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giovedì 21 giugno 2012

Un mirino vale l'altro

 Una di queste foto è stata scattata in Afghanistan, l'altra in Siria. 
Da una parte c'è stato l'intervento militare di un presidente che ha detto che l'ha fatto per il bene della nazione, dall'altro c'è stato l'intervento militare di un presidente che ha detto che l'ha fatto per il bene della nazione.

Il gioco è indovinare quale dei due presidenti possiede il Nobel per la pace.
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mercoledì 2 maggio 2012

Sacrifici..di guerra

Mi viene da questionare la definizione di crimine, e il limite fra il legale e l'illegale...
E' possibile uccidere? Esistono casi nei quali può essere legale uccidere? 
Con quali armi è concesso uccidere e con quali è illegale?
C'è differenza fra uccidere civili in Afghanistan sotto forma di NATO ed uccidere lavoratori in Italia sottoforma di STATO? 

Il Ministero della Verità ha sede in un grande palazzo di forma piramidale in cemento bianco, che sale a gradini per un’altezza di cento metri. Contiene tremila locali al piano terra e altrettanti in ramificazioni sotterranee. Sulla facciata si possono leggere tre slogan: La guerra è pace, La libertà è schiavitù e L’ignoranza è forza. «Ho detto a Rasmussen che l’Italia intende proseguire la propria azione a sostegno del popolo afghano anche dopo il ritiro dezntro a Palazzo Chigi con il segretario generale dei macellai della Nato Anders Fogh Rasmussen, in visita a Roma per incontri in vista del vertice Nato a maggio. Il sostegno italiano, ha precisato Monti, consisterà in un “impegno finanziario e di uomini per addestrare le forze di sicurezza afghane”. Da parte sua, Rasmussen ha reso omaggio all’impegno dell’Italia e al sacrificio dei suoi militari: “Ho reso omaggio al sacrificio delle truppe italiane e le ringrazio per il loro ottimo servizio”, ha concluso il segretario generale. Per le risorse da destinare all’Afghanistan dopo il 2014, le cifre verranno definite al vertice di Chicago del 20 e 21 maggio. Solo un mese fa, il macabro numero di militari italiani morti nella guerra di invasione e occupazione in Afghanistan, è salito a 48. E tanto per non farci mancare niente, in un quadro geopolitico e di crisi economica sempre più in rovina, l’esecutivo della macelleria sociale – per il periodo dal 1 gennaio 2012 al 31 dicembre 2012 – ha prorogato ben “16 missioni di pace” con la copertura complessiva delle spese (oneri inclusi) da 1 miliardo e 427 milioni di euro, con particolare riferimento all’Afghanistan per proteggere gli interessi giudeo-americani, dove il costo complessivo dell’operazione al 2012: 747 milioni di euro. Poi, euro 23.938,928 al mese per le spese del personale, euro 27.388,466 al mese per le spese di funzionamento (viveri, supporto logistico, ecc), 4200 soldati e 844 mezzi militari nel teatro di guerra. È il Governo, dunque, la vera guida delle operazioni di guerra a rimorchio dei macellai atlantici. Per una guerra che è oramai da tempo perduta, con 1.953 bare rimpatriate nel silenzio dei media per questa guerra dimenticata dall’opinione pubblica, ammazzare civili è ciò a cui ai militari degli Stati Uniti rimane con la pulizia etnica dell’Afghanistan, ed è ciò su cui sopravvivono nell’impunità. La felicità dei giusti e l’eterna dannazione di tutti gli altri occupa nel pensiero dei “liberatori” un posto di primaria importanza. Il macellaio Monti taglia senza pietà i posti lavoro, i diritti, pensioni e assistenza sociale e sanitaria ma non si pone nessun problema a spendere 120 milioni di euro per ogni caccia Joint strike fighter F-35. Intanto, la voragine di debito pubblico sta inghiottendo le famiglie italiane che vengono salassate fino all’ultima goccia di sangue da questo infame governo nell’interesse delle banche e delle lobbies finanziarie europee.

martedì 18 maggio 2010

Il silenzio degli innocenti

Come sapete, ieri due soldati italiani di 33 e 25 anni, sono rimasti uccisi in un attentato a Kabul. E' dal 2004 che l'Italia partecipa alla missione di guerra in Afghanistan, e in 7 anni i caduti militari italiani sono stati 24. In tutto lo stivale sono decine le vie, le piazze, i viali, le strade, i parchi, i colli, i circoli, gli alberi e i piazzali dedicati ai 19 militari caduti nell'attentato di Nassirya. Questo perché c'è molta attenzione da parte dello Stato su questo argomento e per ogni soldato ucciso (in media, uno ogni 106 giorni), ci sono i funerali ufficiali, si riaccende il dibattito politico, si fanno vari discorsi e interventi, servizi televisivi per una settimana o più. Ben venga.
Allo stato attuale i soldati italiani impiegati in Afghanistan sono circa 2.800, dei quali la maggioranza volontari. Da giugno (fonte: Ministro La Russa) arriveranno circa 1000 uomini in più, nell'ambito della nuova strategia di guerra fortemente voluta dal neo nobel per la pace Barack Obama.
Ora, è ovvio che dispiace per la morte di tutti questi soldati, e allo stesso tempo si pensa però che il fatto di andare in guerra, in qualche modo implica fin dall'alba dell'uomo, la possibilità di non tornare indietro vivi. Questa è una oggettiva, tremenda verità. Qualsiasi soldato responsabile e lucido che và in guerra magari anche volontariamente, lo mette in conto che potrebbe succedergli qualcosa. Loro ci partono, si allenano per mesi per sparare e magari uccidere nelle missioni di pace di noi occidentali che la pace la facciamo con la guerra.
Ma al contempo esistono altre persone, che invece escono di casa per andare a prendere l'acqua alla fonte e finiscono per terra con un cranio fracassato da una pallottola inglese. Esistono anche tanti bambini che li vanno a prendere con l'ambulanza perché le loro gambe se l'è portate via una mina con scritto "Made in Italy". Questa gente, quando è uscita di casa, non c'è l'aveva in conto di morire quel giorno. Nessuno li allena per schivare le pallottole o per giocare a calcio nei campi minati.
C'è un video di Emergency abbastanza toccante, dove si mostra la vera guerra, dove si mostra davvero chi combatte. Nella metodologia di intervento della NATO domina il caos: spessissimo i militari sparano a caso per il semplice sospetto della presenza di ribelli. Alcune volte attaccano basi amiche, altre volte sparano ai giornalisti scambiando i loro teleobbiettivi per lancia-missili; troppe altre volte colpiscono zone di soli civili innocenti. Anche i medici di Emergency lavorano a caso...per loro non c'è differenza nei pazienti: siano essi civili, talebani o americani, sono pur sempre feriti e vanno salvati, tutti. Questa è la loro guerra, questa la loro battaglia.
39 i piccoli e grandi conflitti nel mondo e il 90% delle vittime sono civili innocenti dei quali il 40% bambini...
Il 90% delle vittime di guerra è innocente...milioni di persone l'anno...centinaia al giorno.
A loro nessuno dedica nulla...forse non ci sono abbastanza piazze...

Zarghona (25 anni) ha il viso completamente fasciato e la mascella fracassata da una pallottola che, prima di entrare nella sua guancia, ha sfondato la testa del suo bambino di un anno e mezzo, uccidendolo. Parla con un filo di voce, fissando le lenzuola: “Prima hanno iniziato a sparare, poi sono iniziate a cadere le bombe. Tutte le donne del villaggio, come me, sono uscite di casa, fuggendo con i bambini in braccio. Io correvo tenevo mio figlio stretto a me, poi i soldati afgani ci hanno sparato. La stessa pallottola…”. Il pianto interrompe il bisbiglio della donna, che si copre il volto per non farsi vedere.

Zadran ha 16 anni. Gli hanno tolto dalla gamba cinque proiettili. “E’ iniziata una sparatoria, poi gli inglesi, dal deserto, hanno iniziato a prendere a cannonate il villaggio. Sono corso fuori di casa, volevo scappare. I soldati afgani mi hanno sparato con i mitra, colpendomi alla gamba. Nel mio villaggio sono morti 2 bambini. Due uomini sono stati arrestati e giustiziati dai militari governativi senza alcun motivo. Li conoscevo, non erano talebani. Quelli se ne erano già andati”.

Mirwais ha 12 anni. Giace sdraiato su un fianco, immobile e ci resterà per tutta la vita perché un proiettile gli è entrato nella colonna vertebrale, condannandolo così alla tetraplegia. A parlare è suo padre Zalmay, occhi tristi, pelle scura e rugosa, barba sale e pepe e turbante nero. “Da lontano gli inglesi sparavano sul nostro villaggio con i cannoni, invece da vicino i soldati afgani sparavano con i fucili. Un colpo, forse di mortaio, è caduto fuori dalla nostra casa, uccidendo tutte le nostre bestie e ferendo mio figlio al collo e mia moglie alla gamba. Siamo stati fortunati: un altro colpo è caduto sulla casa dei nostri vicini, radendola al suolo e uccidendo due persone”.

Sadikha ha 22 anni e viene dal villaggio di Zumbelay. Una scheggia di bomba aerea le è entrata in pancia, uccidendo il bambino di cinque mesi di cui era incinta. Stà nel reparto di terapia intensiva fasciata dalla testa ai piedi, nascosta dietro una tenda. Fissa il vuoto e farfuglia parole incomprensibili attraverso la maschera a ossigeno. Forse sta raccontando la storia di questa guerra senza senso.

Fonte delle interviste: PeaceReporter

sabato 17 aprile 2010

Il complotto contro la pace

Una vera e propria aggressione ad una associazione di pace, solidarietà e ormai ultimo motivo d'orgoglio per questa Nazione. Un aggressione ben riuscita seppur mal camuffata...
Sabato scorso 10 aprile, nell'ospedale di Kabul, molti medici, infermieri e personale sanitario legati ad Emergency stavano normalmente lavorando fra le centinaia di persone e bambini martoriate da una guerra che non vogliono. Ad un certo punto, la polizia chiama l'ospedale, informa della possibile presenza di una bomba e ordina l'evaquazione della struttura. Poi arrivano gli agenti di polizia Afghana assieme a militari inglesi... L'operazione antiterroristica appare subito anomala: gli agenti, con troppa calma e capatezza, invitano il personale italiano a lasciare l'ospedale per il pericolo della bomba. Stranamente l'operazione viene fatta con così tanta tranquillità che alcuni medici hanno potuto terminare i loro interventi chirurguci.
Una volta che l'ospedale fu completamente evacuato, i militari non controllarono nessuna stanza né laboratorio ed andarono diretti verso il magazzino dei medicinali per poi rimanervi rinchiusi alcune ore. Poi escono con uno scatolone pieno di armi e bombe a mano. Matteo Dell'Aira, coordinatore medico dell'ospedale di Emergency a Laktar, il medico bresciano Marco Garatti e il tecnico della logistica Matteo Pagani stavano mangiando nella foresteria quando furono chiamati dalla polizia. Una volta tornati all'ospedale vennero arrestati: l'accusa per i tre sarebbe molto pesante ('combattenti rivoltosi stranieri'), reato punito in Afghanistan in maniera molto severa, fino alla pena di morte. La Farnesina risponde in ritardo, quasi esitasse a intervenire. ambasciata italiana e governo afghano cominciano a collaborare, si chiacchiera, si prende il té, si conferma l'arresto.
Gino Strada parla di complotto, di attacco ad Emergency. Sostiene che sia un rapimento per togliere di mezzo Emergency e i testimoni che denunciano la corruzione del governo afghano e le stragi dei civili commesse dalle truppe afghane Isaf. Abbastanza vergongnoso il commento del indegno ministro della difesa La Russa che dubita sull'innocenza dei medici e invita strada a prestare attenzione, paragonando follemente l'oganizzazione umanitaria Emergency ai gruppi terroristici degli anni '70: "può sempre succedere di avere accanto, inconsapevolmente, degli infiltrati. Nel passato è accaduto tante volte. E’ successo al Pci con le Br e al Msi con i Nar».
«Se il governo afghano avesse voluto chiudere gli ospedali di Emergency avrebbe potuto trovare altre scuse, anche una banale questione amministrativa. Non avrebbero arrestato tutte quelle persone. Di fronte ai sospetti, confermati dalle armi trovate all’interno dell’ospedale, le autorità di polizia non potevano aspettare che si compisse l’attentato». Il puzzle è chiaro e se ci si mettono a parlare anche i nostri politici, i sospetti si rafforzano. Dopotutto La Russa e gli altri finiani in passato hanno fatto la stessa cosa alla scuola Diaz di Genova con ottimi risultati. Per chi non si ricorda, decine di tranquilli studenti e pacifisti sono stati massacrati nel sonno dalla polizia, la quale anche qui dopo un'ispezione sbrigativa e chiusa al pubblico, trovò nella scuola molotov e armi in difesa del loro intervendo sanguinario. Mesi dopo si pubblicavano foto che dimostravano che la polizia aveva volontariamente e di nascosto portato quelle armi nella scuola; ma siamo in Italia e non in Europa e non successe niente.
Come è possibile che l'associazione umanitaria Emergency, che dal '99 ha costruito 3 ospedali, una rete di 28 posti di primo soccorso e un centro di cure di maternità, contenga terroristi al suo interno? Chi vuole farci credere che Emergency, dopo aver curato più di 3 milioni di persone in tutto il mondo dall'Iraq, all'italia, dal sudan all' Afganistan, voglia ora ucciderne altrettante?
40 sono le guerre dimenticate in tutto il mondo. Milioni sono le vittime delle quali quasi la metà sotto i 10 anni e queste organizzazione apolitiche, laiche e indipendenti, fanno di lutto per aiutare vittime innocenti.
Loro sono i veri pacifisti. Queste sono le persone che davvero meriterebbero il premio Nobel per la pace e non quei presidenti che fanno la pace 6 mesi all'anno.

venerdì 16 ottobre 2009

Mazzette ai talebani per evitare attacchi

E' questa l'accusa lanciata dal "Times" al governo italiano in merito a fonti, testimonianze e intercettazioni verso i servizi segreti italiani in Afghanistan. La ricostruzione del quotidiano partiva dal fatto che 10 soldati francesi erano stati uccisi durante un agguato talebano, in un' area presa in consegna dopo la gestione di militari italiani. "Il fatto più grave" spiega il Times, "non è tanto il pagamento ai guerriglieri, piuttosto quello di non riferire dell'usanza i soldati francesi". Infatti l'esercito francese, ingannato dagli italiani, fece una valutazione del rischio totalmente errata, considerando la zona come "pacifica" vista la situazione tranquilla vissuta dal nostro esercito.
Tra le fonti del Times, si citano i servizi segreti USA che si dicevano sbalorditi ascoltando le intercettazioni telefoniche degli 007 italiani, i quali compravano militanti talebani per decine di migliaia di dollari. Altri ufficiali confermano la "strategia italiana adottata dai servizi segreti per evitare morti in Afghanistan, che avrebbero causato problemi politici al governo". Tali teorie sarebbero anche state supportate da una intervista che il Times ha rivolto ad un capo talebano, il quale confermerebbe tutte le circostanze, inclusa quella che il patto valesse per tutto il territorio afghano.
Il Ministro della Difesa La Russa ieri ha respinto le notizie come "infondate" e annuncia querele verso il Times che anzi continua a trovare e pubblicare fonti in merito.