano sinistra. Il Tribunale acquisisce le immagini.

Anche Angelo De Matteis non si riconosce nella descrizione del brogliaccio di arresto che lo accusa di resistenza. È uno studente barese di lingue. Ha un bendaggio sulla testa che copre i tre punti che suturano la ferita aperta dallo sfollagente che lo ha abbattuto davanti alla saracinesca di un negozio di via del Corso, cui aveva bussato, implorando di aprire, quando le cariche erano cominciate. "Ricordo questo poliziotto corpulento con la maschera antigas e un braccio grande come la mia gamba che continuava a darmele. Ricordo anche che mi hanno sputato". Aggiunge: "In piazza non ho fatto niente. Non ho tirato neanche una carta per terra. E so che in piazza ci tornerò. Questa volta in mutande e a mani alzate, così vediamo".

Queste sono alcune delle testimonianze dei ragazzi arrestati e poi liberati, sostanzialmente per mancanza di prove, dato che non ci sono video né foto che li ritraggono nelle attività per le quali sono stati accusati. Maroni è indignato e li giudica come "veri e propri delinquenti", una "minoranza di professionisti della violenza che non vorranno perdere la prossima occasione per creare violenza e terrore" e che, secondo il ministro, hanno "preso in ostaggio" il grosso del corteo. Alfano invia gli ispettori dicendo di essere "dalla parte dei cittadini", come se gli studenti non fossero più cittadini. I partiti si dividono. Alemanno grida all' "ingiustizia". Le televisioni attaccano gli studenti. Poco si parla dei perché della protesta e ci si ferma al primo gradino, quello della normale critica alla violenza...la cosa più facile. Solo Santoro ieri sera, durante una puntata molto accesa di Annozero, ha giustamente suggerito che gli studenti, dopo 2 anni di inascolto da parte delle istituzioni, sono per forza giunti a tanto. E purtroppo solo grazie a questo si è parlato di loro, di noi, in questi giorni.
Quanta schifosa ipocrisia nell'aria: vorrei tanto vedere la stessa indignazione verso politici evasori, corrotti e mafiosi al governo. Solo allora potrei dar retta agli italiani
.

F.

Fonti:
La Repubblica1
IL DIBATTITO E' APERTO

mercoledì 15 dicembre 2010

I soliti ignoti

Ieri abbiamo visto tutti cosa è successo lungo Via del Corso a Roma. C'è chi ha paragonato la giornata di ieri agli anni di piombo, chi tristemente al G8...insomma cose che non si vedevano da davvero molto tempo. Tavoli smembrati, cabine distrutte, sanpietrini divelti, lancio di vernice, pietre, paletti. Una città nel caos totale con situazioni di tangibile tensione e vera e propria guerriglia urbana. Chi c'è stato ha detto che erano molti i manifestanti già partiti con caschi e scudi e che quindi avevano probabilmente messo in conto, se non di attaccare, almeno di poter essere attaccati. Daltronde si sa che chiudendo ai manifestanti un'ampia zona del centro storico, li si invita a nozze e indirettamente si facilitano gli scontri con le forze dell'ordine. Ma non stò qui a parlare del perché e del come degli scontri, se erano legittimi o meno, organizzati o imprevisti. La cosa gravissima non è il casino che gli studenti hanno fatto per le vie di Roma, perché finquì purtroppo la cosa è da considerarsi "normale" (succede già a Londra, ad Atene, Parigi ecc...) oltre he legittima. Purtroppo c'erano i Black-blok che, come ha detto ieri Michele Serra alla trasmissione Parla con me, lo fanno "per sport", nel senso di gioco, passatempo folle, senza alcun fondamento politico e ideale se non quello di fare casino e sfogarsi come durante una rissa o come la domenica allo stadio. No, niente di tutto questo. Una cosa gravissima che s'è vista ieri, è che in mezzo a quei "facinorosi", oggi ben denigrati dai più alti borghesi, dai più corrotti politici e dai più lecchini giornalisti; fra quei studenti della Sapienza, fra quei ricercatori incazzati e quei precari disperati con tutto il diritto di manifestare; c'erano polizziotti infiltrati in borghese. Subdoli, nascosti, irriconoscibili, falsi. Agenti in borghese a volto coperto, con spranghe e pale in mano, a caricare e colpire camionette e altri agenti. Aizzavano la folla, spingevano alla violenza, contribuivano al caos totale. Essendone partecipi e attivi protagonisti, anche loro ne sono responsabili, ma non credo che Emilio Fede & Co. questo l'abbiano detto.
Senza di loro, la guerriglia si sarebbe comunque creata, ma almeno io come cittadino italiano ed europeo, non mi sarei sentito dentro ad un falso e ipocrita regime, che paga coi soldi pubblici agenti di polizia per creare il caos anziché evitarlo. Questa assurdità non è Orwel, non è l'11 settembre, non è un regime sud-americano né uno sovietico; è l'Italia nel 2010, siamo noi adesso.
Questi agenti magari erano solo qualche decina, ma già abbastanza da rendere la cosa assolutamente immorale e incredibile. Che bisogno c'era di fare questo? Mi pare che la polizia aveva ben altro da fare e sia stata in enorme difficoltà per contenere una folla immane inferocita. Quale mente folle ha pensato di contribuire e alimentare il delirio già previsto? E comunque c'è bisogno di dire che sia profondamente ingiusto che il governo contribuisca agli scontri, alla violenza e all'instabilità di un popolo?
La risposta ufficiale della Guardia di Finanza (GdF) rasenta l'assurdo: se i manifestanti avevano radio e manette da agenti, era perchè le avevano rubate; e il giovane che soccorre un finanziere sotto shock con in mano una pistola, lo fa perchè vuole salvarlo dalla folla e non è in alcun caso un infiltrato della polizia...Inoltre, il ragazzo con manette e manganello in mano, oltre che indossare stranamente un giubbotto beige e perciò molto riconoscibile (solitamente i "facinorosi" si vestono tutti di nero per essere poco distinguibili nella mischia), indossa anche un guanto rosso, segni questi di voler essere ben distinto dai polizziotti per evitare qualche manganellata di troppo. In giornata tale persona è stata fermata e portata via dagli agenti, ma poi non risulta in alcun elenco di arrestati perché, si legge, "minorenne". Se guardate le foto, è davvero difficile da credere e da farci credere, che quell'uomo alto e piazzato, abbia 16-17 anni. Come se non bastasse, la GdF in giornata ha più volte ammesso la presenza di "agenti in abiti civili" per poi smentire subito dopo. Una bella barzelletta insomma. E purtroppo questi ormai fanno parte della scena, ce li dobbiamo aspettare alle manifestazioni, ci dobbiamo convivere, "tanto lo sai che ci sono gli infiltrati".
Sostenere ciò equivale a dargliela per vinta, accettarlo. No. E' questo che volevo dire con questo post. Questo fattaccio, questa tremenda ingiustizia, si ripresenta ogni volta, senza che noi gli dessimo il giusto peso, la giusta gravità. Anzi gravemente ce ne dimentichiamo sempre. Questo non deve passare, questo non deve più succedere. Questi infiltrati schifosi (come quelli di Genova, come quelli di Piazza Navona e chissà quante altre occasioni, ormai rientrate fra le vergogne e i segreti di Stato), che contribuiscono alla violenza di piazza, alla guerriglia, alla morte e al terrore, che offuscano le vere motivazioni della protesta e che infangano studenti e precari che lottano ogni giorno per avere un futuro; questi perenni impuniti, questi sudici soliti ignoti vanno presi, assieme ai loro mandanti, e trascinati in piazza per esser sottoposti a giudizio del popolo; e allora vorremo noi sentire davvero se le loro urla riusciranno a sovrastare quelle delle sirene della polizia.

Fonti:
La Repubblica

venerdì 19 novembre 2010

DRAQUILA

ultimo appuntamento

Mercoledì 24 Novembre 2010
ore 21:30
Sala Conferenze d' Avack

Ingresso gratuito
.
"Trema l'Italia. Per i privilegi di pochi, per le leggi ad personam, per l'appropriazione indebita dei fondi pubblici, per la corruzione, per le caste, per i servizi negati ai cittadini, per la speculazione edilizia. Trema e si sgretola lentamente. Non restare a guardare. Dai una scossa al cambiamento. Il diritto di espressione è il cemento della democrazia."

ANEMONE: ...eccomi
R.:...allora domenica prossima alle 8
A.:...di quello che parlavamo prima...?
R.:... si si... cosa megagalattica
A.:...ma li da voi?
R....chiudo il circolo due ore prima...festa al Centro Benessere
A.:...benissimo okay
R.:... (inc)... con lui
A.:...eh?
R.:...tre persone con lui (...)
A.:...grazie... quindi l'ora a che ora è?
R.:...io direi per le 8 così ci organizziamo.. un pò di frutta prima... champagne... frutta ... un pò di colori fuori... cose
[...]
ANEMONE.: ...quindi non ci sei domani sera
BERTOLASO: ...no domani sera... ahimè non ci sono
A.:... ho capito...
B.: ...però conto che l'offerta possa essere ripetuta ovviamente in un'altra occasione (...)
A.:...come no! come no!...grazie...ci sentiamo in settimana.
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venerdì 12 novembre 2010

DIRITTO A MIGRARE

Mercoledì 17 Novembre 2010
21:30
Museo Scienze Naturali - Camerino


proiezione:

"Hotel House"
immigrazione, sicurezza, clandestinità


Ingresso gratuito


Interverranno

Margherita Barocci
coautrice del libro "Il p
orto sequestrato"

Valentina Giuliodori
Ass. Ambasciata dei Diritti - Marche

Don Giovanni Varagona
Parroco del carcere di Barcaglione (AN), con un'idea


Ancona ha un porto che è tra i più importanti e antichi d'Italia. Ma se tu vuoi andarci, vuoi vedere il colore dell'acqua, un tramonto sul mare o portare tuo figlio a vedere le barche...non puoi farlo, perché il porto è dopo una telecamera, una sbarra, una dogana, un poliziotto, un finanziere e una rete alta 2 metri con un basamento in cemento, lungo qualche chilometro. Il porto è sequestrato, in nome della sicurezza...
Che significato ha acquisito questa parola? Di che cosa dobbiamo aver paura? Da che cosa dobbiamo proteggerci? Chi sono gli immigrati e cosa vogliono? Chi è un clandestino e quale trattamento gli viene riservato? Quanto ci riguardano i flussi migratori e come stanno cambiando? E' vero che in Italia si pratica la tortura? Che cosa accade nei CIE? Che cosa succede in Ancona quando un iracheno viene trovato
nascosto sotto un tir?


venerdì 5 novembre 2010

JESUS CAMP

Mercoledì 10 Novembre 2010
ore 21:30
Sala Conferenze d' Avack

INGRESSO GRATUITO
Il fondamentalismo religioso è solo islamico, o esiste anche quello cristiano? Che cosa produce e a quale scopo? Dov'è? Come opera? Perché non se ne sà niente? Dove finisce la religione e dove inizia la politica? Perché ci sono di mezzo i bambini? Dobbiamo preoccuparci solo degli islamici e non dei cristiani? Dove finisce la libertà di pensiero?
In un paese occidentale, si può tollerare la manipolazione dei bambini?

Chi sono i "Kids on fire"? Chi è l'esercito di Dio? Qual'è "l'arte di lavare il cervello dei bambini"? Fino a dove vogliamo arrivare?


Jesus Camp

venerdì 29 ottobre 2010

BANDITE

Mercoledì 3 Novembre 2010
ore 21:30
Sala Conferenze d' Avack

INGRESSO GRATUITO

Nel contesto della Resistenza italiana, il documentario indaga l'esperienza delle donne che dal '43 al '45 hanno combattuto nelle formazioni partigiane, rivoluzionando il loro ruolo tradizionale e divenendo protagoniste della storia. In un racconto corale, donne di diverse estrazioni sociali, culturali e politiche, esprimono attraverso le interviste la consapevolezza di una lotta che va oltre la liberazione dal nazifascismo e che segna un momento decisivo nel percorso di emancipazione femminile. Il vissuto di queste donne ribelli si intreccia agli interventi delle storiche che ne sostengono la trama con le loro analisi e indagini di genere, alle pubblicazioni clandestine dell'epoca e alle immagini di repertorio, delineando così il contesto storico in cui quella lotta si è sviluppata e il riflesso di essa nel mondo attuale. Le partigiane hanno dato vita alla Repubblica, conquistato la cittadinanza, ma la piena uguaglianza, le pari opportunità, gli obiettivi da esse perseguiti si possono veramente ritenere raggiunti?

Chi erano le Bandite? Qual'è stato il ruolo delle donne nella resistenza italiana?Quanto sono state importanti? Perché di questo non se ne parla nei libri di storia?Senza il loro aiuto, l'Italia sarebbe uscita dal fascismo? Che ruolo riveste oggi la donna nella nostra società?

...partigiana, portami via...

lunedì 25 ottobre 2010

STANDING ARMY

Mercoledì 27 Ottobre 2010
21:30
Museo Scienze Naturali - Camerino
Ingresso Gratuito

STANDING ARMY
Presenza del regista Thomas Fazi


Nel corso degli ultimi sessant’anni, gli Stati Uniti hanno tessuto intorno al mondo una ragnatela di basi militari senza precedenti nella storia. Oggi, queste ammontano a più di 700, in 40 paesi. Nessun continente è risparmiato. Sono una delle forze più influenti al mondo, eppure non sono soggette ad alcun dibattito. Hanno cambiato la vita di milioni di persone, eppure rimangono un mistero per i più.
Perché, a vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, paesi come la Germania, l’Italia, il Giappone e la Corea del Sud ospitano ancora centinaia di basi militari e decine di migliaia di soldati statunitensi? E perché gli Stati Uniti continuano ad espandersi in nuove aree del globo? Che impatto hanno queste basi sulle popolazioni locali, e qual è la posizione del presidente Obama su questo scottante argomento?
Su questi temi riflettono gli autori di “Standing Army”: un’avvincente inchiesta a trecentosessanta gradi che unisce alle parole di esperti mondiali quali Noam Chomsky, Gore Vidal, Chalmers Johnson ed Edward Luttwak le scioccanti testimonianze di chi è stato toccato in prima persona dalla presenza delle basi in Italia, in Giappone, nell’Oceano Indiano ed altrove.


Ad oggi il film è stato selezionato ai seguenti festival:
SICILIAMBIENTE – Italia (vincitore “Miglior Documentario”)
TEKFESTIVAL – Italia (menzione speciale “Miglior Fotografia”)
SÃO PAOLO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL - Brasile
BAFICI - Argentina
ESPOO CINE FESTIVAL - Finlandia
DOCSDF - Messico
FESTIVAL DES LIBERTES – Belgio
DOK LEIPZIG – Germania
JIHLAVA INTERNATIONAL DOCUMENTARY FILM FESTIVAL – Rep.Ceca
ISTANBUL INTERNATIONAL 1001 DOCUMENTARY FESTIVAL – Turchia
IDFA DOCS FOR SALE – Olanda
RONDA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL – Spagna
ROMANIA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL - Romania
TAMA CINEMA FORUM – Giappone
MEDIMED – Spagna
IASI INTERNATIONAL FILM FESTIVAL – Romania
CINE’ECO - Portogallo
TUR OSTRAVA - Repubblica Ceca
EUGANEA FILM FESTIVAL - Italia
EST FILM FESTIVAL - Italia

STAMPA
“Solo attraverso i media indipendenti qualche concetto riesce a passare, ad esempio nel documentario “Standing Army”. Perché due giovani, Thomas Fazi e Enrico Parenti, vi mostrano quello che io denuncio da anni: il funzionamento del sistema imperialista americano e il ruolo delle basi militari americane nel mondo”.
Gore Vidal, “Corriere della Sera”, 20 luglio 2010

“Estremamente interessante e molto ben fatto. Mi fa piacere trovare colleghi in Italia che non si intimoriscono di fronte a soggetti internazionali. Complimenti!”
Erik Gandini, regista di “Videocracy”


THOMAS FAZI. Nato nell’82, è traduttore (ad esempio, di George Soros e Robert B. Reich) ed interprete per varie case editrici italiane. “Standing Army” è il suo primo lavoro cinematografico.
ENRICO PARENTI. Enrico Parenti Nato nel ’78, si è formato presso la scuola di cinema IDEP di Barcellona ed è oggi un filmmaker freelance. Lavora regolarmente per varie televisioni e produzioni italiane e straniere. Ha da poco finito un documentario sociale sul problema della cecità in Etiopia ed ha lavorato come direttore della fotografia su vari documentari, tra cui “Giving Voice” di Alessandro Fabrizi. “Standing Army” è il suo primo lungometraggio.


Sito Internet: www.standingarmy.it

giovedì 21 ottobre 2010

DocumentaLi

Inizia mercoledì 27 il cineforum 2010 del Pablo Neruda che si svolgerà
fra il Museo e il d' Avack di Camerino.
Novità di quest'anno è la presenza di registi e attivisti
che interverranno sui temi delle proiezioni.
Non film, ma neanche documentari qualunque...


Una fotografia della società sotto diversi aspetti,
uno specchio della merceficazione dell'uomo e della sua persona.
...non mancare...




domenica 17 ottobre 2010

Nella mischia

Una piccola parte del Pablo era a Roma ieri, insieme al milione di persone che ha letteralmente invaso la Capitale e riempito come un uovo piazza San Giovanni. Il colore rosso primeggiava per le strade ed i cori rimbombavano per chilometri. Gli acquazzoni non sono serviti a scoraggiare o rallentare la fiumana di persone.

In prima fila gli operai di tutta Italia, per urlare contro un governo che vuole distruggere quei diritti che i lavoratori hanno conquistati con dure battaglie. E  che ora un Marchionne qualunque, con l'appoggio del governo, pensa di poter ignorare fino ad eliminarli, disponendo della vita e delle sorti dei lavoratori.
Al loro fianco insegnanti studenti e ricercatori (più di 10.000 si sono ritrovati davanti alla Sapienza), che non si rassegnano al triste decadimento a cui l'istruzione nazionale sta andando incontro, sempre più rapidamente. Contrari al progetto di ridimensionamento dell'Università pubblica ed alla precarizzazione del lavoro della conoscenza.
I precari di tutta Italia erano in strada, per reclamare quegli stessi diritti per cui combattono da sempre gli operai, che loro rischiano di non avere mai. Perché non si può vivere in un paese che nega le minime garanzie sociali ai lavoratori dipendenti, del sapere e della conoscenza.
Gli immigrati erano in strada, per chiedere che si metta fine allo sfruttamento ed al lavoro nero. Perché finisca il clima di odio verso il "clandestino" - abilmente costruito dal governo palesemente razzista e dai media servitori - che mette i lavoratori migranti nella pericolosa condizione di essere facilmente ricattati, quotidianamente, per un lavoro sottopagato.
I centri sociali erano in strada, con un carico di musica e colori, slogan e striscioni. Incazzati, ovviamente, ma senza nessun "sassolino" per il leghista/fascista Maroni. E forse il triste Sacconi, che alla vigilia si augurava che nessuno si facesse male (e sotto sotto sperava ci scappasse il morto), è rimasto un po' deluso.
Migliaia e migliaia di cittadini erano per strada, grandi e piccoli, vecchi e nuovi compagni, indignati per un governo fantoccio, inutile e populista, il quale ha come obiettivi la repressione di dissensi e la ricerca di consensi e potere, allontanandosi pericolosamente da qualsivoglia idea di democrazia.


Grave assenza - se posso concedermi una riga politica - quella del PD, che se non ricordo male è il partito di opposizione, che dovrebbe dar voce a tutte le migliaia di cittadini indignati.
"Degni di nota i 3 eroi con altrettante bandiere del PD" (citaz. da Il Manifesto di oggi).


È stato bello esserci, nella mischia, camminare sotto la pioggia, manifestare insieme, essere parte di una voce, una piazza rossa, una realtà consapevole che questa società merita di più e di meglio di quanto questo triste governo sa offrire. Un governuccio di delinquenti e approfittatori, che si preoccupa di appartamenti, escort e fughe dalle aule tribunale. Tanti sono gli italiani stanchi di tutto questo.


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venerdì 18 giugno 2010

Vedete il mondiale?

Sono iniziati i mondiali di calcio, per la gioia e l'euforia dei tanti appassionati, che da 4 anni stanno lì, in attesa di sfoderare tutta la loro conoscenza ed il loro genio, prendendo parte ad accese discussioni dentro e fuori dai bar, vestendo di volta in volta i panni dell'allenatore, del cronista o dell'inviato a bordo campo, del commentatore opinionista. La lista di insulti e spergiuri via via sempre più coloriti ed artefatti, destinati ad arbitri e giocatori di ogni nazionalità, è già stata stilata ed imparata a memoria. Poi c'è chi non può fare a meno di magliette, bandiere e trombette; e pure le vuvuzelas fanno la loro comparsa, qua e là, ronzanti e fastidiose. Adrenalina e (dicono) passione.

Per chi non lo sapesse, il mondiale in questione si svolge in Sudafrica: è la prima volta che il continente africano ospita una manifestazione di tale grandezza. L'importanza e la visibilità (mondiale, appunto) dell'evento non fanno altro che nascondere - quando non distorcere - la cruda realtà sudafricana: una realtà fatta di sgomberi dei poveri dalle baraccopoli per far posto alla costruzione degli stadi - gioiellini architettonici che magari l'Italia può solamente sognare - e delle attrezzature turistiche necessarie alla recezione di calciatori, dirigenti, giornalisti, politici, personaggi di spicco, tifosi, ecc.
Filippo Mondini, missionario in Sudafrica, racconta a proposito delle pietose condizioni in cui sono costretti a vivere gli abitanti delle baraccopoli non distanti dagli stadi: "...ci sono tantissimi topi e ogni anno diversi casi di bambini mangiati dai topi. Non c'è privacy e ne soffrono soprattutto le donne. Le latrine sono buche comuni scavate nella terra". Riferisce poi che "...da anni si verificano arresti dei ragazzi di strada e operazioni di espulsione delle masse povere dal centro verso le periferie dei transit camp con i container. Tutto per ripulire l'immagine delle città in vista dei mondiali. I venditori ambulanti allontanati dalle zone adiacenti allo stadio, i poveri tagliati fuori".
I "transit camp" sono dei "quartieri di container", allocati lontano dalla città, dove acqua, corrente elettrica e turisti non arrivano.

Per quanto riguarda l'aspetto economico (spicciolo, senza entrare nei dettagli), risulta ovvio pensare che un evento della portata di un mondiale di calcio porti ricchezza alla nazione; non a caso, stime parlano di una crescita dello 0.54% del PIL sudafricano. Purtroppo, in una nazione dove c'è un divario abissale tra i ricchi ed i poveri, dove c'è una disoccupazione che s'aggira attorno al 25%, a godere della lieve (ma comunque significativa) crescita sarà quella piccola percentuale di privati occupati nel commercio. "Una percentuale irrilevante per un continente che in molti casi vive ancora oggi di agricoltura, di pesca, di manifattura, di espedienti improvvisati e arrangiati, se non di elemosina là dove l'afflusso del turismo è consistente."
Le opere di costruzione, insieme alle nuove attività correlate alla organizzazione e allo svolgimento dei mondiali, hanno certamente contribuito a creare nuovi posti di lavoro: lavori temporanei e forse sottopagati, ma pur sempre "lavoro creato". Il problema sarà tra un paio di settimane, quando una squadra avrà vinto l'ambito titolo e giocatori e tifosi se ne torneranno a casa: come ripagare i debiti contratti per le costruzioni? Che farne delle sfarzose opere architettoniche? Se prima il Sudafrica era sprovvisto di tali strutture, era perché non ne aveva bisogno. Si trova ora in possesso di alcuni gioiellini che, con ogni probabilità, non verranno più utilizzati perché inutili, né tantomeno mantenuti perché costosi. Un bello spreco di soldi, non c'è che dire!

Motore trainante di questa corsa alla spesa e all'apparenza non è altri che la FIFA: la FIFA è "oscenamente ricca, estremamente potente, e agisce come un club tra i più esclusivi.". La FIFA è responsabile della commercializzazione di ogni singolo prodotto legato al calcio professionistico, gestisce interamente gli sponsor ed i diritti televisivi. È l’epicentro di un giro d’affari di 250 miliardi di dollari. Solo con i Mondiali sudafricani guadagnerà circa quattro miliardi di dollari. È assicurata per ogni evenienza. Per questi Mondiali la polizza ammonta a circa nove miliardi di dollari. Inoltre, l’organizzazione ha un potere economico enorme nei confronti degli stati che ospitano la manifestazione. "Quattro anni fa il parlamento sudafricano ha attribuito ai Mondiali lo status di ‘evento protetto’, gestito da una normativa specifica. In poche parole ha lasciato alla FIFA i diritti per qualsiasi cosa, dalla pubblicità al marketing fino al controllo del perimetro intorno agli stadi (questo significa che fuori da ogni stadio c’è un ente sovranazionale completamente autonomo). È così che la FIFA agisce. In questo modo apre il mercato agli investitori e alle multinazionali".
ma non posso chiedere al mondo (forse mezzo mondo, forse anche meno) di interessarsi di questo piccolo problema. quale problema, poi? che problema può esserci, con i mondiali di calcio? a parte, ovviamente, sconfitte pesanti, smacco e reputazione...

-f

fonti:
il vero padrone del pallone
l'africa che non c'è