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mercoledì 4 maggio 2011

L'uccisione di Babbo Natale

C'è una canzone di De Gregori che si chiama "L'uccisione di Babbo Natale"...il contenuto del testo (teoricamente rivolto al sequestro di Aldo Moro) non c'entra niente con ciò di cui vorrei parlare ora; ma il titolo della canzone può tornarmi utile...
Ammetto che non ho cercato molte fonti a sostegno della mia idea, ma questa in quanto tale, penso abbia già una buona base credibile ed affidabile.

Zeitgaist è uno di quei film che ti cambiano davvero la vita...altro che "Via col vento" o "La vita è bella". Dopo che vedi Zeitgaist non sai più chi sei, non sai più dove sei: ti metti in discussione, apri davvero la testa e comprometti tutte le tue idee fondamentali...
Una cosa che risulta palese, che cresce in te stesso già dalle prime battute del film e che ti intacca indelebilmente da dentro, è il fatto di non fidarti più di ciò che senti e che hai sentito per tutta la vita... Questo sentimento triste che ti fa dubitare di qualsiasi cosa ti venga detta, arriva a rovinarti la vita, arriva a farti diventare schivo, dubbioso, malfidato per qualsiasi cosa.
Poi leggi anche "1984", qualcosa di più che un libro qualsiasi e hai delle conferme, hai nuove idee, colleghi un sacco di cose, vedi, apri gli occhi, hai paura e magari...ti organizzi.
Anche Winston, il protagonista, aveva paura: era terrorizzato perchè aveva delle idee in testa che cocciavano con la realtà.
Ma lui le aveva, e gli altri no.
Lui aveva delle idee "pericolose", idee intelligenti che divenivano "sovversive" perché andavano contro il sentimento comune, fuori dalle righe, fuori legge. E per questo non si fidava di nessuno, era molto premuroso e attento a parlare e soprattutto ad ascoltare...non assorbiva come una spugna ciò che diceva il partito ma setacciava, analizzava parola per parola e solo così vedeva oltre il muro, capiva il trucco e poteva pensare di oltrepassarlo o di smascherarlo...
Poi vedi anche "V per vendetta", altra mazzata per le tue certezze, e grazie all'ambientazione e alle immagini, tutto ti sembra ancora più chiaro, percettibile, palpabile e drammaticamente familiare.
Non posso più fidarmi di nessuno ora, non c'è scampo. Tutto mi appare così chiaro! C'è una nebbia che ancora tenta di offuscare pesantemente ogni orizzonte, ma ho gli strumenti per tracciarmi dei passaggi ed andare oltre la prima facciata. E non voglio sentirmi solo a fare questo.
Non posso fidarmi dei governi, tanto meno di quella Nazione quale gli USA, che ha una storia perennemente bagnata di sangue, più che segnata da belle notizie o eventi lodevoli...
Una Nazione conosciuta per enormi segreti, sopprusi, assassinii misteriosi, attentati, guerre ingiustificate, paradossi esemplari...
Come posso credere che tale Osama Bin Laden, capo di Al Qaida, sia stato ucciso?
Attenzione, non credo che non sia stato ucciso, ma credo che il personaggio "Bin Laden", capo dei terroristi e organizzatore dell'attentato all' america, non sia mai esistito.
Non ci posso credere perché la famiglia di Bin Laden è amica delle alte diplomazie degli USA come addirittura la famiglia Bush, la quale pare (vedi i film sul tema) abbia avvisato i Bin Laden di New York per metterli in salvo dall'attentato.
Io che sò che l'11 settembre tre grattacieli sono crollati non per due aerei ma a causa di immense quantità di esplosivo nascoste nelle intercapedini del Trade Center, e che tale materiale non poteva essere stato messo da qualche talebano estremista perchè ci vuole un sacco di tempo (almeno alcune settimane), un sacco di soldi e soprattutto dimmi come cazzo fai ad entrare sistematicamente nel Trade Center, in pieno centro di New York, e piazzare indisturbato tonnellate di dinamite nelle travi portanti... poi quegli altri 2 aerei cascati in Luisiana e nel Pentagono dei quali non si ritrovano più i pezzi...
Dopo che hanno accusato il dittatore Saddam di avere bombe atomiche e biologiche pronte all'uso ed aver poi ammesso davanti al mondo la loro inesistenza anche se già avevano "liberato" l'Iraq di un dittatore per installarne di nuovi dal nome "Shell", "Monsanto" e "Mc Donald"...
Dopo che minacciano l'Iran (guarda caso fra i primi produttori mondiali di petrolio), accusando il suo presidente e infischaindosi di tutti gli altri diddatori sanguinari che dilagano nel mondo...
Dopo aver ostacolato per anni lo sviluppo dell'unico paese socialista del mondo (Cuba) con un embargo terribile e organizzato numerosi golpe in sud america per favorire l'ascesa del capitalismo. Dopo che chiedono al mondo maggior attenzione verso i diritti umani spacciandosi per paladini della giustizia e della democrazia, mentre che sono i secondi per numero di giustiziati nelle carceri, nonché fautori della più immorale e illegittima prigione del mondo. Dopo che viene vista la mano dei servizi segreti americani nelle stragi italiane degli anni settanta per evitare l'ascesa del comunismo e per favorire Democrazia Cristiana...

Como posso credere? Se Obama non è mai esistito, se era una persona qualunque alla quale è stata addossata la responsabilità di tutto...un capo espiatorio, una scusa per fare la guerra. O magari si che è esistito, si che era un guerrigliero che ha allestito un immenso apparato di morte, ma non credo che dalle sue grotte o bunkers nel deserto del Pakistan, sia sempre riuscito ad organizzare tutto senza il prezioso aiuto dei suoi colleghi americani...
Si è sempre detto che Bin Laden sia un simbolo e questo è esatto. E' una bandiera, un eroe, un sogno che seguono migliaia di estremisti e che li guida contro l'occidente (e non dimentichiamoci che questi terroristi, per quanto di ideali diversi e discutibili dai nostri, non sono altro che guerriglieri che difendono il loro territorio dall'invasore....).
Diffondere la notizia di una sua uccisione fà comodo all'amministrazione Obama e all'occidente, non perché siamo in aria di elezioni e questo porterà un sacco di voti, ma perché l'uccisione di Osama ne fa un eroe...e gli eroi vanno vendicati.
C'è già chi può sostituirlo e che magari si sta già organizzando per un nuovo, mega, spettacolare attentato. E' questa la buona notizia per Obama, è per questo che l'America brinda.
Non ci sono foto di Bin Laden, nè video dell'uccisione, ne processo...ne addirittura il cadavere! Osama non esiste. Per provare il contrario faranno uscire una foto indecifrabile, un comunicato ufficiale e un test del DNA al quale dobbiamo solo che credere e non avere alcun riscontro scientifico o ulteriore prova postuma. Ci stanno dicendo che hanno ucciso il mostro di Lockness senza mostrarcelo mai, dicendoci che ci dobbiamo fidare delle loro parole.
Osama Bin Laden fra tre giorni risorgerà e i suoi fedeli tartasseranno l'occidente per anni e noi già tremiamo all'idea e daremo tutti i nostri soldi e tutti i nostri voti per la nostra sicurezza...
Perchè il governo governa sul terrore e ci fa passare di paura in paura senza dirci nulla di più. Loro ci danno lo spunto, e poi saremo noi ad applaudirgli.

Posso non credere a tutto ciò? Sono libero di farlo e non ci credo...ma non ho sentito voci simili in questi giorni ed un uomo solo non fa tanta strada.
Meditiamo. Spero di sbagliarmi, spero che il mondo non sia tutta una finzione, una terribile finta, un truman show perenne...
Spero di sbagliarmi, spero di non aver capito nulla...ma spero vivamente di no.

giovedì 21 ottobre 2010

La divisa dell'assassino...


In questi giorni media mainstream e blog stanno parlando tanto della schifosa cricca di Alessio Burtone, il ventenne romano che ha causato la morte di Maricica Hahaianu. Un mix di sessismo e razzismo che è anche un significativo “quadretto” dell’Italia di oggi.
Ma pressoché NESSUNO ha nemmeno vagamente nominato la morte di un’altra donna romena, coetanea di Maricica, a Palermo lo scorso 4 ottobre.
Di questa donna è dato solo di sapere le iniziali del nome – R. T. – e che faceva la “badante”. E’ morta dopo essere stata mandata in coma da un maresciallo dei carabinieri – di cui ovviamente non è dato di sapere il nome, ma solo che era, in quel momento, “fuori servizio” – che l’ha investita all’alba del primo di ottobre e poi se n’è scappato.
Già la notizia dell’incidente aveva trovato spazio solo in qualche trafiletto marginale, ma la notizia della sua morte è stata sapientemente occultata/censurata agli occhi dei più.
Non siamo, ovviamente, così ingenue da chiederci il perché...

martedì 3 agosto 2010

Prima il dovere, poi il piacere

Un’inchiesta con telecamera nascosta, seguita da verifiche minuziose e da controlli accurati. Per venti giorni Carmelo Abbate, giornalista di Panorama, affiancato da un «complice» gay, si è infiltrato nelle serate brave di alcuni preti che, a Roma, conducono una sorprendente doppia vita: di giorno sono sacerdoti in abito talare; di notte, smessa la tonaca, sono uomini perfettamente integrati negli ambienti omosessuali della capitale. Quella che ne è uscita è un’inchiesta sul campo che ha permesso di scoprire una realtà inedita e per certi versi sconvolgente: sacerdoti che partecipano a feste notturne con escort uomini; che hanno rapporti omosessuali con partner casuali; che frequentano chat e ritrovi gay.
Panorama ha individuato numerosi casi e ne ha raccontati tre in particolare: quello di Paul, quello di Carlo e quello di Luca (i nomi sono inventati per proteggere l’identità dei sacerdoti).
Il primo, un francese sui 35 anni, ha incontrato il cronista di Panorama venerdì 2 luglio, in una festa gay in un locale del quartiere di Testaccio. Nella serata, cui partecipavano – retribuiti - due escort uomini che hanno ballato seminudi con il prete e con altri ospiti (praticando poi sesso gay con alcuni di loro), era presente anche Carlo, il secondo prete, che ha un’età tra i 45 e i 50 anni. La notte termina a casa di Paul, dove il complice gay del cronista di Panorama prima chiede al prete di indossare l’abito talare e poi ha un rapporto sessuale con lui, ripreso dalla telecamera nascosta.
La sera successiva Paul e Carlo hanno dato appuntamento al cronista di Panorama e al suo complice al Gay village di Roma, mostrando di trovarsi a loro agio in quell’ambiente. In questa occasione, Carlo più volte si è assentato sostenendo di averlo dovuto fare per evitare di incontrare quelli che aveva riconosciuto come altri preti o catechisti. La serata si è chiusa con lo stesso finale della precedente. Il giorno dopo, domenica 4 luglio, Paul ha celebrato la messa su un tavolino della propria abitazione, alla presenza del cronista di Panorama e del suo complice.
Il seguito dell'articolo, con tanto di foto e video su Panorama

venerdì 23 luglio 2010

La Chiesa perdona gli assassini del regime

2.095 morti e 1.102 scomparsi.
Durante un’udienza col presidente cileno Sebastian Pinera, gli esponenti della Chiesa locale, guidati dal vescovo Alejandro Goic e dal card. Errazuriz Ossa, hanno presentato al governo una richiesta di indulto generalizzato in nome del “perdono cristiano”, per i militari sostenitori della dittatura di Pinochet (che hanno commesso crimini contro l’umanità), per i quali occorrerebbe “saper distinguere il grado di responsabilità e autonomia che ciascuno ha veramente avuto all’epoca dei fatti, nonchè il pentimento semmai espresso per i delitti commessi”. In particolare, la Chiesa vorrebbe l’indulto per quelli più anziani o che abbiano scontato gran parte della pena.
Ena von Baer, portavoce del governo, annuncia che il presidente “rifletterà” sulla proposta e “prenderà una decisione in base agli impegni presi dal governo nei confronti della verità, della giustizia, dell’unità nazionale, della sicurezza dei cittadini e delle considerazioni di carattere umanitario”. 2.095 morti e 1.102 scomparsi.

La società civile e in particolare i familiari delle vittime della dittatura di Pinochet hanno organizzato una manifestazione mentre si svolgeva l’udienza davanti al palazzo presidenziale de La Moneda cui seguiranno altre mobilitazioni, contro l’estensione dell’indulto ai militari collusi col passato regime. I familiari dei desaparecidos hanno chiesto un incontro con gli esponenti della Chiesa locale, ma non l’hanno ottenuto.
Favorevoli all’indulto sarebbero parte della destra e i militari, contrari l’opposizione di sinistra che ha la maggioranza al Congresso e diversi esponenti dei conservatori al governo.
Mireya Garcia, vicepresidente del Gruppo delle famiglie dei prigionieri e dispersi, si dice contraria e stima che la misura riguarderebbe circa 35 militari.
Sono circa 600 i militari accusati di crimini contro l’umanità durante il regime di Pinochet, ma solo 150 sono stati incarcerati.
Consapevoli delle polemiche che l'idea ha provocato, e delle legittime posizioni di tutti gli attori sociali, garantite da uno Stato laico, i vescovi cileni precisano di non voler riaprire vecchie ferite, ma neanche di volerle chiudere per decreto. ''Vogliamo far presente alle autorita' della nazione la realta' di dolore che vivono le persone private dalla liberta" - scrivono - che gia' sono state giudicate e hanno anche compiuto buona parte delle loro condanne, e che sono parte del ''Tavolo per tutti' che aspiriamo a fare della nostra patria''. 2.095 morti e 1.102 scomparsi. Nel documento, intitolato ''Cile, un tavolo per tutti in occasione del Bicentenario'', i presuli ricordano che, da un anno a questa parte, sulla questione hanno gia' trasmesso al governo diverse riflessioni.
Nel terzo paragrafo del documento, la Conferenza episcopale esorta a tenere in considerazione le situazioni di chi ha gia' scontato gran parte della pena; dei carcerati che hanno superato i 70 anni; delle donne con uno o piu' figli minori; dei detenuti colpiti da malattie gravi, invalidi o in condizioni di salute non compatibili con la reclusione.
I vescovi affermano quindi esplicitamente che il ''tavolo per tutti' da loro auspicato ''non sarebbe completo se in questa nostra richiesta non fossero considerate le persone che scontano pene perche' colpevoli di reati contro i diritti umani durante il regime militare'', sottolineando che tra queste persone ''non tutte hanno avuto il medesimo grado di responsabilita' nei crimini commessi''. 2.095 morti e 1.102 scomparsi.

Fonti:
Asca
Uaar

giovedì 15 luglio 2010

Continua la protesta (di nascosto)

I problemi all'Università non sono stati affatto risolti (come numerosi simpatizzanti del regime e delle varie associazioni come la filo-clericale Diritto allo studio sostenevano anni fa) anzi, restano e si moltiplicano a causa degli ulteriori problemi dati dalla manovra finanziaria di questo regime notoriamente contrario al diritto al sapere, alla conoscenza, alla ragione e allo sviluppo sociale e culturale del popolo. Le Università continuano a protestare e non ricevendo alcun appoggio dal criminoso, corrotto e venduto sistema mediatico italiano, non riesce facilmente a far sentire la sua voce. Per questo docenti, studenti e ricercatori cercano altri metodi di protesta per rompere il vergognoso muro di silenzio che li circonda.

Da Il Fatto:

A La Sapienza di Roma, il Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia, ha stabilito insieme agli studenti, di realizzare gli esamisi nelle strade della città universitaria e, durante la notte, “al buio” nei locali della facoltà. “Quest’iniziativa estrema – spiegano gli insegnanti de La Sapienza – intende indicare anche simbolicamente che un’università indebolita nel finanziamento e negli investimenti da parte dello stato è destinata a vivere periodi bui e a finire in strada, perdendo anche le sue strutture fondamentali”. Il Consiglio di Facoltà ha espresso le difficoltà di sostenere l’offerta formativa del prossimo anno accademico e dei successivi, in presenza di un quadro normativo e finanziario così penalizzante come quello prefigurato dalla riforma Gelmini e dalla legge 133.

SCIOPERO DELLA FAME: Il taglio di 1,5 miliardi di euro in 5 anni, infatti, è inaccettabile anche per gli atenei considerati “virtuosi” come Padova, dove i professori e i ricercatori hanno cominciato ieri lo sciopero della fame in piazza. Afferma Casarin, professore in sciopero: “Molte persone non hanno chiaro che si sta andando verso la negazione di un diritto, tutti i ragazzi dovrebbero frequentare un’università degna di questo nome. Quest’anno ci hanno detto di fare il tifo per gli evasori, così avremmo avuto dei soldi dai capitali rientrati con lo scudo fiscale. E non ci daranno neanche quelli, di quattrini. E' inaccettabile”. Ricercatori e docenti saranno colpiti anche da un altro taglio presente in manovra, il blocco stipendiale: “Abbiamo appena saputo – spiega ancora– che l’emendamento della Finanziaria che prevedeva lo stop agli scatti d’anzianità per una serie di categorie, come i magistrati, i diplomatici, la polizia, docenti e ricercatori, ormai riguarda solo la nostra categoria e i diplomatici. Perché il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è battuto per i poliziotti, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha fatto eliminare dalla norma i togati mentre per noi non si preoccupa nessuno. Specialmente per i ricercatori, che prendono 1.200 euro al mese e senza progressioni di carriera faranno la fame. Ci danno un colpo in testa e, se la alziamo, ne è pronto un altro”.

CORSI A RISCHIO A Torino il senato Accademico del Politecnico ha deciso di ritardare l’inizio dell’anno accademico al 4 ottobre per la protesta dei ricercatori che hanno deciso di non accettare la docenza dal prossimo anno, perché non riconosciuta con la nuova riforma. Lo slittamento potrà anche causare la sospensione della sessione di laurea estiva. Lo stesso problema si sta ponendo in tutte le università italiane, e per adesso non ci sono novità per quanto riguarda l’annunciata cancellazione della terza fascia docente.

giovedì 10 giugno 2010

Niente programmi per stasera

In casa abbiamo molti oggetti affascinanti e utili: c'è la lavatrice, la libreria, il cesso, il frullatore...Ma ce n'è uno, molto importante, che li raccoglie tutti. La Televisione è un elettrodomestico molto potente, capace di tutto: può essere un 'intera libreria, una luce che in passato ha mostrato il mondo a chi non poteva permettersi di uscire dal proprio quartiere. Una voce che c'ha insegnato a leggere nel dopoguerra, c'ha fatto sognare la conquista della luna e vedere il crollo del muro; il tutto fermi nel nostro salottino. Un volto di famiglia che da consigli, insegna, spiega, ci accompagna a dormire...e come non potersi fidare di questa "madre" bella e squadrata, progettata e perfetta?
Per questo la televisione può anche amalgamarsi, mimetizzarsi e inquinarsi, assumendo le sembianze di tanti altri oggetti di casa: un cesso pieno di libri fradici, una lavatrice sciacqua anime o un frullatore di cervelli.
Oggi come oggi il mestiere della Tv sta violentemente cambiando per assumere sembianze sempre più mostruose e oscure. Che sia la causa di molti mali (almeno in Italia), non c'è dubbio...La sua forza è acclamata, la sua potenza quasi irraggiungibile. A causa di un progetto ben riuscito di tv spazzatura avvicinata sempre più ai piccoli in modo da assicucarsi intere generazioni di persone ammaestrate; la televisione è riuscita ad accaparrarsi la fiducia, l'attenzione e il tempo della gente. Il lavoro che una volta spettava alla Bibbia, oggi tocca a lei, ormai capace di far nascere dei in terra, scoppiare guerre, odiare un popolo o santificare un ladro. "Il cinema è l'arma più forte" parola di Mussolini, e i dittatori di oggi l'hanno preso alla lettera.
Un tempo i potenti governavano la gente con le minacce, e quando il popolo era stufo, andava a palazzo e sapeva bene quale testa tagliare. Oggi con la televisione, il padrone è già in casa, la gente ha difficoltà a riconoscerlo e finisce per accopparsi da solo. E' questa la vera fantascienza e allo stesso tempo la pura triste realtà.
Sarà pure una finestra sul mondo, ma è chiusa da una tenda a maglie molto strette.
26 e 27 Giugno 2010: SCIOPERO DEI TELESPETTATORI
Spegni la Tv, accendi il cervello...
Esci, distraiti, conosciamoci in piazza.

Lo sciopero prevede iniziative ed eventi...partecipa e/o creali...
Assapora la libertà di movimento ed espressione.

domenica 30 maggio 2010

Naufraghi d'Italia

Siamo un gruppo di italiani/e che vivono a Barcellona.
Insieme ad amici (non solo italiani) assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia. Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale.
Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi.
In Spagna, negli ultimi mesi, sono usciti molti articoli raccontando quello che avviene in Italia, a volte in toni scandalistici, più spesso in toni perplessi, preoccupati, sconcertati. Si è parlato dei campi Rom bruciati, dei provvedimenti di chiusura agli immigrati, delle aggressioni, dell’aumento dei gruppi neofascisti, delle ronde, dell’esercito nelle strade, della chiusura degli spazi di libertà e di democrazia, delle leggi ad personam. Dall’estero abbiamo il vantaggio di non essere quotidianamente bombardati da un’informazione (??) volgare e martellante, da logiche di comunicazione davvero malsane.
E allora: che fare? Prima di tutto capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute.
Al termine di un percorso che abbiamo appena iniziato, vogliamo quindi organizzare una nave che parta da Barcellona il 25 giugno 2010 e arrivi a Genova.
Sarà la nave dei diritti, che ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio. Ricorderà che il pianeta che abbiamo è uno, è questo, questo è il nostro mare, di tutti i popoli. Che chiunque ha diritto di esistere, spostarsi, viaggiare, migrare, come ha diritto che la sua terra non sia sfruttata, depredata. Ricorderà che le menzogne immobilizzano, mentre la verità è rivoluzionaria. Ricorderà che cultura e arte sono i punti più alti del genere umano, sono fonte di gioia e piacere per chi li produce e per chi ne beneficia, non sono fatte per il mercato.
Ricorderà che esistere può voler dire resistere, difendere la propria e l’altrui dignità, conservare la lucidità, il senso critico e la capacità di giudizio.
Creiamo ponti, non muri.
È un grido di aiuto e solidarietà, che vogliamo unisca chi sta assistendo da fuori a un imbarbarimento pericoloso a coloro che già stanno resistendo e non devono essere lasciati/e soli/e. Non siamo un partito, non siamo una fondazione, non sventoliamo bandiere, tanto meno bianche. Siamo piuttosto un movimento di cittadini/e che non gode di alcun finanziamento.
Potete contattarci fin da subito all’indirizzo e-mail: contatto@losbarco.org

martedì 18 maggio 2010

Il silenzio degli innocenti

Come sapete, ieri due soldati italiani di 33 e 25 anni, sono rimasti uccisi in un attentato a Kabul. E' dal 2004 che l'Italia partecipa alla missione di guerra in Afghanistan, e in 7 anni i caduti militari italiani sono stati 24. In tutto lo stivale sono decine le vie, le piazze, i viali, le strade, i parchi, i colli, i circoli, gli alberi e i piazzali dedicati ai 19 militari caduti nell'attentato di Nassirya. Questo perché c'è molta attenzione da parte dello Stato su questo argomento e per ogni soldato ucciso (in media, uno ogni 106 giorni), ci sono i funerali ufficiali, si riaccende il dibattito politico, si fanno vari discorsi e interventi, servizi televisivi per una settimana o più. Ben venga.
Allo stato attuale i soldati italiani impiegati in Afghanistan sono circa 2.800, dei quali la maggioranza volontari. Da giugno (fonte: Ministro La Russa) arriveranno circa 1000 uomini in più, nell'ambito della nuova strategia di guerra fortemente voluta dal neo nobel per la pace Barack Obama.
Ora, è ovvio che dispiace per la morte di tutti questi soldati, e allo stesso tempo si pensa però che il fatto di andare in guerra, in qualche modo implica fin dall'alba dell'uomo, la possibilità di non tornare indietro vivi. Questa è una oggettiva, tremenda verità. Qualsiasi soldato responsabile e lucido che và in guerra magari anche volontariamente, lo mette in conto che potrebbe succedergli qualcosa. Loro ci partono, si allenano per mesi per sparare e magari uccidere nelle missioni di pace di noi occidentali che la pace la facciamo con la guerra.
Ma al contempo esistono altre persone, che invece escono di casa per andare a prendere l'acqua alla fonte e finiscono per terra con un cranio fracassato da una pallottola inglese. Esistono anche tanti bambini che li vanno a prendere con l'ambulanza perché le loro gambe se l'è portate via una mina con scritto "Made in Italy". Questa gente, quando è uscita di casa, non c'è l'aveva in conto di morire quel giorno. Nessuno li allena per schivare le pallottole o per giocare a calcio nei campi minati.
C'è un video di Emergency abbastanza toccante, dove si mostra la vera guerra, dove si mostra davvero chi combatte. Nella metodologia di intervento della NATO domina il caos: spessissimo i militari sparano a caso per il semplice sospetto della presenza di ribelli. Alcune volte attaccano basi amiche, altre volte sparano ai giornalisti scambiando i loro teleobbiettivi per lancia-missili; troppe altre volte colpiscono zone di soli civili innocenti. Anche i medici di Emergency lavorano a caso...per loro non c'è differenza nei pazienti: siano essi civili, talebani o americani, sono pur sempre feriti e vanno salvati, tutti. Questa è la loro guerra, questa la loro battaglia.
39 i piccoli e grandi conflitti nel mondo e il 90% delle vittime sono civili innocenti dei quali il 40% bambini...
Il 90% delle vittime di guerra è innocente...milioni di persone l'anno...centinaia al giorno.
A loro nessuno dedica nulla...forse non ci sono abbastanza piazze...

Zarghona (25 anni) ha il viso completamente fasciato e la mascella fracassata da una pallottola che, prima di entrare nella sua guancia, ha sfondato la testa del suo bambino di un anno e mezzo, uccidendolo. Parla con un filo di voce, fissando le lenzuola: “Prima hanno iniziato a sparare, poi sono iniziate a cadere le bombe. Tutte le donne del villaggio, come me, sono uscite di casa, fuggendo con i bambini in braccio. Io correvo tenevo mio figlio stretto a me, poi i soldati afgani ci hanno sparato. La stessa pallottola…”. Il pianto interrompe il bisbiglio della donna, che si copre il volto per non farsi vedere.

Zadran ha 16 anni. Gli hanno tolto dalla gamba cinque proiettili. “E’ iniziata una sparatoria, poi gli inglesi, dal deserto, hanno iniziato a prendere a cannonate il villaggio. Sono corso fuori di casa, volevo scappare. I soldati afgani mi hanno sparato con i mitra, colpendomi alla gamba. Nel mio villaggio sono morti 2 bambini. Due uomini sono stati arrestati e giustiziati dai militari governativi senza alcun motivo. Li conoscevo, non erano talebani. Quelli se ne erano già andati”.

Mirwais ha 12 anni. Giace sdraiato su un fianco, immobile e ci resterà per tutta la vita perché un proiettile gli è entrato nella colonna vertebrale, condannandolo così alla tetraplegia. A parlare è suo padre Zalmay, occhi tristi, pelle scura e rugosa, barba sale e pepe e turbante nero. “Da lontano gli inglesi sparavano sul nostro villaggio con i cannoni, invece da vicino i soldati afgani sparavano con i fucili. Un colpo, forse di mortaio, è caduto fuori dalla nostra casa, uccidendo tutte le nostre bestie e ferendo mio figlio al collo e mia moglie alla gamba. Siamo stati fortunati: un altro colpo è caduto sulla casa dei nostri vicini, radendola al suolo e uccidendo due persone”.

Sadikha ha 22 anni e viene dal villaggio di Zumbelay. Una scheggia di bomba aerea le è entrata in pancia, uccidendo il bambino di cinque mesi di cui era incinta. Stà nel reparto di terapia intensiva fasciata dalla testa ai piedi, nascosta dietro una tenda. Fissa il vuoto e farfuglia parole incomprensibili attraverso la maschera a ossigeno. Forse sta raccontando la storia di questa guerra senza senso.

Fonte delle interviste: PeaceReporter

giovedì 25 marzo 2010

Alla ricerca di San Toro

Questa sera Michele Santoro realizzerà la sua puntata di raiperunanotte, un programma contro questo vergognoso e ignobile regime di censura, amore, razzismo, mafia e illegalità.
A fianco del giornalista Santoro ci saranno Marco Travaglio, Riccardo Iacona, Giovanni Flori, il Trio Medusa, Vauro, Milena Gabanelli, Daniele Luttazzi, Gad Lerner, Elio e le Storie Tese e Roberto Benigni.

Dove e come vedere raiperunanotte:

Ivrea, centro La Serra
Perugia, centro congressi Capitini
Pistoia, Piazza Gavinana
Pescara, Piazza Salotto
Bologna Paladozza e un maxi schermo in Via Azzarita
Bergamo, Caffè letterario, San Bernardino 53
Milano, Colonne di San Lorenzo
Catania, Camera del lavoro via Crociferi 40 ore 20
San Teodoro (OT) Teatro Comunale Via Sardegna
Brescia, Sala Consiliare di Bagnolo Mella in piazza IV Novembre
Acquasparta, paese in prossimità di Terni, Ostello San Francesco
Paestum (Salerno), Studi redazione STILETV, Via Magna Graecia 136 - Capaccio Paestum
Parma, In diretta streaming dal circolo Arci Zerbini (Piazzale S.Caterina vicino a via Bixio)
Cagliari, via La Maddalena 3
Savona, libreria UBIK corso italia
Salerno, proiezione presso Associazione Il Cantiere Salerno Est, via G.B. Amendola, 71 (Pastena)
Alghero, Santa Maria La Palma
Terni, la Siviera via Carrara 6
Barletta, Laboratorio dei Valori
(http://www.facebook.com/?ref=home#!/...8669879&ref=mf)
Cosenza, presso il Filorosso, area polifunzionale dell'Università della Calabria
Genova, Piazza Matteotti, Genova
Firenze, Circolo ARCI “Bencini”, Via Mercadante, 58 Firenze
Faenza presso il Rione Rosso in via Campidori 28
Castillenti (TE) PIAZZA UMBERTO I
Roma Trastevere, Casa della Cultura, via di San Crisogono 45
Porano (Orvieto) -TEATRO SANTA CRISTINA
Palermo, Galleria L'Altro
Bari, in piazza su maxischermo Corso Vittorio
Gorizia, Kulturni dom
Roma Esquilino, via Galilei 57
Padova, Prato della Valle. In caso di pioggia forte presso il multisala Portoastra al Bassanello.
Pisa, Largo Ciro Menotti (borgo stretto) ore 20
Bracciano (Roma), Albergo "Da Alfredo"
Turo sul Trasimeno (PG), presso il centro sociale in via del Porto.
Torino, maxi schermo in Piazza Carlo Alberto
Firenze, piazza della libertà caffe decò !!!
Enna, Piazza Vittorio Emanuele
Cologno Monzese, piazza castello
Trento, via Muredei, 8, info@cgil.tn.it
Ancona, circolo Gulliver Via Saffi 22 (di fianco lo sportello ERSU), centro Eco&Bio "Il Pellicano"
Bologna - Pub Mutenye, via del Pratello 44/a
Siracusa, Centro Pio La Torre, P.zza S. Lucia 24
Priverno (Lt), piazza Giovanni XXIII
Siena, Sala dei Mutilati (accanto hotel Jolly)
Pinerolo, presso il Nuovo Stranamore
Acireale, cinema Margherita, via Cavour 26 ore 20
Montegranaro, Altritalia club, via Cristiani 8
Lucca presso il circolo "Il Lampadiere" via dei Fossi
Sassari, Santa Maria La Palma
Figline Valdarno, presso circolo Arci Rinascita
San Giovanni La Punta (CT), Circolo Peppino Impastato, via Roma 213

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La Paz (Bolivia), ufficio del GVC, calle Victor Sanjinez 2722
Londra, 14 High Parade, Streatham Hi. Rd SW 16 1EX ore 19

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lunedì 15 marzo 2010

Confessione di Mariangela

Di seguito, uno dei racconti contenuti nel libro di Vania Lucia Gaito, Viaggio nel silenzio, col quale l’autrice denuncia lo scandalo dei preti pedofili che ormai riguarda il mondo intero (solo negli Stati Uniti 5000 casi e altrettanti nella cattolica Irlanda). Un fenomeno taciuto per anni, coperto dal Vaticano, pronto a solidarizzare con chi è stato condannato dalla giustizia ordinaria, e, se proprio costretto, a risarcire la vittima comprandone il silenzio.
Col documento Crimen Solecitazionis del 1962 firmato del cardinal Ottaviani, allora capo del “Santo Ufficio”, il Vaticano obbliga clero e religiosi al silenzio sui crimini commessi dai preti pedofili. In questo documento, (sostanzialmente confermato nel 2001 da una nuova disposizione della “Congregazione per la Dottrina della Fede”, a firma dell'allora cardinale Ratzinger e dell’Arcivescovo Bertone) prete pedofilo e bambino violentato sono considerati peccatori entrambi allo stesso modo.
Dunque silenzio? NO, ecco le parole di Mariangela.

“Avevo dieci anni. Era il 1972, avevo appena fatto la prima comunione. ..ho conosciuto il sesso con don Cantini. Iniziai a frequentare la Regina Pacis perché mi piaceva cantare e mi avevano accettato nel coro…nel coro mi davano sempre qualche ruolo di primo piano, e questo mi lusingava. Poi don Cantini cominciò a farmi chiamare di sopra, nel suo studio o nella sua camera. La catechista veniva da me e mi diceva “il priore ti vuole su”. E allora io andavo su, entravo nello studio, lui chiudeva la porta a chiave, oppure metteva la sua sedia a contrasto con la porta, si metteva a sedere e mi faceva sedere sulle sue gambe. Era una persona molto alta, molto robusta, e io avevo solo dieci anni. Forse per questo mi sembrava più alto e più grosso di quel che era. Ho ancora un ricordo nitidissimo del mantello nero che portava. Mi copriva con questo mantello e cominciava a parlarmi della Madonna che a dodici anni aveva partorito Gesù e mi diceva: - tu devi essere una donna forte come la Madonna, vuoi esserlo?
E io rispondevo – certo E allora lui riprendeva – io sono un dono di Dio e quello che ti chiedo è il ministro di Dio che te lo chiede.
Io ero molto titubante, e vedendomi dubbiosa mi blandiva – ma non ti fidi di me? Guarda che io sono il ministro di Dio, quello che ti viene dato è un grande dono. Tu sei una persona speciale.
Sei la prediletta. Il tuo nome assomiglia al nome della Madonna, hai un nome importante.
E cominciava. Cominciava a palpeggiare, a toccare, a frugare. E io mi irrigidivo. Credevo che in quel modo mi sarei potuta alienare da quel che succedeva sotto il mantello. Pensavo: tanto non sento niente, tanto non sento niente, tanto non sento niente, tanto non sento niente, tanto finisce, tanto poi finisce.
E invece non è mai finita….E’ andato avanti per quasi quindici anni….Avevo paura di dirgli che avevo commesso un peccato con lui, che non credevo fosse tutto un dono di Dio. Allora dicevo che avevo paura a impegnarmi fino in fondo. E lui mi diceva – questo è un peccato perché ti devi disinibire, devi essere totale. E quindi mi faceva dire, a volte perfino durante le confessioni – io sono una puttana. Dillo! io sono una puttana! io sono una puttana.
Io lo dicevo. E lui mi assolveva…. Mi chiedeva anche rapporti orali e voleva che li facessi in modo completo. Diceva – è come l’eucarestia .E io dovevo ingoiare tutto…
Ogni volta che andavo a messa e facevo la comunione sentivo dei violenti conati di vomito, che mi scuotevano lo stomaco finché non vomitavo. E io pensai di essere indemoniata perché l’eucarestia mi faceva male.”

Da Ali spezzate

sabato 13 marzo 2010

Dal Vangelo secondo i bambini

"Chiedo scusa al Signore. La pedofilia mi ha sfalsato la vita,
ma trovavo nei ragazzini una certa bellezza e attrazione".

Da l'Espresso, l'agghiacciante intervista a un prete pedofilo (che ha chiesto l'anonimato) dell'Istituto Provolo di Verona, che assieme a molti altri, per anni ha abusato sessualmente di bambini disabili sordo muti. A seguito della scoperta dei soprusi grazie alle testimonianze delle 67 vittime scioccate, il prete ha deciso di confessarsi...ai giornali.

Racconta di avere cominciato ad abusare dei ragazzini a inizio anni Sessanta:
"Il primo aveva circa 7 anni. Sono andato con una quindicina di piccoli sordomuti, con cinque o sei ho avuto rapporti più frequenti. Abusavo di loro una o due volte al mese, per moltissimi anni. Ho cominciato da giovane e non mi rendevo conto. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale. Questo era l'andazzo".
Lei ha visto altri abusare dei ragazzini al Provolo?
Sì. Pochi di noi si sono salvati dalla pedofilia".
Oggi sono sotto accusa 25 preti. Qualcuno è mai stato cacciato dal Provolo per pedofilia?
"Solo uno, e perché era il più violento e faceva male ai ragazzini".
L'ultima testimonianza di abusi è riconducibile agli anni '8o, è possibile che dopo ci siano stati altri abusi oggi ancora sconosciuti?
"Non posso escluderlo".
I responsabili dell'Istituto sapevano?
"Sì, lo sapevano. Per forza che lo sapevano".
Ha confessato la pedofilia ad altri preti?"
No, mi mettevo in ginocchio, confessavo davanti a Dio e pregavo.

Di seguito, alcune testimonianza di persone ripetutamente violentate quando erano bambini, negli istituti ecclesiastici italiani, fra i quali l' Antonio Provolo di Verona:
"Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al 15° anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo da preti e fratelli.
“Avveniva notte dopo notte. Nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni”. “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia“. E ancora. “Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici“. “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda“. “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui. Nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato“. “A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia, il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata“. “Ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi. Anche sotto l’altare”. Gianni Bisoli, oggi sessantenne, ha accusato di prolungate molestie sessuali, monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona, morto nel 1981 e in odore di beatificazione.

giovedì 11 marzo 2010

Non sono stato io

Una volta eravamo la Repubblica delle banane e diciamo che c'andava più o meno bene. Oggi siamo la "Repubblica di un Milioni di panini" e Berlusconi striscia nella pozzanghera di un governo fatiscente, alla guida di un esercito di scimmie (ho reso l'idea?). Il caos causato dalle irregolarità presenti alla consegna delle liste, getta sul Pdl un' immagine di disorganizzazione e incompetenza che dà parecchio fastidio al sig. B, e il fatto che l'errore umano sia stato rimediato con un decreto legge ad personam, ne conferma la loro natura scorretta, iniqua e truffatrice, purtroppo alla guida del nostro paese (anche se l'Italia sembra sia stata dimenticata da questi faccendieri per esser ormai abbandonata a se stessa). Inizialmente silvio (da notare la lettera minuscola dispregiativa) si era limitato a non commentare il pastrocchio e prendere tempo, per poi sfoderare l'interpretazione e salvare il suo disastroso partito di incapaci e corrotti. In questi anni di innumerevoli fandonie, lunatiche smentite, barzellette disgustose e figure di merda internazionali; probabilmente B. e i suoi consiglieri, hanno esaurito sia la fantasia che le scorte di cazzate perché le teorie tirate fuori ieri durante la conferenza stampa nel covo della Pdl, sono le più incredibili e ridicole di tutto il suo mandato. Infatti, in pieno attacco di delirio senile ha accusato toghe rosse e radicali come responsabili del guaio, sostenendo praticamente che il poverino è vittima del solito, ennesimo complotto.
Ora, io ho ancora fiducia nella lucidità mentale degli italiani e spero che tutti o quasi sappiano che quel Milioni che doveva consegnare le liste in tribunale, s'è allontanato dall'ufficio per mangiarsi un panino e il fatto è accertato da testimoni, dalle ammissioni di Milioni stesso e addirittura da alcuni video. Insomma, su questo non ci piove? No. Pareva che quella fosse una verità più o meno intoccabile e accertata, ma non sò con quale coraggio B. ieri l'abbia smentita, sostenendo che la Democrazia è minacciata e che il Pdl è sotto il complotto di giudici e giornali. Pareva l'immagine d'un vecchio che impreca al vento.
Riporto di seguito alcuni stralci del suo "raziocinante" discorso:
"Non c'è stata alcuna responsabilità riconducibile ai delegati Pdl, al contrario di quello che si è voluto far credere. Ci è stato impedito di presentare le liste, con atti e comportamenti ben precisi. Sono qui per reagire alla assoluta disinformazione che è stata fatta sulla vicenda e per dare una ricostruzione documentata e fedele di quanto è accaduto" Stò giro tocca ai radicali: "Hanno inscenato una gazzarra e hanno impedito violentemente ai nostri rappresentanti di ritornare vicino alla documentazione (causando in loro un inceppimento di panino nella faringe n.d.r.). "I nostri delegati erano negli uffici entro l'orario stabilito, e verso di noi c'è stato un atteggiamento discriminatorio mentre verso errori della sinistra si è chiuso un occhio" (su questa frase pare non esistino riscontri reali). "Milioni e Polesi chiedevano l'intervento del magistrato ma con loro grande sorpresa, questo decideva incredibilmente che erano esclusi, asserendo che si trovavano oltre una linea di un centimetro in questo grande salone" (?).
Non so perché ma leggendo le sue parole, m'è venuta in mente la scena dei Blues Brothers in cui John Belushi supplica perdono alla sua ragazza, inventandosi scuse incredibili ma alle quali lei abbocca subito. Tralasciando i gravissimi vaneggi dei Berlusconi's Brothers, silvio appare visibilmente irrequieto, sa che ha subìto un crollo dei consensi, il suo partito non si regge in piedi, sconvolto da associazioni mafiose, sommerso da processi e si ha il reale presentimento di perdere le regionali. L'errore delle liste è stato un chiaro segno agli elettori di quanto la sua classe politica sia disorganizzata e composta da incapaci e B. tenta in maniera ormai ridicola di negare l'evidenza, incolpando i soliti giudici e radicali. Promette una manifestazione "non di protesta ma di proposta", alla quale il braccio destro Fini non parteciperà e la stessa Lega tentenna. Insomma "sceno in campo"...ma da solo. Napolitano oggi all'Università di Tor Vergata si è lasciato andare, definendo la situazione politica italiana "una bolgia" e su questo non si può dargli torto. Peccato che lui stesso (firmando) sia troppe volte complice delle malefatte ideate da quei degenerati al governo.

venerdì 5 marzo 2010

Il Petrolio di Pasolini

Il 5 marzo 1922 a Roma nasceva il genio Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi poeti, scrittori e registi italiani. La sua fama non ha confini nel mondo e ancora tutt'oggi non si ha compreso completamente la profondità e la lungimiranza presente nel patrimonio intellettuale e artistico che ci ha lasciato. Pasolini era anche un grande intellettuale, un filosofo, un lucido pensatore e forse proprio per questo era un uomo troppo scomodo per mantenerlo in vita. Nel 75' stava scrivendo un romanzo particolare, "Petrolio" . Non riuscì a terminarlo, perché la notte del 2 novembre 1975 venne massacrato con bastoni, spranghe e catene per poi, inerme e stremato, essere investito nei pressi del lido di Ostia, vicino al mare, su un campetto da calcio. Tutt'oggi, i sicari non sono ancora stati trovati e quando questo accade, dietro c'è sempre lo Stato e come dice Giovanna Marini prima di cantare la sua meravigliosa canzone dedicata al poeta, "un paese capace di uccidere un genio è un paese malato". E' chiaro che una violenza disumana e mafiosa come quella subita, stava a significare che per qualcuno, quell'uomo sapeva troppo. La morte di Pasolini inoltre è macchiata di falle, errori, insabbiature giudiziarie, corruzione e false testimonianze; in modo da coprire i veri colpevoli e archiviare il caso in fretta. Per molti anni, l'unica persona accusata dell'omicidio fù Pino Pelosi, un ragazzo all'ora diciassettenne, che avrebbe ucciso il poeta inséguito a sue pressanti molestie sessuali. Il ragazzo si dichiarò colpevole e venne accusato d' omicidio, ma fu subito evidente che un giovane così esile, non sarebbe mai riuscito a macellare il corpo di Pasolini (fra l'altro esperto di arti marziali), e dall'analisi fatta sul bastone che il ragazzo sostenne di aver utilizzato per colpirlo, risultò addirittura la presenza di marciume nel legno. L'ipotesi del sabotaggio delle indagini è ancor più avvalorato dal fatto che già dalla mattina successiva, il luogo del delitto era aperto a telecamere, giornalisti e popolani che hanno curiosato e vagabondato nell'area, inquinando le prove e annullando ogni possibile ricerca di tracce e indizi.
Sul romanzo "Petrolio" (usando nomi di fantasia ma comunque molto intuibili sul panorama pubblico degli anni 70') Pasolini sosteneva che Mattei non era morto per un incidente d'aereo, bensì per un attentato legato al commercio del petrolio. Ad onor del vero, dopo il massacro del poeta, alcune parti del suo racconto vennero rubate, incluso l' appunto 21 intitolato "Lampi sull'Eni". In esso veniva sviluppato con precisione tutto il caso legato a Mattei, smascherando e rendendo pubblici i nomi dei responsabili del delitto. Ora, l'appunto 21 era scomparso da più di trent'anni e il suo contenuto avvolto dal mistero, finché non si sa come, un brav'uomo di Stato come il tristemente noto senatore Marcello Dell'Utri sostiene di possederlo. Conoscendo il suo passato mafioso e non lodevole, il fatto che sia lui ad averlo, dopo che lo stesso venne rubato inséguito all'omicidio del suo autore, non mi stupisce. Più che altro, se si pensa all'affidabilità e alla sincerità di un plurigiudicato come Dell'Utri, si rimane scettici sulla veridicità delle sue affermazioni, soprattutto ricordando l'infondata autenticità di presunti diari di Mussolini che il senatore sosteneva di possedere. Anche la stessa nipote di Pasolini, Graziella Chiarcossi si dice non convinta e il giudice Calia aggiunge «E' pazzesco, roba da matti, incredibile. Quel capitolo del romanzo “Petrolio” rappresenta un documento storico sulle stragi d’Italia e in termini giuridici è un corpo di reato». Ad ogni modo, il senatore sostiene di avere quelle 78 pagine scomparse che anticipa essere "inquietanti" e rimanda la loro presentazione in occasione dell'inaugurazione del suo 21° mercato del libro antico che aprirà l'11 Marzo a Milano, in concomitanza con una mostra fotografica di scatti inediti riguardanti il poeta.
Che sia vero o no, resta il fatto che un intellettuale grandioso come Pasolini sia stato barbaramente ucciso in modo che non parlasse e che i suoi mandanti e assassini siano stati volutamente nascosti e protetti. Prima o poi questo Appunto 21 verrà fuori, ma sarà certamente troppo tardi per giudicare i colpevoli che stanno dietro all'omicidio Mattei (che fra l'altro possiede evidenti correlazioni con questa ed altre stragi di Stato come quella di Piazza Fontana) e a quello dell'intellettuale. Quel "Petrolio" che Pasolini non è riuscito a smascherare, vive ancora nelle nostre istituzioni, nei governi corrotti e nell'economia, contaminando e avvelenando la democrazia di un paese malato.

martedì 2 marzo 2010

Profili da regime

Le democrazie sono, storicamente e statisticamente, i regimi più corrotti. I partiti, in competizione per il potere, hanno bisogno del consenso e non bastandogli la propaganda e il controllo, diretto o indiretto, dei media (che, non a caso, sono chiamati, spudoratamente, "gli strumenti del consenso", senza nemmeno più rendersi conto di quanto ciò li squalifichi) se lo comprano. E per comprarselo hanno bisogno di soldi, che si procurano con le tangenti, gli affari illegali e ruberie di vario genere.
L’altra via per procacciarsi il consenso è quella del clientelismo e delle affiliazioni paramafiose in cui il cittadino si vende in cambio di protezione, vantaggi, prebende. I sostenitori della democrazia sostengono che ciò è fisiologico, è il prezzo da pagare alla libertà.
(leggi il resto da "Il Fatto")

venerdì 26 febbraio 2010

La rivolta delle cariole

A quasi un anno dal terremoto, a quasi un anno di spot elettorali, promesse, campeggi, G8, puntate di porta a porta, piani casa e tanti spettacoli...6000 persone vivono ancora negli alberghi della riviera con un costo dello stato di 384000 euro al giorno.
A quasi un anno dal terremoto dell'aquila la gente continua a protestare, scende in piazza, appende le chiavi delle loro case ancora sigillate e aspetta solo di vederle abbattere, marciano su quella che è diventata una città fantasma mentre c'è gente che ancora ride felice per i soldi che il sisma gli ha portato...
Segnaliamo quella che è stata definita "La rivolta delle cariole", una forma di protesta efficace e forte, che nasce dal popolo stremato che urla e segnala una situazione ormai insostenibile, con gravi responsabilità istituzionali.
DOMENICA 28 FEBBRAIO
ORE 10 PIAZZA DUOMO - AQUILA
LIBERO L'AQUILA
È passato quasi un anno, ma in centro sembra essere passato un solo giorno. È passato quasi un anno, le transenne e i militari sono sempre là. È passato quasi un anno, nei centri storici abbandonati si odono latrati di sciacalli gelatinosi. È passato quasi un anno, pochi ridono e ingrassano, molti non hanno più casa, più lavoro, più affetti, più lacrime.
È passato quasi un anno, il cuore della città è ancora fermo e freddo È passato quasi un anno, non trovo tanti amici, sono stati costretti ad andare via. È passato quasi un anno, LE MACERIE, prima pietre della mia storia STANNO SEMPRE LA’, non si sa chi, come, quando le toglierà, non si sa ancora dove metterle.
Dopo quasi un anno, dopo tante promesse, ordinanze, spettacoli, televisioni, ho capito che devo fare qualcosa.
Dopo quasi un anno, da questa domenica e per ogni domenica metto la tuta, i guanti e la mascherina. Non per andare a sciare.
LA DOMENICA VADO A RIMUOVERE LE MACERIE DAL CENTRO STORICO CI PORTO FAMIGLIA ED AMICI
Se non le tolgono quelli che le dovrebbero togliere, allora LE TOLGO IO.
Supererò tutte le barriere. Se ancora non si sa dove metterle, allora le porto davanti casa di quelli che dovrebbero decidere dove metterle, il Consiglio Regionale alla Villa Se qualcuno crede che lo faccio per le telecamere allora non ha capito nulla. Degli spettacoli televisivi non ne posso più. Non mi fermerò fino a quando non avrò tolto l’ultima pietra. Con la mia famiglia, i miei amici, insieme a tutti gli altri liberiamo la nostra città. Insieme faremo scappare avvoltoi e sciacalli.
Insieme metteremo a nudo le responsabilità di chi doveva prevenire e Ricostruire e non l’ha fatto.
Domenica 28 alle 10.00 vado a Piazza Duomo.
Ho tute, guanti, attrezzature e carriole per tutti quelli che verranno.

mercoledì 24 febbraio 2010

Colazione da Tiffany

Di Girolamo:"I fatti riferiti non mi appartengono". "C'è una tempesta sulla mia persona ma io non conosco le accuse che mi vengono contestate. Ho letto solo quello che mi avete comunicato voi ieri sera e che ho letto stamani sui giornali.
Ho il massimo rispetto per i magistrati ma non conosco le carte. Tutti i fatti contestatemi non mi appartengono" ha ribadito il senatore. "Non ho mai avuto contatti né con la mafia né con la 'ndrangheta né con la camorra. Sono stato una sola volta ospite in Calabria di un collega per una colazione elettorale e ci sono tornato, successivamente, per ringraziare dopo l'elezione".

Nella foto: il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo (a sinistra) insieme al boss della 'Ndrangheta Franco Pugliese.

martedì 23 febbraio 2010

L'antimafia a Tolentino

Sabato 27 febbraio, alle ore 21.00, presso l’Auditorium dell’Istituto d’Istruzione Superiore “F. Filelfo” di Tolentino, il magistrato Antonio Ingroia presenterà il suo libro “C’era una volta l’intercettazione telefonica”, edito da Nuovi Equilibri. La presentazione del libro di Ingroia costituisce una importante occasione per contribuire alla sensibilizzazione nel campo della cultura della legalità, del rispetto delle regole, dei comportamenti responsabili. Si tratta di un libro molto attuale: le intercettazioni sono nate e si sono evolute di pari passo con le tecnologie e i cambiamenti sociali. Il loro utilizzo è stato sottoposto a precise regole, la più importante delle quali è la richiesta da parte del pubblico ministero seguita dall'autorizzazione di un giudice per le indagini preliminari. Nel libro di Ingroia si va alla ricerca di fatti che dimostrino quanto il pericolo tanto gridato sia inesistente, rifacendosi alle intercettazioni per i reati di mafia e al valore che hanno in fase processuale. Chi e'? Antonio Ingroia, magistrato, si forma professionalmente a Palermo nel pool di Falcone e Borsellino. Quest'ultimo l'aveva espressamente voluto al proprio fianco. Sostituto procuratore a Palermo dal 1992 con Gian Carlo Caselli, diviene un importante pubblico ministero antimafia, si occupa di noti casi legati alla malavita organizzata e conduce processi di una certa rilevanza sui rapporti tra la mafia e il mondo della politica e dell'economia. Nel 2009 è stato nominato procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo.
L’incontro è promosso dall’Associazione Città del Sole di Tolentino con il patrocinio e sostegno del Comune.
Video: Ingroia sul processo breve
Video: Ingroia: la mafia e Berlusconi

giovedì 11 febbraio 2010

Round democratici

"Il parlamentare fà i gestacci". Al governo dovrebbe esserci un registro, come quelli a scuola, dove i professori annotano tutti i comportamenti scorretti dei bambini. Il parlamento è la sede della democrazia italiana, il posto dove si dibatte, ci si confronta, si impara dagli altri e si costruisce una società migliore. Così è scritto nei libri e nei depliant turistici di Palazzo Chigi.
Ieri il governo votava un ddl su questioni agricole e abbiamo ricevuto un'altra bella lezione di civiltà da chi gestisce la nostra moderna democrazia. Il clima era acceso, il governo viene battuto 3 volte e al terzo ko, Fabio Evangelisti (Idv) si rivolge al Ministro dell'agricoltura Zaia (lega): “Se avesse un po’ di dignità, si dimetterebbe”. La lega inizia ad urlare "scemi" e Evangelisti risponde mimando il “gesto della scimmia” (in giornata, il carroccio aveva criticato una mostra su Darwin) e dice che "quando si parla di scimmie, ecco che compaiono i cori da stadio". Scoppia la rissa alla Camera: la lega insorge e si lancia contro i banchi dell'Idv con tanto di insulti, parolacce, gestacci, minacce, lancio di oggetti. Fabio Rainieri (lega) ed Evangelisti si menano: risultato un pugno a testa, però pare che il carroccio sia ridotto peggio. Casini racconta: "Siamo allo squadrismo, non si può trasformare la Camera dei deputati nella Camera dei fasci". Fuori dall'aula, Evangelisti parla con i giornalisti. Passa il leghista Brigandì. "Ecco, Brigandì era uno di quelli che voleva menarmi...".Come se non bastasse, come se ancora non avessimo grattato il fondo, ecco la ciliegina democratica di uno dei nostri parlamentari e rappresentanti al governo: "Guarda che se vuoi posso farlo anche adesso", replica. Poi urla: "Guarda che a me non me ne fotte un cazzo. Non farti vedere in giro, perché se ti incontro e non c'è nessuno ti spacco la faccia. Dì una parola e ti spacco il culo". I commessi allertati, impediscono il contatto fisico, ma Brigandì, insiste. Chiede aiuto ad altri leghisti a mò di squadraccia. "Lo stronzo è lì, andiamolo a prendere", incita. Gli altri non lo seguono. Oggi i provvedimenti dell'Ufficio di presidenza.
Seduta sospesa e aggiornata a domani, per il secondo round.

domenica 17 gennaio 2010

Patto di sangue

Le mani nere sollevate ad afferrare l'aria, il vento passa sulla smorfia dell'ultimo respiro, la schiena piegata di un ragazzo in preghiera che non si è più rialzato... Muoiono così gli immigrati. Così finiscono gli uomini e le donne che non sbarcano più a Lampedusa, bloccati in Libia dall'accordo Roma-Tripoli e riconsegnati al deserto. Abbandonati sulla sabbia appena oltre il confine col Niger, a volte sono obbligati a proseguire a piedi fino al fortino militare di Madama a 80 Km più a sud, sotto al sole del deserto. Cadono a faccia in giù sfiniti, affamati, assetati, persi. Un filmato (molto forte) de l'Espresso, rivela una di queste operazioni di rimpatrio finite in strage. Undici morti: 7 uomini e 4 donne (da quanto è possibile vedere nelle immagini). Il video è stato girato con un telefonino da una persona in viaggio dalla Libia al Niger lungo la rotta degli schiavi di Berlusconi e Gheddafi, rimpatriati nel Sahara. Nei quattro mesi successivi all'accordo, c'erano già stati 106 morti ed erano soltanto le cifre ufficiali. 50 rimasero schiacciati da un camion sovraccarico che si è rovesciato, un ragazzo del Ghana mai identificato finì sbranato da un branco di cani selvatici durante una sosta a Madama. Tre ragazze nigeriane morirono di sete e 15 furono raccolte in fin di vita da un convoglio umanitario francese, dopo essere state abbandonate.
Tutti condannati a morte da chi aveva siglato il loro rimpatrio.