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lunedì 10 gennaio 2011

Cie...o ci fa

Fonte: Corriere Adriatico (5/01/11)
No, il Cie non è una scuola. Tanto meno un liceo per insegnare agli stranieri la lingua italiana. Inciampa e annaspa il sindaco socialista di Camerino Dario Conti che in un primo momento, salvo un rapido dietrofront, aveva dato l’ok ad ospitare il Centro di identificazione ed espulsione di cittadini stranieri che il ministero vuole realizzare nelle Marche e che nessuno vuole. Per camerino, invece, poteva essere un affare. Sì perché nella cittadina sta per sorgere il primo nuovo carcere del piano nazionale promosso dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: un istituto da 450 posti (spesa prevista 40 milioni di euro), che verrà costruito nella frazione Morro. Il Centro di identificazione ed espulsione di cittadini stranieri avrebbe potuto rientrare nelle opere connesse. E il primo cittadino era pronto già a fregarsi le mani.
“Avevamo chiesto di accogliere noi un centro di identificazione - aveva dichiarato -, ma sembrava che le preferenze degli ispettori del Viminale fossero cadute su Falconara. Se la nostra domanda venisse presa in considerazione ci attiveremmo subito per agevolare le pratiche”.
Poi il ripensamento. Con un giro di telefonate il sindaco apprende che non si tratta, come pensava, di una scuola-liceo per insegnare agli stranieri la lingua italiana, la Costituzione, le norme di comportamento e tutto il necessario per aiutare gli extracomunitari a inserirsi nella vita civile e nel mondo del lavoro. Ma di strutture atte ad ospitare, a volte per lunghi mesi, stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione o di respingimento. Dei veri centri di smistamento, spesso sovraffollati, dove le emergenze sono all’ordine del giorno, e per questo non
particolarmente graditi alla popolazione locale.
Il sindaco cade dalle nuvole. “Avevo visto questa scuola-liceo per stranieri - spiega
-come una risorsa in quanto ci sarebbero stati posti di lavoro per gli insegnanti, possibilità di mettere loro a disposizione piccoli appartamenti, affittacamere e quant'altro”. Ma la realtà è di tutt’altro genere. Ed è un brutto colpo da incassare. Anche perchè tutta la maggioranza senza tanti giri di parole gli chiede subito conto della questione. Ma il sindaco non si perde d’animo e , pronto, cambia tono. “Il Cie di accoglienza - spiega - è un corpo estraneo che difficilmente si inserisce nella nostra città, per non parlare di eventuali rischi per l’ordine pubblico. Per cui - taglia corto - se non si farà più questa struttura a Falconara, non si può sperare che la accolga Camerino”.
Passato di mano il cerino acceso, la questione ora si ripropone. Sullo sfondo l’opposizione netta del governatore Spacca e dell’Assemblea legislativa (che si è espressa con un voto bipartisan), “indisponibili” a condividere con il Governo la scelta di creare un Cie nelle Marche. Tanto più che alla base c’è una netta presa di posizione contro l’istituzione stessa dei centri, dalle condizioni
di vita proibitive, gravati da “promiscuità, insufficiente assistenza legale, sanitaria e psicologica”. Senza contare poi la lunga durata (fino a sei mesi) di trattenimento degli stranieri che trasformano queste strutture in vere e proprie polveriere. Non sono rari, infatti, gli episodi di protesta e i tentativi di fuga.
A dire l’ultima parola è il coordinatore regionale e deputato Pdl Remigio Ceroni. Il quale incassato il rifiuto, non può che riannodare il filo della questione assicurando che “sono allo studio altre soluzioni”. Ma il problema resta. Il principio generale, dice, “resta valido”. E perciò ci si dovrà rassegnare. “Contrastare l'immigrazione illegale è un problema di cui devono farsi carico tutte le regioni”, afferma Ceroni. Marche, Campania, Veneto e Toscana sono le uniche regioni ancora prive di centri di espulsione e nelle intenzioni del ministero la lacuna dovrà essere colmata entro il 2011.

venerdì 12 novembre 2010

DIRITTO A MIGRARE

Mercoledì 17 Novembre 2010
21:30
Museo Scienze Naturali - Camerino


proiezione:

"Hotel House"
immigrazione, sicurezza, clandestinità


Ingresso gratuito


Interverranno

Margherita Barocci
coautrice del libro "Il p
orto sequestrato"

Valentina Giuliodori
Ass. Ambasciata dei Diritti - Marche

Don Giovanni Varagona
Parroco del carcere di Barcaglione (AN), con un'idea


Ancona ha un porto che è tra i più importanti e antichi d'Italia. Ma se tu vuoi andarci, vuoi vedere il colore dell'acqua, un tramonto sul mare o portare tuo figlio a vedere le barche...non puoi farlo, perché il porto è dopo una telecamera, una sbarra, una dogana, un poliziotto, un finanziere e una rete alta 2 metri con un basamento in cemento, lungo qualche chilometro. Il porto è sequestrato, in nome della sicurezza...
Che significato ha acquisito questa parola? Di che cosa dobbiamo aver paura? Da che cosa dobbiamo proteggerci? Chi sono gli immigrati e cosa vogliono? Chi è un clandestino e quale trattamento gli viene riservato? Quanto ci riguardano i flussi migratori e come stanno cambiando? E' vero che in Italia si pratica la tortura? Che cosa accade nei CIE? Che cosa succede in Ancona quando un iracheno viene trovato
nascosto sotto un tir?


mercoledì 16 giugno 2010

Cartolina da Ponte Galeria

A tutte le persone che vivono in questo paese:
A tutti coloro che credono ai giornali e alla televisione. Qui dentro ci danno da mangiare il cibo scaduto, le celle dove dormiamo hanno materassi vecchi e quindi scegliamo di dormire per terra, molti fra di noi hanno la scabbia e la doccia e i bagni non funzionano. La carta igenica viene distribuita solo 2 giorni a settimana, chi fa lepulizie non fa nulla e lascia sporchi i posti dove ci costrigono a vivere. Il fiume vicino il parcheggio qui fuori è pieno di rane e zanzare che danno molto fastidio tutto il giorno, ci promettono di risolvere questo problema ma continua ogni giorno.Ci sono detenuti che vengono dai CIE e anche dal carcere che sono stati abituati a prendere la loro terapia ma qui ci danno sonniferi e tranquillanti per farci dormire tutto il giorno. Quando chiediamo di andare in infermeria perchè stiamo male, l’Auxilium ci costringe ad aspettare e se insistiamo una banda di 8-9 poliziotti ci chiude in una stanza con le manette, s’infilano i guanti per non lasciare traccia e ci picchiano forte. Per fare la barba devi fare una domandina e devi aspettare, 1 giorno a settimana la barba e 1 i capelli. Non possiamo avere la lametta. Ci chiamano ospiti ma siamo detenuti. Quello che ci domandiamo è perchè dopo il carcere dobbiamo andare inquesti centri e dopo che abbiamo scontato una pena dobbiamo stare 6 mesi in questi posti senza capire il perchè. Non ci hanno identificato in carcere? Perchè un’altra condanna di 6 mesi? Tutti noi non siamo daccordo per questa legge, 6 mesi sono tanti e non siamo mica animali per questo hanno fatto lo sciopero della fame tuttiquelli che stanno dentro il centro e allora, la sera del 3 giugno, è cominciata così: ci hanno detto: "se non mangi non prendi terapie" ma qui ci sono persone con malattie gravi come il diabete e se non mangiano e si curano muoiono.Uno di noi è andato a parlare con loro e l’hanno portato dentro una stanzadavanti l’infermeria dove non ci sono telecamere e l’hanno picchiato. Così la gente ha iniziato ad urlare di lasciarlo stare. In quel momento sono entrati quasi 50 poliziotti con il loro materiale e con un oggetto elettrico che quando tocca la gente, la gente cade per terra. Le guardie si sono tutte spostate sopra il tetto vicino la caserma deicarabinieri qui dentro, dove sta il campo da calcio. Dalla parte sinistra sono entrati altri 50 poliziotti. Quando abbiamo visto poliziotti, militari, carabinieri, polizia, finanza esquadra mobile ufficio stranieri (che sono i più infami) sui tetti, uno di noi ha cercato di capire perchè stavano picchiando il ragazzo nella stanza. «Vattene via sporco » un poliziotto ha risposto così. In quel momento siamo saliti tutti sopra le sbarre e qualcuno ha bruciatoun materasso e quindi i poliziotti si sono spavenati e sono andati fuori le mura per prendere qualcuno che scappava. Da quella notte non ci hanno fatto mangiare nè prendere medicine per due giorni. Abbiamo preso un rubinetto vecchio e abbiamo spaccato la porta per uscire e quando la polizia ha visto che la porta era aperta hanno preso caschi e manganelli e hanno picchiato il più giovane del centro, uno egiziano. L’hanno fatto cadere per terra e ci hanno picchiati tutti anche con il gas, hanno rotto la gamba di un algerino e hanno portato via un vecchio che la sua famiglia e i sui figli sono cresciuti qui a Roma, hanno lanciato lacrimogeni e hanno detto che noi abbiamo fatto quel fumo per non far vedere niente alle telecamere. Così hanno scritto sui giornali. Eravamo 25 persone e alcune uscivano dalla moschea lontano dal casino, ma i giornali sabato hanno scritto che era stato organizzato tutto dentro la moschea e ora vogliono chiuderla. La moschea non si può chiudere perchè altrimenti succederebbe un altro casino.
Veniamo da paesi poveri, paesi dove c'è la guerra e ad alcuni di noi gli hanno ammazzato le famiglie davanti gli occhi. Alcuni sono scappati per vedere il mondo e dimenticare tutto e hanno visto solo sbarre e cancelli.Vogliamo lavorare per aiutare le nostre famiglie solo che la legge è un po' dura e ci portano dentro questi centri. Quando arriviamo per la prima volta non abbiamo neanche idea di come è l'Europa. Alcuni di noi dal mare sono stati portati direttamente qui e non hanno mai visto l'Italia. La peggiore cosa è uscire dal carcere e finire nei centri per altri 6 mesi. Non siamo venuti per creare problemi, soltanto per lavorare e avere unavita diversa, perchè non possiamo avere una vita come tutti? Senza soldi non possiamo vivere e non abbiamo studiato perchè la povertà èil primo grande problema. Ci sono persone che hanno paura delle pene e dei problemi nel proprio paese. Per questi motivi veniamo in Europa. La legge che hanno fatto non è giusta perchè sono queste cose che ti fanno odiare veramente l'Italia. Se uno non ha mai fatto la galera nel paese suo, ha fatto la galera qua inItalia.Vogliamo mettere apposto la nostra vita e aiutare le famiglie che ci aspettano.
Speriamo che potete capire queste cose che sono veramente una vergogna.
Un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria

giovedì 27 maggio 2010

welcome

IMMIGRAZIONE: MARONI, ANNUNCIA LA COSTRUZIONE DI NUOVI CIE.
Entro la fine dell'anno si avvieranno ilavori per la realizzazione di quattro nuovi Centri di identificazione ed espulsione (Cie) in Veneto, Toscana, Marche e Campania. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Roberto Maroni nel corso del question time alla Camera, sottolineando che l'obiettivo del governo è quello di realizzare un Cie in ogni regione italiana entro la fine della legislatura. Per un contrasto adeguato all'immigrazione clandestina, ha detto Maroni, «occorre potenziare i Cie. Oggi ce ne sono 13 in 9 regioni, con 1.811 posti» e che«sono insufficienti per gestire l'azione di contrasto». Dunque, ha proseguito Maroni, «entro quest'anno cominceremo la costruzione» nelle quattro regioni. «Abbiamo già individuato le aree, vicino agli aeroporti, in strutture dismesse che vanno ristrutturate. Nei prossimi giorni - ha concluso il titolare del Viminale - incontrerò i presidenti delle quattroregioni, per definire con loro le nostre proposte e decidere la sede piùidonea». (ANSA). GUI 26-MAG-10 15:43

martedì 2 marzo 2010

Il Ponte dei sospiri di Roma

Fonte: No-cie-roma.
Senza riscaldamenti e senza acqua calda: questo è l'inverno in gabbia tra le sbarre e il cemento del Cie Ponte Galeria a Roma. Due mesi interi senza assistenza sanitaria, ma i potenti sedativi (la terapia quotidiana che viene somministrata ai reclusi) curano perfettamente la sofferenza. "Diamo fondo alle scorte, dal 1° marzo finiscono i giochi" questa è stata la strategia degli operatori della Croce rossa negli ultimi giorni della loro gestione.
Nel lager della capitale, basta tentare il suicidio per cinque volte in un mese e alla fine un posto in ospedale lo si ottiene di sicuro... Questa è la triste storia di Boukili Wid, liberato tre giorni fa, dopo l'ennesimo e pericolosissimo tentativo di togliersi la vita. Concedere la libertà a una persona disperata è stato l'ultimo atto pietoso e caritatevole che la Croce Rossa ha compiuto all'interno del suo prezioso salvadanaio: il bottino di guerra è stato ridotto all'osso ed è ora di passare la palla al nuovo ente gestore: la cooperativa Auxilium (che gestisce il Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari). I migranti rinchiusi nella sezione maschile, dopo lo sciopero della fame
del 12 febbraio scorso, hanno ricevuto un amorevole consiglio dai medici del presidio sanitario: «Continuate a protestare perché dal 1° marzo arrivano quelli che stanno facendo un casino a Bari. Dovrete restare chiusi nelle celle tutto il giorno, avrete diritto solo a due ore d'aria, non esisterà più la mensa e mangerete rinchiusi nelle vostre gabbie».
(In questi anni di gestione dei Cpt da parte della Corce Rossa, sono venuti a galla mezzi terribili per placare gli animi dei reclusi, con tanto di massiccio uso di sedativi chimici e barbiturici nascosti nel cibo; tutt'oggi ritrovati nei pressi del Cpt bolognese, come si legge nel sito di BAZ ndr).
I giornalisti non aspettano il 1° marzo a Ponte Galeria: i riflettori sono spenti perché qui non c'è facebook e nemmeno la CGIL. Ma i reclusi della sezione maschile decidono comunque di organizzare la propria giornata di lotta...
28 febbraio 2010, ore 22.00:
Croce rossa e Auxilium s'incontrano per il passaggio delle consegne e la polizia è il contorno immancabile a questo importante avvenimento. Sono tutti troppo impegnati a stringersi le mani, troppo concentrati su questo grande affare... Dalla parte opposta, nell'ala inaugurata pochi mesi fa, si carica un bel respiro, si prende la rincorsa e...parte la fuga. Solo un ragazzo riesce a raggiungere il muro di cinta e a tentare il salto verso la libertà. Ma viene inseguito, pestato brutalmente e rispedito subito in cella come «un esempio per tutti gli altri reclusi». La rabbia esplode, non c'è altro da fare: «Ponte Galeria sta bruciando! Tutto va a fuoco, materassi e coperte, tutto va a fuoco!». Per due ore le fiamme si propagano nel lager, ma la polizia costringe tutti a tornare nelle celle, pestando chi si oppone.
Solo intorno alle 02.00 di notte la strategia cambia: tutti in fila per un'altra..."terapia" forzata.

Ascolta la corrispondenza andata in onda su Radio OndaRossa il 1° marzo
Come si muore al Cpt di Torino
Ponte Galeria...ci si entra, non si sa come ci si esce. La speranza muore al varcarne la soglia. C'è il terrore continuo, che ogni minuto sia l'ultimo spiraglio d'aria e luce, come quello che vedevano i detenuti al passare sul ponte dei sospiri di Venezia, prima di essere condannati...a morte.

domenica 7 febbraio 2010

Il gusto della democrazia

In Italia, esistono dei lager che una volta si chiamavano lager, poi Cpt e oggi sono stati aggiornati e chiamati Cie (Centri di Identificazione ed Espulsione). Gli immigrati irregolari, i richiedenti di asilo politico (che sono i rifugiati scappati da nazioni martoriate dalla guerra) e gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto, vengono rinchiusi là dentro per 6 mesi circa (giusto il tempo per qualche registrazione e manganellata), prima di essere rispeduti nelle loro terre d'origine. Tali centri sono stati più volte citati da organizzazioni umanitarie quali Amnesty Internacional e Medici senza frontiere come luoghi di violazione dei diritti fondamentali dell'uomo, in territorio europeo. In questi centri, gestiti da organizzazioni italiane (come Coop, Cei ecc...) o dal governo stesso, vengono sistematicamente commesse violenze, sopprusi e torture più volte documentate e comprovate. Nessun procedimento giudiziario evidente è stato messo in moto contro i responsabili di questi maltrattamenti. Fonti e testimonianze attendibili, fanno inoltre scoprire che nelle mense di alcuni Cie come in quelli di Torino e Bologna, si servono pasti avariati e aggiunti di psicofarmaci per calmare i detenuti. Di seguito, una lettera lasciata anonima (per evitare ritorsioni) spedita al gruppo "Anti Cie" di Bologna, il quale si è più volte battuto contro i sopprusi continui dentro a questi lager legalizzati del nostro Bel Paese.

Ciao, sono F. spero che questa lettera ti trovi bene. Ti scrivo questa lettera per chiedere una mano da qualcuno perché stiamo tutti a soffrire qui. Uno che soffre dentro ogni tanto pensa di fare una cosa male addosso e sarà quel che sarà perché siamo a cercare la libertà a questa vita. Non lo so perché sono qua. Una settimana fa ho fatto una corda però c’è qualcuno mi ha salvato la vita. Ho sveglio la mattina. Lo trovo mangiare con un gusto strano. Poi al pomeriggio lo stesso, cosa da mangiare fa schifo. Ho andare per la doccia, trovo acqua con una puzza lascia anche qualcosa bianca ai capelli e anche alla carne. E poi vedo tutta la stanza sporca. Questo centro ha 50 posti e ci sono 52 persone e tutti che fanno lavoro dentro trattano male, anche il medico. E se parli con loro,loro mandano a fanculo non lo so come si fa a farsi passare tutte queste cose. Finalmente, se c’è qualcuno che mi aiuta e mi serve una mano per farmi uscire fuori, sono stanco e sono a soffrire per tutte queste cose. E non c’è nessuno umano qui per me, loro mi trattano così. Siamo delle persone. Grazie.