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giovedì 10 marzo 2011

La muraglia...verde

L'avanzare del deserto del Gobi minaccia una delle più grandi civiltà del mondo. Colpa, la sua diretta responsabilità alle maggiori modificazioni ambientali dell'Asia. La soluzione è la più intelligente: piantare milioni di alberi. Si modifica un habitat martoriato dal deserto per farlo "rifiorire" e salvare la vicina Pechino dall'avanzata delle dune. Peccato sia necessario deviare 24 fiumi per farlo. Come dire, si salva un ecosistema per distruggerne un'altro... E' comunque una buona lezione per l'occidente che continua a progettare centrali nucleari e a carbone mentre già Puglia, Calabria, Sicilia e tantissime altre piccole aree d' Italia (per non parlare di Spagna e Grecia), presentano evidenti segni di desertificazione. Voglio proprio vedere Berlusconi che promette:
"pianteremo 100 mila alberi in Sicilia, la metà sul ponte!"

PECHINO - La Grande Muraglia non basta più. Oggi solo una foresta può salvare la capitale della Cina. Non un bosco qualsiasi: contro il deserto serve la selva più vasta dell'Asia. È una missione senza precedenti, ai limiti delle possibilità della natura e dell'uomo. In qualsiasi altro Paese del mondo si sarebbe trasferita la capitale.
Come è avvenuto in Kazakhstan. Miliardi risparmiati e un'incertezza in meno. Ma la Cina è un altro mondo, oggi ha bisogno di storiche sfide e poi Pechino è Pechino. È una millenaria ed eterna città, il simbolo della patria, animata da 23 milioni di persone. Per questo nessun cinese si è stupito, ieri, leggendo sul "Quotidiano del Popolo" che il governo ha varato un'impresa destinata ad entrare nella storia del mondo: piantare trecento milioni di alberi nella regione dell'Hebei, a nord e a ovest della capitale, lungo il confine con la Mongolia Interna, per arrestare l'avanzata della sabbia dal deserto del Gobi.
La titanica impresa è stata battezzata "Grande Muraglia Verde" e mira a far crescere una nuova foresta di 250 mila chilometri quadrati di superficie. Le dune, alte fino a duecento metri, avanzano di venti metri all'anno: una velocità tripla rispetto alla media del secolo precedente. Dal 1990, sabbia, siccità e cemento hanno distrutto 135 mila chilometri quadrati di macchia. La bomba-albero non punta dunque solo a proteggere la Città Proibita dalle tempeste dei deserti: verrà fatta esplodere
anche contro il cambiamento del clima e l'avvelenamento dell'aria. Che Pechino scelga la natura per tentare di ricostruire un equilibrio infranto, nel nome della crescita economica ad ogni costo, è una buona notizia per tutti. Resta da dimostrare che il bosco di Stato resista. Gli scienziati sono prudenti. I tremila membri del parlamento manifestano invece ottimismo. Al punto da approvare con un applauso non obbligatorio l'annuncio del premier Wen Jiabao: 7 miliardi di euro per riforestare il fronte nord della nazione. Betulle e pioppi, assieme a faggi e abeti, sono solo l'inizio dell'ultima battaglia di Pechino. Per garantire l'irrigazione iniziale delle piante, nei prossimi anni saranno deviati anche ventiquattro fiumi, a partire dal Fiume Giallo.

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giovedì 24 dicembre 2009

Mao sotto l'albero

In Cina, il governo ha dato un nuovo ordine per natale: "Compagni, festeggiate". Nessuno sa perché, ma non importa. I cristiani sono una minoranza, dispersa tra atei e buddhisti. Natale e Capodanno dal governo cinese sono stati chiamati "Festival del regalo". Che si festeggia a natale? Solo il 4% della popolazione lo sa. Di questo, il 96% ha meno di 24 anni e il 100% naviga in Internet. In un grande magazzino, si è chiesto a 1000 persone che stessero festeggiando: 7 su 10 hanno risposto "Halloween", e qualcosa di mostruoso, questa festa ce l'ha...
La nuova potenza del mondo celebra così il compimento del suo successo economico globale: doppie feste, doppi regali, doppi consumi. Per la prima volta, le spese natalizie interne cinesi saranno superiori all'export. Il dibattito su "vergognosa imitazione dell'Occidente" l'hanno chiuso le autorità. Nelle strade sono comparsi 15 mila abeti elettrici giganteschi; 170 Km di luminarie sono state stese fra Pechino e Shanghai e dietro il mausoleo di Mao, tra altoparlanti che diffondono musiche natalizie, si aggirano migliaia di confuciani Babbi Natale che distribuiscono doni a bambini stupefatti e vecchi spaventati. Tra novembre e dicembre, si venderanno oltre 2 milioni di nuove auto. Il cinese medio, la notte del 31 dicembre spenderà il doppio del suo stipendio mensile, nonostante il capodanno cinese sia in febbraio. Ma chi ha soldi per consumarli? Su 1,3 miliardi di cinesi, i miliardari sono 79, i milionari 450 mila. La Cina che imita follemente lo schema del Natale europeo, conferma che la sua anima è cambiata. Mao soppiantato da Santa Claus. Il natale perciò ha ormai sconfinato ogni dogana, oltrepassato gli oceani e addirittura la Grande Muraglia. La "festa delle luci" ha ormai totalmente cambiato il suo significato, fino a perderlo. Quel 4% cinese, che percentuale raggiungerebbe qui in Italia? Sicuro non quella che ci aspetteremmo. Si festeggia la nascita di Gesù di Wall Street, il dio del consumo; nessun'altra religione al mondo muove così tanti soldi, sotto le sue diverse forme e istituzioni. E regge, e cresce, cambia forma, aspetto, si maschera, prende il passaporto cinese, si adatta e fà adattare gli altri.
Quando di mezzo c'è dio denaro, non c'e santi che tengono...