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venerdì 14 dicembre 2012

I messaggi di "Pace un cazzo" di Ratzinger

Il capo di Stato del Vaticano, tale papa Benedetto XVI in occasione della "Giornata mondiale della Pace" ha lanciato due importanti messaggi di Pace: 
1) Ieri ha ricevuto Rebecca Kadaga (presidente del parlamento dell' Uganda), la quale si sta battendo per far approvare a breve una legge denominata "Kill gay Bill". La legge prevede l'ergastolo per chi si professa, viene scoperto o solo convive con un omosessuale, con tanto di reato di "omosessualità aggravata" se il soggetto è malato di malattie sessualmente trasmissibili o se pedofilo (paragonando quindi gli omosessuali ai pedofili...). La Kadaga ha anche ironizzato (dopotutto, c'è tanto da ridere) dicendo al popolo ugandese che questa legge sarebbe stato il suo "regalo di Natale"..a natale siamo tutti più buoni. Inizialmente tale legge prevedeva anche la pena di morte per "omosessualità".
2) Lo stesso capo, detto anche Sua Santità, nel suo discorso per la pace ha affermato che i tentativi di accomunare i matrimoni gay a quelli fra uomo e donna "destabilizzano", minano la base della famiglia e sono "un’offesa contro la verità della persona umana" nonché "una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace".

Una minaccia per la pace insomma...Lavorare per l'uguaglianza e per la parità di diritti diviene, a seconda dei casi e del livello di ipocrisia, uno strumento di ostilità. Un pò come affermare "se i palestinesi morissero tutti, finalmente finirebbe la guerra!"

Se lo dice nonno Remo al circoletto in piazza, nessuno gli bada più di tanto; ma se lo dice uno che rappresenta la voce del dio cristiano sulla terra, qualche pazzo potrebbe starlo a sentire ed emularlo. 

Fonte: il Fatto 
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domenica 25 dicembre 2011

Auguri

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti
e non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertolt Brecht/Martin Niemoller, Berlino 1932


lunedì 10 ottobre 2011

Vento fresco in arrivo dalla Polonia

VARSAVIA – Dopo il successo nelle legislative di ieri del Movimento Palikot (MP), una nuova formazione radicale e fortemente anticlericale favorevole a una generale secolarizzazione della società in Polonia, Anna Grodzka – capolista a Cracovia – diventerà molto probabilmente il primo deputato transessuale nel parlamento polacco. Il Movimento Palikot, fondato dal ricco imprenditore Janusz Palikot – un personaggio stravagante e provocatore – ha messo a segno un autentico exploit avendo ottenuto alla prima uscita elettorale il 10,1% dei voti, posizionandosi al terzo posto alle spalle della Piattaforma civica (Po), la formazione liberale del premier Donald Tusk, prima con il 39,6%, e del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) di Jaroslaw Kaczynski, al quale è andato il 30,1%.
Il Movimento Palikot è destinato a esercitare un’azione dirompente nella società polacca, tradizionalmente conservatrice e permeata dai principi della religione cattolica. E’ favorevole infatti alla netta separazione tra Stato e chiesa, all’abolizione dell’insegnamento della religione nelle scuole, alla totale legalizzazione dell’aborto, ai matrimoni gay e alla legalizzazione delle droghe leggere. Anna Grodzka, 57 anni, psicologa e produttore cinematografico, ha cambiato sesso da non molto dopo aver vissuto per anni da uomo con il nome di Ryszard, essersi sposato e avuto un figlio. Attualmente Anna Grodzka presiede la fondazione Trans-Fuzja che si batte per la parità dei diritti dei transessuali.
Il partito liberale ‘Piattaforma Civica’ del primo ministro Donald Tusk ha vinto le elezioni legislative di ieri in Polonia con il 37,47% dei voti, secondo i risultati parziali dopo lo scrutinio nel 63,74% dei seggi. Lo ha annunciato stamani la Commissione elettorale. Il partito di Tusk ha sconfitto il partito di opposizione conservatore, ‘Diritto e Giustizia’, dell’ex premier Jarosaw Kaczynski, che ha ottenuto il 30,61% dei voti e il Movimento di Palikot (MP) che ha avuto il 9,8% delle preferenze.
Il Movimento di Palikot ha superato il Partito di contadini (Psl) che ha ottenuto il 9,51% dei voti e l’Alleanza della sinistra democratica (Sld), che ha avuto l’8,24% delle preferenze. La minoranza tedesca ha ricevuto lo 0,31% di voti. L’affluenza ai seggi e’ stata del 47,25%. La Polonia ha assunto il 1mo luglio scorso la presidenza di turno dell’Unione europea, subentrando all’Ungheria.
Da: www.blitzquotidiano.it

lunedì 19 settembre 2011

15 buone novelle per non far sposare i gay

1 - Essere gay non è naturale. I veri italiani rifiutano ciò che è innaturale, come gli occhiali, le scarpe, il poliestere e l’ aria condizionata.

2 - Il matrimonio gay spingerà le persone ad essere gay, allo stesso modo in cui vedere in giro persone alte fa diventare tutti alti.

3 - Legalizzare il matrimonio gay aprirà la strada a ogni tipo di stile di vita folle. Le persone vorranno sposare i propri animali domestici, perché ovviamente un cane ha una personalità giuridica e i diritti civili per sposarsi, nonché la capacità di dichiararsi consenziente o meno al contratto giuridico.

4 - Il matrimonio eterosessuale esiste da moltissimo tempo e non è mai cambiato minimamente; le donne infatti sono ancora una proprietà del marito, le nozze sono decise dai genitori, il padre ha il diritto di vita e di morte sui figli, i neri non posso sposare i bianchi e il divorzio non esiste.

5 - Il matrimonio eterosessuale perderà valore se sarà permesso anche ai gay di sposarsi. La santità dei sette matrimoni di Liz Taylor verrebbe distrutta.

6 - I matrimoni eterosessuali sono validi perché sono fertili e producono figli. Le coppie gay, come anche quelle sterili e le persone anziane, non devono potersi sposare perché i nostri orfanotrofi sono vuoti e il mondo ha bisogno di più bambini.

7 - Ovviamente i genitori gay tirerebbero su figli gay, proprio come da genitori eterosessuali nascono soltanto figli eterosessuali.

8 - Il matrimonio gay è vietato dalla religione. Dunque in una teocrazia come la nostra i valori di una religione devono essere imposti all’intera nazione. Ecco perché in Italia c’è una sola religione e tutti i bambini devono essere battezzati alla nascita.

9 - I bambini non sarebbero mai sereni ed equilibrati senza un modello maschile e uno femminile a casa. Per questo nella nostra società quando un genitore è da solo, o perché è vedovo o perché è stato lasciato, gli vengono tolti anche i figli.

10 - Il matrimonio gay cambierebbe i fondamenti della nostra società e noi non potremmo mai adattarci alle nuove norme sociali. Proprio come non ci siamo mai adattati alle automobili, al lavoro in fabbrica e all’allungamento della vita media.

11 - Le relazioni gay non sono durature perché i gay per natura sono promiscui. Infatti i mariti etero e le mogli etero non hanno mai relazioni extraconiugali e non divorziano mai.

12 - I bambini cresciuti da una coppia gay verrebbero derisi e discriminati dagli altri coetanei. A differenza di quelli con le orecchie a sventola, quelli con il naso grosso, quelli grassi, quelli effemminati, quelli di colore, quelli con la erre moscia, o quelli troppo bassi che sono accettati da tutti i coetanei e mai presi in giro da nessuno.

13 - Perché la religione cattolica vieta l’atto omosessuale che è considerato peccato, e dunque loro non possono sposarsi ma possono farlo assassini, pedofili, maniaci sessuali, ladri, mafiosi, serial killer, truffatori, mercanti di organi, commercianti di bambini , di schiavi, di pellicce, papponi e chiunque non sia un omosessuale.

14 - Perché il matrimonio omosessuale comporta l’atto omosessuale. Ma la Bibbia considera peccato l’atto omosessuale cosi come la masturbazione, i rapporti sessuali prima del matrimonio e i rapporti sessuali che non hanno il fine di procreare.

15 - Perché verrebbe meno l’antica tradizione calcistica Italiana, dato che di sicuro ci saranno meno calciatori. Infatti si sa che i gay odiano il calcio e porteranno a odiarlo anche ai loro bambini impedendogli quindi di praticare qualsiasi tipo di sport che non sia danza classica, ginnastica ritmica, pattinaggio sul ghiaccio, shopping, manicure, lampada e bolle di sapone.

sabato 27 agosto 2011

Ancona boys

Da GlobalProject

Ancona - NOI IL CONGRESSO EUCARISTICO (3-11 settembre 2011) NON LO PAGHIAMO!

Sono quasi tre, i milioni di euro che il Comune di Ancona spenderà per l’organizzazione del XXV Congresso Eucaristico in programma dal 3 all’ 11 settembre, di cui la metà circa per il restauro della Mole Vanvitelliana, che ospiterà la mostra “Alla mensa del signore”. L’assessore ai lavori pubblici Paolo Pasquini, dichiara: “ci siamo concentrati sulle aree interessate dal Congresso Eucaristico senza sottovalutare le zone di passaggio”. Il sindaco, Fiorello Gramillano, ricorda invece a tutti che si tratta di “soldi spesi per opere in favore della città, per presentare Ancona nel modo migliore”.
Peccato che sia noto a tutti lo stato ultraprecario delle strade di Ancona e le sollecitazioni per un’adeguata manutenzione mai avvenuta.Ora i collegamenti stradali oggetto di lavori (nuova asfaltatura) sono unicamente quelli che il pontefice deve percorrere. Cinquantaquattro le telecamere che sono state installate lungo il tragitto di cui ventiquattro solo in piazza Ugo Bassi e che rimarranno fisse anche dopo la visita del papa. Questo anche per speculare sulla sicurezza che fa sempre propaganda e che in questo caso si concentra su uno dei quartieri più “incriminato” per l’alta densità di popolazione migrante. Per non parlare del porto dorico, luogo in cui si celebrerà la messa, che attualmente ha implementato il sistema di security militarizzando ancor più l’intera area.
L’amministrazione dell’Ente Regionale per il diritto allo Studio Universitario di Ancona ha deciso, per tale occasione, di chiudere agli studenti due delle cinque case dello studente di Ancona. Sul portale Vivere Ancona la denuncia :“gli alloggi in questione, rispettivamente di 68 e 100 posti letto, saranno allestiti e messi a disposizione dei partecipanti all’evento”. La stessa lista studentesca Gulliver definisce il provvedimento “scellerato ed autoritario”, perché gli studenti hanno diritto a rientrare nella struttura “dal primo settembre di ogni anno, come espressamente indicato nel contratto”, e ricorda che “la riapertura è fissata per il primo di settembre di ogni anno, proprio nell’ottica di consentire agli studenti fuori sede di preparare gli esami della sessione autunnale”.
Cinquemila euro spesi unicamente per l’infiorata, quando ogni giorno il Comune lamenta lo stato di deficit a causa del quale non è possibile intraprendere iniziative che possano colmare il disagio economico di cui sempre più persone sono vittima.
In realtà è proprio in questo tempo di crisi che emergono sempre più diseguaglianze ed ingiustizie sociali. Si evidenzia uno spartiacque in cui i privilegi e le ricchezze sono sistematicamente sottratte alla collettività intera. La notizia più importante di questi giorni, è il crollo dei titoli subprime. Ma naturalmente, nessuno spiega perché il loro crollo è così influente, nessuno spiega qual è la vera portata di questa crisi finanziaria destinata a peggiorare sempre di più. In un mondo dominato da incertezze invece di costruire vere alternative a questo fallimentare sistema di sviluppo, si continua a speculare e ad accaparrare quel poco che è rimasto.
La stessa Chiesa che ci piacerebbe vedere riunita attorno a chi si trova sbattuto ai margini di un sistema che non ha scelto, la ritroviamo in pompa magna allineata con i poteri forti che oggi ci impongono di pagare i loro debiti.
Facciamo appello a tutti affinché ognuno possa, con molteplici forme, manifestare la propria indignazione nelle giornate in cui si svolgerà il XXV Congresso Eucaristico.
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Allora vogliamo dedicare una canzone al Congresso di Ancona...baci
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venerdì 25 marzo 2011

Se la scienza italiana dice che lo tsunami è "giustizia di Dio"...

Da il Fatto
“Le grandi catastrofi sono una voce terribile ma paterna della bontà di Dio” e “sono talora esigenza della sua giustizia della quale sono giusti castighi”. Monsignor Orazio Mazzella, arcivescovo di Rossano Calabro lo scriveva all’indomani del terremoto di Messina del 1908. Tuttavia, nonostante sia passato più di un secolo, quelle parole sono ancora di attualità per uno degli esponenti di spicco del mondo scientifico italiano. Il 16 marzo scorso, infatti, nel corso della tramissione ‘Radici cristiane’ su Radio Maria, il vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) Roberto De Mattei ha citato a più riprese lo scritto di Mazzella per spiegare agli ascoltatori il senso escatologico dello tsunami in Giappone. Parole che hanno creato sconcerto in Rete, dove la notizia è rimbalzata tra i blog fino alla pubblicazione di un appello per chiederne le dimissioni.
All’interno della comunità scientifica, il primo a intervenire in modo netto per chiederne le dimissioni è Stefano Moriggi, filosofo della scienza (università di Bergamo) che in una nota su Facebook ha lanciato il messaggio. “De Mattei dovrebbe dimettersi per manifesta incompatibilità tra le sue idee e la carica che ricopre”, spiega. “Non è in gioco la libertà di pensiero o di espressione di chicchessia. Ciascuno può pensarla come gli pare. Può persino seguire le orme di Pangloss, il docente di ‘metafisico-teologo-cosmo-scemologia’ che insegnava ad Candido di Voltaire che ‘tutto essendo fatto per un fine, tutto è necessariamente per il fine migliore’. Ma, appunto, non dovrebbe occuparsi di scienza”. Moriggi evidenzia la totale assenza di coerenza tra “la ricerca, i suoi metodi, i suoi dati, il suo linguaggio e i suoi referenti istituzionali. De Mattei deve sapere che per gli scienziati le catastrofi non ‘sono esigenza della giustizia divina’”.
Non è la prima volta che De Mattei finisce al centro delle polemiche. Nel 2009 il Cnr ha pubblicato “Evoluzionismo. Il tramonto di un’ipotesi” (Cantagalli), un volume costato 9.000 euro di finanziamento pubblico che raccoglieva gli atti di un seminario organizzato dallo stesso De Mattei sulle teorie creazioniste. Che il vicepresidente del Cnr ritiene poggino su una solida base scientifica, a differenza di quanto sostengono gli evoluzionisti. In risposta alle critiche, De Mattei aveva affermato di trovare “incredibilmente incoerente che ci si possa dichiarare cristiani ed evoluzionisti” e che “Adamo ed Eva sono personaggi storici e progenitori dell’ umanità”. Ricorda Moriggi: “Il 2009 è stato l’anno di Charles Darwin, visto che ricorreva il bicentenario della nascita e il centocinquantesimo dalla pubblicazione dell’Origine delle specie. Per l’occasione, De Mattei ha pensato che il Cnr dovesse distinguersi per l’organizzazione di un workshop che ha esposto il prestigioso ente di ricerca al pubblico ludibrio internazionale, schierandolo di fatto sulle posizioni del peggior creazionismo disponibile sul mercato della pseudoscienza”.
Se proprio vuoi, sentiti l'audio "Cari amici di Radio Maria" sono il vicepresidente del Cnr.

Chi è Roberto de Mattei:
Dal 2002 al 2006 consigliere per le questioni internazionali di Gianfranco Fini, quando ricopriva il ruolo di vicepresidente del Consiglio, De Mattei è stato nominato vicepresidente del Cnr nel 2004. Poi la riconferma nel 2008. Insegna anche Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso la privata Università europea di Roma, dirige il mensile “Radici cristiane” ed è presidente della Fondazione Lepanto, “un’istituzione no-profit fondata a Washington D.C. nel marzo 2001 in difesa dei principi e delle istituzioni della Civilità Cristiana”. Un curriculum in linea con le sue posizioni creazioniste ma non altrettanto coerente con il suo ruolo nel Cnr, secondo Moriggi. “Non pochi a dire il vero hanno alzato la voce contro la sua nomina a vicepresidente e contro certe sue posizioni o iniziative che hanno lasciato basita la stragrande maggioranza degli scienziati”, puntualizza Moriggi, che ricorda il manifesto pubblicato nel 2003 contro la sua nomina da alcuni esponenti della storiografia accademica, tra i quali Giovanni Miccoli e Paolo Prodi. “Tuttavia in Italia, e non solo nel più ristretto mondo della ricerca, si fatica a ‘far rete’ a causa di un innato individualismo o per una strana e pericolosa mescolanza di indolenza e rassegnazione. Si dovrebbe pensare più seriamente che la ricerca è un bene pubblico che tutti dovrebbero difendere”.

giovedì 10 febbraio 2011

Lo schiaffo a Eluana

Il Fatto:
Non è potuta morire in pace, né adesso la lasciano riposare in pace. Oggi [ieri ndr], secondo anniversario della scomparsa di Eluana Englaro, ricorre la giornata nazionale degli stati vegetativi, celebrazione indetta dal Consiglio dei ministri, su proposta del sottosegretario Eugenia Roccella. Non bastavano, per Beppe Englaro, le urla in Senato il giorno della morte, o le leggi dell’ultimo minuto che hanno cercato in tutti i modi di bloccarlo. Ancora una volta la politica è entrata nella vita della famiglia di Lecco, che ha definito questo ennesimo gesto di sfida “indelicato e inopportuno”.

Il padre di Eluana, Beppe Inglaro, pochi giorni fa ha depositato il suo biotestamento, dove delega come amministratore di sostegno, garante delle sue volontà nel caso in cui non fosse più in grado di intendere o di esprimersi con i medici, l'avvocato Franca Alessio (già curatrice di Eluana durante la lunga battaglia giudiziaria per ottenere l'autorizzazione a sospendere l'alimentazione forzata).
Di seguito la sua testimonianza presa da L'Espresso:

«Chiunque voglia tutelarsi da questi pericoli, può fare come ho fatto io. La medicina fa miracoli, ma a volte fa disastri irreparabili. Io non ho il tabù della morte, ho il tabù di quello che mi possono fare i medici contro la mia volontà. L'idea che tocchino il mio corpo, che entrino dentro di me, che mi puliscano gli escrementi senza che io lo voglia è qualcosa di orribile, una violenza inaudita ed è contro la costituzione e i diritti naturali di ognuno di noi. Eluana è stata violentata, io non posso immaginare che questo capiti anche a me».

E così la decisione di delegare già da subito le proprie volontà all'avvocato Alessio. Convinto che, se anche il Italia non ci sarà mai una legge sul biotestamento, «la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la convenzione di Oviedo e la stessa sentenza Englaro siano dei paletti legislativi tali da impedire che un medico, a fronte di quel documento, possa sottopormi a cure cui io ho negato il consenso», aggiunge Englaro. A chi gli parla delle manifestazioni dei pro vita o delle dichiarazioni del ministro Maurizio Sacconi, il padre di Eluana non dà più nemmeno retta. Parla di «recite» ed «effetti speciali» della politica italiana.

«Biotestamento significa che ognuno decide per sé, per cui chi vuole farsi curare ad oltranza, da questo provvedimento, ottiene il diritto di farlo per ora e per sempre. Io non ho mai chiesto nulla a questi signori, non ho mai imposto il mio pensiero. Mentre questi signori hanno imposto a mio figlia cure che lei non voleva. Che c'entrano loro con Eluana? Loro invocano la sacralità della religione, che vale per i credenti. Io, in uno stato laico, credo che l'unica sacralità sia la libertà dell'individuo. E io l'ho scritta. Ora nessuno può dirmi che quella non è la mia volontà. Il curatore è solo un delegato, sono io che parlo. E non possono nemmeno dirmi che ho cambiato idea, perché se avessi cambiato idea sarei tornato dal notaio a cambiare il biotestamento».

A due anni dalla morte di Eluana nella clinica udinese "La Quiete" è, dunque, papà Beppino a riaprire il dibattito sulle volontà di fine vita. Con il rischio che il parlamento riprenda la discussione sul progetto di legge che affida al medico e non al paziente l'ultima decisione. Una legge che Englaro combatterà con tutte le forze: «La sola idea che una mente umana, in questo caso un medico, possa costringere un altro umano a vivere uno stato che in natura non esiste, che è l'esito non voluto di un tentativo di rianimazione non riuscito, è incredibile. Non è pensabile che i medici possano attuare su di me questi loro tentativi senza avere il mio consenso. Loro lo sanno bene, ma non lo dicono. E così organizzano manifestazioni».

venerdì 5 novembre 2010

JESUS CAMP

Mercoledì 10 Novembre 2010
ore 21:30
Sala Conferenze d' Avack

INGRESSO GRATUITO
Il fondamentalismo religioso è solo islamico, o esiste anche quello cristiano? Che cosa produce e a quale scopo? Dov'è? Come opera? Perché non se ne sà niente? Dove finisce la religione e dove inizia la politica? Perché ci sono di mezzo i bambini? Dobbiamo preoccuparci solo degli islamici e non dei cristiani? Dove finisce la libertà di pensiero?
In un paese occidentale, si può tollerare la manipolazione dei bambini?

Chi sono i "Kids on fire"? Chi è l'esercito di Dio? Qual'è "l'arte di lavare il cervello dei bambini"? Fino a dove vogliamo arrivare?


Jesus Camp

domenica 12 settembre 2010

Il Miglio verde

Belli esempi di integrazione e democrazia firmati Lega-Chiesa

Da Il Fatto
Il simbolo della Lega sul cestino della raccolta differenziata, sullo zerbino d’ingresso, sui cartelli messi nel giardino, sul tetto e soprattutto impresso sui banchi. Sulle vetrate dell’ingresso della scuola materna, una decorazione di bambini uniti tra loro dal simbolo del partito di Umberto Bossi. Ieri è stata inaugurata la prima scuola padana. Un fatto senza precedenti che un polo scolastico italiano venisse pubblicamente definito federalista e leghista. Tutto ciò è accaduto ad Adro (il paese della vicenda della mensa del “non paghi non mangi”) con il beneplacito del ministro Mariastella Gelmini che in un messaggio, oltre ad esprimere vivo apprezzamento personale, ha parlato di “modello di riferimento. Un progetto encomiabile che crea benessere ed entusiasmo”. Materna, elementare e scuola media con le mense dedicate alla figura di Gianfranco Miglio, di cui c’è anche una raffigurazione all’ingresso del nuovo complesso realizzato con soldi di donazioni private fatte al Comune. Sulla facciata principale dell’edificio campeggia la scritta “Polo scolastico Gianfranco Miglio” nonostante non sia ancora pervenuto il permesso dell’Ufficio provinciale scolastico, nonostante le norme prevedano che il nome vada deciso dal collegio dei docenti e successivamente approvato dal consiglio comunale. L’ultimo passaggio poi spetterebbe alla Prefettura che deve comunicare l’intitolazione al ministero degli Interni. Tutto bypassato ad Adro nonostante, nelle scorse settimane, i rappresentanti della minoranza avessero presentato un esposto agli uffici del palazzo del governo di Brescia. Così, chi ieri era ad Adro ha assistito a una scena che ha riportato all’epoca delle inaugurazioni delle scuole fasciste. Dove il sentire comune, l’appartenenza politica e ideologica hanno ampiamente superato i confini di un luogo deputato alla formazione civile oltre che culturale dei bambini e dei ragazzi. Davvero tanta gente ad ascoltare i discorsi da campagna elettorale dell’onorevole leghista Davide Caparini, dell’assessore regionale (della Lega, ovviamente) alle Attività sportive Monica Rizzi. Poi il sindaco di Adro Oscar Lancini (che nel suo intervento ha detto di aver fissato i crocefissi al muro con delle viti per impedire che vengano rimossi o spostati e sul palco anche il parroco di Adro e il curato che ha benedetto la costruzione. Poco importa che il primo cittadino riguardo alla gestione mensa abbia già promesso: “A tavola si siede soltanto chi paga” e ancora: “Verrà servito menù padano e chi non vuole mangiare carne di maiale se ne può stare a casa”. Pasti della tradizione bresciana e chi, per motivi religiosi, non potrà mangiare pranzerà altrove. “I crocifissi li abbiamo avvitati alle pareti così nessuno potrà magari nasconderli dietro la cartina geografica”. Le ragioni della Chiesa al servizio della Lega nei discorsi in cui sono stati citati il papa bresciano Giovanni Montini, Giovanni Paolo II e pure il cardinale Carlo Maria Martini. Tutti a spiegare che quello sarà il luogo della crescita delle nuove generazioni e che Miglio, prima di essere ideologo leghista, era un uomo di scuola. Finiti i discorsi, la visita degli ambienti marchiati con quei simboli di partito sbattuti in faccia tutti i giorni agli alunni di quella scuola. Ovunque, anche sui piccoli totem dove ci sono le indicazioni delle aule, singolarmente intitolate ai benefattori che hanno contribuito alla realizzazione spendendo 6 milioni di euro: che sì, lo hanno finanziato da privati, ma nell’ambito di una grande operazione urbanistica. Tra il pubblico anche un rappresentante dell’ordine dei frati dei Carmelitani che gestiscono una scuola parificata (dalle elementari alle superiori) frequentata dalla Adro “bene” e che confina con la scuola pubblica italiana caratterizzata dal simbolo pagano leghista del “sole delle Alpi”. Sacro e profano insieme.
Come accaduto qualche giorno fa a Pontoglio, a pochi chilometri da Adro, dove il parroco e il curato hanno annunciato che verrà introdotto il divieto di accesso all’oratorio a chi non parla l’italiano. Accesso negato quindi a gruppetti di stranieri che parlano un lingua straniera “incomprensibile” per gli italiani e per le altre etnie. I genitori giovani e ragazzini non hanno problemi di integrazione. A non volere integrarsi, sono solo alcune “sacche” di stranieri.

martedì 3 agosto 2010

Prima il dovere, poi il piacere

Un’inchiesta con telecamera nascosta, seguita da verifiche minuziose e da controlli accurati. Per venti giorni Carmelo Abbate, giornalista di Panorama, affiancato da un «complice» gay, si è infiltrato nelle serate brave di alcuni preti che, a Roma, conducono una sorprendente doppia vita: di giorno sono sacerdoti in abito talare; di notte, smessa la tonaca, sono uomini perfettamente integrati negli ambienti omosessuali della capitale. Quella che ne è uscita è un’inchiesta sul campo che ha permesso di scoprire una realtà inedita e per certi versi sconvolgente: sacerdoti che partecipano a feste notturne con escort uomini; che hanno rapporti omosessuali con partner casuali; che frequentano chat e ritrovi gay.
Panorama ha individuato numerosi casi e ne ha raccontati tre in particolare: quello di Paul, quello di Carlo e quello di Luca (i nomi sono inventati per proteggere l’identità dei sacerdoti).
Il primo, un francese sui 35 anni, ha incontrato il cronista di Panorama venerdì 2 luglio, in una festa gay in un locale del quartiere di Testaccio. Nella serata, cui partecipavano – retribuiti - due escort uomini che hanno ballato seminudi con il prete e con altri ospiti (praticando poi sesso gay con alcuni di loro), era presente anche Carlo, il secondo prete, che ha un’età tra i 45 e i 50 anni. La notte termina a casa di Paul, dove il complice gay del cronista di Panorama prima chiede al prete di indossare l’abito talare e poi ha un rapporto sessuale con lui, ripreso dalla telecamera nascosta.
La sera successiva Paul e Carlo hanno dato appuntamento al cronista di Panorama e al suo complice al Gay village di Roma, mostrando di trovarsi a loro agio in quell’ambiente. In questa occasione, Carlo più volte si è assentato sostenendo di averlo dovuto fare per evitare di incontrare quelli che aveva riconosciuto come altri preti o catechisti. La serata si è chiusa con lo stesso finale della precedente. Il giorno dopo, domenica 4 luglio, Paul ha celebrato la messa su un tavolino della propria abitazione, alla presenza del cronista di Panorama e del suo complice.
Il seguito dell'articolo, con tanto di foto e video su Panorama

martedì 27 luglio 2010

Aquila la città invisibile

Domenica, fra le macerie di un capoluogo perduto che fino a un'anno fa stava al centro del mondo, protagonista di decine di promesse d'aiuto giunte da ogni dove, fiore all'occhiello e vanto di un governo egoista, falso e corrotto che compra voti a stupidi elettori a suon di promesse e vallette televisive; si è svolta all'Aquila la Sacra Messa, trasmessa puntualmente alle 11 da Rai1, primo canale della Tv di stato ex laica (ma tralasciamo questo discorso...).
Quale sia stato il tema centrale della predica bè, si capisce...fare una messa a l'Aquila di questi tempi è sicuramente simbolico e la Chiesa pare finalmente aver preso una posizione dura e critica in difesa dei poveri terremotati e dell' incompetente operato del governo che anzi, domenica avrà di certo tremato nel sisma provocato dalle parole della Chiesa stessa. Ai farabutti del governo infatti non sarà di certo piaciuta la sentenza dell'arcivescovo della città che, come una scure si è abbattuta sulla "vergongosa situazione degli aquilani, costretti non a vivere ma a sopravvivere fra i mattoni di una città fatiscente e terribilmente dimenticata". E che dire di quando ha coraggiosamente tirato in ballo Berlusconi, invitandolo a "sostituirsi almeno per un giorno a questi abruzzesi per provare a tornare a vivere con i piedi per terra". Grande brusio e visibile apporvazione fra la gente che si è poi alzata inpiedi ad applaudire il curato con tanto di slogan e urla contro il governo, placate solo dal prolungato invito dello stesso oratore alla calma.
Macché, magari...non è successo nulla di tutto questo.
L'omelia dell'arcivescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari fu tutta sul "perdono". E pensare che proprio Molinari era diventato famoso in aprile quando non perdonava affatto il popolo delle cariole (che per settimane ha portato via tonnellate di macerie a mano) sostenendo la ormai vecchia e vile storia delle strumentalizzazioni politiche.
Se non fosse per fascioni gialli che avvinghiano ancora le colonne frantumate della basilica di Santa Maria di Collemaggio, si direbbe che la messa domenicale sia andata in onda da un posto qualsiasi di una città qualsiasi in un giorno d'estate qualsiasi. Una città fantasma, o una delle "città invisibili" di Calvino: sospesa, incantata, inesistente. Viene mostrata più volte, invece, la splendida facciata restaurata, sì, ma con lavori progettati e iniziati ben prima del terremoto, quindi estranei a qualsiasi intervento di carattere emergenziale. Il terremoto? Nemmeno l'ombra. Gli aquilani? un pò ce n'erano..gli altri sono sulla riviera non c'erto in vacanza ma bensì ad aspettare lo sfratto dagli alberghi che si sono stufati di aspettare i soldi dallo Stato e hanno già cominciato a scacciarli...per strada senza casa né lavoro. Il Miracolo tanto sventolato da certi farabutti, gli aquilani lo stanno ancora aspettando e pare che sia più facile vedere la Madonna scendere dagli altari e spalare i calcinacci, che avvistare una ruspa firmata "Berlusconi" a ripulire l'Aquila e ridargli quell' umanità perduta. Nessuna ripresa sullo stato in cui si trova la città, non è successo niente..."nulla saccio", come dicono i mafiosi. Non una parola, che sia vera. Probabilmente il regime ha posto il sigillo anche sul terremoto e ha coperto l'ennesima vergogna e l'ennesimo problema non risolto. Dell'Aquila ci rimane una cartolina ricordo.
Un altra mossa vincente per il governo e un'altra meschina mancata presa di posizione della Chiesa, che come al solito non si sbilancia e rimane con il culo parato: dalle riprese all'Aquila risulta solo che perdonare è bene. «Benvenuti all'Aquila, la città che sta vivendo il giubileo celestiniano»...così iniziava.
Bella la messa, bella la Rai, bella l'Italia...così è finita.

venerdì 23 luglio 2010

La Chiesa perdona gli assassini del regime

2.095 morti e 1.102 scomparsi.
Durante un’udienza col presidente cileno Sebastian Pinera, gli esponenti della Chiesa locale, guidati dal vescovo Alejandro Goic e dal card. Errazuriz Ossa, hanno presentato al governo una richiesta di indulto generalizzato in nome del “perdono cristiano”, per i militari sostenitori della dittatura di Pinochet (che hanno commesso crimini contro l’umanità), per i quali occorrerebbe “saper distinguere il grado di responsabilità e autonomia che ciascuno ha veramente avuto all’epoca dei fatti, nonchè il pentimento semmai espresso per i delitti commessi”. In particolare, la Chiesa vorrebbe l’indulto per quelli più anziani o che abbiano scontato gran parte della pena.
Ena von Baer, portavoce del governo, annuncia che il presidente “rifletterà” sulla proposta e “prenderà una decisione in base agli impegni presi dal governo nei confronti della verità, della giustizia, dell’unità nazionale, della sicurezza dei cittadini e delle considerazioni di carattere umanitario”. 2.095 morti e 1.102 scomparsi.

La società civile e in particolare i familiari delle vittime della dittatura di Pinochet hanno organizzato una manifestazione mentre si svolgeva l’udienza davanti al palazzo presidenziale de La Moneda cui seguiranno altre mobilitazioni, contro l’estensione dell’indulto ai militari collusi col passato regime. I familiari dei desaparecidos hanno chiesto un incontro con gli esponenti della Chiesa locale, ma non l’hanno ottenuto.
Favorevoli all’indulto sarebbero parte della destra e i militari, contrari l’opposizione di sinistra che ha la maggioranza al Congresso e diversi esponenti dei conservatori al governo.
Mireya Garcia, vicepresidente del Gruppo delle famiglie dei prigionieri e dispersi, si dice contraria e stima che la misura riguarderebbe circa 35 militari.
Sono circa 600 i militari accusati di crimini contro l’umanità durante il regime di Pinochet, ma solo 150 sono stati incarcerati.
Consapevoli delle polemiche che l'idea ha provocato, e delle legittime posizioni di tutti gli attori sociali, garantite da uno Stato laico, i vescovi cileni precisano di non voler riaprire vecchie ferite, ma neanche di volerle chiudere per decreto. ''Vogliamo far presente alle autorita' della nazione la realta' di dolore che vivono le persone private dalla liberta" - scrivono - che gia' sono state giudicate e hanno anche compiuto buona parte delle loro condanne, e che sono parte del ''Tavolo per tutti' che aspiriamo a fare della nostra patria''. 2.095 morti e 1.102 scomparsi. Nel documento, intitolato ''Cile, un tavolo per tutti in occasione del Bicentenario'', i presuli ricordano che, da un anno a questa parte, sulla questione hanno gia' trasmesso al governo diverse riflessioni.
Nel terzo paragrafo del documento, la Conferenza episcopale esorta a tenere in considerazione le situazioni di chi ha gia' scontato gran parte della pena; dei carcerati che hanno superato i 70 anni; delle donne con uno o piu' figli minori; dei detenuti colpiti da malattie gravi, invalidi o in condizioni di salute non compatibili con la reclusione.
I vescovi affermano quindi esplicitamente che il ''tavolo per tutti' da loro auspicato ''non sarebbe completo se in questa nostra richiesta non fossero considerate le persone che scontano pene perche' colpevoli di reati contro i diritti umani durante il regime militare'', sottolineando che tra queste persone ''non tutte hanno avuto il medesimo grado di responsabilita' nei crimini commessi''. 2.095 morti e 1.102 scomparsi.

Fonti:
Asca
Uaar

mercoledì 14 luglio 2010

Parole sante

Una perizia disposta dal gip di Roma sulle emissioni prodotte da Radio Vaticana e Maritele confermerebbe un nesso tra l’elettrosmog e l’aumento del numero di tumori mortali e leucemie nella zona circostante. La perizia, firmata dal professor Andrea Micheli, evidenzierebbe che c’é stata “un’associazione importante, coerente e significativa, tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini”. La direzione della Radio Vaticana, scrive l’Agenzia SIR, ha espresso “stupore” per la notizia, in quanto la perizia non sarebbe ancora stata depositata in tribunale.

La battaglia giudiziaria contro le onde elettromagnetiche di Radio Vaticana è durata anni, con la Santa Sede che invocava vigliaccamente l'extraterritorialità e il diritto a non essere giudicata dallo Stato italiano. E' buffo notare quanto in situazioni giudiziarie e penali, il Vaticano reclami la sua estraneità e indipendenza dallo Stato italiano, mentre che in materia di istruzione e legislazione, non fa altro che occuparsi della vita e della politica della nostra società . I i cittadini di Roma nord e di Cesano, vicini all'antenna di Santa Maria di Galeria, si lamentano e denunciano dal 1999 le molestie date dalle potenti antenne che causano interferenze della radio nei telefoni, nei citofoni e perfino in alcuni elettrodomestici. Denuncie cui successivamente si aggiunsero gli esposti per le malattie gravi che sarebbero state provocate dal superamento dei limiti di emissione delle onde elettromagnetiche. Citati in giudizio nel luglio 2000, gli imputati ottennero prima la sospensione del processo per un difetto di giurisdizione legato a questioni di procedibilità disciplinate dai Patti Lateranensi, poi fu la Corte di Cassazione nell'aprile 2003 a riconoscere il diritto dello Stato italiano a svolgere il processo. Nel 2005 la sentenza storica, con condanne simboliche, per il reato 674 del codice penale, "gettito pericoloso di cose".

Ma ben più grave restava l'altro ramo dell'inchiesta, quello per gli eccessivi «casi di leucemia e morte di una decina di bambini» tutti attorno ai 14 anni di età, in una fascia di vicinanza alle antenne dai 6 ai 12 Km. Questa inchiesta va avanti con sei gli indagati, in riguardo alle morti sospette e i decessi per leucemia avvenuti tra il 1994 e il 2000, per cui ipotizza il reato di omicidio colposo. Cinque anni fa il gip Zaira Secchi commissionò la perizia per accertare il possibile nesso di causalità tra l'inquinamento elettromagnetico e l'incremento di tumori e leucemia a Cesano e a La Storta, aree vicine agli impianti della radio. Oggi i risultati.

Nelle 140 pagine di accertamento peritale gli esperti danno conto degli aspetti anagrafici della popolazione investigata, della storia di tabagismo (fumo attivo e passivo), dell'esposizione da alcol sulle patologie familiari e sui decessi complessivamente avvenuti negli ultimi anni nelle aree vicine a Radio Vaticana (137 morti) e a Maritele (141). L'inchiesta della procura, prima che venisse affidata la perizia, chiamava in causa Roberto Tucci, Pasquale Borgomeo e Costantino Pacifici (responsabili dell'emittente della Santa Sede) e Gino Bizzarri, Vittorio Emanuele Di Cecco e Emilio Roberto Guarini, della Marina militare. I primi tre, erano finiti sotto processo per 'getto pericoloso di cose', in relazione all'emissione nociva di onde elettromagnetiche provenienti dagli impianti radiofonici di Santa Maria di Galeria. Pacifici, però, era stato assolto in primo grado, mentre per Tucci e Borgomeo (poi deceduto) la corte d'appello, dopo una prima assoluzione annullata dalla Cassazione, aveva dichiarato il 'non doversi procedere' per prescrizione del reato.

Fonti: Repubblica

giovedì 17 giugno 2010

Pedofilia lieve

Si erano inventati un emendamento proprio carino.
Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori. In pratica una pedofilia di serie "B", lieve, non "grave".
Firmatari, alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di "minore entità" (senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale "di lieve entità" nei confronti di un bambino). Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c'è stato il fuggi-fuggi generale: il "ma non lo sapevo", il "non avevo capito", il "non pensavo che fosse proprio così" uniti all'inevitabile berlusconiano "ci avete frainteso".
A che scopo questo emendamento? Con che coraggio proporlo o solo pensarlo? Vengono in mente i recenti scandali legati alla Chiesa...viene in mente l'influenza che il Vaticano ha nei confronti del governo...mi viene in mente di fare 1+1...
I firmatari dell'emendamento 1707 sono i seguenti, annotateli bene:

sen. Maurizio Gasparri (Pdl)
sen. Federico Bricolo (Lega Nord)
sen. Gaetano Quagliariello (Pdl)
sen. Roberto Centaro (Pdl)
sen. Filippo Berselli (Pdl)
sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord)
sen. Sergio Divina (Lega Nord)

Per la cronaca, il sen. Bricolo era colui che proponeva il "carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico" (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina); il sen. Berselli è colui che ha dichiarato "di essere stato iniziato al sesso da una prostituta" (e da qui si capisce molto...); il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari "emendamenti per impedire i matrimoni misti"; mentre il sen Divina è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che "i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone" (citazione di una frase di Mussolini).
...e ora votateli gente!

Com'è che non ce l'avevano detta questa? Che strano che la notizia non sia ancora passata in TV... Aspettiamo fiduciosi che il governo cada.

venerdì 28 maggio 2010

E' possibile...

Potrebbero esserci state "coperture" di casi di abusi sessuali nell'ambito della Chiesa cattolica anche in Italia. Lo ha detto oggi il cardinal Bagnasco. E' "possibile" che ci siano in Italia casi di vescovi che hanno insabbiato accuse contro preti pedofili. Quando una persona si rivolge al proprio vescovo per denunciare di aver subito degli abusi sessuali da parte di un prete, "la si riceve immediatamente, di giorno o di notte", ha aggiunto Bagnasco aggiungendo che il "referente naturale" delle presunte vittime in una diocesi, è il vescovo.
"C'è stata una situazione nella quale ho dovuto verificare le cose", ha detto Bagnasco ricordando il caso di un prete accusato di pedofilia all'epoca in cui egli era vescovo di Pesaro. "Applicando le norme ho verificato la verosimiglianza di un'accusa, i rumors". Questa è la cosa preliminare da fare ed è la prima fase tesa a una valutazione e a una ricerca puntuale. In quel caso non c'era consistenza e lo riferii alla congregazione a cui ci si deve riferire".
Da Repubblica

E' formidabile come la Chiesa non ammetta apertamente i crimini commessi. Dato che lo scandalo è inaudito, ne parlano per forza ma girandoci attorno e sostenendo, come in questo caso, che il fatto ha coinvolto la curia in maniera quasi marginale. Strano che ancora non si siano scagionati del tutto, dando la colpa a Satana! Dichiarano che la Chiesa presenta buone procedure (seppur lente) di investigazione e giudizio, che i casi vanno denunciati al vescovo e non alla polizia, perché i panni sporchi si lavano in casa...E comunque molte vittime rimangono presunte finché non è verificata fino in fondo la loro veridicità. Questa ipocrisia e falsità fanno del Vaticano l'istituzione che conosciamo.

lunedì 19 aprile 2010

Venite pargoli

Ieri Mr Josef Ratzinger si è recato a Malta dove, nella capitale La Valletta, ha celebrato la messa davanti a 40000 persone. In città si sono presentati numerosi sacerdoti visibilmente allupati, ai quali poi è stato spiegato che "La Valletta" non era una ragazzina a loro disposizione ma piuttosto il nome della città (questa notizia potrebbe non essere vera...).
Per il papa e il Vaticano si sà, son tempi duri e lo scandalo degli abusi sessuali pesa forse quanto i loro catenacci d'oro appesi al collo. Infatti l'omelia del papa è passata dall'ammettere "vergogna e dolore" per gli eventi accaduti (promettendo la punizione dei responsabili), per poi appoggiarsi alla "misericordia divina" che perdona i peccati e le "ferite spirituali" della Chiesa. Un pò come per dire "si abbiamo sbagliato, ma sò pure il papa e una certa immunità il mio capo me la concede...".
Per chi non sapesse chi è Josef Ratzinger, si vada a vedere un interessante documentario dal titolo Sex Crimes and Vatican (che il Pablo Neruda ha gloriosamente proiettato 3 anni fa a Camerino) o si vada a leggere il De delictis gravioribus, documento in materia di reati e delitti del diritto canonico, con tanto di normative per loro occultazione, firmato dallo stesso di cui sopra. Per la cronaca, Mr J. Ratzinger è stato inoltre indagato dalla Corte distrettuale della contea di Harris (Texas) per l'imputazione di «ostruzione alla giustizia» a causa delle disposizioni di riservatezza contenute nel documento.
Che il papa sia agitato è palpabile, tanto che ha seguito un pò la consuetudine berlusconiana di farsi apparire bersaglio continuo, sostenendo che la chiesa è sotto attacco da dei "media ostili" e che "voci" persuadono i credenti ad allontanarsi dalla loro casta, pura e santa chiesa...
Josef ha poi finito il suo intervento in maniera piuttosto anomala e ambigua, proponendo ai maltesi di non accogliere tutto ciò che viene proposto loro (non specificando bene di che stesse parlando), invitandoli anche a rifiutare "le tecnologie più avanzate". A sostengo di questa sua frase a dir poco onirica, ha continuato dicendo che la nube tossica del vulcano islandese ha bloccato le tecnologie più avanzate, mentre che dio non ha rivali e non può andare in stand-by. Lascio ad ognuno l'ardua analisi del paragone fra il vulcano Eyjafjallajökul e il dio cristiano. Voglio poi vedere se magari il papa, di fronte (non glielo auguro, sia chiaro) ad un malessere grave, rifiutasse le tecnologie più avanzate per non passare a miglior vita...
La giornata di Josef si è conclusa con l'incontro di 8 vittime di abusi sessuali (delle milioni esistenti in tutto il mondo), con grande pianto collettivo finale, bacio, foto e benedizione.
A difesa del papa l'arcivescovo maltese Paul Cremona, che parla di una Chiesa che "riconosce fallimenti e peccati dei suoi membri", "aperta ad accogliere tutti, senza distinzione di nazionalità e razza". E chiaro che restano invece le distinzioni di sesso e orientamento sessuale. Davvero divertente l'intervento in cui l'arcivescovo ammette che "la società è mutata" e ci troviamo in un "nuovo contesto". Quali sono le grandi novità che l'arcivescovo propone per aggiornare la retrogada istituzione "Vaticano"? La Chiesa "deve testimoniare i valori, la santità della vita dal momento del concepimento, la famiglia stabile fondata sul matrimonio".
Ah, grandi novità, grandi parole. Grazie per averci illuminato.
La Chiesa è ripulita, tutti a casa contenti.

martedì 6 aprile 2010

Anche le sorelle non scherzano

"Se facevi qualcosa di male durante il giorno venivi messa di traverso sulla tavola del refettorio e picchiata sul fondoschiena con il bastone, più forte se osavi proteggerti col gomito. Venivi collocata al centro della stanza, con tutte le bambine in piedi, intorno, in modo che potessero vedere, alcune di loro piangevano spaventate. Venivi picchiata sul fondoschiena, la gonna sollevata. Lei ... la suora ... costringeva tutte a guardarti. Dopo la scuola mi veniva detto di andare e aspettare in cima alle scale, in una piccola stanza dove le suore mi facevano inginocchiare con le mutande abbassate. Poi mi battevano sul retro nudo con un bastone. A volte eri costretta a tenere per mano un’altra bambina. Quando eri da sola ti tenevano per i capelli ... per 6 bastonate dure; se scappavi ne prendevi di più."
Un piccolo numero di testimoni ha detto di essere state picchiate fino al punto da temere per la propria vita. Le testimoni hanno dichiarato di esser state picchiate sulle mani, percosse nude di fronte agli altri, colpite, schiaffeggiate, prese a calci, spinte, pizzicate, bruciate, morse, scosse violentemente, fisicamente costrette, sottoposte ad alimentazione forzata. Che le loro teste venivano picchiate contro muri, banchi e davanzali delle finestre; che sono state picchiate sulla pianta dei piedi, sul dorso delle mani, sulla testa e le orecchie; che hanno avuto i capelli tirati, che sono state sbattute a terra per i capelli, e costrette a eseguire operazioni in condizioni di rischio, danno e pericolo. I luoghi in cui l’abuso fisico è stato più frequentemente segnalato sono: dormitori, mense, pianerottoli, corridoi, aule scolastiche, chiese, uffici, cucine, aree di lavoro e sale di ricreazione. Altre forme di abuso fisico sono state descritte da testimoni femminili costrette a rimanere inginocchiate per ore su superfici dure, sia all'interno che all’esterno, rinchiuse, confinate in luoghi bui come ad esempio cantine, celle frigorifere, sale forno, stalle, ripostigli per le scope; costrette a stare per lungo tempo immerse in acqua fredda. Lo strumento segnalato come più comunemente utilizzato è un certo tipo di bastone di legno, uncinato nella punta col quale agganciavano il collo delle bambine per tirarle. 166 testimoni hanno dichiarato di essere state colpite o picchiate con bastoni di legno, bastoni con spine, righelli, indicatori, aste di finestra, cucchiai di legno e altri utensili da cucina, gambe di sedie, grucce di legno, bastoni, mazze da cricket, appendiabiti, asciugamani, remi, canne di bambù, cinghie di cuoio, semplici cinture, alcune con corde attaccate, e cinghie sottili usate come fruste. Altre affermano che sono state picchiate con la grande corona del Rosario e crocifissi che le suore portano alla loro vita. Alcune hanno detto di essere state colpite con oggetti come una statua di legno, un vassoio di metallo e coltelli gettati verso di loro. Le testimoni hanno riferito di aver subìto bruciature.
Diciannove (19) hanno riferito di esser state messe in un bagno freddo o subito scottature sotto docce calde.
Dodici (12) hanno raccontato di acqua gettata su di loro, cinque di esser state ustionate con tè caldo o acqua.
Otto (8) hanno riferito di esser state costrette con la testa sotto l'acqua, due, di queste, sotto una corrente fredda di rubinetto.
Cinque (5) hanno riferito di aver subito bruciature su fornelli, costrette con le mani su una stufa calda.
Due (2) costrette con le dita dentro prese elettriche.
Sei (6) hanno raccontato che le suore usavano le ortiche per punire: spingevano le bambine dentro a macchie di ortiche o le colpivano alle gambe e agli arti. Una di queste ha dichiarato di esser stata costretta a stare in un letto pieno di ortiche.

giovedì 1 aprile 2010

La pillola del giovedì santo

Aprile inizia proprio male. Nuovo ennesimo tremendo attacco cattolico alla libertà sessuale e al pericolo di gravidanze inaspettate in Italia. Nel giorno in cui il farmaco Ru486 (che permette una interruzione di gravidanza) può entrare negli ospedali italiani; il neogovernatore del Piemonte Roberto Cota (Lega) sostiene che "per quanto lo riguarda può benissimo restare nei magazzini. Faro' di tutto per contrastare l'impiego della pillola: chiedo ai direttori generali di bloccarla e farò in modo che in ogni struttura sanitaria piemontese ci sia una associazione Pro Vita". Anche il neopresidente veneto Luca Zaia (Lega) non ci va piano e minaccia chiaramente il boicottaggio: "studieremo il modo per non farla arrivare negli ospedali veneti". Al governo non basta aver messo mano sulla televisione pubblica, sulla scuola e sulla giustizia e con Gasparri minaccia esplicitamente il direttore dell'Aifa (agenzia Italiana del farmaco) Guido Rasi, sostenendo che la sua guida "appare sempre più inadeguata" e "continua ad intervenire in maniera strana (strana?) sulla pillola. Porrò al governo il problema della gestione dell'Aifa, che a mio avviso non garantisce adeguati livelli di competenza, trasparenza e imparzialità." In pratica il governo vorrebbe poter eleggere i dirigenti anche dell'Aifa (come funziona per la Tv pubblica) in modo da scegliere quali farmaci commerciare (magari quelli prodotti dagli amici di amici...) e quali no.
Siamo in attesa che il buon Gasparri ci spieghi cosa intenda per quel "intervenire in maniera strana" e soprattutto per quel "imparzialità": forse esistono madicine di destra e medicine di sinistra? Magari per la par-condicio, vorranno mettere delle pillole per andare di corpo, dentro alla scatola per combattere una diarrea? O magari regalare un intervento di inseminazione artificiale a chi compra la pillola del giorno dopo? Ragazzi, qui si rasenta l'assurdo, ma purtroppo questa gente ha preso la nostra democrazia proprio come fosse uno scherzo...
Molti, troppi politici (di entrambi gli schieramenti) sono contro l'aborto alla faccia della laicità dello Stato, sbandierando un falso allacciamento alla sacralità della vita e ai dogmi cattolici; mentre che d'altra parte non offrono alcuna certezza né aiuto alle giovani coppie italiane che non hanno soldi per arrivare a fine mese e figuriamoci se ce l'hanno per sfamare una bocca in più.

Poi, altro carico contro la pillola ce l'ha messo, come consueto, il Vaticano.
Ratzinger oggi ha detto: "I cattolici devono rifiutarsi di fare ciò che negli ordinamenti giuridici non è diritto, ma ingiustizia. Prima fra tutte "l'uccisione di bambini innocenti non ancora nati". Ok, poi magari qualcuno spiega al vecchio Josef che non si può ammazzare qualcuno se non è nato.
Poi direi di occuparci prima dei bambini nati, più che di quelli ancora nella nuvoletta; e di questo pare che il Vaticano se ne sia preoccupato a sufficenza... Ratzinger non ha detto una sola parola sul terribile scandalo di pedofilia che ha investito e macchiato indelebilmente la Santa Sede e tutti i santi porci che hanno fatto (e fanno) i loro comodi con quei "poveri bambini innocenti" di cui tanto parla sor curato. E forse ora si capisce perché la Chiesa ce l'ha a morte con l'aborto: già il tasso di natalità è basso in Italia e ci sono pochi bambini...mettici pure la pillola, e con chi giocano i preti?