martedì 15 dicembre 2009

Martire Subito

Dal vangelo secondo Silvio:
"Grazie di cuore ai tantissimi che mi hanno mandato messaggi di vicinanza e di affetto. Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio." - Poi, uscendo dal sepolcro si diresse al Cristo e gli disse: "adesso tocca a me". Voci dicono che alcuni fedeli rossi, abbiano suggerito al santo martoriato in faccia, di seguire la linea del pdl e porgere l'altra guancia.
Le dimissioni sono previste per domani pomeriggio durante il crepuscolo...
Peccato che si tratti di ospedale e non di governo.

domenica 13 dicembre 2009

Miracolo a Milano

Trauma lacero-contusivo al massiccio facciale con una ferita interna ed esterna al labbro superiore. Due denti fratturati, cospicua perdita di sangue.
Sul luogo della strage, sono state trovate anche tracce di silicone ed un orecchio. Gli esperti stanno verificando se si tratti di reliquie del santo, perse durante l'attacco (per quanto riguarda il capello trovato sulla sua giacca invece, i carabinieri sono sicuri che non gli appartenga). Un dente del sig. B. non è stato ancora trovato: probabilmente è stato sequestrato dai fedeli, mentre che voci non ufficiali, affermano che il cardinal Bagnasco l'abbia già benedetto e posto nel presepe del Vaticano. Alcuni testimoni all' ospedale, dicono di aver visto B. morire e risuscitare 4 volte, affermando che il cadavere "odorava di santità". Al momento, il santo si trova in stretta osservazione e pare che già abbia miracolato uno storpio, dato l'estrema unzione ad un operaio e ridato la vista ad Andreotti. Numerosi esami maxillo facciali, calchi e fotocopie sono state fatte sulle parti ancora vive di B., non riscontrando però tracce emozionanti. Ci rinquora che l'attentato terroristico comunista non abbia intaccato l'encefalo: da una prima tac effettuata da 12 medici, non sono state trovate tracce del cervello.

Vorrei la pelle nera

di PAP KHOUMA

Sono italiano e ho la pelle nera. Un "black italiano", come mi sono sentito dire al controllo dei passaporti dell'aeroporto di Boston da africane americane addette alla sicurezza. Ma voi avete idea di cosa significa essere italiano e avere la pelle nera proprio nell'Italia del 2009?
Mi capita, quando vado in Comune a Milano per richiedere un certificato ed esibisco il mio passaporto italiano o la mia carta d'identità, che il funzionario senza neppure dare un'occhiata ai miei documenti, ma solo guardandomi in faccia, esiga comunque il mio permesso di soggiorno: documento che nessun cittadino italiano possiede. Ricordo un'occasione in cui, in una sede decentrata del Comune di Milano, una funzionaria si stupì del fatto che potessi avere la carta d'identità italiana e chiamò in aiuto altre due colleghe che accorsero lasciando la gente in fila ai rispettivi sportelli. Il loro dialogo suonava più o meno così: "Mi ha dato la sua carta d'identità italiana ma dice di non avere il permesso di soggiorno. Come è possibile?".
"Come hai fatto ad avere la carta d'identità, se non hai un permesso di soggiorno... ci capisci? Dove hai preso questo documento? Capisci l'italiano?". "Non ho il permesso di soggiorno", mi limitai a rispondere. Sul documento rilasciato dal Comune (e in mano a ben tre funzionari del Comune) era stampato "cittadino italiano" ma loro continuavano a concentrarsi solo sulla mia faccia nera, mentre la gente in attesa perdeva la pazienza. Perché non leggete cosa c'è scritto sul documento?", suggerii. Attimo di sorpresa ma....finalmente mi diedero del lei. "Lei è cittadino italiano? Perché non l'ha detto subito? Noi non siamo abituati a vedere un extracomunitario...".L'obiezione sembrerebbe avere un qualche senso ma se invece, per tagliare corto, sottolineo subito che sono cittadino italiano, mi sento rispondere frasi del genere: "Tu possiedi il passaporto italiano ma non sei italiano". Oppure, con un sorriso: "Tu non hai la nazionalità italiana come noi, hai solo la cittadinanza italiana perché sei extracomunitario".

Il resto dell'articolo su Repubblica

venerdì 11 dicembre 2009

Mamma strage

Il 12 dicembre 1969 è forse la data del preciso inizio delle stragi di Stato e della strategia della tensione. Nello stesso giorno, in 53 minuti, fra Roma e Milano vengono organizzati 5 attentati, dei quali uno diventa tristemente famoso come la strage di Piazza Fontana. Oggi dopo 40 anni, ancora nessun mandante è stato giudicato in un tribunale, ma ciò non vuol dire che non si conoscano i colpevoli...Gli italiani lo sanno bene che se un processo non si conclude come dovrebbe, è perché dietro c'è chi stà cambiando le carte del gioco. Il popolo lo sa chi è stato, e cioé quei politici al governo che pur di non perdere il potere, seminavano morti per le strade italiane.
La strage di piazza Fontana è ancora una ferita aperta: la DC ha fatto di tutto per coprire i colpevoli, ridicolizzare le accuse, incolpare la mafia, smentire le dichiarazioni di Moro, proteggere i servizi segreti, distruggere le prove, buttare dalla finestra innocenti, prendere tempo e servirsi della prescrizione ecc ecc...
In 40 anni, i numerosi colpevoli, tutti legati a movimenti di estrema destra e servizi segreti, sono liberi e spesso rifugiati all'estero (Giappone, Francia, Svizzera - vedi link approfondimenti). Montature politiche, omicidi senza colpevoli, inchieste destinate a risolversi in un nulla di fatto, sono il corollario di questa Strategia della tensione. La verità che ha trovato evidenza nella coscienza degli italiani non è mai riuscita a trovare altrettanta evidenza nelle aule giudiziarie.

Segue: Centro studi libertari "Luigi Fabbri" di Jesi.

40 anni fa, a Milano, in P.za Fontana, presso la Banca Nazionale dell'Agricoltura scoppiava una bomba: 17 i morti e più di 80 i feriti. Era la strage di stato che per mano dei fascisti e di organi “deviati” dello stato voleva interrompere con il sangue il processo di conquiste democratiche innescato dalla stagione del '68 e delle lotte operaie dell'autunno caldo.
Quella di P.za Fontana sarà considerata la “madre” di tutte le stragi che seguirono (Italicus, P.za della Loggia, Bologna, Val di Sambro, ecc.), che innescarono una stagione di violenza da parte di servizi segreti di vario tipo, manovalanza fascista, terrorismo rosso e nero, regie più o meno occulte di massoneria e di mafia. La violenza però non servì ad arrestare il processo di crescita civile, sociale, democratica e sindacale, tutt'altro.
Affermare tutto ciò significa non solo conservare la memoria storica della forza di un popolo che seppe resistere alle tentazioni violente ed autoritarie, ma vuol dire dare voce a tutte le vittime che ogni giorno continuano ad insanguinare la nostra società: dai morti sul lavoro, l'ultimo solo in ordine di tempo alla Thyssen Krupp di Terni, agli immigrati affogati davanti alle coste italiane o suicidi nei CPT, alle vittime della violenza istituzionalizzata: in carcere (Stefano Cucchi), in psichiatria (Francesco Mastrogiovanni), per strada (Gabriele Sandri o Federico Aldrovandri), in piazza (Carlo Giuliani).
Il 12 dicembre è il giorno dedicato a tutti coloro che subiscono quella stessa logica autoritaria e violenta che, a seconda del momento, ora ammazza con le bombe ora con l'inquinamento industriale (ad es. l'amianto), ora con leggi inique che aumentano il livello di povertà ora con lo sfruttamento e la disoccupazione.
Per ricordare tutte le vittime di questa società gerarchica, combattere dal basso le violenze ed i furti del capitalismo, costruire la solidarietà sociale,
anche un momento di memoria comune può essere utile, a partire dal ricordo della strage di stato del 12 dicembre 1969 e dell'assassinio dell'anarchico Giuseppe Pinelli, vittima innocente della caccia alle streghe che il potere scatena sempre contro chiunque lo minacci lottando per la giustizia e la libertà.

Sabato 12 dicembre 2009, ore 18: iniziativa pubblica presso l'androne dell'entrata del Comune di Jesi, davanti alla lapide dedicata alle vittime dello stragismo. Al termine, in serata presso la sede del Centro Studi Libertari in Via Posterma 8 cena sociale. Domenica 13 concerto di sottoscrizione per tutte le vittime del profitto e della repressione.

Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” (Jesi) - Circolo Libertario “Attilio Franca” (Fabriano) - Federazione Anarchica Italiana - Gruppo “Michele Bakunin” (Jesi) - Gruppo “Francisco Ferrer” (Chiaravalle)


Cronologia di strage e processi qui

Approfondimenti sulla strage, intrighi politici e colpevoli qui

martedì 8 dicembre 2009

Ultima chance: Copenaghen

A Copenaghen, 192 paesi hanno l'ultima (e già tardiva) opportunità di salvare il mondo. Affascinante è che questa volta, il pericolo mondiale non è il comunismo né la suina, non sono gli alieni né il 2012, neanche gli ebrei, le streghe, i rom e la peste...bensì il capitale. Il pericolo siamo noi stessi: il consumo eccessivo e i suoi danni. Per la prima volta nella storia, l'uomo ammette che l'arma che gli ha sempre assicurato il successo e lo sviluppo, la conquista del mondo, la supremazia sopra ogni popolo, è proprio quella che sta compromettendo la sua esistenza nel futuro. Il cambiamento climatico è stato prodotto solo negli ultimi 300 anni, le conseguenze probabilmente dureranno per secoli e le possibilità di controllarlo saranno determinate nei prossimi 14 giorni. I fatti sono chiari: negli ultimi 100 anni circa, la temperatura media del globo è aumentata di circa 0,8 °C con catastofi all'ordine del giorno e lo scioglimento inarrestabile di calotte e ghiacciai. Il progetto (o meglio, la speranza) è di evitare un incremento di temperatura di 2 °C, possibile se il picco di emissioni di Co2 si realizzi nei prossimi 5-10 anni. Arrivano buone notizie da Cina e Usa (le nazioni più inquinanti del mondo) che mostrano credibili aperture. La UE come al solito è abbastanza compatta e con forza si afferma come un blocco compatto ambientalista e lo stesso Brasile di Lula assicura una sostanziosa riduzione delle emissioni. Insomma, con un pò di cautela si respira un aria di ottimismo e c'è speranza che questo non sia l'ennesimo summit fantoccio ma quello "giusto" che può cambiare le cose. Si parla di restrizioni più efficaci, premi a chi riforesta e di un fondo di 200 miliardi di euro l'anno da destinare alle società in via di sviluppo, forse per evitare che diventino come noi...In programma veramente c'è già un altro meeting previsto per giugno a Bonn, ma sarebbe solo un occasione per ufficializzare il trattato, e non per ricominciare il lavoro da capo. L'Italia come al solito temporeggia con fischietti, coriandoli e Frattini che auspica ad un accordo vincolante per tutti, in ugual modo...amen. E tra i leader delle grandi potenze mondiali non poteva mancare Ratzinger, che dal suo balconcino sul cortile San Pietro, ha manifestato la sua preoccupazione verso i cambiamenti climatici, magari spinto da un guasto ai termosifoni del Vaticano. Josef infatti ha lanciato un profondo e intelligente appello:"salvate i giovani" informando poi con una nota che intendeva solo quelli di CL.
Certamente siamo noi paesi più sviluppati a dover fare la parte più importante e consumare meno. Le nostre abitudini sono insostenibili dalle capacità rgenerative del globo, tanto che a questo ritmo, avremmo bisogno di altre 2 "Terra" per sostenerci. Questo non vuol dire per forza sacrificio e disagio: infatti nazioni che già da anni hanno adottato la filosofia verde (vedi Islanda, Spagna, California ecc...) stanno godendo di enormi benefici economici, sociali ed ambientali e proprio dall'anno scorso, gli investimenti globali verso le fonti energetiche rinnovabili hanno superato quelli verso le energie fossili. Le stesse raffinerie e centrali nucleari hanno largamente sospeso o annullato gli interventi di restauro perché sono coscienti che gli impianti, fra pochi anni, verranno chiusi. C'è ottimismo nell'aria e fortunatamente anche fra i politici. Nella storia, le nostre più grandi invenzioni e scoperte sono state frutto della competizione fra stati; oggi invece la battaglia è per la sopravvivenza della vita sulla Terra e ci vede tutti alleati verso un unico scopo: sopravvivere a noi stessi. A questa battaglia nessuno ha il diritto di voltare le spalle, nè va del nostro stesso futuro.

lunedì 7 dicembre 2009

No-B Day, una grande manifestazione per una grande indignazione

C’è chi dice che eravamo in 300mila. C’è chi invece rialza, più di un milione. Ai miei occhi di studentessa eravamo uomini e donne che si muovevano su un’unica lunghezza d’onda, animati dalla stessa volontà di cambiamento (per non dire “rivoluzione”) e dalla stessa speranza di vedere finalmente l’Italia governata da una politica “dalle mani pulite”. Chi lo aveva scritto in faccia, chi lo rappresentava ironicamente su fantasiosi striscioni, chi lo urlava con tutta la sua sana rabbia nei cori più improbabili. Il popolo viola del No-B Day si è materializzato dalla rete in piazza della Repubblica con un unico proposito: chiedere le dimissioni del premier Silvio Berlusconi.
Il corteo che partiva da piazza della Repubblica e che, muovendosi un po’ a rilento a causa dell’imprevista iper-partecipazione, è arrivato a piazza San Giovanni, ha visto sfilare gente di tutte le etnie e di tutte le età: accanto a me una signora sulla settantina tiene in mano una delle tante agende rosse che si vedono in giro, quella di Borsellino (portata in religiosa processione da gran parte del popolo viola), come segnalibro l’Unità; dietro di me un ragazzino di 10 anni intona (con mio sommo stupore) Bandiera Rossa. In mezzo a una quantità incommensurabile di striscioni che recitano slogan come “Ma quale Lodo Alfano, processate il Nano”, partono anche i primi cori, uno tra i più simpatici: “Per regalo di natale, Berlusconi in tribunale!”. Folkloristicamente alcuni marocchini che partecipano al corteo non perdono l’occasione di fare anche un po’ di business, fischietti, sciarpe, kefie, maglioni, tutti –ovviamente- rigorosamente viola. La banda di musica balcanica suona canti popolari in mezzo alle bandiere dell’Idv (tra cui fa capolino la faccina feliciona di Di Pietro) e quelle di rifondazione; i compagni di brigata lottano per sovrastare la musica con i loro megafoni a suon di slogan in cui compaiono le diciture “lotta di classe contro potere” e da cui partono canti come l’Internazionale. Il corteo si muove, balla, canta, tuona, rimbomba dei passi delle persone “pacificamente incazzate” che sfilano per quei chilometri sotto gli occhi vigili di centinaia di forze dell’ordine diversamente dislocate lungo il tragitto, che tuttavia hanno ben poca rilevanza e significato, dato lo svolgimento e la natura pacifica della manifestazione.
Piazza San Giovanni è gremita, non ci si entra tutti. Difficile sentire i relatori dal palco, dal maxischermo si vedono comunque sfilare Salvatore Borsellino, Dario Fo e Franca Rame, Celestini che pronunciano parole forti, crude, pungenti, spigolose, verità scomode, in discorsi articolati tra estremi, indignazione e speranza, denuncia sociale e volontà concreta di fare qualcosa per cambiare la situazione attuale. Dalla platea applausi concitati, partecipi, veri. Che scaldano il cuore, insomma, davanti all’attuale annichilente gestione del potere , che ormai da 15 anni a questa parte si traduce in clientelismo, favoritismo, leggi ad personam, Lodo Alfano e dl per processi brevi, e chi più ne ha più ne metta.
Una manifestazione che, lo speriamo tutti, abbia qualche concreta ricaduta.
Con l’augurio che l’opposizione abbracci questo movimento meraviglioso, nato e scaturito dalla rete, per mettersi seriamente ad essere e fare opposizione, l’Europa intera si tinge di viola.

Roberta.

in Viola...

5 dicembre 2009: NO B-DAY
c'era una piccola rappresentanza del Pablo Neruda in mezzo al milione di persone che hanno invaso Roma e riempito piazza San Giovanni. In mezzo al viola delle sciarpe e delle maglie, degli striscioni e dei cappelli; in mezzo ai volti pitturati o decorati, tra i cori e le urla, le risa e le vignette. Una energia immensa che si è riversata in strada.
Come (giustamente) recitava uno degli striscioni: "il miglior corteo degli ultimi 150 anni". Un evento storico, nato dalla iniziativa popolare nelle piazze virtuali dove (forse) è ancora possibile parlare di democrazia. Una manifestazione voluta dall'Italia che non ha voce e non si sente rappresentata, da quella parte di Italia che è stanca di aspettare un partito (democratico) che fa una ridicola opposizione al regime di Berlusconi; quell'Italia che non va in TV e non guarda la TV di regime, che non ha diritto di parola, che vuole una informazione libera e che ha sentito la necessità di urlare BASTA.
La testa del corteo avanzava con la scritta "BERLUSCONI DIMISSIONI": è la richiesta di un fiume di cittadini che dice No al regime di B, alla sua superficialità e volgarità; in quella frase sta l'indignazione della gente nei confronti di chi ha sdoganato solo il peggio dell'Italia, e che ha ormai confuso la sua posizione con quella di monarca assoluto, lavorando solamente per se stesso, per evitare la galera ed alimentare servilismo clientelismo e corruzione che stanno oramai intaccando le istituzioni italiane come un cancro.
La stragrande maggioranza dei partecipanti erano giovani tra i 20 e i 30 anni: abbiamo a cuore il nostro futuro e siamo stufi di vederlo distruggere da un delinquente. Non è mancata la partecipazione di giovanissimi e non-più-giovani: i primi divertiti per la colorata sfilata; i secondi orgogliosi di vedere che finalmente la "...nuova generazione prende coscienza, alza la testa e la voce", memori di altri tempi.
Tantissime le "Agende Rosse" in mano, per ricordare Paolo Borsellino, per richiamare l'attenzione sulla verità, perché si è stanchi di menzogne e raggiri: una sorta di invocazione alla giustizia. Non si possono più accettare politicanti che elogiano mafiosi come degli eroi, fanno affari con la mafia ma negano la sua esistenza e affermano poi di essere i più attivi ed i più concreti nella lotta contro la mafia.
I partiti, con le loro polverose bandiere, sono stati relegati in fondo al corteo, mentre lungo tutto il seprentone primeggiavano gli striscioni più stavaganti, gli slogan più ricercati e soprattutto il colore viola. Il colore di nessun partito, il colore del popolo che è stufo dell'illegalità dilagante, il colore della "gente normale che vuole vivere in un paese normale dove, per esempio, la legge è uguale per tutti" e non in una nazione dove "il semplice rispetto delle leggi è diventato un fatto eversivo".
Uno slogan azzeccato recitava "per regalo di natale, Berlusconi in tribunale". Sarebbe interessante poter vedere una di queste mattine la prima pagina di un giornale con scritto "Ciao Papi!" con sotto, bella nitida e a colori, la foto del delinquente finalmente in manette...
-f

giovedì 3 dicembre 2009

Charles a Camerino

Ieri pomeriggio si è svolto l'atteso convegno "Evoluzionismo e Creazionismo" presso il Polo Museale S. Domenico di Camerino. La presenza del pubblico è stata assolutamente inaspettata, con la platea praticamente piena e (cosa più importante) una grande maggioranza composta da studenti. Questo convegno è stato completamente autofinanziato dal Circolo Neruda dato che anni fa, l'Università ci aveva risposto (come ancora fa tutt'oggi) che iniziative del genere devono essere organizzate dalle facoltà competenti e non dagli studenti, che magari non hanno gli interessi e le capacità di organizzare un evento di questo calibro. Bé il Pablo Neruda è orgoglioso di aver dato un bello schiaffo a chi crede (e soprattutto vuole) che gli studenti siano una mandria di imbecilli inetti che non si muovono da davanti alla televisione. Esistono ancora ragazzi che ragionano, si pongono domande e soprattutto non accettano le prime risposte chi gli passano gli altri. Ci mobilitiamo, ci organizziamo e realizziamo interventi e occasioni di pura cultura, parola ormai uscita dal dizionario italiano e dallo statuto di Unicam...Non è come credono, come ci vogliono e ieri questo si è visto, soprattutto per il numero di studenti accorsi all' evento.
L'iniziativa ha toccato alti livelli di Biologia, Politica, Storia e Filosofia, illustrando l'ambiente culturale che vortica (ieri quanto oggi) attorno al buon Darwin, arricchendo il dibattito con interessanti aneddoti e curiosità private del biologo. Tre ore di scienza e filosofia che hanno trovato largo interesse e coinvolgimento del pubblico, il quale alla fine è interventuto con domande attente e cariche di significato. Ora ci possiamo sentire più ricchi culturalmente, più vicini a Darwin, alla scienza e quindi a noi stessi, arricchiti di un sapere universale e importante quanto la teoria evolutiva.
Ci è dispiaciuto non vedere fra il pubblico quelle numerose persone politicamente (perché è di politica che credo si tratti e non biologia...) almeno in parte contrarie alle leggi di Darwin e credo che questa sia stata l'ennesima occasione persa di confronto e apprendimento...amen.
Un sincero grazie al personale del Polo Museale, al numeroso pubblico che ci ha dato forza e spirito per organizzare nuovi eventi e soprattutto grazie ai relatori Marco Ferrari e Nicola Nosengo (giornalisti che scrivono, fra gli altri, su GEO, Focus, Espresso e Nature) che con una facilità e ironia estrema, c'hanno fornito di una conoscenza e un sapere profondo e nuovo. Ora ne sappiamo di più su quel timido e umano naturalista che, quasi per caso, si è imbarcato su una nave che avrebbe solcato le pagine della storia.
"Nella sua arroganza, l'uomo attribuisce la propria origine ad un piano divino, io credo più credibile e verosimile vederci creati dagli animali" (Charles Darwin).