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venerdì 13 maggio 2011

Rapporto all'Italia

martedì 12 aprile 2011

Rivolte a Lampedusa

Lampedusa: le deportazioni e le rivolte. Cronaca in diretta
Continuano le operazioni di rimpatrio forzato dalla Sicilia alla Tunisia,
secondo quanto pattuito tra il governo italiano e Tunisi: poche decine di
persone al giorno, per mettere in scena questa crudele operazione "simbolica"
sulla pelle di alcuni migranti scelti a caso.
Alle 13:00 è partito il primo volo da Lampedusa a Tunisi. Le prime 30 persone
sono state fatte salire sull’aereo di linea con l’inganno: dalla mattina i
"prescelti" per il rimpatrio forzato erano stati separati da tutti gli altri e
tenuti all’oscuro di quanto sarebbe loro avvenuto.

Il primo aereo è infatti partito nella tranquillità perché i migranti erano
convinti di essere in viaggio verso l’Italia. Appena arrivati in Tunisia, però,
i rimpatriati a forza hanno avvertito tutti gli altri rimasti ancora in Italia:
i circa 1050 migranti tunisini che adesso si trovano di fatto detenuti nel
centro di Contrada Imbriacola, diventato ancora una volta CIE, hanno allora
iniziato la rivolta al grido di "libertà", "Ben Alì assassino", "No Tunisia".

Sono saliti sui tetti e hanno dato fuoco a qualcosa dentro l’edificio
centrale. Ben presto è partita una carica dei poliziotti in tenuta
antisommossa, ma all’arrivo dei pompieri i migranti hanno dato l’ssalto alla
recinzione e in un centinaio sono fuggiti.
Alcuni, stremati, sono caduti a terra in piena crisi respiratoria. Altri sono
dispersi nella campagna e da quel momento è iniziata una vera e propria caccia
all’uomo.
"Tre sono appena stati catturati per le vie del paese", ci dice Pietro
Milazzo, responsabile siciliano dell’immigrazione per la Cgil, che si trova a
Lampedusa e racconta tutto quello cui ha potuto assistere durante questa
concitata giornata.
"Stanno preparando il secondo imbarco di altre trenta persone" ci dice alle 19:
30 circa di questo lunedì 11 aprile.
Davanti l‘aeroporto un centinaio di poliziotti impediscono il contatto coi
migranti che questa volta gridano cercando di opporsi all’imbarco forzato: "non
torno in Tunisia" e "non siamo animali" sono le frasi che sentiamo scandire
nella confusione attraverso il telefono di Pietro.
L’aereo sta per partire. Le fiamme del centro di detenzione, per il momento
sono state spente.

Vedi anche:
http://www.meltingpot.org/articolo16691.html

mercoledì 6 aprile 2011

Reportage dall'inferno

Dall'altra parte del Mediterraneo, nuove generazioni di giovan* dalla Tunisia fino alla Siria, passando per la Libia e l'Egitto stanno abbattendo, al grido di democrazia e più degne condizioni di vita, regimi dittatoriali, da troppo tempo foraggiati dagli interessi globali. ù Nuovi scenari di guerra li costringono nei campi profughi o alla fuga. La cronaca quotidiana dal carcere a cielo aperto dell'isola di Lampedusa, dove anche i cittadini solidali sono prigionieri, è la risposta cieca del Governo Italiano e dell'Unione Europea. E' tempo di interrogarci su nuove forme di accoglienza, su un reale diritto di asilo e di protezione europei, sul rifiuto della propaganda della paura orchestrata dai veri responsabili di questa crisi, da tutte e due le sponde del Mediterraneo. Uniti contro la Crisi. Uniti per la Liberta'.

Il resoconto di Pietro Fanesi e Stefano Re tornando da Lampedusa

In diretta seguiremo lo svolgersi della carovana in Tunisia Uniti per la Libertà

Uniti per la Libertà! Contro i bombardamenti in Libia

Al fianco delle rivolte in Maghreb e Mashrek

Con i profughi e i lampedusani ostaggio del governo. Per l'asilo politico europeo

A sostegno della carovana Uniti per la Libertà che dalla Tunisia raggiungerà la Libia

Esordio delle iniziative di Aprile e Maggio di Falkatraz Resiste 2011

--  LE PROSSIME INIZIATIVE X FALKATRAZ RESISTE 2011:
VENERDI' 15 APRILE CENTRO PERGOLI DI PIAZZA MAZZINI ORE 21 http://falkatraz.noblogs.org/files/2011/04/venerdi-15-aprile-2011-683x1024.jpg Uniti per i beni comuni: per l'acqua pubblica e contro il nucleare.

LUNEDI' 25 APRILE PARCO KENNEDY DALLE ORE 15 http://falkatraz.noblogs.org/files/2011/04/falkatraz-25aprile2011small-724x1024.jpg DEDICATO AL PARTIGIANO GIANFRANCO PISTOLA

sabato 2 aprile 2011

Caos calmo

Il Fatto
Sull'emergenza profughi il governo è nel caos. Sia dal punto di vista organizzativo che politico. Il presidente del Consiglio annuncia che lunedì sarà in Tunisia. Poi dice che l'accordo con gli enti locali per l'istallazione delle tende è cosa fatta, a viene subito smentito dal presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani.
Intanto è giallo sul caso della nave Excelsior che è ancora nel porto di Taranto con 600 persone a bordo. Sono destinate al centro di Manduria che oggi è stato teatro di una clamorosa maxi-fuga grazie a un'apertura nella recinzione. Gli abitanti della cittadina pugliese giovedì catturavano e riportavano gli immigrati nel campo, venerdì li trasportavano alla stazione.
Eppure una soluzione ci sarebbe
: la possibilità di un decreto di protezione internazionale temporanea. Così facendo i migranti per un certo periodo potrebbero stare in Italia e circolare nell'area Schengen dirigendosi liberamente in Francia, Belgio e Germania. Una strada già battuta con successo in occasione delle emergenze profughi provenienti dall'Albania e dalla Bosnia.
Il governo però ha paura di perdere la faccia nei confronti del suo elettorato. Quindi la soluzione è all'italiana: da una parte si dice "rispediamoli a casa", dall'altra si ordina alle forze di Polizia di chiudere tutti e due gli occhi davanti ai migranti che evadono dai centri, occupano i treni e cercano in una maniera o nell'altra di raggiungere il nord Europa.

"Li picchiamo piano piano"...Da vedere il quadro raccolto da TeleRama

Testimonianze delle minacce ricevuta dai manifestanti contro Berlusconi

Ecco i tunisini che fuggono da regimi e guerre africane, per essere accolti (e respinti) dalla nostra "democrazia" occidentale



lunedì 10 gennaio 2011

Cie...o ci fa

Fonte: Corriere Adriatico (5/01/11)
No, il Cie non è una scuola. Tanto meno un liceo per insegnare agli stranieri la lingua italiana. Inciampa e annaspa il sindaco socialista di Camerino Dario Conti che in un primo momento, salvo un rapido dietrofront, aveva dato l’ok ad ospitare il Centro di identificazione ed espulsione di cittadini stranieri che il ministero vuole realizzare nelle Marche e che nessuno vuole. Per camerino, invece, poteva essere un affare. Sì perché nella cittadina sta per sorgere il primo nuovo carcere del piano nazionale promosso dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: un istituto da 450 posti (spesa prevista 40 milioni di euro), che verrà costruito nella frazione Morro. Il Centro di identificazione ed espulsione di cittadini stranieri avrebbe potuto rientrare nelle opere connesse. E il primo cittadino era pronto già a fregarsi le mani.
“Avevamo chiesto di accogliere noi un centro di identificazione - aveva dichiarato -, ma sembrava che le preferenze degli ispettori del Viminale fossero cadute su Falconara. Se la nostra domanda venisse presa in considerazione ci attiveremmo subito per agevolare le pratiche”.
Poi il ripensamento. Con un giro di telefonate il sindaco apprende che non si tratta, come pensava, di una scuola-liceo per insegnare agli stranieri la lingua italiana, la Costituzione, le norme di comportamento e tutto il necessario per aiutare gli extracomunitari a inserirsi nella vita civile e nel mondo del lavoro. Ma di strutture atte ad ospitare, a volte per lunghi mesi, stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione o di respingimento. Dei veri centri di smistamento, spesso sovraffollati, dove le emergenze sono all’ordine del giorno, e per questo non
particolarmente graditi alla popolazione locale.
Il sindaco cade dalle nuvole. “Avevo visto questa scuola-liceo per stranieri - spiega
-come una risorsa in quanto ci sarebbero stati posti di lavoro per gli insegnanti, possibilità di mettere loro a disposizione piccoli appartamenti, affittacamere e quant'altro”. Ma la realtà è di tutt’altro genere. Ed è un brutto colpo da incassare. Anche perchè tutta la maggioranza senza tanti giri di parole gli chiede subito conto della questione. Ma il sindaco non si perde d’animo e , pronto, cambia tono. “Il Cie di accoglienza - spiega - è un corpo estraneo che difficilmente si inserisce nella nostra città, per non parlare di eventuali rischi per l’ordine pubblico. Per cui - taglia corto - se non si farà più questa struttura a Falconara, non si può sperare che la accolga Camerino”.
Passato di mano il cerino acceso, la questione ora si ripropone. Sullo sfondo l’opposizione netta del governatore Spacca e dell’Assemblea legislativa (che si è espressa con un voto bipartisan), “indisponibili” a condividere con il Governo la scelta di creare un Cie nelle Marche. Tanto più che alla base c’è una netta presa di posizione contro l’istituzione stessa dei centri, dalle condizioni
di vita proibitive, gravati da “promiscuità, insufficiente assistenza legale, sanitaria e psicologica”. Senza contare poi la lunga durata (fino a sei mesi) di trattenimento degli stranieri che trasformano queste strutture in vere e proprie polveriere. Non sono rari, infatti, gli episodi di protesta e i tentativi di fuga.
A dire l’ultima parola è il coordinatore regionale e deputato Pdl Remigio Ceroni. Il quale incassato il rifiuto, non può che riannodare il filo della questione assicurando che “sono allo studio altre soluzioni”. Ma il problema resta. Il principio generale, dice, “resta valido”. E perciò ci si dovrà rassegnare. “Contrastare l'immigrazione illegale è un problema di cui devono farsi carico tutte le regioni”, afferma Ceroni. Marche, Campania, Veneto e Toscana sono le uniche regioni ancora prive di centri di espulsione e nelle intenzioni del ministero la lacuna dovrà essere colmata entro il 2011.

venerdì 12 novembre 2010

DIRITTO A MIGRARE

Mercoledì 17 Novembre 2010
21:30
Museo Scienze Naturali - Camerino


proiezione:

"Hotel House"
immigrazione, sicurezza, clandestinità


Ingresso gratuito


Interverranno

Margherita Barocci
coautrice del libro "Il p
orto sequestrato"

Valentina Giuliodori
Ass. Ambasciata dei Diritti - Marche

Don Giovanni Varagona
Parroco del carcere di Barcaglione (AN), con un'idea


Ancona ha un porto che è tra i più importanti e antichi d'Italia. Ma se tu vuoi andarci, vuoi vedere il colore dell'acqua, un tramonto sul mare o portare tuo figlio a vedere le barche...non puoi farlo, perché il porto è dopo una telecamera, una sbarra, una dogana, un poliziotto, un finanziere e una rete alta 2 metri con un basamento in cemento, lungo qualche chilometro. Il porto è sequestrato, in nome della sicurezza...
Che significato ha acquisito questa parola? Di che cosa dobbiamo aver paura? Da che cosa dobbiamo proteggerci? Chi sono gli immigrati e cosa vogliono? Chi è un clandestino e quale trattamento gli viene riservato? Quanto ci riguardano i flussi migratori e come stanno cambiando? E' vero che in Italia si pratica la tortura? Che cosa accade nei CIE? Che cosa succede in Ancona quando un iracheno viene trovato
nascosto sotto un tir?


martedì 21 settembre 2010

Clandestino Day

Da Global Project

Mentre il Ministro Maroni risolleva la questione del CIE per ogni regione, incassando un diniego tanto perentorio nelle parole quanto fragile nei fatti da parte del Governatore Spacca, mentre la maggioranza cittadina di destra si dichiara in consiglio comunale “ideologicamente favorevole ai CIE”, anche nelle Marche, nonchè sostenitrice delle politiche governative in materia di immigrazione, ma scettica nell’ospitarlo in una città come Falconara, già satura di criticità ambientali e non solo, mentre i libici usano le nostre armi ed i nostri mezzi per terrorizzare anche gli italiani, oltre ai migranti in fuga, ci si prepara la secondo clandestino day cittadino.

Il CSOA Kontatto e l’Ambasciata dei Diritti di Falconara Marittima (AN) partecipano insieme ad un folto gruppo di associazioni e cittadini alla costruzione dell’evento, che si terrà venerdì 24 settembre dalle 17 in Piazza mazzini ed al Centro Pergoli di Falconara Marittima.

Programma della giornata:

* Proiezione di “C.A.R.A. ITALIA, un film che racconta lo spaesamento dell’arrivo in un paese sempre più inospitale” di Dagmawi Ymer, etiope esule politico in Italia, già autore con Andrea Segre di “Come un uomo sulla terra” con la presenza dei protagonisti del film, Hassan e Abubaker, somali di 20 e 21 anni, premiati con la borsa di studio Ilaria Alpi.

Intervista a Dagmawi Yimer sul documentario C.A.R.A. Italia

* Info point e presentazione del “4° corso gratuito di italiano per migranti” dell’Ambasciata dei Diritti di Falconara

* Report della partenza dal Porto di Ancona del “convoglio di aiuti umanitari Viva Palestina 5″, che, dopo l’aggressione israeliana alla Freedom Flotilla del maggio scorso, partirà da Londra sabato 18 settembre con l’obiettivo di raggiungere Gaza

Per vedere tutti gli appuntamenti in Italia vai su Carta

venerdì 25 giugno 2010

Il Porto Sequestrato

Da: Global Project


Ad un anno dall’inizio dell’ inchiesta sullo stato di salute del porto di Ancona, l’Ambasciata dei diritti Marche è lieta di presentare “Il porto sequestrato”, pubblicazione realizzata a cura dell’osservatorio Faro sul Porto.

Dopo la totale "messa in sicurezza", lo scalo portuale è ormai da tempo a tutti gli effetti zona di Frontiera che quotidianamente respinge chi fugge da paesi in guerra, nella speranza di ottenere, in Italia, protezione umanitaria, e che, allo stesso tempo, è luogo pienamente sottratto alla città dorica e a chi vi abita.

"Il porto sequestrato", che trae il nome da una bellissima poesia dell'artista dorico Sauro Marini, esce ad un anno dall'inizio dell'inchiesta portata avanti dall'Osservatorio per fare chiarezza, denunciare e rendere pubbliche le conseguenze che il piano di "messa in sicurezza" del porto anconetano ha prodotto negli ultimi anni. Conseguenze che si riversano simultaneamente, sebbene in misura ed in forma ovviamente diverse, su chi vive, lavora, visita Ancona, e su chi, ad Ancona, spera di approdare per vedere finalmente riconosciuta e tutelata la propria vita e la propria dignità.

È per questa dualità - che non è però dicotomia - che il libro si divide in due parti, ciascuna delle quali descrive il porto "al di qua" e "al di là" delle reti, sottolineando in entrambi le prospettive l'assurda negazione di libertà e diritti. E giungendo all'inevitabile suggerire di una battaglia comune, contro i respingimenti e per la libertà di movimento attraverso il porto. Infine "Il porto sequestrato" rappresenta un punto doveroso ma parziale per l'inchiesta in quanto continuerà ad operare costantemente e meticolosamente per la salvaguardia del porto e per il riconoscimento dei diritti di tutti coloro che lo attraversano.

83 pagine di storie, dati, riflessioni e proposte per un progetto comune che denunci le violente trasformazioni del porto di Ancona, che ne hanno radicalmente cambiato il volto e la condizione delle persone, aldiquà e aldilà delle reti, alle quali viene negato il diritto di attraversarlo e viverlo.

Già molta attenzione è stata data all’argomento dalla stampa nazionale, che in più occasioni si è rivolta a noi per raccogliere informazioni e dati utili a sollevare una necessaria (ed ormai improrogabile) presa di coscienza pubblica su ciò che avviene, non solo in Ancona, ma anche negli altri porti dell’Adriatico.

Info: farosulporto@gmail.com

ambasciata@glomeda.org

ambasciatadeidiritti@inventati.org

Ascolta gli interventi degli autori

martedì 15 giugno 2010

Mare aperto

20 Giugno 2010
Welcome. Indietro non si torna!


Indietro non si torna per chi sta cercando di arrivare, ma anche per chi è già qui e può perdere il diritto di restare da un momento all’altro perdendo il lavoro e il permesso di soggiorno.
Indietro non si torna per chi il diritto di restare ce l’ha ancora, ma ogni giorno deve sopportare il razzismo e i veleni di una società alla deriva.
Indietro non si torna anche e soprattutto adesso, che la Crisi viene utilizzata come ricatto individuale e collettivo per impedirci di combattere per ciò in cui crediamo, per non farci parlare di diritti e di dignità, di solidarietà e di opposizione alla guerra.
Indietro non si torna perché, e la Grecia lo dimostra, dove la vita delle persone non vale nulla, dove i profughi non vengono accolti, dove i bambini vengono segregati e abbandonati al loro destino, allora tutto il peggio può succedere.

Per una giornata internazionale di lotta in difesa del diritto d’asilo e contro tutti i respingimenti.
Manifestazioni congiunte nei porti dell’Adriatico, Venezia, Ancona, Bari e in quelli di Igoumenitsa e Patrasso in Grecia

Ancona - Porto Aperto
Domenica 20 giugno - ore 19.00


Il programma delle iniziative che si svolgeranno sulla banchina 14
(http://www.meltingpot.org/articolo15617.html)
(http://www.glomeda.org/documenti.php?id=818)
(http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Welcome-20-giugno-Ancona/5187)

Scarica e diffondi il manifesto dell'iniziativa
(http://www.globalproject.info/public/resources/pdf/WELCOME-20-GIUGNO-regionale.pdf)

Welcome. L'appello e la lista adesioni aggiornata
(http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Welcome-Indietro-non-si-torna-Appello-a-una-mobilitazione-internazionale/4987)

Per info e adesioni dalle Marche: info@glomeda.org

Glomeda Comunicazione
www.glomeda.org

giovedì 27 maggio 2010

welcome

IMMIGRAZIONE: MARONI, ANNUNCIA LA COSTRUZIONE DI NUOVI CIE.
Entro la fine dell'anno si avvieranno ilavori per la realizzazione di quattro nuovi Centri di identificazione ed espulsione (Cie) in Veneto, Toscana, Marche e Campania. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Roberto Maroni nel corso del question time alla Camera, sottolineando che l'obiettivo del governo è quello di realizzare un Cie in ogni regione italiana entro la fine della legislatura. Per un contrasto adeguato all'immigrazione clandestina, ha detto Maroni, «occorre potenziare i Cie. Oggi ce ne sono 13 in 9 regioni, con 1.811 posti» e che«sono insufficienti per gestire l'azione di contrasto». Dunque, ha proseguito Maroni, «entro quest'anno cominceremo la costruzione» nelle quattro regioni. «Abbiamo già individuato le aree, vicino agli aeroporti, in strutture dismesse che vanno ristrutturate. Nei prossimi giorni - ha concluso il titolare del Viminale - incontrerò i presidenti delle quattroregioni, per definire con loro le nostre proposte e decidere la sede piùidonea». (ANSA). GUI 26-MAG-10 15:43

martedì 30 marzo 2010

Conato post-elettorale

Berlusconi: «Ringrazio di cuore tutti gli elettori che ci hanno sostenuto con la loro fiducia e con il loro voto nonostante la terribile campagna di calunnie e di diffamazioni che ci è stata scagliata contro negli ultimi due mesi. Ancora una volta l'amore ha vinto sull'invidia e sull'odio. Grazie a tutti». «Gli elettori moderati si sono riconfermati anche nel Lazio nonostante sia stata impedita la presentazione del nostro simbolo». Bossi esulta: è stato uno "tsunami verde", ora "sono io l'arbitro della situazione". Renata Polverini: "Abbiamo vinto: ha prevalso la democrazia". Berlusconi, contro tutti i possibili pronostici, ha vinto. Nemmeno lui se lo aspettava. Non possiede la maggioranza delle regioni italiane, ma presenta chiaramente un avanzamento rispetto alle regionali del 2005. Ha vinto, e con lui ha vinto la privatizzazione dell'acqua, la legge bavaglio ad internet, il Lodo Alfano, la legge Cirami sul legittimo sospetto, il lodo Schifani, il condono fiscale, la "salva Previti", la "salva rete4", processo breve, la corruzione semplice, il lodo Mondadori, il caso Sme, il decreto sicurezza, le barzellette, gli insulti alle donne, le puttane di Villa certosa ecc ecc...
Che cosa ha fatto quest' uomo per l'Italia, per il suo Paese? Alla manifestazione flop del Pdl svoltasi a Roma una settimana fa, dei giornalisti dell'Unità chiedevano ai manifestanti quale fosse la loro legge preferita fatta dal premier...nessuno di loro ha saputo rispondere in maniera decente e ragionevole. Allora da dove viene questo successo? Perché questa necessità di mantenerlo al comando, questo appoggio elettorale continuo, questa adulazione e fiducia verso di lui...
La questione è seria, tremendamente seria.
Questo politico si è comprato un popolo intero grazie ad una campagna mediatica massiccia e continua, presente giornalmente su reti televisive e mass media da 20 anni. E' riuscito a conquistare fiducia e credibilità, facendosi così giustificare dal suo stesso popolo ammaliato, le centinaia di malefatte commesse, riuscendo perfino a cambiare l'animo, la coscienza e la mentalità della gente. Grazie a insistenti e pressanti messaggi a sua difesa, spesso basati su "verità" false e infondate, il popolo ha incominciato a credere alle sue parole, a fidarsi del suo sorriso e del suo ottimismo. Il personaggio "Berlusconi" è una maschera molto efficace che, giorno per giorno, è riuscita a conquistarsi una nazione intera, capace ormai di assecondare tutte le sue calunnie. La gente si fida di lui, delle sue promesse, dei suoi rinvii, delle sua parole, e Berlusconi si è ormai costruito una roccaforte efficace, protetta da un popolo molto affidabile, che cieco, lo difende a spada tratta. C'ha fatto credere che l'intero apparato giuridico vuole eliminarlo in modo che perda potere. Lui, poveretto, è vittima di un complotto colossale: i giornali, le televisioni, la finanza e i giudici ce l'hanno con lui. E a forza di dirlo, la gente ci crede davvero! Quanta sfiducia c'è oggi verso la giustizia italiana, quanta diffidenza è rivolta ai giornalisti...quelli che sono gli incarichi più oggettivi, affidabili e super partes vengono messi in discussione. Parole come "fazioso" e "facinoroso" sono diventate d'uso comune: quante volte sentiamo dire "uso criminoso della televisione" fino quasi a crederci, e quante volte la parola "democrazia" è stata violentata, usata e stravolta in qualsiasi occasione. "Comunista", "pubblico ministero" e "straniero". Sono tutte persone da diffidare, pericolosi nemici estremisti che fanno di tutto per colpirlo, infangarlo e annientare la sua immacolata figura. Questa manipolazione delle menti, questa è manomissione della realtà, è frode, truffa, falsità.
Il popolo acconsente. Il popolo è vittima e complice allo stesso tempo.
Quando a Luglio un autorevole giornale straniero quale "El Pais" pubblicò foto dove inequivocabilmente e senza alcun dubbio veniva ritratto il nostro Presidente del Consiglio in compagnia di prostitute; inizialmente Berlusconi ammise di aver partecipato a "feste innocenti"(e già questa nefandezza poteva bastare a farlo cadere), ma poi dopo un mese, negò tutto sostenendo che quelle foto erano false e calunniose. Il popolo gli crebbe. La tecnica del negare l'evidenza è ormai affermata e viene usata in decine di altre occasioni: le intercettazioni telefoniche sono false e non dovrebbero essere né pubblicate né ascoltate da nessuno. Dobbiamo tutelare la nostra privacy e quella degli onesti cittadini. La libera opinione in internet può essere usata per terrorismo ed insulti...va eliminata. La gestione idrica in Italia, l'istruzione e le ferrovie sono un disastro: non abbiamo i soldi per sistemarle e vanno tutte privatizzate. E che dire de la Lega? La grande falsa amica del Pdl, vince ogni anno di più nonostante i suoi rappresentati siano degli incivili arroganti e le loro ideologie anti-europee, anti-democratiche e palesemente xenofobe. Pur di vincere, hanno sospeso (per un pò) il loro animo regionalista, così da poter conquistare la tanto odiata Italia da nord fino al profondo sud.
Se qualcosa va male non è colpa nostra ma di quelli che c'erano prima di noi. Le parole di Di Pietro e dei pm sono fandonie inventate per attaccarci, e quelli che ce l'hanno con noi sono villani o coglioni che diffondono odio. Finché ci saremo noi andrà tutto bene, siamo il partito dell'amore e dei fatti...dateci la fiducia contro il partito dell'odio, dateci ancora tempo e faremo le grandi opere promesse. E la gente aspetta invano, il miracolo da tempo atteso dalla Madonna di Arcore e intanto ci si impoverisce, le fabbriche chiudono, franano le colline, deragliano i treni, crollano i tetti delle scuole decadenti, i cervelli fuggono all'estero, la comunità internazionale ci deride o ci richiama alle regole, al buonsenso...
L'immagine che io ho è quella di un paese in declino, avvelenato da istituzioni marce e corrotte. Eppure vince e vincono sempre gli stessi: i soliti impunibili responsabili.
Perché tutto questo? Come è possibile?
L'informazione è nelle sue mani. Ogni notizia, ogni fatto, ogni verità passa prima dal capo per essere rigirata a suo favore. Nulla si può dire né fare contro il capo, la sua coalizione, il suo operato. La gente deve sapere solo quello che vuole il capo e non deve attingere ad altre fonti che non stiano sotto il suo controllo.
Il piano è ben preciso:
1) La cultura. Hanno tagliato i fondi alla cultura e all'istruzione: la gente non deve ragionare, sapere, acculturarsi. Via soldi al Cinema, al Teatro, alla scuola...le cultura d'ora in poi sarà la mia. La televisione è controllata a vista ed è quella l'unica voce che dovete ascoltare.
2) La paura. In Italia c'è un'infestazione di stranieri che ora si chiamano extracomunitari o direttamente delinquenti. Sono pericolosi: ti rubano il lavoro, ti rubano a casa, ti stuprano prima la figlia e poi la moglie, ti accoltellano se ti trovano per strada. Poi ci sono i drogati dei centri sociali che girano con le siringhe infette e si impasticcano come dei forsennati. Quando prendi la metro o l'autobus, attento a quelle col burka o col turbante perché sono terroristi. Sono islamici o comunisti; se sei sfigato trovi comunisti musulmani e quelli ti ammazzano di sicuro.
Lasciate che le forze dell'ordine vi controllino anche il buco del culo, lasciateci mettere telecamere anche nel vostro cesso perché l'Italia non è più un posto sicuro. Non uscite, rimanete a casa a guardare la televisione..in piazza e alle manifestazioni si dicono tante cazzate da farci un libro.
Grazie per la vostra fiducia, verrete ricompensati.
Lasciateci fare...andate a letto...vi prepareremo noi la colazione domattina, quando vi sveglierete.

mercoledì 17 marzo 2010

ZOOM: CIE e CPT

COSA: Istituiti nel '98 dalla legge sull´immigrazione Turco Napolitano, i Centri di Permanenza Temporanea (CPT), oggi denominati Cie (Centri di identificazione ed espulsione) sono strutture detentive dove vengono reclusi i cittadini stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno. Nascono in Italia dal centro sinistra, sulla spinta dell´Europa di Shenghen che in un certo senso vuole evocare un immagine di "nemici della società" nei confronti degli immigrati.
GESTIONE: Il funzionamento dei CPT è di competenza del Prefetto, il quale ne affida la gestione a soggetti privati (cooperative, misericordia, croce rossa...). Le forze dell´ordine presidiano lo spazio esterno e possono entrarvi teoricamente solo su richiesta degli enti gestori o in casi di emergenza. in realtà le forze dell´ordine all´interno dei centri è pressoché costante.
CHI PUO' ENTRARE: L'accesso è generalmente vietato ad amministratori di enti pubblici, giornalisti, operatori di organizzazioni per i diritti umani e garanti per i diritti delle persone detenute, mentre che deputati e senatori possono visitarli liberamente. In nome della sicurezza, i centri sono costantemente pattugliati dall'esercito, sia fuori che dentro le stesse strutture, in pieno contrasto con le direttive comunitarie.
SCOPO: A detta di Maroni, questi centri "evitano la dispersione degli immigrati irregolari sul territorio e consentono l'esecuzione pratica dei provvedimenti di espulsione". I nuovi Cie vanno a sostituire/inglobare i centri di identificazione per i richiedenti asilo e ciò causa una confusionaria mescolanza di migranti appartenenti a diverse tipologie che anzi andrebbero considerate separatamente. I dati della Commissione De Mistura ci parlano di cifre reali: nel 2004, il tot dei transitati nei Cpt sono 16.605, quelli rimpatriati 8.943 (il 53,86%); nel 2005, il tot dei transitati nei Cpt sono 16.163, quelli rimpatriati 11.087 (il 69,59%); nel 2006, il tot dei transitati nei Cpt sono 5.666, quelli rimpatriati 3.489 (il 61,58%) - fino al 30 giugno. Il limite di permanenza all´interno di un Cie è stato recentemente prolungato da 2 a 6 mesi.
DOVE: I centri sorgono strategicamente in aree geografiche interessate dalla presenza di porti, aereoporti, autostrade, interporti, data la loro funzione di detenzione transitoria alla quale i migranti devono sottostare in ragione della loro identificazione, espulsione e richiesta di asilo. Falconara Marittima per esempio, è stata definita un località idonea data la vicinanza col porto di Ancona, per il suo Aereoporto civile e militare, per l´autostrada, la ferrovia e il vicino interporto.
CONCLUSIONI: Tutto questo per dire cosa? I Cpt-Cie non sono neanche utili ed efficaci ai fini della funzione che per legge devono espletare: hanno da sempre avuto un valore simbolico, sono un mezzo per far dire alla politica che "si fa sul serio" attraverso un pompaggio mediatico delle invasioni migratorie che garantisce paura e consenso politico. Ma non solo. Questi centri producono clandestinità, che in termini economici vuol dire lavoro e che in termini sociali vuol dire sfruttamento. Falconara diventerà la meta forzata dei migranti che vengono dall´Afghanistan, dall´Iraq, dalla Palestina, dal Kurdistan, ma anche dall´Africa del Marocco, della Tunisia, dell´Eritrea, dell´Etiopia e via dicendo..; la polizia di frontiera del porto di Ancona che ogni giorno respinge i migranti in mare disprezzando i diritti di chi viene per richiedere e trovare protezione all´interno di uno "stato di diritto" firmatario della Convenzione per i rifugiati, tradurrà un gran flusso continuo di donne e uomini, ragazzi e minori all´interno del centro di identificazione ed espulsione. Dal nostro Aeroporto decolleranno i voli della vergogna che sono costati all´ Italia aspre critiche e sanzioni dall´UE. Le famigerate deportazioni o espulsioni di massa che il Governo ha promesso di non eseguire ma che invece si ripercuotono frequentemente quando si decide di fare piazza pulita, di "sfoltire" un po´ la presenza dei migranti nel territorio, saranno frequenti. Come possiamo riuscire a dimenticare che nell´ottobre 2005 il Governo Italiano a più riprese espulse 1100 migranti con voli charter verso la Libia. L´allora Ministro dell´interno Pisanu, sollecitato in Parlamento a dimostrare che non si trattasse di rimpatri collettivi (e quindi di deportazioni) dichiarò che non si trattava dei suddetti perché "le persone erano state tradotte negli aerei una alla volta". L´Italia, per questo, è stata più volte richiamata dalla corte europea di Strasburgo per le espulsioni di massa eseguite a più riprese nell´ottobre 2005 e nel marzo 2006 direttamente da Lampedusa. E´ necessario comprendere che esiste un' alta possibilità che il nostro territorio, ospitando un Cie, diventi complice di aberranti violazioni dei diritti umani.
Pietro Fanesi

Video:
il tempo delle arance (interviste a immigrati durante il progrom di rosarno (con sottotitoli)
http://vimeo.com/8812128

martedì 16 marzo 2010

La notte dei cristalli

Raid di immigrati.
Il 14 marzo 2010 a Roma, nel quartiere Magliana, un tranquillo negozio di italiani è stato distrutto da una banda di immigrati i quali, a volto scoperto, hanno fatto irruzione nel locale distruggendolo a forza di sprange e bastoni. Sono entrati al'improvviso e senza motivo, colpendo violentemente vetrine, clienti e gestori che ora sono tutti ricoverati all'ospedale di S. Camillo. «Sono entrati in 15 forse 20, volto scoperto e bastone in mano, e hanno iniziato a spaccare tutto» racconta Cesare (il gestore) singhiozzando «Urlavano frasi come bastardi e sporchi italiani. Hanno anche aggredito i clienti e mio fratello. C’erano diversi giovanissimi tra i 17 e i 19 anni e qualcuno più grande, sui 30, 35 anni».
Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, il branco era composto da una quindicina di clandestini. Cesare dice di avere avuto sempre buoni rapporti con gli abitanti del quartiere «Non capisco il motivo dell'aggressione. Abbiamo collaborato col Pd, forse è questa la causa di tutto» si domanda. Un raid vero e proprio quindi, senza motivazioni ufficiali.
Il ministro Maroni si dice "esterefatto" e promette il "pugno di ferro per evitare che episodi del genere si ripetino". Alemanno si dice "sbalordito" e si augura che le forze dell'ordine trovino al più presto gli aggressori per "punirli in maniera esemplare".
Lo stesso Berlusconi, con una nota ha fatto sapere che "è seriamente preoccupato per la salute degli italiani feriti e augura una veloce cattura dei violenti"....

Bella questa notizia, no? Ce la dovevamo aspettare prima o poi una ribellione da parte degli immigrati per i continui sopprusi subiti da parte di un razzismo dilagante. Ora i politici inaspriranno le leggi, troveranno i colpevoli, scopriranno che dietro c'è un attacco programmato e che molti altri sono già in programma...la nostra nazione e la nostra razza sono in pericolo!
E invece no, non è andata così...
Provate a sostituire i termini "italiani" con "immigrati", e viceversa. Provate a sostituire "Cesare" con "Mohamed Masumia" e la storia cambia.
Il negozio in realtà è un internet point gestito da Mohamed, un pakistano doc e la banda fascista che è entrata distruggendo tutto al suon di sporchi stranieri, era composta da giovani e baldi italiani. Le parole di Maroni, Alemanno e Berlusconi non sono mai state pronunciate, come mai verranno inasprimite le leggi contro reati razzisti, come forse mai verranno puniti gli aggressori.
Questa fiaba terribile è vera e si chiama Italia.

martedì 2 marzo 2010

Il Ponte dei sospiri di Roma

Fonte: No-cie-roma.
Senza riscaldamenti e senza acqua calda: questo è l'inverno in gabbia tra le sbarre e il cemento del Cie Ponte Galeria a Roma. Due mesi interi senza assistenza sanitaria, ma i potenti sedativi (la terapia quotidiana che viene somministrata ai reclusi) curano perfettamente la sofferenza. "Diamo fondo alle scorte, dal 1° marzo finiscono i giochi" questa è stata la strategia degli operatori della Croce rossa negli ultimi giorni della loro gestione.
Nel lager della capitale, basta tentare il suicidio per cinque volte in un mese e alla fine un posto in ospedale lo si ottiene di sicuro... Questa è la triste storia di Boukili Wid, liberato tre giorni fa, dopo l'ennesimo e pericolosissimo tentativo di togliersi la vita. Concedere la libertà a una persona disperata è stato l'ultimo atto pietoso e caritatevole che la Croce Rossa ha compiuto all'interno del suo prezioso salvadanaio: il bottino di guerra è stato ridotto all'osso ed è ora di passare la palla al nuovo ente gestore: la cooperativa Auxilium (che gestisce il Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari). I migranti rinchiusi nella sezione maschile, dopo lo sciopero della fame
del 12 febbraio scorso, hanno ricevuto un amorevole consiglio dai medici del presidio sanitario: «Continuate a protestare perché dal 1° marzo arrivano quelli che stanno facendo un casino a Bari. Dovrete restare chiusi nelle celle tutto il giorno, avrete diritto solo a due ore d'aria, non esisterà più la mensa e mangerete rinchiusi nelle vostre gabbie».
(In questi anni di gestione dei Cpt da parte della Corce Rossa, sono venuti a galla mezzi terribili per placare gli animi dei reclusi, con tanto di massiccio uso di sedativi chimici e barbiturici nascosti nel cibo; tutt'oggi ritrovati nei pressi del Cpt bolognese, come si legge nel sito di BAZ ndr).
I giornalisti non aspettano il 1° marzo a Ponte Galeria: i riflettori sono spenti perché qui non c'è facebook e nemmeno la CGIL. Ma i reclusi della sezione maschile decidono comunque di organizzare la propria giornata di lotta...
28 febbraio 2010, ore 22.00:
Croce rossa e Auxilium s'incontrano per il passaggio delle consegne e la polizia è il contorno immancabile a questo importante avvenimento. Sono tutti troppo impegnati a stringersi le mani, troppo concentrati su questo grande affare... Dalla parte opposta, nell'ala inaugurata pochi mesi fa, si carica un bel respiro, si prende la rincorsa e...parte la fuga. Solo un ragazzo riesce a raggiungere il muro di cinta e a tentare il salto verso la libertà. Ma viene inseguito, pestato brutalmente e rispedito subito in cella come «un esempio per tutti gli altri reclusi». La rabbia esplode, non c'è altro da fare: «Ponte Galeria sta bruciando! Tutto va a fuoco, materassi e coperte, tutto va a fuoco!». Per due ore le fiamme si propagano nel lager, ma la polizia costringe tutti a tornare nelle celle, pestando chi si oppone.
Solo intorno alle 02.00 di notte la strategia cambia: tutti in fila per un'altra..."terapia" forzata.

Ascolta la corrispondenza andata in onda su Radio OndaRossa il 1° marzo
Come si muore al Cpt di Torino
Ponte Galeria...ci si entra, non si sa come ci si esce. La speranza muore al varcarne la soglia. C'è il terrore continuo, che ogni minuto sia l'ultimo spiraglio d'aria e luce, come quello che vedevano i detenuti al passare sul ponte dei sospiri di Venezia, prima di essere condannati...a morte.

lunedì 1 marzo 2010

Il giorno del Blaks Out

1° marzo 2010- Sciopero degli immigrati. Una giornata senza di noi": e "noi" sono i quasi 5 milioni di immigrati che vivono in Italia. La "rivoluzione in giallo" (dal colore ufficiale della giornata) è in contemporanea con Francia, Spagna e Grecia. In realtà, come spiega Stefania Ragusa, presidente del Comitato Primo marzo 2010 "ci sarà uno sciopero solo in alcune città come Trento, Trieste e Modena, dove le sigle sindacali hanno accolto questa richiesta che arrivava dal basso. Per il resto i grandi sindacati a livello nazionale non ci hanno supportato, eppure nessuno ha mai pensato di indire uno sciopero etnico. Sarebbe bello che in Italia si tornasse a fare scioperi per tutti i diritti, non solo per quelli contrattuali. Gli immigrati sono importanti per la nostra società e quando saltano i diritti per qualcuno, è tutta la società che diventa più debole". L'iniziativa dello sciopero nasce per protestare contro una serie di leggi e provvedimenti razzisti che il governo ha emanato come le ronde, le leggi contro l'immigrazione, i cavilli burocratici creati per ostacolare la regolarizzazione degli stranieri, la campagna razzista lanciata giornalmente dalle televisioni statali. Gli immigrati in Italia sono un tesoro prezioso per l'economia italiana e riversano annualmente nelle casse dello stato 6 miliardi di euro in tasse, senza ancora percepire alcuna pensione. "E' indubbio - dice Soldini, responsabile immigrazioni della Cgil - che senza immigrati ci sarebbe un black out. Settori quali l'edilizia e l'industria manifatturiera (tessile, metalmeccanica, alimentare) dove la manodopera straniera raggiunge punte del 50%, si fermerebbero di colpo. La raccolta in agricoltura è in mano a immigrati stagionali e irregolari. Le aziende zootecniche dipendono quasi totalmente da stranieri, come moltissimi ristoranti, alberghi e pizzerie che rimarrebbero in ginocchio. Se scomparirebbero badanti, colf e babysitter ,tra le famiglie si scatenerebbe il panico. Infine, ne risentirebbe la sanità dove lavorano quasi centomila infermieri stranieri ecc ecc . In queste ore è stato pubblicato il Manifesto contro il razzismo in Italia ("Non toccare il mio amico!") dell'associazione Sos Razzismo, per denunciare le leggi italiane sull'immigrazione e chiedere un risveglio della società civile contro la "deriva xenofoba" del Paese. Per sottoscrivere l'appello, simboleggiato dalla Gioconda in black di Oliviero e Lola Toscani, basta andare sul sito: http://www.nontoccareilmioamico.net/. Tra i primi firmatari Roberto Saviano, Dario Fo, Beppe Grillo. Sul web circola anche un prontuario curato, tra gli altri, da Andrea Civati e Ernesto Ruffini, che smonta punto per punto tutti i luoghi comuni più negativi sugli immigrati. Rubano il lavoro? Commettono più crimini degli italiani? Si prendono tutte le case popolari? Voterebbero a sinistra? Tutto falso, come dimostrano i numeri citati su http://www.civati.it/mandiamoliacasa.pdf.

domenica 7 febbraio 2010

Il gusto della democrazia

In Italia, esistono dei lager che una volta si chiamavano lager, poi Cpt e oggi sono stati aggiornati e chiamati Cie (Centri di Identificazione ed Espulsione). Gli immigrati irregolari, i richiedenti di asilo politico (che sono i rifugiati scappati da nazioni martoriate dalla guerra) e gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto, vengono rinchiusi là dentro per 6 mesi circa (giusto il tempo per qualche registrazione e manganellata), prima di essere rispeduti nelle loro terre d'origine. Tali centri sono stati più volte citati da organizzazioni umanitarie quali Amnesty Internacional e Medici senza frontiere come luoghi di violazione dei diritti fondamentali dell'uomo, in territorio europeo. In questi centri, gestiti da organizzazioni italiane (come Coop, Cei ecc...) o dal governo stesso, vengono sistematicamente commesse violenze, sopprusi e torture più volte documentate e comprovate. Nessun procedimento giudiziario evidente è stato messo in moto contro i responsabili di questi maltrattamenti. Fonti e testimonianze attendibili, fanno inoltre scoprire che nelle mense di alcuni Cie come in quelli di Torino e Bologna, si servono pasti avariati e aggiunti di psicofarmaci per calmare i detenuti. Di seguito, una lettera lasciata anonima (per evitare ritorsioni) spedita al gruppo "Anti Cie" di Bologna, il quale si è più volte battuto contro i sopprusi continui dentro a questi lager legalizzati del nostro Bel Paese.

Ciao, sono F. spero che questa lettera ti trovi bene. Ti scrivo questa lettera per chiedere una mano da qualcuno perché stiamo tutti a soffrire qui. Uno che soffre dentro ogni tanto pensa di fare una cosa male addosso e sarà quel che sarà perché siamo a cercare la libertà a questa vita. Non lo so perché sono qua. Una settimana fa ho fatto una corda però c’è qualcuno mi ha salvato la vita. Ho sveglio la mattina. Lo trovo mangiare con un gusto strano. Poi al pomeriggio lo stesso, cosa da mangiare fa schifo. Ho andare per la doccia, trovo acqua con una puzza lascia anche qualcosa bianca ai capelli e anche alla carne. E poi vedo tutta la stanza sporca. Questo centro ha 50 posti e ci sono 52 persone e tutti che fanno lavoro dentro trattano male, anche il medico. E se parli con loro,loro mandano a fanculo non lo so come si fa a farsi passare tutte queste cose. Finalmente, se c’è qualcuno che mi aiuta e mi serve una mano per farmi uscire fuori, sono stanco e sono a soffrire per tutte queste cose. E non c’è nessuno umano qui per me, loro mi trattano così. Siamo delle persone. Grazie.

domenica 31 gennaio 2010

Croci, crocifissi e farisei

Più di un milione e mezzo di disoccupati; persone che avevano a fatica iniziato a costruirsi una vita e a formare una famiglia, vedono vanificati tanti sacrifici. Ed ancora, quanti giovani passando da un contrattino a termine all’altro non trovano nemmeno il coraggio di formarla una famiglia? E quanti, dopo un titolo di studio ottenuto con il sacrificio economico dei genitori, continuano a collezionare corsi di formazione professionale o diplomi post laurea in attesa di trovare un lavoro qualsiasi? Quante tragedie piccole e grandi in questo mondo che mercifica tutto, le cose, la natura, la vita, l’amore, le persone! Quante croci addosso a questa umanità che guarda al futuro con turbamento ed apprensione! E quanti poveracci inchiodati a queste croci, quanti buchi nelle vene di siringhe che uccidono come chiodi sulla croce; e quel miliardo di uomini, donne e bambini crocifissi dalla fame e dall’odio. E quei bambini strappati alle strade violente di Rio e deportati in Italia, derubati del loro corpo e della loro anima, per il godimento del riccone o del potente di turno. Quegli immigrati che scappano dalla miseria e muoiono inghiottiti dal mare o dall’indifferenza. Quei bambini africani che muoiono senza avere neanche un nome da scrivere sulla loro croce perché mai iscritti all’anagrafe. E molto lunga sarebbe ancora questa lista. Non c’è bisogno di essere cristiani per capire cos' è la croce, chi sono i crocifissi e chi li ha inchiodati a quelle croci. Quel povero uomo di Nazareth di 2000 anni fa, che lo consideriate o meno figlio di Dio non importa, ad inchiodarlo furono i farisei, “sepolcri imbiancati, lindi e puliti all’esterno e dentro pieni di ossa e di ogni putredine”, ed oggi sono sempre loro, sotto le spoglie di odierni paladini della cristianità di cui è piena la nostra politica, gli stessi che organizzano festini orgiastici, o istigano all’odio verso i poveracci e gli immigrati, quelli dei respingimenti e delle guerre contro i lavavetri e gli zingari. Quelli che vedono solo il denaro, quello proprio, in nome del quale tutto è in vendita, anche la vita della gente, anche se i danari sono solo 30. Ma non sono soli; a loro si affiancano come allora i dottori della legge, che accecati dai loro formalismi non sanno più vedere questa foresta di crocifissi in carne ed ossa che sanguinano sangue vero.
Allora l’utopia di oggi può essere una sola. Sogno che nelle aule dove si educano i ragazzi, dove si prepara la società del futuro, siano presenti nelle parole di chi insegna questi crocifissi in carne ed ossa; e che siano presenti anche nei luoghi pubblici, soprattutto quelli della politica, dove si può decidere se togliere o aggiungere un chiodo a queste croci vere. Allora non avrà nessuna importanza la presenza o meno di un crocifisso di legno o metallo, impolverato, su un muro. Alla prossima utopia.

Tratto dal blog "Ecquo"

domenica 17 gennaio 2010

Patto di sangue

Le mani nere sollevate ad afferrare l'aria, il vento passa sulla smorfia dell'ultimo respiro, la schiena piegata di un ragazzo in preghiera che non si è più rialzato... Muoiono così gli immigrati. Così finiscono gli uomini e le donne che non sbarcano più a Lampedusa, bloccati in Libia dall'accordo Roma-Tripoli e riconsegnati al deserto. Abbandonati sulla sabbia appena oltre il confine col Niger, a volte sono obbligati a proseguire a piedi fino al fortino militare di Madama a 80 Km più a sud, sotto al sole del deserto. Cadono a faccia in giù sfiniti, affamati, assetati, persi. Un filmato (molto forte) de l'Espresso, rivela una di queste operazioni di rimpatrio finite in strage. Undici morti: 7 uomini e 4 donne (da quanto è possibile vedere nelle immagini). Il video è stato girato con un telefonino da una persona in viaggio dalla Libia al Niger lungo la rotta degli schiavi di Berlusconi e Gheddafi, rimpatriati nel Sahara. Nei quattro mesi successivi all'accordo, c'erano già stati 106 morti ed erano soltanto le cifre ufficiali. 50 rimasero schiacciati da un camion sovraccarico che si è rovesciato, un ragazzo del Ghana mai identificato finì sbranato da un branco di cani selvatici durante una sosta a Madama. Tre ragazze nigeriane morirono di sete e 15 furono raccolte in fin di vita da un convoglio umanitario francese, dopo essere state abbandonate.
Tutti condannati a morte da chi aveva siglato il loro rimpatrio.