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lunedì 30 maggio 2011

Germania territorio denuclearizzato

MILANO - La Germania sarà la prima potenza industriale a rinunciare all'energia nucleare. Il ministero dell'Ambiente ha annunciato infatti che fermerà il suo ultimo reattore nel 2022 e ha definito la decisione «irreversibile». Venerdì scorso i ministri dell'Ambiente regionali e federale si sono accordati sulla decisione.

LA DECISIONE - Gran parte dei reattori tedeschi sarà disattivato entro quest'anno, mentre gli ultimi tre funzioneranno per altri 11 anni al massimo. Il ministro Norbert Roettgen ha spiegato che gli otto reattori dei 17 che non sono collegati alla rete di produzione di energia elettrica non saranno più riattivati. La decisione è frutto delle riflessioni che il governo tedesco ha avviato dopo il disastro di Fukushima, che ha provocato proteste di massa nel paese, contro l'impiego dell'energia atomica. L'energia nucleare garantisce attualmente il 22% del fabbisogno di elettricità del Paese.

PROTESTE - Domenica decine di attivisti di Greenpeace si erano arrampicati sulla Porta di Brandeburgo, a Berlino, per chiedere lo stop del nucleare esponendo uno striscione con la scritta «Ogni giorno di energia nucleare è uno di troppo». Sabato decine di migliaia di persone avevano manifestato in diverse città sempre contro il nucleare. Secondo gli organizzatori almeno 16 mila persone in 21 città, di cui 25 mila a Berlino e Monaco, 20 mila ad Amburgo e 10 mila a Friburgo avevano partecipato a cortei, mentre la polizia tedesca ha contato circa 20 mila manifestanti nella capitale.

dal Corriere della Sera

venerdì 1 aprile 2011

Radiazioni con Bandiera Blu

Di Gianni Lannes

Sembra il mare di nessuno. Dove, chi vuole, può affondare le proprie carrette colme di rifi uti pericolosi e intascare il premio assicurativo in uno dei luoghi più suggestivi della costa Adriatica: le aree protette delle isole Tremiti-Pianosa e il parco nazionale del Gargano. Left ha scovato e ricostruito la storia di alcune imbarcazioni inabissate con a bordo un carico di spazzatura tossica e radioattiva. Armati di sonar e ecoscandaglio siamo andati in mare aperto e ci siamo immersi fi no a 60 metri di profondità. La pesca questa volta ha dato i suoi frutti. Le informazioni raccolte a Londra, presso la sede dei Lloyd’s, combaciano con le indicazioni dei pescatori sipontini.

Al largo del Gargano, in direzione delle isole Pelagose, Left ha individuato numerosi relitti. Navi e barili lasciati marcire nel mare e sulle spiagge. La prima imbarcazione, carica di scorie tossico-nocive, porta il nome Selin (1.712 tonnellate di stazza lorda). Uffi cialmente è stata autoaffondata il 10 aprile 1989. Poco più in là, nei pressi di Pianosa, riposa il peschereccio Arcobaleno. Secondo quanto si apprende dalle comunicazioni radio con la Capitaneria portuale, è il 12 settembre ’91 quando gli uomini d’equipaggio, testimoni involontari, assistono allo sversamento di bidoni metallici ad opera di un mercantile sconosciuto. L’imbarcazione da pesca viene successivamente speronata dalla nave di 2.582 tonnellate di stazza lorda. I pescatori Giuseppe e Saverio Olivieri e il collega Matteo Guerra risultano dispersi. Il motopesca è adagiato su un fondale a 110 metri. Nello stesso scenario acquatico, 18 miglia a nord-est di Vieste - a 135 metri di profondità - giace l’imbarcazione Messalina. Dai riscontri uffi ciali risulta speronata, il primo maggio 1995, dalla nave Esram (12.670 tonnellate di stazza lorda). Identico copione: la nave cisterna turca viene scoperta alle ore 20 mentre abbandona in mare il suo carico speciale. Le condizioni meteo-marine appaiono ottime. L’Esram urta e affonda deliberatamente il peschereccio di Manfredonia e poi fugge a Rijeka in Jugoslavia. Muoiono Michele Attanasio e Antonio Andretti. Il sostituto procuratore della Repubblica, Giuseppe De Benedectis, ritrova la nave, poco tempo dopo, in Sicilia. La mette sotto sequestro ma non riesce ad individuare i colpevoli. Trascorrono meno di tre anni e, l’8 marzo ‘98, cola a picco a 12 miglia est al largo del Gargano, con mare calma piatta, il peschereccio Orca Marina. Muore il giovane Cosimo Troiano. «I container sono stati individuati», scrive nel rapporto il capitano di fregata Vincenzo Morante. In una nota riservata – di cui nessun civile era a conoscenza – inviata dalla Capitaneria di Porto al comando navale dell’Adriatico, è scritto: «Il sinistro marittimo potrebbe essersi verifi cato a causa del probabile incattivamento dell’attrezzo da pesca a strascico in un ostacolo presente sul fondale marino. Inoltre, dall’esame delle deposizioni testimoniali rese dai naufraghi, è risultato che tale ostacolo potrebbe essere uno tra i tanti container presenti nella zona, sbarcati tempo addietro da nave sconosciuta. Pertanto si prega di disporre un’accurata perlustrazione all’interno dell’area dove giace il relitto». Potrebbe trattarsi del mercantile bulgaro Osogovo, l’ultima nave avvistata ad abbandonare il suo carico di morte.

Nell’estate del ‘98 il cacciamine Vieste localizza la motobarca, mentre la nave Anteo trasporta i palombari del Comsubin che recuperano il corpo del pescatore e fi lmano i container. La notizia del ritrovamento del cimitero subacqueo di rifi uti rimane però “top secret”. «Attualmente sappiamo dove sono i container che i pescatori locali hanno provveduto a segnalare con l’ausilio del Gps», dichiara nel carteggio il comandante De Carolis. «A tutt’oggi, fatto grave – argomenta il senatore Francesco Ferrante – la Marina Militare non ha ancora fornito all’autorità giudiziaria i fi lmati che potrebbero far luce sulla vicenda dei rifiuti affondati in questo tratto del Mediterraneo poco sorvegliato». Nel cuore della riserva marina delle Tremiti non si entra se non con un permesso speciale che la Capitaneria non concede quasi mai. A ridosso dell’isolotto di Pianosa giace una nave battente bandiera cipriota. È la Panayiota che venne volontariamente affondata in questo paradiso terrestre l’11 marzo 1986. Il mercantile custodiva nella stiva circa 695 tonnellate di residui chimici.

Continua quì su "Il Gargano Nuovo"


martedì 29 marzo 2011

Arriviamo al nocciolo...

Mentre pioggia radioattiva comincia a scendere nelle dolci pianure degli Stati Uniti, mentre vengono riscontrate radioazioni fino a 50 Km di distanza dalla centrale, mentre plutonio radioattivo si disperde nelle Acque del Pacinfico inquinando il plancton e quindi tutte le catene alimentari dell' Oceano e mentre le prime tiroidi nipponiche cominciano a trasudare Iodio radioattivo 131...mass-media e giornali italiani già cominciano a non parlare più di Fukushima, mano mano che ci si avvicina alla data del Referendum...

Ma noi non ci stiamo.

Il ritrovamento di tracce di plutonio all’esterno della centrale di Fukushima puo’ essere una conferma del danneggiamento del nocciolo di uno dei reattori, ma non ‘dice’ nulla di piu’ sulla situazione nell’impianto giapponese. “Il ritrovamento non e’ strano, considerato il danno subito dalla centrale – spiega Giuseppe Forasassi, docente del dipartimento di Ingegneria Nucleare dell’universita’ di Pisa – fa pensare alla fusione parziale del combustibile dei reattori, ma potrebbe venire anche dal danneggiamento di quello esausto contenuto nelle centrali. Questo elemento puo’ poi aver trovato una ‘via di uscita’ dagli impianti di areazione o da qualche valvola, oppure da fessurazioni nel contenimento”.

L’episodio, spiega l’esperto, potrebbe forse portare a un innalzamento del livello dell’incidente: “Il plutonio e’ molto velenoso dal punto di vista chimico, piu’ che radiologico – spiega Forasassi - quindi il problema ambientale puo’ essere grave. Sembrerebbe da escludere pero’ una contaminazione su larga scala, anche se ne dovesse uscire ancora dovrebbe restare al massimo a 20-30 chilometri”.

Mentre le radiazioni dell’impianto nucleare di Fukushima incombono ancora sul Giappone, gli Stati Uniti decidono di bloccare l’importazione di alimenti dalle quattro prefetture nipponiche raggiunge dalle radiazioni, nel Nord-est del Paese. In particolare, la Food and Drug Administration ha annunciato lo stop all’import di latte fresco, verdura e frutta prodotti o lavorati nelle prefetture di Fukushima, Ibaraki, Tochigi e Gunma.

La Corea del Sud potrebbe essere la prossima a prendere una decisione simile, bloccando l’arrivo degli alimenti ad alto rischio contaminazione, mentre la Francia ha chiesto alla Commissione europea di armonizzare i controlli sulla radioattività nei prodotti che provengono dal Giappone. Il Paese colpito dal peggior disastro nucleare dai tempi di Chernobyl nel 1986, dal canto suo, ammette di aver trovato radiazioni sopra la soglia di sicurezza in 11 tipi di vegetali nell’area colpita, oltre che nel latte e nell’acqua, ma assicura che non ci sono gravi pericoli e sollecita il resto del mondo a non reagire in modo ingiustificato.

Il governo giapponese annuncia che la ricostruzione del Paese sarà basata sull'uso di fonti energetiche rinnovabili.

Ernesto Burgio fa parte del Comitato scientifico Isde-Italia (International Society of Doctors for the Environment ndr), e ti spiega la situazione della NUBE RADIOATTIVA in Europa e fa paragoni con Chernobyl e con le radiazioni in Grecia e Norvegia...

Fonti: Ecquo,

Cadoinpiedi


sabato 12 marzo 2011

Salta il reattore, ma non i piani del regime

Il governo giapponese ha confermato l’esplosione del reattore 1 della centrale di Fukushima. Il portavoce di governo, Yukio Edano, ha invitato la popolazione a restare calma e ha fatto sapere che “il livello di radiazioni viene monitorato con attenzione” anche se ha ammesso che la situazione diventa sempre piu’ critica.

Il nostro governo invece, tramite quella specie di rospo del capogruppo Pdl Cicchitto, continua a sostenere il nucleare dicendo che l' incidente giapponese non cambierà la linea del governo. Anche quell' ipocrita cattolico leccaculo voltafaccia di Pier Ferdinando Casini si è detto “ancora favorevole” al nucleare "a meno che non lo voglia Dio"(questo potrebbe non essere vero). “Vorrei che il Governo dopo tante declamazioni passasse dalle parole ai fatti” (pure!), ha auspicato il leader dell’Udc. “Naturalmente il problema del Giappone è molto più complesso”, ha osservato. Si, perché il giapponese non lo capisce nessuno e alcuni politici del parlamento non sanno neanche dove stà nella cartina. Il leader della Lega Bossi, a chi gli chiedeva sui fatti del Giappone ha risposto: stiamo lavorando perché i giapponesi non arrivino sulle coste di Lampedusa" (questo potrebbe non essere vero).

A questi politici mezze seghe risponde pacatamente il geologo Mario Tozzi: “Sono degli irresponsabili. Parlassero di meno e studiassero di più. C’è da rimanere allibiti. Questi politici fanno finta di esser dei teorici di fisica nucleare. Non hanno nemmeno la decenza di usare la cautela che in situazioni come questa dovrebbe essere d’obbligo”. Secondo il conduttore di “Gaia, il pianeta che vive” (che tornerà in onda su Rai Tre a partire dal 31 marzo) le bugie più macroscopiche della lobby pro-atomo sono due: la sicurezza e l’economicità di questa fonte di energia, che la tragedia giapponese le sta drammaticamente mettendo a nudo. “Le centrali nucleari giapponesi – spiega Tozzi – sono state costruite per sopportare un terremoto di 8,5 gradi della scala Richter. Poi cos’è successo? E’ arrivato un sisma di 8,9 e le strutture non hanno retto”. Le centrali italiane saranno costruite per resistere a delle scosse di circa 7,1 gradi, ma, come sostiene Tozzi, “chi ci assicura che un giorno non arriverà un sisma più potente?”. Nessuno, solo Dio e Casini. Inoltre il disastro giapponese è avvenuto nel paese tecnologicamente più avanzato del mondo. A Tokio infatti è radicata una seria cultura del rischio che è frutto di una profonda conoscenza di questi fenomeni. “Con quale faccia i vari Cicchitto ci vengono a vendere l’idea che in Italia, in caso di terremoto, le cose possano andare meglio che in Giappone? Il terremoto dell’Aquila se si fosse verificato in Giappone non avrebbe provocato neanche la caduta di un cornicione. Da noi ha causato 300 morti. Chi può credere alle farneticazioni sulla sicurezza del nucleare italiano?”, chiede sarcasticamente Tozzi. E’ vero che l’incidente nucleare è più raro, ma è altrettanto vero che è mille volte più pericoloso. E il caso giapponese, secondo Tozzi, è da manuale: “Se a una centrale gli si rompe il sistema di raffreddamento diventa esattamente come un’enorme bomba atomica.

E poi c’è la questione della presunta economicità dell’energia prodotta dall’atomo. “I vari politici e presunti esperti – argomenta Tozzi – si riempono la bocca dicendo che il kilowattora prodotto dall’atomo è più economico di quello prodotto dalle altre fonti. Ma non è vero. Sapremo quanto costa realmente solo quando avremo reso inattivo il primo chilogrammo di scorie radioattive prodotto dalle centrali. E cioè fra 30mila anni”. Secondo il giornalista, la lobby che vuole il ritorno del nucleare propaganda la sua convenienza economica senza tenere conto dell’esternalità, e cioè dei costi aggiuntivi che ne fanno lievitare il prezzo. Che vanno dallo smaltimento delle scorie (problema che nessun paese al mondo ha ancora risolto definitivamente) ai costi sociali ed economici di un eventuale incidente. “Sono soldi che i nuclearisti non conteggiano – dice Tozzi – perché sono costi che ricadranno sui cittadini e sulle generazioni future”.

Nota personale:
Ultimamente in Italia si è riacceso il dibattito dopo che il regime mafioso e corrotto di Berlusconi ha auspicato la costruzione di reattori nucleari, usando impianti giudicati di 2°-3° mano, tecnologie già usate e abbandonate da altre nazioni quali Francia e paesi dell'Est. Insomma è probabile che faremo centrali nucleari "all'italiana", col timbro dei cannoli siciliani e la faccia di Apicella come marchio.
Il regime sta facendo di tutto per portarci nella melma del nucleare, per esempio con quel bel Forum sul nucleare, talmente fazioso e antidemocratico da far si che il suo spot da migliaia di euro, sia stato ritirato. Ce la sta mettendo tutta tagliando le gambe all'unico e davvero UNICO settore economico italiano in grandissima crescita quale quello delle energie rinnovabili, tramite il bastardo decreto Romani.
E' facile pensare che questo sia l'ennesimo inganno di quel puttaniere di Berlusconi che arricchirà di miliardi di euro qualche suo amico che lavora nel nucleare o direttamente l'amica Mafia, senza che queste centrali vedano mai la luce...Dopotutto dopo il ponte sullo stretto, le varie autostrade, per non parlare di ospedali, stadi ecc; di esempi di grandi opere con enormi finanziamenti (poi scomparsi) e mai finite, l'Italia ne è piena. E probabilmente le ideali centrali nucleari di Berlusconi faranno la stessa fine: verranno costruite e non entreranno mai in funzione (e ce lo auguriamo). Il problema è che le pagheremo noi, mentre loro non pagheranno mai nulla per i loro errori. come sempre è stato e come sempre sarà in questo fottutissimo bel Pae
se. E questi soldi verranno buttati, come giornalmente vengono buttati migliaia di NOSTRI euro, che invece di essere investiti su scuole, Università, ospedali , enti pubblici che ne hanno bisogno; vanno alle puttane di Berlusconi e alle mignotte che lucidano il pene finto e i denti nuovi di Berlusconi.
Ma questa è una fiaba che, (per citare "Le luci della centrale elettrica") racconteremo ai figli che non avremo.

Fonti: pezzi da Il Fatto
e da Ecquo

domenica 11 aprile 2010

Con un poco di zucchero...

Firmati una ventina di accordi su nucleare, ferrovie, difesa e immigrazione. Una promessa di collaborazione particolarmente stretta fra i due dittatori democratici europei Berlusconi e Sarkozy. Stranamente non ci sono state barzellette, spogliarelli ne figuracce internazionali da parte dell' italiano: in questo caso si parla di milioni di euro, affari grossi e soprattutto, si parla di cose scottanti, cose nucleari. Si è sancita una stretta collaborazione fra i due popoli a cavallo delle Alpi: uno la Francia coi suoi 59 reattori nucleari; l'altro l'Italia con le sue 4 centrali chiuse (inseguito al referendum del 1988), ma che presto potrebbero riaprirsi assieme ad altre (si è sparato da 5 a 10 centrali), consacrando il ritorno del Bel Paese al bel nucleare. Ma in Italia c'è il problema "opinione pubblica" (quando si sveglia) e Berlusconi ha ammesso che la gente potrebbe non essere daccordo con i suoi fantastici progetti megagalattici...anche se ha già trovato una soluzione. Il nostro caro presidente del Consiglio infatti ha riconosciuto la necessità di dover convincere l'opinione pubblica sulla sicurezza delle future centrali, e in che modo potrebbe farlo se non con il miglior strumento di distrazione e malainformazione di massa? Berlusconi ai francesi ha detto che l'opinione pubblica italiana deve "maturare" e bisognerà persuaderla usando "la televisione per far passare la paura", magari anche con l'aiuto delle tv francesi che pubblicheranno testimonianze di chi vive vicino agli impianti atomici.
Forse era meglio non ammetterlo, forse non è bello che il capo del governo confessi pubblicamente che manipolando la televisione, si ottiene il consenso popolare per qualsiasi cosa. Chissà: è stata la gaffe del venerdì? Tanto una cazzata quando va all'estero deve dirla per forza...era questa? No, non era per niente una cazzata e Silvio è un grande: ha avuto il coraggio di ammettere apertamente che con la televisione si ottiene tutto. Per una volta, l'indagato Berlusconi ha detto la verità. Qua da noi funziona così: c'ho vinto le elezioni tante di quelle volte, ho saltato processi, evitato condanne, cambiato leggi...Sarkò, sei uno sfigato!
Con un poco di zucchero, la pillola va giù.
Pronti anni di campagna nucleare a suon di grandi vantaggi, sgravi fiscali, bollette più basse, centrali nucleari pulite, nuovissime, luccicanti e soprattutto sicure! La gente potrà coltivare pomodori giganti per dei ragù colossali, i bambini potranno giocare al parco rimanendo a casa grazie alle loro braccia di 100 metri e i comuni potranno finalmente permettersi di avere le luci di natale per le strade grazie all'esposizione diretta delle scorie radioattive!
Meno male che Silvio c'è.

Notizia Repubblica
Articolo informativo sul nucleare di Jacopo Fo

lunedì 8 marzo 2010

Tintarella di sole

Il settore fotovoltaico in Italia, ha raggiunto un nuovo record superando la soglia di 1 GigaWatt di potenza installata. I circa 70 mila impianti certificati in esercizio, con una produzione di energia pari a 1.300 GWh su base annua, possono infatti fornire energia elettrica a quasi 500 mila famiglie (vale a dire un milione 200 mila persone, corrispondenti circa alla popolazione dell’intero Friuli-Venezia Giulia), con un consumo annuo di 2.700 kWh. Con il primo “Conto Energia”, il sistema di incentivi per la diffusione degli impianti fotovoltaici, sono stati promossi impianti per una potenza complessiva installata di 165 MW. Poi dal 2007, con l’avvio del secondo “Conto Energia” sono stati incentivati altri 835 MegaWatt. Considerando la potenza installata in un anno, pari a 574 MW nel 2009, l’Italia raggiunge ora il secondo posto nella classifica dei Paesi europei, preceduta solo dalla Germania. Ad oggi tra produttori, distributori e installatori di sistemi e componenti per l’industria fotovoltaica nazionale sono attive circa 1.000 imprese, molte delle quali di nuova creazione, con un fatturato complessivo che per il 2009 è stato stimato in almeno 2,5 miliardi di euro. Ormai sono più di 20 mila le persone occupate, direttamente o indirettamente, nel settore fotovoltaico. "I dati del GSE – dichiara il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola - fotografano un vero e proprio ‘boom’ del settore e rilevano che con il solo fotovoltaico si evita la produzione di 875 mila tonnellate di CO2 e si riduce il consumo di combustibili fossili, l'equivalente di 0,23 milioni di tonnellate di petrolio".
Peccato che quel lunatico di Scajola volti spesso la faccia, pronto a seconda dei casi a screditare le rinnovabili, negare l'evidenza per osannare il famigerato nucleare.